{"id":5380,"date":"2007-05-29T00:00:00","date_gmt":"2007-05-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-strategia-militare-da-rivisitare\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:53","slug":"una-strategia-militare-da-rivisitare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/05\/una-strategia-militare-da-rivisitare\/","title":{"rendered":"Una strategia militare da rivisitare"},"content":{"rendered":"<p>Tradizionalmente, maggio per gli israeliani era un mese in cui si festeggiava. Era infatti il 14 maggio 1948 quando Ben Gurion dichiar\u00f2 l\u2019indipendenza dello Stato di Israele e il giorno successivo, come da risoluzione dell\u2019Onu del novembre precedente, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato. Anche gli arabi avrebbero potuto dichiarare la formazione in Palestina di un loro Stato indipendente: era previsto dalla medesima risoluzione. Preferirono muovere guerra e, il 15 maggio, gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania iniziarono l\u2019attacco. L\u2019offensiva venne bloccata alle porte di Tel Aviv e la guerra termin\u00f2 con la sconfitta araba un anno dopo, producendo circa 700 mila profughi arabi e 800 mila profughi ebrei, da sempre residenti in nazioni arabe. Di questi, circa 600 mila migrarono in Israele. In questo maggio 2007, sembra che da festeggiare ci sia assai poco.<\/p>\n<p><b>Celebrazioni sotto tono<\/b><br \/>Nel 1998 avevo partecipato assieme alle Frecce Tricolori, in un clima di grande serenit\u00e0, alla celebrazione del 50\u00b0 anniversario della fondazione dello Stato e delle sue forze armate, le ancora \u201cmitiche\u201d Israeli Defence Forces. Manifestazione sul lungomare di Tel Aviv, alla presenza del presidente Weizmann, e il giorno dopo un volo in formazione in  venti minuti ci porta direttamente da Israele in Giordania. Qui, manifestazione gemella nel cielo di Amman, alla presenza di re Hussein. Simbolico ponte tricolore, con tante speranze. <\/p>\n<p>La celebrazione del 59\u00b0 anniversario purtroppo non ha potuto trovare un clima altrettanto sereno. A guastare la festa non sono tanto i razzi Kassam, con i quali Hamas continua a martellare i villaggi israeliani lungo la striscia, quanto il verdetto del giudice Winograd, presidente della commissione d\u2019inchiesta sulla guerra in Libano. Parole pesanti come pietre. Il rapporto cita \u201cun grave fallimento nella mancanza di giudizio, responsabilit\u00e0 e cautela\u201d. Il premier \u00e8 accusato di \u201cgravi fallimenti\u201d; il ministro della difesa Perez \u201cha mostrato di essere inesperto e la sua impreparazione \u00e8 una della cause dell\u2019insuccesso\u201d; il capo di Stato Maggiore della Difesa Dan Halutz \u201cha fallito nel suo compito di comandante supremo delle forze armate\u201d. Ce n\u2019\u00e8 per tutti, anche per le IDF, la cui impreparazione \u2013 secondo la commissione \u2013 \u00e8 conseguenza di una concezione, rivelatasi errata, che l\u2019era dei conflitti su larga scala sia passata e che ormai sono prevedibili solo conflitti a bassa intensit\u00e0. <\/p>\n<p>\u00c8 esattamente ci\u00f2 che crede anche la Unione Europea, la cui strategia militare, se c\u2019\u00e8, si limita alla scala delle \u201cmissioni di Petersberg\u201d. Al cataclisma in ambito governativo e parlamentare, ai cambi di vertice, alla diffusa insoddisfazione per i limiti di Unifil nel contesto della risoluzione 1701, in questi ultimi giorni, come riporta Maari\u2019v, si \u00e8 aggiunta anche la voce di un Ammiraglio, ex responsabile al vertice del Mossad, che critica strategia militare e preparazione delle Idf, ormai trasformate \u201cda forze armate in forze di polizia\u201d. <\/p>\n<p>Giusta preoccupazione, a mio avviso, visto che Israele \u00e8 nata con una guerra, e con  guerre o guerriglie ha dovuto convivere in questi cinquantanove anni di esistenza. Le circostanze, la collocazione geografica, i problemi etnici, i diversi tassi di natalit\u00e0, tutto fa s\u00ec che la politica e la strategia militare di Israele non possano che riassumersi in un unico obbligo, non eludibile. Israele \u00e8 condannata a vincere, e deve vincere perch\u00e9 non pu\u00f2 mai permettersi di perdere. <\/p>\n<p>Il suo problema continua infatti ad essere esistenziale, anche se la minaccia non sono pi\u00f9 gli eserciti arabi del \u201848, del \u201867 o del \u201873. Ci\u00f2 significa che, a differenza di quegli europei che, come noi, Spagna e Germania sembrerebbero aver gi\u00e0 fatto scelte riduttive, non pu\u00f2 tuttora permettersi il lusso di sbagliare la composizione delle forze, mantenendole in parte idonee al controllo del territorio (operazioni di polizia) e in parte con un\u2019intatta capacit\u00e0 di combattimento.