{"id":5030,"date":"2007-04-04T00:00:00","date_gmt":"2007-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-faticosa-ripresa-dellexport-italiano\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:57","slug":"la-faticosa-ripresa-dellexport-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/04\/la-faticosa-ripresa-dellexport-italiano\/","title":{"rendered":"La faticosa ripresa dell\u2019export italiano"},"content":{"rendered":"<p>I dati sulle esportazioni militari italiane nel 2006 sono stati pubblicati nel Rapporto del Presidente del Consiglio al Parlamento, nel quale sono stati introdotti alcuni importanti cambiamenti volti ad aumentare e migliorare le informazioni e che \u00e8 stato subito reso disponibile sul sito web della Presidenza del Consiglio. <\/p>\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 appariscente del 2006 \u00e8 l\u2019aumento delle autorizzazioni a esportare, che sale dai 1360 milioni di euro del 2005 a 2190, con un aumento del 60%. Si tratta di contratti che saranno eseguiti nel corso di pi\u00f9 anni e, quindi, attestano pi\u00f9 una capacit\u00e0 di ricaricare il portafoglio ordini che non un\u2019effettiva attivit\u00e0 produttiva. Ma, in ogni caso, rappresentano un segnale positivo della capacit\u00e0 dell\u2019industria italiana di essere presente sul mercato internazionale. Per evitare facili entusiasmi (ma anche altrettanto facili allarmismi dei movimenti pacifisti) vanno, per\u00f2, analizzati pi\u00f9 in dettaglio alcuni punti.<\/p>\n<p><b>Un inutile spreco<\/b><br \/>Il primo riguarda il livello di partenza che determina la forte crescita percentuale delle autorizzazioni. Da anni l\u2019industria italiana ha un ruolo limitato fra gli esportatori. Basta osservare che il volume delle effettive movimentazioni \u00e8 stato l\u2019anno scorso di soli 940 milioni con un aumento del 13% rispetto agli 830 milioni dell\u2019anno precedente. A queste si aggiungono le movimentazioni legate ai programmi di collaborazione intergovernativa (velivoli Efa, elicotteri EH 101 e NH 90, fregate Orizzonte e Fremm, sistemi missilistici FSAF, Meads, Storm Shadow, siluro Mu 90, ecc.) che assurdamente rientrano, per lo meno in parte, nel campo di applicazione della legge 185\/90 relativa al controllo dell\u2019export militare.<\/p>\n<p> Questa \u201cassurdit\u00e0\u201d deriva dal fatto che solo le \u201cesportazioni temporanee\u201d effettuate dalle o per conto delle Forze Armate restano escluse. Quelle \u201cdefinitive\u201d sono, invece, sottoposte ad autorizzazione del ministero degli Esteri, i relativi pagamenti vanno notificati al ministero dell\u2019Economia e i relativi dati sono inseriti nelle statistiche dell\u2019Agenzia delle Dogane. In pratica lo Stato autorizza e controlla se stesso: decide un programma di sviluppo e produzione intergovernativo, costituisce l\u2019Agenzia per la sua gestione, sceglie le imprese, assegna il contratto, ne controlla l\u2019esecuzione con i propri Uffici tecnici territoriali, paga le fatture e, dopo tutto questo, sottopone le movimentazioni dei componenti quasi alle stesse procedure di una qualsiasi iniziativa privata. Un inutile spreco che distoglie, oltre tutto, risorse dal controllo delle vere esportazioni.<\/p>\n<p> Il secondo punto riguarda il contenuto delle autorizzazioni. La prima societ\u00e0 in termini di valore \u00e8 l\u2019Agusta, grazie al contratto per l\u2019elicottero EH 101 destinato alla flotta del Presidente degli Stati Uniti e a quello per l\u2019elicottero medio AW 139 per gli Emirati. La seconda \u00e8 l\u2019Alenia Aeronautica, grazie alla vendita del velivolo da trasporto C 27 J a Bulgaria e Lituania e dell\u2019Efa (capocommessa la EADS tedesca) all\u2019Austria. La terza \u00e8 l\u2019Oto Melara con le torrette Hitfist per i blindati prodotti in Polonia e con i cannoni navali 76\/62 per gli Emirati. La terza \u00e8 la Lital con la sua produzione per l\u2019Efa che non dovrebbe, per\u00f2, rientrare nelle statistiche sull\u2019export in quanto programma di collaborazione intergovernativo. La quarta \u00e8 l\u2019Avio con i motori dell\u2019Efa. <\/p>\n<p>Nel complesso il 64% delle autorizzazioni riguarda paesi Nato o Ue a conferma che si tratta di attivit\u00e0 senza implicazioni sul piano della politica internazionale. Gli unici paesi non alleati o partner, fra i primi dieci, sono gli Emirati Arabi Uniti, l\u2019Oman e la Nigeria, tutti e tre considerati di primario interesse sul piano della stabilit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p> <b>Normativa farraginosa<\/b><br \/>Il terzo punto riguarda la necessit\u00e0 di valutare il fenomeno esportativo in un adeguato arco temporale in modo da coglierne le reali tendenze. Se si esamina l&#8217;ultimo decennio si vede che, a valori costanti, le movimentazioni non sono ancora tornate al livello degli anni 1997-1999. Le capacit\u00e0 esportative dell&#8217;industria italiana sono dimostrate dalle operazioni e non dalle autorizzazioni, esattamente come la dimensione di un&#8217;impresa viene valutata sul fatturato e non sul portafoglio ordini. Se, infatti, le autorizzazioni non diventano operazioni, restano solo &#8220;dichiarazioni di intenzioni&#8221;*. \u00c8, quindi, presto per ritenere che l\u2019industria italiana sia tornata ad occupare sul mercato internazionale una quota proporzionale al peso complessivo dell\u2019economia italiana. Ma questo non pu\u00f2 meravigliare nessuno se si tiene conto della mancanza di un\u2019efficace e continua azione di supporto all\u2019export e della presenza di una normativa cos\u00ec farraginosa da rappresentare un vincolo burocratico alle esportazioni.<\/p>\n<p> La legge 185 \u00e8 stata approvata nel 1990, ma pensata negli anni Ottanta. Il ritocco apportato nel 2003 non l\u2019ha nemmeno scalfita, nonostante le apocalittiche previsioni degli oppositori. Da allora lo scenario di riferimento \u00e8 radicalmente cambiato, per lo meno tre volte: \u00e8 finita la Guerra Fredda, \u00e8 iniziata la costruzione dell\u2019Europa della difesa, \u00e8 comparsa la nuova minaccia terroristica. Ma, per ora, la legge 185 resta un tab\u00f9. Per fortuna il processo di integrazione del mercato europeo continua ad andare avanti, seppur lentamente. Prima o poi, come \u00e8 avvenuto in altri campi, ci costringer\u00e0 ad adeguare e ammodernare il nostro quadro normativo.<\/p>\n<p>*I dati che erano stati riportati al terzo punto della versione iniziale si basavano su una tabella errata del Rapporto pubblicato. Questo non altera comunque il commento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I dati sulle esportazioni militari italiane nel 2006 sono stati pubblicati nel Rapporto del Presidente del Consiglio al Parlamento, nel quale sono stati introdotti alcuni importanti cambiamenti volti ad aumentare e migliorare le informazioni e che \u00e8 stato subito reso disponibile sul sito web della Presidenza del Consiglio. 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