{"id":5060,"date":"2007-04-20T00:00:00","date_gmt":"2007-04-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sale-il-rischio-di-uno-scontro-radicale\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:57","slug":"sale-il-rischio-di-uno-scontro-radicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/04\/sale-il-rischio-di-uno-scontro-radicale\/","title":{"rendered":"Sale il rischio di uno scontro radicale"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante siano trascorsi ormai quasi quattro mesi dall\u2019insediamento del TFG (Transitional Federal Government) a Mogadiscio, la situazione nella capitale somala non mostra ancora segni di miglioramento. Anzi, le condizioni di sicurezza e di vita sembrano essersi drammaticamente deteriorate con il passaggio dalle singole azioni di guerriglia a veri e propri scontri in campo aperto, con un alto numero di vittime fra la popolazione civile. Ci\u00f2 dimostra, ancora una volta, che la sconfitta militare delle Corti islamiche, ottenuta solo grazie all\u2019intervento diretto delle truppe etiopiche, non ha minimamente inciso sulle cause che avevano facilitato il loro successo anche grazie alla limitata autorevolezza e rappresentativit\u00e0 del TFG. Va tenuto presente, infatti, che dopo la sua costituzione, il TFG non \u00e8 stato in grado di guadagnarsi l\u2019appoggio di alcuni gruppi all\u2019interno di uno dei clan pi\u00f9 importanti della Somalia, quello Hawyie, particolarmente influente a Mogadiscio fin da quando, nel 1991, il regime di Siad Barre venne rovesciato.<\/p>\n<p><b>Frammentazione e ingovernabilit\u00e0<\/b><br \/>Da quel momento, infatti, il principale problema della Somalia \u00e8 stato costituito dalla frammentazione del clan Hawyie e dalla conseguente ingovernabilit\u00e0 della capitale. Lo stesso TFG, dopo la sua costituzione, non \u00e8 mai riuscito a insediarsi a Mogadiscio (il cui controllo era diviso fra diversi \u201csignori della guerra\u201d in perenne lotta fra di loro), nonostante il Primo Ministro fosse stato scelto (in base al \u201cpower sharing\u201d fra i clan) in rappresentanza proprio degli Hawyie. Le Corti islamiche, invece, grazie alla loro battaglia contro i \u201csignori della guerra\u201d (e al sostegno popolare ricevuto in questo scontro) erano riusciti a colmare questo vuoto di potere e, da l\u00ec, avevano progressivamente allargato la loro influenza nel centro-sud della Somalia.<\/p>\n<p>L\u2019azione delle Corti islamiche, al di l\u00e0 delle loro posizioni politico-ideologiche, aveva certamente creato, per la prima volta dopo 16 anni, una certa unit\u00e0 di interessi all\u2019interno dei sottoclan operanti a Mogadiscio rendendo cos\u00ec la capitale pacifica, sicura ed economicamente dinamica. Come \u00e8 noto, questo tentativo \u00e8 finito drammaticamente in conseguenza dell\u2019intervento militare da parte dell\u2019Etiopia, che si sentiva minacciata dal punto di vista della sicurezza per la possibile presenza ai suoi confini di un regime islamico radicale e aggressivo, per di pi\u00f9 appoggiato dall\u2019Eritrea e sospettato di collusioni con elementi appartenenti al circuito terroristico internazionale.<\/p>\n<p>Senza entrare nel merito della reale natura di questa minaccia, si deve prendere atto che la comunit\u00e0 internazionale, per ragioni che non \u00e8 possibile affrontare in questa sede, si \u00e8 dimostrata incapace di fornire soluzioni pacifiche al problema. <\/p>\n<p>I negoziati di Khartum fra TFG e Corti islamiche si sono rapidamente impantanati e i sostenitori della linea dura, massicciamente presenti in entrambe le parti, hanno preso il sopravvento creando i presupposti per lo scontro militare iniziato alla vigilia di Natale.<\/p>\n<p><b>Finestra di opportunit\u00e0<\/b><br \/>Dopo la sconfitta delle Corti islamiche, e l\u2019insediamento del TFG a Mogadiscio, da pi\u00f9 parti si \u00e8 cominciato a parlare dell\u2019esistenza di una \u201cfinestra di opportunit\u00e0\u201d, anche se gli osservatori pi\u00f9 attenti hanno subito sottolineato, accanto, l\u2019esistenza anche di grandi rischi. Purtroppo, fino a questo momento, sia il TFG che l\u2019Etiopia non sembrano aver saputo utilizzare nel modo migliore la finestra di opportunit\u00e0. Il governo somalo, in particolare, proprio per il fatto di essersi insediato sulla punta delle baionette etiopiche, avrebbe dovuto cercare subito un dialogo fattivo con i gruppi di opposizione a Mogadiscio, in modo di stabilizzare la citt\u00e0 attraverso il dialogo e consentire un rapido ritiro delle truppe etiopiche, la cui prolungata presenza nel paese pu\u00f2 solo erodere la legittimit\u00e0 del TFG e rinfocolare l\u2019opposizione islamica.