<\/p>\n<p><b>I dubbi di uno Stato mobilitato<\/b><br \/>Per questo, Israele ha sempre avuto le caratteristiche di uno Stato mobilitato. Deve per forza mantenere una capacit\u00e0 militare deterrente, che per\u00f2 potrebbe anche non funzionare. Quando si parla di Israele, concetti o parole come diritto di autodifesa, reazione spropositata, attacco preventivo, portare la guerra dal nemico e altri ancora hanno, perch\u00e9 non possono non avere, un significato diverso dalla normalit\u00e0 delle logiche comuni. Tutta la strategia militare di Israele, se ancora la possiamo cos\u00ec definire, trova preciso riscontro e compendio nella \u201cmissione\u201d delle Idf, ovvero nella loro ragione di esistere: assicurare l\u2019esistenza dello Stato e la sicurezza dei suoi cittadini. Nessun\u2019altra forza armata, in Europa, ha oggi un compito cos\u00ec drammatico. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, e non senza sorpresa, nel corso delle operazioni contro Hizbollah del 2006, per la prima volta le Idf, pur addestrate alla guerriglia urbana, si sono trovate di fronte combattenti non regolari ben organizzati, ben addestrati e in possesso di armamenti molto avanzati. La lotta, come abbiamo visto, \u00e8 stata dura, talvolta dall\u2019esito incerto e in ogni caso non ha raggiunto lo scopo. <\/p>\n<p>L\u2019ampiezza e il carattere coordinato delle azioni di Hizbollah ha anche messo in dubbio la capacit\u00e0 del servizio <i>intelligence<\/i>, erodendo cos\u00ec un altro importante pilastro dell\u2019invincibilit\u00e0 di Israele. Il fatto che una cos\u00ec imponente quantit\u00e0 di armi di ultima generazione potesse essere stata ammassata in poco tempo e cos\u00ec in prossimit\u00e0 del confine da gruppi armati illegali \u2013 lo ammette anche la commissione Winograd &#8211; ha focalizzato in madrepatria un dibattito assai acceso sulla effettiva capacit\u00e0 delle attuali Idf di contrastare una simile minaccia. <\/p>\n<p>In termini pi\u00f9 ampi, si dibatte ancora sulla natura e sullo scopo di una campagna predisposta e pianificata da una forza di guerriglia contro la forza militare organizzata pi\u00f9 potente della regione. Anche con l\u2019Unifil lungo i confini,  il nodo rimane infatti la presenza armata di Hizbollah. Oggi, questo movimento sciita rappresenta per Israele una minaccia strategica come attore indipendente, come braccio dell\u2019esercito siriano e come strumento del regime religioso iraniano. \u00c8 una forza che sia all\u2019interno del Libano che fuori si proclama vincitrice, avendo \u201ccostretto\u201d per ben due volte (2000 e 2006) Israele a ritirarsi dentro i propri confini, senza ottenere contropartite. Ci\u00f2 ha dato al movimento integralista alta credibilit\u00e0, di cui beneficia anche Hamas. Israele ormai viene additata come un nemico screditato, che pu\u00f2 essere sconfitto. Ormai il danno \u00e8 fatto.<\/p>\n<p><b>Una \u201cexit strategy\u201d<\/b><br \/>La domanda che molti si pongono, sommessamente ma con un certo sgomento, \u00e8 se la strategia militare che ha salvato Israele durante le sue guerre \u201cclassiche\u201d sia ancora valida ed efficace anche nel caso di guerre \u201cnon convenzionali\u201d contro realt\u00e0 armate non statuali. La risposta, a mio avviso, \u00e8 affermativa semplicemente e solo perch\u00e9 non \u00e8 possibile fare diversamente. Il rischio non sta tanto nel riguadagnarsi la capacit\u00e0 di compiere operazioni di <i>warfighting<\/i>, e questa \u00e8 un\u2019ipotesi minima, ma quello di doverle allungare eccessivamente. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 comporta che queste possano essere fermate prematuramente  dalle organizzazioni internazionali non appena le opinioni pubbliche si fanno critiche sul <i>modus operandi <\/i>delle Idf. Occorre che Israele, parallelamente al riadeguamento della propria strategia militare, sappia rompere l\u2019isolamento attivando, o ritrovando, una strategia politica che la porti quanto prima a far capire all\u2019Occidente europeo che anch\u2019essa, in fin dei conti, ne fa parte per diritto di nascita e di cultura. Un\u2019Italia pi\u00f9 libera da preconcetti potrebbe dare un valido contributo in questa direzione, anche se l\u2019Europa, in proposito, appare tuttora poco attrezzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tradizionalmente, maggio per gli israeliani era un mese in cui si festeggiava. Era infatti il 14 maggio 1948 quando Ben Gurion dichiar\u00f2 l\u2019indipendenza dello Stato di Israele e il giorno successivo, come da risoluzione dell\u2019Onu del novembre precedente, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato. 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