{"id":5000,"date":"2007-04-04T00:00:00","date_gmt":"2007-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dopo-il-vertice-di-riyadh-una-nuova-prospettiva-negoziale\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:57","slug":"dopo-il-vertice-di-riyadh-una-nuova-prospettiva-negoziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/04\/dopo-il-vertice-di-riyadh-una-nuova-prospettiva-negoziale\/","title":{"rendered":"Dopo il vertice di Riyadh, una nuova prospettiva negoziale?"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019atteso vertice della Lega Araba a Riyadh si \u00e8 concluso il 28 marzo scorso approvando all\u2019unanimit\u00e0 (Libia assente) il piano saudita per avviare a soluzione il conflitto fra arabi e israeliani. Il piano prevede sicurezza e riconoscimento di Israele da parte di tutti i firmatari a fronte del ritiro di Israele alle frontiere del 1967, del riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente con capitale a Gerusalemme e di un\u2019equa soluzione del problema dei rifugiati palestinesi. Sebbene il piano sia lo stesso che i sauditi presentarono al vertice arabo di Beirut del 2002, subito respinto dagli israeliani, il contesto in cui viene riproposto \u00e8 certamente pi\u00f9 attraente e significativo. Il significato del piano va quindi considerato con attenzione. Ci\u00f2 consentir\u00e0 di argomentare sulle sue prospettive e sul pi\u00f9 complesso ruolo regionale che potrebbe giocare.<\/p>\n<p><b>Segnali di apertura<\/b><br \/>Il piano saudita \u00e8 visto dagli israeliani come un \u201cprendere o lasciare\u201d, assortito da condizioni  inaccettabili, a cominciare dai rifugiati, il cui riaccoglimento in Israele \u00e8 respinto, oltre che per ragioni di principio, soprattutto perch\u00e9 il loro numero minaccerebbe il carattere nazionale del paese. Gli Usa convengono con Israele, ma per ragioni di politica regionale desiderano una ripresa del negoziato arabo-israeliano e premono su Gerusalemme perch\u00e9 non lasci cadere l\u2019offerta araba. Perci\u00f2, alla fine, Olmert non ha respinto il piano. Ha ribadito che non un solo palestinese sarebbe fatto rientrare in Israele, ma ha anche esortato i leader arabi ad andarlo a discutere a Gerusalemme, sottolineando cos\u00ec, da un lato, l\u2019esigenza israeliana di un segno di riconoscimento preventivo (alla Sadat) e, dall\u2019altro, la necessit\u00e0 che il piano sia inteso come una piattaforma da cui far partire un negoziato.<\/p>\n<p>Secondo molti analisti \u2013 anche israeliani \u2013 e le dichiarazioni di alcuni esponenti arabi, il piano non \u00e8 invece un \u201caut aut\u201d bens\u00ec una piattaforma negoziale. L\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante della piattaforma saudita \u00e8 il rovesciamento del metodo di Oslo, nel cui ambito c\u2019\u00e8 stato prima il riconoscimento fra le parti e poi un inconcludente negoziato sui dettagli. Questo metodo \u00e8 stato individuato da molti arabi e palestinesi come la causa del fallimento del processo. La piattaforma che offre il piano saudita indica i temi essenziali del negoziato (che il processo di Oslo ha certamente avuto il merito di decantare) e, pur lasciandone impregiudicate le modalit\u00e0 crea le condizioni perch\u00e9 possano mettersi al tavolo negoziale anche quelle parti regionali che il processo di Oslo ha alienato o che quel processo hanno sempre rifiutato, a cominciare da Hamas. Ci\u00f2 rimette in pista la possibilit\u00e0 di un tentativo volto a risolvere il conflitto. Questo \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 importate del piano.<\/p>\n<p>Questo rovesciamento della prospettiva di Oslo, mentre riavvicina molte parti arabe al processo negoziale, \u00e8 per\u00f2 l\u2019aspetto che meno piace agli israeliani, proprio perch\u00e9 rimette in questione il preventivo riconoscimento dato dai palestinesi ad Oslo e sembra dar spazio al rifiuto di Hamas anche solo a considerare tale riconoscimento. In realt\u00e0, il piano saudita, com\u2019\u00e8 inteso dalla maggioranza dei paesi che l\u2019hanno adottato a Riyadh, condiziona s\u00ec il riconoscimento, ma lo prevede con chiarezza. La diplomazia saudita ha gi\u00e0 inquadrato Hamas nel gregge arabo (e sunnita) con l\u2019accordo dell\u20198 febbraio alla Mecca. Il vertice di Riyadh ha fatto ora compiere a questo inquadramento un altro passo. \u00c8 quindi Hamas, almeno in questa fase, ad allinearsi sulla possibilit\u00e0 di un riconoscimento arabo di Israele e non gli arabi a fare propria la posizione negazionista di Hamas.