{"id":5190,"date":"2007-05-03T00:00:00","date_gmt":"2007-05-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-crisi-potenzialmente-pericolosa-per-europa-e-medio-oriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:56","slug":"una-crisi-potenzialmente-pericolosa-per-europa-e-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/05\/una-crisi-potenzialmente-pericolosa-per-europa-e-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Una crisi potenzialmente pericolosa per Europa e Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>La crisi costituzionale turca, qualunque sar\u00e0 il suo sbocco, comporta un impatto rischioso, se non negativo, per la sicurezza dell\u2018Europa e pi\u00f9 in generale dell\u2019Occidente. La crisi nasce dalla disfunzione dei meccanismi di mediazione destinati a consentire la transizione dall\u2019originario nazionalismo kemalista, con il suo esclusivismo laicista, a una democrazia inclusiva delle vaste masse religiose del paese. Questa mediazione \u00e8 affidata a fattori interni ed esterni.<\/p>\n<p><b>Equilibrio compromesso<\/b><br \/>Fra i fattori interni, \u00e8 di grande importanza la rassicurazione degli entranti nei confronti degli uscenti. Questa rassicurazione \u00e8 stata sostanzialmente perseguita dal governo Erdo&#287;an. Quest\u2019ultimo ha comprensibilmente rivendicato e cercato di realizzare riforme in linea con le sue finalit\u00e0 ideologiche, come nel campo dell\u2019istruzione, senza per\u00f2 mai fare mancare un certo equilibrio con lo spirito laico della repubblica, i ceti nazionalisti e i loro interessi. Tale equilibrio \u00e8 venuto meno con la rivendicazione della presidenza della Repubblica, da parte di un partito che detiene gi\u00e0 tutte le massime cariche dello Stato (il primo ministro, il presidente dell\u2019Assemblea nazionale, il ministro degli Esteri). <\/p>\n<p>La percezione di schiacciamento da parte dei nazionalisti, e pi\u00f9 in generale dei turchi in qualche misura interessati al mantenimento di uno Stato secolare (le donne, i liberali, etc.) \u00e8 diventata a questo punto sovrastante e si \u00e8 perci\u00f2 rotto l\u2019equilibrio della difficile e tesa transizione in atto dall\u2019arcaica democrazia modernista di Atat\u00fcrk alla democrazia postmoderna di tipo europeo verso cui la Turchia odierna sta tendendo. Non \u00e8 detto che questa rottura sia recuperabile.<\/p>\n<p>Fra i fattori esterni \u00e8 d\u2019importanza capitale il ruolo dell\u2019Ue. Quest\u2019ultima ha stimolato e appoggiato il programma di democratizzazione del partito di Erdo&#287;an ma, a causa delle sue ambiguit\u00e0, ha fatto mancare ai nazionalisti, in particolare ai settori laici democratici, alle donne e ai liberali la garanzia dell\u2019inclusione della Turchia nell\u2019Unione, antidoto sicuro all\u2019ascesa per via democratica di un regime religioso integralista e quindi non democratico. Anche qui, non \u00e8 detto che l\u2019Ue receda dalla miope politica che sempre pi\u00f9 caratterizza la sua posizione verso la Turchia e gli sviluppi della crisi costituzionale potrebbero rendere l\u2019Europa ancora pi\u00f9 miope.<\/p>\n<p><b>Radicalizzazione possibile<\/b><br \/>Se il meccanismo di mediazione mancher\u00e0 di ricostituirsi dopo la crisi di questi ultimi giorni, la transizione non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile e si assister\u00e0 a una radicalizzazione delle posizioni dei nazionalisti, da una parte, e dei religiosi, dall\u2019altra, con gravi lacerazioni in tutti quei ceti che desiderano staccarsi dal nazionalismo senza per\u00f2 rinunciare al fondamentale carattere secolare dello stato che il kemalismo ha assicurato.<\/p>\n<p>\u00c8 questa possibile radicalizzazione che \u00e8 all\u2019origine dei rischi per la sicurezza dell\u2019Europa che abbiamo evocato all\u2019inizio. Tali rischi non nascono con la crisi, ma quest\u2019ultima li fa pi\u00f9 evidenti e probabili. Vale la pena evocarne due: quello che potrebbe provenire dall\u2019evolvere in senso nazionalista della posizione turca nel quadro della crisi irachena e quello che potrebbe provenire dall\u2019impatto dell\u2019evoluzione turca nei confronti dei partiti e movimenti islamisti che oggi operano nel mondo arabo-musulmano con prospettive democratizzanti. <\/p>\n<p>In generale, il vuoto dell\u2019Iraq ha gi\u00e0 contribuito a determinare il prevalere di  tendenze radicali nei paesi vicini, a cominciare dall\u2019Iran, dove questo vuoto assieme ad altri fattori ha riportato al potere i conservatori con Ahmadinejad. Nell\u2019ambito della crisi irachena, l\u2019evoluzione indipendentista del Curdistan suscita preoccupazioni in Siria e Iran, a causa della presenza in questi paesi di minoranze curde; ma tale preoccupazione \u00e8 ovviamente ben pi\u00f9 forte in Turchia, sia per la protezione \u2013 intenzionale o no &#8211; che il Curdistan accorda al Pkk e, quindi, alla sovversione che questo partito