{"id":5120,"date":"2007-04-26T00:00:00","date_gmt":"2007-04-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-sarkozy-e-royal-bayrou-resta-la-chiave\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:56","slug":"tra-sarkozy-e-royal-bayrou-resta-la-chiave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/04\/tra-sarkozy-e-royal-bayrou-resta-la-chiave\/","title":{"rendered":"Tra Sarkozy e Royal, Bayrou resta la chiave"},"content":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 sembrare paradossale, dato il carattere spiccatamente nazionale che ha avuto il dibattito fra i vari candidati al primo turno, analizzare con un taglio europeo le elezioni francesi. Sia a livello di valori &#8211; l\u2019identit\u00e0 nazionale enfatizzata dalla destra o il patriottismo ripetutamente evocato dalla candidata socialista &#8211; che per quanto riguarda proposte su temi interni &#8211; lavoro, sicurezza, scuola, tasse, immigrazione &#8211;  il dibattito politico francese degli ultimi mesi \u00e8 apparso pi\u00f9 un vorticoso sforzo di ricerca delle priorit\u00e0 interne, che una discussione capace di spingersi oltre le frontiere della Francia. <\/p>\n<p>Da qui \u00e8 emersa l\u2019immagine di una democrazia invecchiata, che ha perso la sua tradizionale proiezione internazionale e la capacit\u00e0 di andare oltre se stessa. E quindi via con la \u201cmarseillaise\u201d, le citazioni di De Gaulle o di Jean Jaur\u00e9s, le allegorie di una povera Francia in salsa protezionista, sia essa, in definitiva, di sinistra o di destra. <\/p>\n<p> <b>Aria di novit\u00e0<\/b><br \/>I risultati del primo turno, da questo punto di vista, hanno certamente gettato un\u2019ondata di acqua fresca che in buona parte ha spezzato le tendenze un po\u2019 \u201cretr\u00f2\u201d della prima fase della campagna elettorale. Prima di tutto l\u2019altissima partecipazione al voto, (l\u201984,61%, la pi\u00f9 alta della Quinta Repubblica), ha dimostrato un investimento generale nella res pubblica che rinforza la legittimit\u00e0 democratica. Di questo 85%, il 75% ha votato per partiti \u201cdi governo\u201d che, anche con diverse sfumature, accetta certamente l\u2019economia di mercato e l\u2019apertura del paese al mondo esterno.<\/p>\n<p>All\u2019estrema destra e all\u2019estrema sinistra, i vari Front National, Mouvement Pour la France, Parti des Travailleurs, Ligue Communiste R\u00e9volutionnaire, Lutte Ouvri\u00e8re, Parti Comuniste, hanno proposto varie misure di chiusura delle frontiere, di uscita o ridiscussione dei trattati europei all\u2019insegna di  \u201cun altro mondo possibile\u201d. L\u2019altro mondo, invece, si \u00e8 rivelato pi\u00f9 o meno un\u2019 \u201coltretomba\u201d, ad esempio, per un partito comunista francese che ha raggiunto il suo minimo storico, addirittura al di sotto del 2%. La forte partecipazione, invece, ha premiato partiti di governo che hanno avanzato proposte concrete e pragmatiche e che sono stati sostenitori del \u201csi\u201d al trattato costituzionale europeo.<\/p>\n<p><b>Di nuovo in Europa<\/b><br \/>Segno di discontinuit\u00e0 con il \u201cno\u201d del maggio 2005? Non del tutto, se si ricorda che erano stati il mancato carattere democratico dei lavori della Convenzione e l\u2019opposizione a Chirac, a suscitare in Francia un\u2019opposizione al trattato pi\u00f9 forte di quella che aleggiava nel resto d\u2019 Europa. <\/p>\n<p>Questo risultato quindi \u00e8 una buona notizia per il ritorno della Francia nel cammino di riforme istituzionale europee, a patto per\u00f2 che non si immagini qualche soluzione che ignori il pronunciamento referendario di allora. Su questo punto va rilevata la convergenza fra Bayrou e Royal che, infatti, chiedono entrambi un nuovo referendum.