{"id":5340,"date":"2007-05-16T00:00:00","date_gmt":"2007-05-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/verso-un-finanziamento-pubblico-per-galileo\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:54","slug":"verso-un-finanziamento-pubblico-per-galileo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/05\/verso-un-finanziamento-pubblico-per-galileo\/","title":{"rendered":"Verso un finanziamento pubblico per Galileo?"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 10 maggio la Commissione Europea ha dichiarato che il futuro sistema di navigazione Galileo potrebbe essere totalmente finanziato con denaro pubblico, dopo che il consorzio delle industrie incaricate del progetto non ha rispettato i termini dell\u2019ultimatum posto due mesi prima da Jaques Barrot, commissario europeo ai Trasporti. Questa dichiarazione pone fine a 18 mesi di discussioni e mancati accordi tra le societ\u00e0 coinvolte (Alcatel-Lucent e Thales per la Francia, la franco-tedsca Eads, l\u2019italiana Finmeccanica, le spagnole Aena e Hispasat, l\u2019inglese Inmarsat e la tedesca TeleOp), discussioni che hanno di fatto bloccato l\u2019avanzamento del progetto. <\/p>\n<p>Il 14 marzo scorso, infatti, il commissario francese aveva chiesto al consorzio di raggiungere una serie di accordi (nomina di un amministratore delegato comune, distribuzione dei centri operativi e struttura della governance) che permettesse di rispettare le scadenze del progetto, gi\u00e0 ritardato di almeno 1 anno.<\/p>\n<p><b>Contrasti economici<\/b><br \/>I contrasti che hanno animato il consorzio industriale sono fondamentalmente di natura economico-finanziaria e, alla base di questi, traspaiono ancora una volta problemi legati alla non coincidenza degli interessi nazionali con quelli europei, specchio dello stato di immaturit\u00e0 che ancora caratterizza la (non) cooperazione europea tra istituzioni e industrie. <\/p>\n<p>Per il pi\u00f9 grande investimento spaziale europeo, infatti, la Commissione aveva messo a punto un sistema innovativo di finanziamento misto pubblico\/privato secondo il quale, dei circa 4 miliardi di euro totali necessari nell\u2019arco di 20 anni, 2,5 sarebbero a carico delle industrie, mentre il restante a carico dei governi (che, peraltro, hanno gi\u00e0 versato 1,2 miliardi circa). Il problema che le societ\u00e0 si sono poste \u00e8 prettamente economico: il programma Galileo \u00e8 in grado di garantire il ritorno di tali investimenti? <\/p>\n<p>Il fatto che il servizio messo a disposizione del pubblico dall\u2019americano Gps (Global Positioning System) sia gratuito fa sorgere dubbi sulla capacit\u00e0 di Galileo di conquistarsi fette di un mercato che, secondo la Commissione, ha un giro di affari destinato a passare dai 60 ai 300-400 miliardi di euro l\u2019anno. La domanda retorica posta in proposito da un funzionario europeo rende perfettamente l\u2019idea: perch\u00e9 bere Pepsi quando si pu\u00f2 bere Coca-Cola gratis? <\/p>\n<p>Alla concorrenza americana, poi, si aggiunge anche il timore della concorrenza cinese e russa: nel giro di pochi anni, e presumibilmente prima che Galileo entri in servizio nel 2012, i due paesi metteranno in orbita satelliti in grado di fornire lo stesso servizio.<\/p>\n<p><b>Elevato valore aggiunto <\/b><br \/>In realt\u00e0 il valore aggiunto di Galileo, rispetto sempre al Gps, ci sarebbe: i suoi trenta satelliti disporranno di ben cinque canali, anzich\u00e9 di due soltanto, diversi a seconda della qualit\u00e0 richiesta dai diversi utenti a cui si rivolge, e saranno soprattutto in grado di fornire immagini molto pi\u00f9 accurate (risoluzione al di sotto del metro). Quest\u2019ultimo vantaggio non \u00e8 comunque garanzia di profitti perch\u00e9 sarebbe sfruttato da pochi <i>end-user <\/i>professionali, per lo pi\u00f9 legati a compiti di sicurezza in senso ampio e, quindi, anche di difesa. <\/p>\n<p>Di fronte alla non certezza del