<\/p>\n<p>Dopo numerose pressioni internazionali, compresa quella esercitata dal primo ministro Prodi nel corso del vertice di Addis Abeba dell\u2019Unione Africana, solo alla fine di gennaio il presidente Yussuf ha annunciato la volont\u00e0 di dare vita ad un \u201cCongresso nazionale di riconciliazione\u201d e solo alla met\u00e0 di marzo \u00e8 stato istituito a questo fine un Comitato e approvato un documento progettuale. <\/p>\n<p>Ovviamente, l\u2019organizzazione un simile \u201ccongresso\u201d nella capitale, richiede l\u2019esistenza delle condizioni di sicurezza e stabilit\u00e0 necessarie. Al contrario, come gi\u00e0 sottolineato all\u2019inizio, queste condizioni mancano del tutto e continueranno a mancare in assenza di una iniziativa politica verso i gruppi che si sentono direttamente minacciati dalla presenza etiopica e dall\u2019atteggiamento del TFG.<\/p>\n<p>Va tenuto presente, a questo proposito che all\u2019inizio, nei primi giorni di gennaio l\u2019arrivo del TFG e degli etiopici a Mogadiscio non aveva provocato una reazione generalizzata da parte della popolazione. Gli abitanti della capitale, infatti, avevano assunto un atteggiamento di attesa. Sono stati l\u2019assenza di iniziativa da parte del Governo, il tentativo di disarmare unilateralmente le milizie claniche (risorte, per autodifesa, dopo la fuga delle Corti) e la risposta puramente e indiscriminatamente militare dopo i primi atti di terrorismo, che hanno allargato progressivamente il fronte degli oppositori e facilitato il ritorno sulla scena dei gruppi islamici pi\u00f9 radicali.<\/p>\n<p>Questo processo di deterioramento \u00e8 culminato negli scontri di queste ultime settimane, con un massiccio intervento delle truppe etiopiche (che contraddice platealmente gli impegni di rapido ritiro) e con il TFG intenzionato a mettere nel mirino alcuni specifici sottoclan (Ayr, Duduble, Saleban), accusati di essere i sostenitori dei gruppi \u201cterroristi\u201d responsabili delle azioni di guerriglia. <\/p>\n<p>Il tentativo di \u201cripulire\u201d dalla presenza di questi gruppi alcuni quartieri della citt\u00e0, con l\u2019uso indiscriminato e massiccio di armi pesanti (carri armati, artiglieria ed elicotteri), ha provocato invece un allargamento e una radicalizzazione degli scontri, oltre a un numero considerevole di vittime civili.<\/p>\n<p><b>Un confronto serio<\/b><br \/>L\u2019unica soluzione per uscire da questa situazione (che rischia, tra l\u2019altro, di provocare una vera crisi umanitaria, in conseguenza dell\u2019alto numero di sfollati che premono su aree gi\u00e0 contrassegnate da difficolt\u00e0 insostenibili) \u00e8 costituita dall\u2019apertura di un confronto, serio e serrato, tra il TFG e quelle componenti della realt\u00e0 di Mogadiscio (sottoclan, businness comunity, gruppi della societ\u00e0 civile) che avevano sostenuto, a suo tempo, il tentativo delle Corti islamiche non in base a ragioni ideologiche, ma come contropartita per la cacciata dei \u201csignori della guerra\u201d e per la sicurezza che esse erano riuscite a creare. <\/p>\n<p>Questi gruppi stanno cercando di costituire, pur nel vivo degli scontri, un gruppo dirigente che sia in grado di rappresentare e difendere  gli interessi comuni in maniera \u201cmoderata\u201d. I passaggi ineludibili di questa possibile intesa sono la stipulazione di un cessate il fuoco, formale ed effettivo, e il riconoscimento del diritto a costituire nel Benadir una Regione autonoma, sulla base del principio federale contenuto nella Costituzione transitoria e attraverso un processo capace di coinvolgere realmente (e liberamente) la popolazione locale. Se, invece, dovesse prevalere la tentazione di continuare sulla strada seguita fino ad oggi, molto probabilmente si assister\u00e0 solo a un ulteriore aggravamento della situazione lasciando poco a poco sul campo, come unici protagonisti, le truppe etiopiche, da un lato, e i gruppi islamici pi\u00f9 radicali, dall\u2019altro.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 internazionale pu\u00f2 svolgere un ruolo determinante per evitare questo esito drammatico. Le Nazioni Unite hanno autorizzato il dispiegamento di una missione africana di pace (Amisom) senza che fossero assicurate, preventivamente, le condizioni ambientali per renderla praticabile. Infatti, per il momento, nessun altro paese africano si \u00e8 affiancato (nella pratica) alla scelta compiuta solamente dall\u2019Uganda e le truppe di quel paese sono costrette ad assistere agli scontri in atto, senza poter adempiere al loro mandato e limitandosi a presidiare qualche struttura governativa. Solo una forte iniziativa da parte dei soggetti internazionali pi\u00f9 attivi e coinvolti (l\u2019Europa in primo luogo) pu\u00f2 creare le condizioni per un cessate il fuoco sostenibile e verificabile, per un disarmo consensuale ed efficace, per un ruolo dell\u2019Amisom effettivo e accettato. Aprendo la strada a un processo di riconciliazione genuino, in grado di rimediare agli errori commessi in questi mesi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante siano trascorsi ormai quasi quattro mesi dall\u2019insediamento del TFG (Transitional Federal Government) a Mogadiscio, la situazione nella capitale somala non mostra ancora segni di miglioramento. 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