<\/p>\n<p>Il candidato dell\u2019UDF, Fran\u00e7ois Bayrou, era certamente il pi\u00fa europeista fra quelli in lizza. La tradizione del partito di centro \u00e8 quella di essere fortemente a sostegno dell\u2019integrazione europea, e Bayrou non ha mai esitato a porre l\u2019Europa al centro dei sui  discorsi, fino anche  a sostenere la continuit\u00e0 degli impegni assunti verso la Turchia (tema assai delicato di questi tempi in Francia), laddove Sarkozy ha sempre proclamato la sua opposizione e la Royal si \u00e8 trincerata dietro la posizione di una richiesta di consultazione popolare. <\/p>\n<p>Bayrou, bench\u00e9 eliminato al primo turno, esprime una tendenza che non sparir\u00e0 con la sua momentanea uscita di scena. L\u2019Udf ha infatti registrato un risultato estremamente omogeneo sull\u2019insieme del territorio, raggiungendo dovunque un livello di circa 20%. Il suo elettorato \u00e8 la chiave del secondo turno: \u00e8 difficile prevedere come si comporter\u00e0 l\u2019elettorato della nuova Udf, che comprende uomini provenienti da destra e da sinistra, accomunati da un riformismo moderato. Entrambi i candidati dovranno infatti proseguire la loro marcia verso il centro per conquistare l\u2019Eliseo.<\/p>\n<p>S\u00e9gol\u00e8ne Royal ha proposto a Bayrou un confronto programmatico in cinque punti, uno dei  quali \u00e8 l\u2019Europa. Sarkozy \u00e8 invece pi\u00fa sicuro della maggiore vicinanza del  suo programma economico con quello dell\u2019Udf, su nodi su cui, invece, i socialisti si trascinano i vincoli emersi in occasione del loro ultimo congresso.<\/p>\n<p><b>Visti da Bruxelles<\/b><br \/>Esiste una paradossale percezione europea dei due contendenti al secondo turno. Sarkozy, anche se apertamente pi\u00f9 liberista, viene percepito da Bruxelles come autoritario con delle tendenze interventiste e protezioniste, e quindi come non effettivamente rappresentativo di una Francia \u201caperta\u201d all\u2019Europa. La Royal invece viene descritta come pacata, pronta al compromesso e quindi pi\u00f9 naturalmente incline a perpetuare i classici meccanismi dell\u2019integrazione. \u00c8 inoltre un candidato donna che obbedisce ai canoni di genere del politically correct europeo. <\/p>\n<p>Questa percezione, in realt\u00e0, ha pi\u00f9 a che fare con lo stile degli ambienti bruxellesi che con la reale sostanza dei candidati. Sarkozy oscilla fra le spinte liberiste e il patriottismo economico, ben illustrato della sua difesa del caso Alsthom quando fu ministro dell\u2019economia. La Royal invece oscilla fra economia di mercato inquadrata e neo-statalismo, una tendenza ben espressa dal nazionalista Chev\u00e8nement, suo influente consigliere. Sarkozy inoltre non esita a promuovere dossier importanti come una comune politica per l\u2019energia e la riforma della Pac. In termini bruxellesi, insomma, Sarkozy sembra meno ortodosso ma anche portatore di ispirazione europea. <\/p>\n<p>Comunque, entrambi sono leader di rinnovamento, giovani, ma anche molto nazionali. Nessuno dei due pu\u00f2 vantare un\u2019esperienza di studio o di lavoro all\u2019estero, mentre il vecchio Chirac aveva comunque studiato alla Harvard Summer School e aveva conosciuto di persona, con la guerra d\u2019Algeria, le contraddizioni del colonialismo francese. <\/p>\n<p>Royal e Sarkozy sembrano dunque il frutto di una modernit\u00e0 post-sessantottina, portatrice di idee di rinnovamento in un quadro nazionale che non ha sviluppato, per\u00f2, il particolare senso di appartenenza europea della successiva generazione Erasmus. Molto dipender\u00e0 quindi dagli uomini ai quali saranno affidati le sorti della politica di governo e della politica estera, e quindi dalle legislative di giugno prossimo. E anche in questo senso, la pressione esercitata dai centristi dell\u2019Udf potr\u00e0 rivelarsi decisiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 sembrare paradossale, dato il carattere spiccatamente nazionale che ha avuto il dibattito fra i vari candidati al primo turno, analizzare con un taglio europeo le elezioni francesi. 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