guadagno, le otto industrie aerospaziali tentano da ben 18 mesi di accordarsi su una serie di questioni quantomeno fondamentali, visto lo stato avanzato del progetto: chi far\u00e0 che cosa (e quindi a chi andr\u00e0 la fetta pi\u00f9 grande e ricca della torta) e dove saranno dislocati i centri operativi e di controllo (portatori di vantaggi economici oltre che di prestigio e politici). La disputa ricorda pi\u00f9 che vagamente quella sorta in seno ad Airbus, solo che questa volta a litigare non ci sono solo due paesi, ma addirittura cinque. <\/p>\n<p>\u00c8 stata la suddivisione geografica dei centri di controllo (penalizzante per la Spagna, la causa scatenante delle polemiche e delle richieste per una pi\u00f9 equa ridistribuzione del lavoro,  secondo il principio del <i>juste-retour<\/i>. <\/p>\n<p>Il protrarsi delle discussioni ha causato gravi ritardi al progetto, e quindi gravi perdite economiche, fino al punto che il 5 marzo l\u2019Agenzia spaziale europea (Esa) si \u00e8 vista costretta a sborsare 30 milioni di euro circa per la costruzione di un satellite &#8211; Giove-A2 &#8211; destinato semplicemente ad occupare le frequenze di trasmissione del segnale riservate a Galileo e che l\u2019Unione rischiava, altrimenti, di perdere. Secondo l\u2019International Telecommunication Union (Itu), infatti, un operatore pu\u00f2 perdere i diritti sulle frequenze acquisite se queste restano in disuso per pi\u00f9 di due anni. <\/p>\n<p>Un paio di settimane dopo, il Commissario europeo ai Trasporti ha lanciato l\u2019ultimatum al consorzio. Il termine \u00e8 scaduto il 10 maggio senza che le industrie siano riuscite a superare le loro divergenze e la Commissione si \u00e8 dunque trovata a formulare una proposta risolutiva che metter\u00e0 a punto nel corso di questa settimana e che presenter\u00e0 alla riunione dei Ministri dei trasporti il prossimo mese.<\/p>\n<p><b>Un sistema strategicamente necessario<\/b><br \/>Ancora una volta, come gi\u00e0 accaduto per Airbus, le dispute nazionali hanno prevalso su logiche economico-industriali, arrecando danni a un progetto di portata europea e di massima importanza tecnologica, oltre che strategica. Non si possono biasimare quelle industrie private che vogliono mettersi al riparo da investimenti costosi e troppo rischiosi. Non \u00e8 loro, infatti, il compito di realizzare progetti che, sebbene non redditizi, devono essere portati avanti perch\u00e9 servono un obiettivo strategico-politico comune. <\/p>\n<p>Anche se Galileo non dovesse risultare economicamente conveniente, resta comunque un sistema strategicamente necessario per garantire all\u2019Europa autonomia nell\u2019espletamento di quei compiti ambiziosi che si \u00e8 posta, e che fanno di lei un soggetto in grado di garantire la sicurezza dei suoi cittadini.<\/p>\n<p>Ad oggi, infatti, nello svolgimento dei compiti comunitari di sicurezza (impegno nella non proliferazione, servizio di protezione civile, controllo delle frontiere, monitoraggio ambientale) e delle sue missioni Pesd (ricerca e soccorso, missioni di polizia, interventi di peacekeeping e peacemaking, interventi umanitari), l\u2019Europa si affida completamente al Gps, un sistema controllato dal Pentagono che, teoricamente, potrebbe venire semplicemente spento a piacimento del suo proprietario in qualsiasi momento. <\/p>\n<p>Poich\u00e9 le operazioni che si svolgono in teatri lontani non possono fare a meno del supporto satellitare, esso \u00e8 diventato uno strumento determinante per l\u2019indipendenza strategica e, alla base, anche politica di un attore. Per l\u2019Europa non si tratta di una questione di fedelt\u00e0 all\u2019alleanza transatlantica, che non per questo verrebbe meno, visto anche l\u2019accordo di interoperabilit\u00e0 tra Galileo e Gps siglato da Europea e Usa allo scopo di rinforzare le rispettive capacit\u00e0. Si tratta piuttosto di una questione di indipendenza politica nella scelta delle