{"id":5310,"date":"2007-05-14T00:00:00","date_gmt":"2007-05-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dalladesione-di-bulgaria-e-romania-qualche-rischio-e-molte-opportunita\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:54","slug":"dalladesione-di-bulgaria-e-romania-qualche-rischio-e-molte-opportunita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/05\/dalladesione-di-bulgaria-e-romania-qualche-rischio-e-molte-opportunita\/","title":{"rendered":"Dall\u2019adesione di Bulgaria e Romania qualche rischio e molte opportunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Dell\u2019ingresso di Romania e Bulgaria, avvenuto lo scorso primo gennaio e che ha portato a 27 i paesi membri dell\u2019Unione Europea, si \u00e8 parlato in questi mesi soprattutto in relazione ai timori relativi al dirottamento dei Fondi Strutturali e di coesione e alla crescita dell\u2019immigrazione. Tra i due a spaventare di pi\u00f9 \u00e8 probabilmente quest\u2019ultima. Per avere un quadro completo dei possibili effetti dell\u2019entrata dei due dell\u2019Europa Orientale, tuttavia, \u00e8 opportuno considerare anche altri due fattori: gli effetti sul processo di delocalizzazione produttiva e le possibilit\u00e0 di mercato offerte dai due nuovi Stati membri.<\/p>\n<p>Sul versante dei Fondi Strutturali, Bulgaria e Romania saranno destinatarie di un cospicuo ammontare di risorse, ma non tale, tuttavia da mutare in modo particolare i nuovi equilibri venutisi a creare dopo l\u2019entrata dei primi 10 paesi dell\u2019allargamento, e in particolare della Polonia. Ai 15 paesi membri prima del 2004 continua a essere riservato quasi il 49% degli oltre 347 miliardi di euro disponibili, mentre il restante 51% viene suddiviso tra i 10 paesi che hanno aderito nel 2004, Romania e Bulgaria. Nei prossimi sette anni Bruxelles verser\u00e0 complessivamente 20 miliardi di euro alla Romania e 7 miliardi alla Bulgaria. In tutto, meno dell\u2019ammontare che spetter\u00e0 all\u2019Italia, quasi 29 miliardi di euro. L\u2019effettivo versamento inoltre dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 dei due paesi di presentare progetti credibili, il che alla fine porter\u00e0 probabilmente ad un ridimensionamento delle somme erogate.<\/p>\n<p><b>I flussi migratori<\/b><br \/>\nPi\u00f9 complessa la situazione per quel riguarda i flussi migratori dai due nuovi Stati membri verso l\u2019Europa. Se da un lato \u00e8 infatti possibile prevedere un aumento del numero degli immigrati nei 15 Stati membri pre-2004, dall\u2019altro \u00e8 meno facile prevedere quale sar\u00e0 l\u2019impatto sui singoli paesi. Illuminante a riguardo \u00e8 quanto \u00e8 avvenuto a seguito dell\u2019allargamento del 2004. I flussi in totale sono risultati minori del previsto, ma la loro distribuzione \u00e8 stata molto ineguale tra paesi con legislazioni aperte e quelli con legislazioni chiuse.<\/p>\n<p>Secondo un\u2019analisi svolta da Herbert Brucker, i paesi \u201caperti\u201d hanno registrato flussi tripli rispetto alle previsioni, mentre quelli \u201cchiusi\u201d hanno registrato la met\u00e0 degli arrivi previsti. Legislazioni restrittive applicate in alcuni paesi hanno determinato la crescita di flussi verso i paesi pi\u00f9 aperti. La distribuzione dei flussi provenienti da Bulgaria e Romania dipender\u00e0 quindi in gran parte dal tipo di legislazione presente in ciascun paese, posto che limitazioni alla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai due paesi potranno essere imposte fino alla fine del 2013.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019Italia, gi\u00e0 prima dell\u2019entrata rappresentava, dopo la Spagna, la prima destinazione per gli emigranti dei due paesi. Nel 2004 i residenti provenienti dai due paesi balcanici erano 199.000, saliti nel 2005 a 264.000. \u00c8 facile prevedere che tale tendenza non si affievolir\u00e0 nel 2007 e negli anni a venire. Facendo ricorso al regime transitorio previsto dai Trattati di adesione sopra descritto, il Governo ha appena approvato una parziale apertura per i lavoratori bulgari e romeni prevedendo libero accesso per colf e badanti. L&#8217;apertura immediata vale anche per il lavoro dirigenziale, agricolo e turistico-alberghiero, di assistenza alla persona, edilizio e metalmeccanico e per il lavoro stagionale. Tale regime, che copre un fabbisogno reale del mercato del lavoro italiano, e la maggiore chiusura di molti degli altri mercati di destinazione tra cui quello inglese, irlandese e tedesco, favoriranno una maggiore spinta verso il nostro paese.<\/p>\n<p><b>La delocalizzazione e le possibilit\u00e0 di mercato<\/b><br \/>\nTra gli effetti derivanti dall\u2019entrata dei due paesi nell\u2019Unione Europea sono da considerare anche quelli sul processo di delocalizzazione produttiva e sulle possibilit\u00e0 di mercato per le imprese europee. Sul primo versante l\u2019entrata dar\u00e0 luogo probabilmente a due effetti contrastanti. Da un lato, una crescita delle delocalizzazioni dovuta all\u2019apertura delle frontiere e alla progressiva armonizzazione con il quadro europeo che render\u00e0 il processo pi\u00f9 semplice e conveniente. Romania e Bulgaria vedranno rafforzarsi cos\u00ec la tendenza a divenire, nel contesto dell\u2019Unione Europea, le aree di produzione per i settori a minor contenuto tecnologico e a minore intensit\u00e0 di capitale, cos\u00ec come la Repubblica Ceca e la Slovacchia sono divenute le aree di produzione per l\u2019auto e l\u2019elettronica. E non \u00e8 detto che tale processo sia limitato ai settori tradizionali: vi sono segnali di un crescente interesse proprio delle aziende europee del settore dell\u2019elettronica, delle telecomunicazioni e dell\u2019auto.