esercita fra i curdi di Turchia, sia per la tendenza indipendentista in s\u00e9, che promette di essere ancora pi\u00f9 disgregatrice del Pkk. <\/p>\n<p>In questo medesimo quadro, la Turchia osteggia le pretese dei curdi su Kirkuk (e la sua area petrolifera) giustificando la sua posizione con la preoccupazione per la pulizia etnica che effettivamente i curdi stanno compiendo nella zona a danno dei turcomanni \u2013 cittadini iracheni di origine turca \u2013 e degli arabi. A met\u00e0 aprile, il capo di stato maggiore turco ha lanciato un severo avvertimento alle autorit\u00e0 curde in merito ai rischi che l\u2019evoluzione nel Curdistan pone alla Turchia, secondo i militari di Ankara. <\/p>\n<p>Finora, la radicalizzazione dei nazionalisti turchi e dei militari \u00e8 stata tenuta a bada dalla dinamica equilibrata della transizione turca. Il venir meno di questa dinamica equilibrata, oltre a portare alla radicalizzazione dei nazionalisti dall\u2019interno, farebbe venir meno l\u2019argine alla radicalizzazione che proviene alla Turchia dal vuoto iracheno. In altri termini, la questione curda e quella di Kirkuk potrebbero funzionare sia come pretesto per una rude riaffermazione dell\u2019ordine kemalista ad Ankara, sia come causa effettiva di un irrigidimento nazionalista della Turchia che metterebbe all\u2019angolo qualsiasi prospettiva di democratizzazione e porterebbe ad una rottura con Bruxelles.<\/p>\n<p><b>Tra Curdistan e Iraq<\/b><br \/>Quale sarebbe l\u2019esito di una radicalizzazione del partito religioso turco nei confronti del Curdistan e dell\u2019Iraq? La politica di Erdo&#287;an e del suo partito verso i curdi, sia turchi sia iracheni, \u00e8 stata piuttosto inconsistente. Nei confronti della componente curda i religiosi sono in principio pi\u00f9 pronti ad un\u2019apertura dei nazionalisti, ma questa posizione di principio non si \u00e8 mai tradotta in politiche pertinenti, anzi nella grave crisi che c\u2019\u00e8 stata all\u2019inizio del 2006 nell\u2019area di Diyarbakir &#8211; chiaramente egemonizzata dal Pkk &#8211; il governo Erdo&#287;an si \u00e8 mostrato del tutto evanescente.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, se i nazionalisti rischiano di complicare la crisi irachena con un qualche intervento oltre le righe, la politica sotto le righe dei religiosi verso una questione che indubbiamente un rilievo nazionale lo ha e richiede risposte urgenti e solide rischia di complicare le cose per la sua debolezza. La nozione &#8211; ribadita dal rapporto Baker-Hamilton &#8211; sulla quale oggi si basa la sicurezza europea e occidentale \u00e8 che la Turchia \u00e8 un forte vicino dell\u2019Iraq, certamente in grado di contribuire al contenimento della crisi irachena e, a pi\u00f9 lungo termine, alla stabilizzazione dell\u2019Iraq. Con la radicalizzazione della lotta politica in Turchia e la polarizzazione fra religiosi e nazionalisti, la Turchia potrebbe invece essere portata a esercitare un ruolo negativo o inconsistente nei confronti dell\u2019Iraq. Questo accrescerebbe i rischi per la sicurezza dell\u2019Europa e dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>L\u2019altro problema riguarda l\u2019evoluzione dei partiti e movimenti islamisti, cos\u00ec detti \u201cmoderati\u201d, in molti paesi arabi del Mediterraneo: Marocco, Egitto, Giordania. Per i partiti islamisti arabi democratizzati il successo di un\u2019integrazione dei religiosi, fermo restando il quadro secolare della Turchia, \u00e8 un esempio importante e, al tempo stesso, un ingrediente essenziale della prospettiva di stabilizzazione e \u201cgovernance\u201d regionale che l\u2019Occidente da almeno un decennio si pone nei confronti di questa area. Il fallimento della transizione turca, nel contesto della radicalizzazione politica che ora si profila, indebolirebbe gravemente le politiche europee di stabilizzazione e promozione della democrazia verso il Mediterraneo e il Medio Oriente pi\u00f9 in generale, portando a una radicalizzazione dei moderati e quindi a un accrescimento dei rischi.<\/p>\n<p>Dunque, la radicalizzazione della lotta politica in Turchia non \u00e8 favorevole alla sicurezza europea e rischia, in questa fase, di contribuire al caos che regna nel Medio Oriente. Pi\u00f9 in generale, si deve dire che, se la Turchia non viene integrata &#8211; con la sua democratizzazione e l\u2019inclusione nell\u2019Ue &#8211; diventa allora un grave fattore di turbolenza. Per cui, la crisi costituzionale in corso ad Ankara non \u00e8 solo un episodio interno che riguarda quel paese, ma una sequenza che riguarda l\u2019Europa e la sua sicurezza assai da vicino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi costituzionale turca, qualunque sar\u00e0 il suo sbocco, comporta un impatto rischioso, se non negativo, per la sicurezza dell\u2018Europa e pi\u00f9 in generale dell\u2019Occidente. 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