{"id":5040,"date":"2007-04-05T00:00:00","date_gmt":"2007-04-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-regime-stretto-tra-autoritarismo-e-islamismo-ortodosso\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:57","slug":"un-regime-stretto-tra-autoritarismo-e-islamismo-ortodosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/04\/un-regime-stretto-tra-autoritarismo-e-islamismo-ortodosso\/","title":{"rendered":"Un regime stretto tra autoritarismo e islamismo ortodosso"},"content":{"rendered":"<p>Il sistema politico della Repubblica Islamica dell\u2019Iran viene ritenuto tra i pi\u00f9 complessi del Medio Oriente. Gli osservatori occidentali lamentano la natura non trasparente del processo decisionale, il moltiplicarsi dei centri di potere e l\u2019ideologia islamista  del regime. Inoltre, l\u2019esistenza stessa di una sorta di libere elezioni contribuisce ad aumentare la confusione. D\u2019altra parte, gli apologeti del regime considerano le elezioni come un punto di partenza e accennano alla -relativa- libert\u00e0 di stampa, sottolineando la diversa natura dell\u2019Iran rispetto agli altri regimi autocratici della regione.<\/p>\n<p><b>Monopolio del nazionalismo<\/b><br \/>La verit\u00e0, come sempre, sta nel mezzo. Per cominciare, secondo l\u2019interpretazione di Khomeini, la libert\u00e0 di espressione e l\u2019attivit\u00e0 politica sono confinate alla sfera dell\u2019Islam politico. Ci\u00f2 significa un\u2019interpretazione relativamente ampia che, in economia e politica sociale, varia da posizioni di estrema sinistra a posizioni di destra. Inoltre, il regime ha il monopolio sia del nazionalismo iraniano (in realt\u00e0, laico), sia dell\u2019anti-imperialismo terzomondista (un\u2019ideologia in realt\u00e0 di sinistra), entrambi divenuti parte della retorica di regime, bench\u00e9 solo nella sua versione \u201cislamizzata\u201d. <\/p>\n<p>Nella societ\u00e0, coloro che non sono islamisti troveranno difficile dar voce alle proprie idee o ricoprire alti incarichi ufficiali. Nonostante sulla scena intellettuale e culturale iraniana ci siano discreti margini di libert\u00e0, ancorch\u00e9  limitate, il suo impatto sul corpo politico iraniano si pu\u00f2 considerare  trascurabile.<\/p>\n<p>Il sistema politico iraniano ha un carattere teocratico, nel senso che chi detiene i poteri maggiori proviene dalla sfera religiosa. Ci\u00f2 nonostante, quella iraniana non pu\u00f2 considerarsi una teocrazia matura, dal momento che in essa \u00e8 coinvolto un limitato numero di autorit\u00e0 religiose e, tra queste, quasi nessuna proveniente dai ranghi pi\u00f9 elevati, i mardja. Queste ultime hanno il permesso di condurre un\u2019esistenza autonoma, sebbene sottoposte a dure limitazioni delle loro attivit\u00e0. <\/p>\n<p>Oltre alle autorit\u00e0 religiose, anche figli, parenti di religiosi e laici vengono impiegati attivamente dal regime. La loro affiliazione discende da varie reti islamiche, molte delle quali antecedenti alla rivoluzione islamica. Relazioni familiari e background regionale rivestono un ruolo altrettanto importante.<\/p>\n<p>La profonda devozione al \u201cgrande legislatore\u201d e Leader Supremo della Rivoluzione islamica, Sayyid Ali Khamenei, rimane la base dell\u2019attivit\u00e0 politica in Iran. La posizione del capo supremo nel corso del tempo si \u00e8 andata modificando per due ordini di ragioni: primo, il suo aspetto teologico \u00e8 stato sminuito quando il regime ha reciso il legame tra \u201cgrande legislatore\u201d e mardja, secondo, in conseguenza di fattori strutturali come l\u2019adozione di una costituzione di ispirazione francese. Questo ha creato una condizione in cui la posizione di Khamenei potrebbe oggi essere paragonata, dal punto di vista strutturale, a quella del presidente francese, con la differenza che in Iran il capo supremo sceglie i membri dell\u2019organizzazione che lo elegger\u00e0.<\/p>\n<p><b>Ideologie mutevoli<\/b><br \/>I media occidentali tendono a presentare il sistema politico iraniano come diviso tra una parte riformista filo-occidentale e una conservatrice anti-occidentale. La verit\u00e0 \u00e8 invece ben altra e il \u201cdialogare con l\u2019occidente\u201d non deve essere confuso con il \u201csottomettersi all\u2019egemonia occidentale\u201d. Negli ultimi venti anni le mutevoli ideologie rivoluzionarie si sono cristallizzate in quattro correnti principali: sinistra islamica, destra moderata\/moderna, conservatori tradizionali e neoconservatori. La sinistra islamica \u00e8 quella dei sovversivi rivoluzionari che Khamenei e Rafsanjani sono riusciti a isolare nei primi anni \u201980.