missioni da compiere e dei compiti da assumersi, nonch\u00e9 di totale affidabilit\u00e0 e continuit\u00e0 delle informazioni alla base di tali scelte. <\/p>\n<p>Galileo, voluto dalla Commissione Europea, \u00e8 la risposta a questa necessit\u00e0. Nato come programma civile, e inserito quindi nel <i>volet<\/i> della sicurezza europea, Galileo pu\u00f2 tuttavia presentarsi come strumento <i>dual-use<\/i>. La Commissione stessa, in una sua recente comunicazione al Consiglio e al Parlamento sulla \u201cEuropean Space Policy\u201d, ha previsto il potenziale uso di sistemi civili (Gmes, Galileo) anche per missioni Pesd, mentre il Ministro ai trasporti tedesco, Wolfanfg Tiefensee, ha direttamente paragonato Galileo a una strada pubblica che pu\u00f2 portare veicoli militari, pur restando sotto controllo civile.<\/p>\n<p><b>Innovazione tecnologica<\/b><br \/>L\u2019importanza di questo progetto, dunque, \u00e8 soprattutto politico-strategica, ma non solo: anche se nel 2012 il vantaggio di cui gode oggi sulla carta il sistema europeo (precisione visiva minore a un metro) dovesse gi\u00e0 essere superato, Galileo permetterebbe se non altro di accorciare quel gap tecnologico che, altrimenti, penalizzerebbe irrimediabilmente la competitivit\u00e0 delle industrie aerospaziali europee. Cos\u00ec come avviene a livello nazionale, \u00e8 grazie a questo tipo di programmi, spesso co-finanziati con denaro pubblico, che le industrie mantengono alto il loro livello di <i>know-how <\/i>tecnologico, restando in questo modo competitive, garantendo il progresso industriale del Paese e fornendo ai cervelli europei una piattaforma di impiego che ne eviti la fuga all\u2019estero. Queste ragioni, unite al fatto che l\u2019interruzione del programma comporterebbe lo spreco degli investimenti finora messi in campo e minerebbe la credibilit\u00e0 politica dell\u2019Europa, sono gli ottimi motivi che, superando le logiche del ricavo, fanno di Galileo una scommessa che non ci possiamo permettere di perdere. <\/p>\n<p>\u00c8 per questo che, questa settimana, la Commissione dovr\u00e0 pensare a un piano che garantisca sui rischi ed eventualmente copra le perdite economiche del programma. Il piano potrebbe prevedere un totale finanziamento pubblico diretto (com\u2019\u00e8 avvenuto per il Gps) che, spalmato nell\u2019arco di 20 vent\u2019anni, richiederebbe una spesa di circa 1 cent all\u2019anno per ogni cittadino europeo, secondo le stime di Barroso. O potr\u00e0, piuttosto, promettere alle industrie il ritorno economico ai loro investimenti attraverso strumenti normativi che, ad esempio, impongano l\u2019utilizzo di Galileo nei trasporti di merci e di persone per motivi di sicurezza e da parte dei vari servizi di emergenza (ambulanze, vigili del fuoco, guardia costiera).<\/p>\n<p>Nel caso si decida per la prima ipotesi, come anticipato dalla Commissione, \u00e8 auspicabile lo studio di un piano di comunicazione esterna da parte delle istituzioni che sappia spiegare con parole semplici e concrete, a livello nazionale, l\u2019utilit\u00e0 di questo progetto. Sar\u00e0 un compito particolarmente importante per i governi di quei paesi, come l\u2019Italia, dove la forte presenza di forze radicali e pacifiste mettono a rischio tutti quegli investimenti che suonino anche solo vagamente a uso di sicurezza e difesa, senza capire, spesso e semplicemente perch\u00e8 non vengono efficacemente comunicati, la vera portata di tali strumenti e i connessi vantaggi di lungo periodo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 10 maggio la Commissione Europea ha dichiarato che il futuro sistema di navigazione Galileo potrebbe essere totalmente finanziato con denaro pubblico, dopo che il consorzio delle industrie incaricate del progetto non ha rispettato i termini dell\u2019ultimatum posto due mesi prima da Jaques Barrot, commissario europeo ai Trasporti. 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