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro, tuttavia, l\u2019entrata nell\u2019Ue acuir\u00e0 la tendenza gi\u00e0 in atto alla crescita del costo del lavoro. Ci\u00f2 avverr\u00e0 a causa sia della diminuzione dell\u2019offerta di manodopera dovuta all\u2019aumento dell\u2019emigrazione verso gli altri paesi europei, sia di una sia pure lenta tendenza a riallinearsi verso standard contributivi e salariali europei. Il risultato netto di tali spinte contrastanti sar\u00e0 probabilmente comunque la prosecuzione, se non una crescita, a livello europeo dei processi di delocalizzazione, grazie anche all\u2019utilizzo di manodopera cinese presente in loco.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 incerta \u00e8 invece la situazione per quel che riguarda il processo di delocalizzazione delle imprese manifatturiere italiane. Per il tipo di prodotti (a maggiore intensit\u00e0 di lavoro), le imprese italiane sono infatti pi\u00f9 sensibili ai rialzi del costo della manodopera; inoltre, grazie al fatto di aver delocalizzato in gran parte attraverso la gestione di contratti di subfornitura, e non attraverso investimenti diretti, esse sono in grado di spostarsi con minori costi e maggiore facilit\u00e0. Se perci\u00f2 la tendenza al rialzo del costo del lavoro dovesse consolidarsi come previsto, \u00e8 possibile che parte di esse decidano di spostare la produzione in paesi ritenuti pi\u00f9 convenienti, ma con caratteristiche simili, come l\u2019Albania.<\/p>\n<p>Sul versante delle opportunit\u00e0 di mercato, l\u2019entrata di Bulgaria e Romania comporter\u00e0 una crescita delle possibilit\u00e0 di mercato per le imprese europee sia grazie alla maggiore integrazione, sia grazie alla progressiva crescita del reddito e al miglioramento del tenore di vita che tale integrazione comporter\u00e0. Gi\u00e0 oggi il 56% dello scambio commerciale della Bulgaria e il 65% di quello della Romania avviene con paesi europei, e tra questi l\u2019Italia occupa un posto di assoluto rilievo, e tale proporzione \u00e8 destinata a crescere. Contemporaneamente crescer\u00e0 il numero di esercizi commerciali e di megastore di catene europee, sia gestiti direttamente che in franchising, e la presenza di operatori dei servizi soprattutto nei settori della finanza e del credito, delle telecomunicazioni e dell\u2019energia.<\/p>\n<p><b>Assestamento necessario<\/b><br \/>\nCroazia a parte, l\u2019entrata di Romania e Bulgaria rappresenta verosimilmente l\u2019ultimo allargamento dell\u2019Unione Europea per i prossimi dieci anni. La Turchia e gli altri paesi dei Balcani dovranno probabilmente aspettare a lungo, infatti, prima di riuscire a soddisfare i requisiti per l\u2019adesione e che il clima politico risulti maturo per un ulteriore allargamento. L\u2019Europa deve ancora riuscire ad assestarsi dopo l\u2019ondata del 2004-07 e deve riprendere il processo di revisione del suo ordinamento dopo la bocciatura della costituzione del 2005.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso dei due paesi chiude quindi una fase e avviene con un orizzonte temporale sufficientemente lungo per poter permettere il compiersi del processo di integrazione e il raggiungimento di un punto di equilibrio. Equilibrio che riguarder\u00e0 anche gli aspetti sopra accennati, ovvero: una riduzione e stabilizzazione dei flussi migratori, e forse il ritorno in patria di parte degli emigrati; il compiersi del processo di ristrutturazione dell\u2019industria europea, con il trasferimento nell\u2019Europa centro-orientale della produzione manifatturiera; l\u2019integrazione e la crescita economica di Bulgaria e Romania.<\/p>\n<p>Il processo di transizione verso tale equilibrio non si presenta particolarmente agevole, ma neanche gravido di minacce. Il crescere dei flussi migratori e la delocalizzazione provocheranno problemi e tensioni sul mercato del lavoro di alcuni dei paesi dell\u2019Europa a 15, ma fino ad un certo punto. Entrambi i fenomeni, infatti, sono in corso ormai da molti anni, particolarmente per quanto riguarda l\u2019Italia, e, almeno per il secondo, il grosso in realt\u00e0 ha gi\u00e0 avuto luogo.<\/p>\n<p>Nel complesso l\u2019entrata di Bulgaria e Romania sembra comportare pi\u00f9 opportunit\u00e0 che rischi, almeno dal punto di vista economico, e segna un ulteriore passo verso la riunificazione del Vecchio Continente sotto un\u2019unica bandiera: un processo che si potr\u00e0 dire compiuto solo con l\u2019entrata dei Paesi dei Balcani (e magari della Norvegia).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dell\u2019ingresso di Romania e Bulgaria, avvenuto lo scorso primo gennaio e che ha portato a 27 i paesi membri dell\u2019Unione Europea, si \u00e8 parlato in questi mesi soprattutto in relazione ai timori relativi al dirottamento dei Fondi Strutturali e di coesione e alla crescita dell\u2019immigrazione. 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