<\/p>\n<p><b>Quattro pi\u00f9 Quattro<\/b><br \/>Nondimeno, gli israeliani- specialmente sotto la guida di un governo debole come quello attuale \u2013 hanno difficolt\u00e0 ad accettare il piano come piattaforma su cui iniziare un nuovo processo. \u00c8 qui che dovrebbero intervenire gli attori extraregionali del Quartetto, in sintonia con il Quartetto arabo che si \u00e8 creato parallelamente negli anni passati (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania) e i nuovi attori arabi che sembrano intenzionati a entrare nel gioco. Come abbiamo detto, il piano non dice nulla sul modo in cui il negoziato sulla piattaforma possa avvenire: una ripresa del negoziato israelo-palestinese sotto l\u2019egida e la guida dei Quartetti? Una conferenza internazionale a sfondo regionale? Entrambe le cose?<\/p>\n<p>Una ripresa dei negoziati bilaterali non sembra probabile. La formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale &#8211; non esente peraltro da problemi e fragilit\u00e0 &#8211; non \u00e8 servita a eliminare le pregiudiziali israeliane. Verso questo governo gli Usa appaiono pi\u00f9 possibilisti, ma nel complesso \u00e8 difficile ricomporre le fratture che si sono andate accumulando dalla vittoria elettorale di Hamas nel gennaio del 2006. Una conferenza internazionale volta a ricostituire un quadro generale e rendere possibili relazioni negoziali fra le varie parti in gioco sarebbe forse pi\u00f9 idonea, ma non \u00e8 detto che gli attori extraregionali, in particolare gli Usa, siano pronti ad affrontare assieme al nodo israelo-palestinese anche gli altri nodi della regione, quello libanese e quello siriano. Il piano saudita li contempla, ma una riedizione del processo di Madrid, per quanto in s\u00e9 e per s\u00e9 dotata di una sua razionalit\u00e0, non sembra pronosticabile.<\/p>\n<p>Resta la possibilit\u00e0 che il Quartetto dalla posizione passiva e futile che ha rivestito fino ad ora passi a svolgere un\u2019azione attiva e dinamica di mediazione. I gruppi di lavoro istituiti dal vertice di Riyadh sui dossier che il piano evoca (confini, Gerusalemme, rifugiati) fa pensare che nel loro quadro si negozierebbe una posizione araba, che sarebbe poi riportata nell\u2019ambito dei Quartetti e, quindi, riproposta alle parti in causa con idonea autorit\u00e0. Ma non si deve dimenticare che il Quartetto riguarda solo l\u2019ambito israelo-palestinese e non le altre componenti del conflitto arabo-israeliano. Perci\u00f2, occorrerebbe sviluppare canali diplomatici supplementari per il Libano e la Siria, i quali \u2013 specialmente la Siria \u2013 non possono restare fuori della porta e sarebbero naturalmente portati a ostacolare una soluzione palestinese che non fosse accompagnata da una soluzione anche per loro.<\/p>\n<p>Dunque, il passo di Riyadh \u00e8 una premessa importate e necessaria per la ripresa di un processo politico nel Vicino Oriente ma non sufficiente. Ci sar\u00e0 abbastanza motivazione nelle parti non direttamente implicate nel conflitto per far muovere le cose?  Tutte queste parti, gli Usa, l\u2019Europa, i paesi arabi, sono interessate a una ripresa del processo perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 richiesto dal contesto regionale e dalla contrapposizione con l\u2019Iran. Ci sono strategie e percezioni diverse, ma i rischi di allargamento dei conflitti che il governo radicale di Teheran pone a livello dell\u2019intera regione fa s\u00ec che tutti siano in qualche modo interessati a riavviare un processo di ricomposizione nel Vicino Oriente onde tagliare l\u2019erba sotto i piedi dell\u2019Iran in Libano e Palestina, ricompattare il mondo sunnita e moderato e di qui tornare allo scacchiere mesopotamico in condizioni migliori di quelle odierne.<\/p>\n<p> Questa necessit\u00e0 strategica postula una soluzione del conflitto arabo-israeliano. Anche Israele \u00e8 interessato a questa strategia, perch\u00e9 la sua sicurezza \u00e8 minacciata attualmente dallo stesso nemico che minaccia quella dei sunniti e degli occidentali. Ci saranno dei prezzi e dei salassi, soprattutto a carico di Israele, ma oltre che necessari a breve potrebbero essere salutari nel pi\u00f9 lungo andare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019atteso vertice della Lega Araba a Riyadh si \u00e8 concluso il 28 marzo scorso approvando all\u2019unanimit\u00e0 (Libia assente) il piano saudita per avviare a soluzione il conflitto fra arabi e israeliani. 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