<\/p>\n<p>Questi due leader sono rimasti per circa un decennio ai margini dell\u2019arena politica e hanno fatto un trionfale rientro in scena sotto Katami nel 1997, quando all\u2019ideologia visionaria della rivoluzione permanente e dell\u2019economia centralizzata hanno sostituito il pi\u00f9 concreto progetto di riconciliazione dell\u2019Islam politico con la democrazia. Quelli che invece non avevano rinunciato ai sogni rivoluzionari sono rimasti nell\u2019ombra anche per tutto il decennio successivo, e sono tornati al potere solo nel 2005 al seguito di  Ahmadinejad. <\/p>\n<p>Il suo gruppo politico \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 deboli fra quelli presenti sulla scena iraniana, e deve ricorrere al sostegno di altri gruppi, fra cui spiccano i basij, che forniscono la manovalanza, e le forze che si raccolgono intorno all\u2019Ayatollah Mesbah-Yazdi, che garantiscono invece il contributo intellettuale. Anche queste ultime, peraltro, hanno stretto un\u2019alleanza con le forze conservatrici. Il gruppo \u00e8 radicato negli ambienti commerciali e della piccola borghesia, nonostante alcuni dei suoi componenti si siano significativamente arricchiti durante la guerra. Il loro sostegno ad Ahmadinejad \u00e8 una logica conseguenza del loro estremo conservatorismo sociale e dell\u2019avversione, tipica di alcuni ambienti imprenditoriali, alle forme eccessive di intellettualismo. Ci\u00f2 nonostante, essi si sono annoverati, in diverse occasioni, fra i pi\u00f9 aspri critici delle scelte del governo, anche per il fatto che Ahmadinejad in alcuni casi non gli ha offerto posti di potere di primo piano. <\/p>\n<p>Il pi\u00f9 noto fra tutti i gruppi politici, infine, \u00e8 quello che ama definirsi della \u201cdestra moderna\u201d, con un\u2019impostazione molto pragmatica e tecnocratica. Il suo punto di riferimento \u00e8 Rafsanjani e il suo sostegno, soprattutto a livello di competenze e professionalit\u00e0, \u00e8 stato necessario per Khatami e per la sinistra islamica. Tutti questi gruppi sono collegati ad alcuni giornali di propaganda, e tutti sono allineati al Leader Supremo.<\/p>\n<p>Fra tutti questi gruppi permangono ampie differenze sotto il profilo delle politiche economiche e sociali, ma non per quanto riguarda l\u2019interesse nazionale, che \u00e8 concepito come un elemento di solidariet\u00e0 elitaria con il Leader Supremo.<\/p>\n<p>I rappresentanti di questi diversi ambiti politico-ideologici sono in competizione, ovviamente, per i diversi posti di potere. Le elezioni presidenziali e parlamentari sono considerate il banco di prova dell\u2019effettivo peso politico dei diversi gruppi. Al tempo stesso ogni occasione elettorale \u00e8 un referendum implicito sulla popolarit\u00e0 del regime e del suo Leader Supremo, Ali Khamenei. Per questo, dal punto di vista del regime, \u00e8 meno importante alterare il risultato elettorale che esercitare dei condizionamenti diretti sull\u2019elettorato.<\/p>\n<p><b>Politici esperti<\/b><br \/>Il sistema politico iraniano prevede delle soluzioni anche per politici di lungo corso, come Rafsanjani, Velayati e Larijani, che per evitare che vengano sottoposti alla competizione elettorale vengono nominati direttamente ad alti incarichi istituzionali. Le decisioni di politica estera e di sicurezza competono all\u2019Alto Consiglio per la Sicurezza Nazionale, di cui fanno parte membri sia elettivi che di nomina. Ma questo organismo prepara solamente le decisioni e coordina gli aspetti pi\u00f9 istituzionali. <\/p>\n<p>Il Leader Supremo prende le decisioni finali spesso in autonomia, dopo essersi consultato con i suoi pi\u00f9 stretti consiglieri. Egli non ha mai pubblicamente assunto decisioni contro il parere delle \u00e9lite iraniane. Nei primi anni della Repubblica, quando il sistema non era ancora stato riformato in funzione del Leader Supremo, si sono verificate diverse operazioni politiche delle ali pi\u00f9 estreme del sistema politico contro le politiche dei moderati. Ma oggi, al fine di raggiungere i massimi livelli di consenso, vengono convocate due o tre volte al mese riunioni molto formalizzate fra il Leader Supremo e le \u00e9lite iraniane, cui partecipano tutte le personalit\u00e0 pi\u00f9 influenti della Repubblica Islamica. <\/p>\n<p>Questa \u00e8 l\u2019unica occasione in cui il sistema multipolare iraniano trova un suo bilanciamento. I partecipanti a queste riunioni possono condizionare la politica estera cercando di influenzare i membri dell\u2019Alto Consiglio per la Sicurezza Nazionale. <\/p>\n<p>In conclusione si pu\u00f2 affermare che l\u2019Iran \u00e8 un sistema relativamente equilibrato. L\u2019equilibrio del sistema \u00e8 garantito dal Leader Supremo, che assume le decisioni pi\u00f9 importanti in assoluta autonomia; la non assunzione di decisioni, d\u2019altro canto, indica che non si \u00e8 ancora raggiunto il sufficiente livello di consenso. Non stupisce, quindi, che visto dall\u2019esterno il sistema iraniano risulti estremamente complesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sistema politico della Repubblica Islamica dell\u2019Iran viene ritenuto tra i pi\u00f9 complessi del Medio Oriente. Gli osservatori occidentali lamentano la natura non trasparente del processo decisionale, il moltiplicarsi dei centri di potere e l\u2019ideologia islamista del regime. Inoltre, l\u2019esistenza stessa di una sorta di libere elezioni contribuisce ad aumentare la confusione. 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