{"id":5480,"date":"2007-06-01T00:00:00","date_gmt":"2007-05-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-futuro-di-maggiore-cooperazione-tra-europa-e-usa\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:53","slug":"un-futuro-di-maggiore-cooperazione-tra-europa-e-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/06\/un-futuro-di-maggiore-cooperazione-tra-europa-e-usa\/","title":{"rendered":"Un futuro di maggiore cooperazione tra Europa e Usa"},"content":{"rendered":"<p><i>L&#8217;ambasciatore Renato Ruggiero, oltre alle molte cariche da lui ricoperte, \u00e8 stato anche, per molti anni, socio dell&#8217;Istituto Affari Internazionali, pi\u00f9 volte membro del Comitato Direttivo e in seguito, sino alla sua scomparsa, del Comitato dei Garanti. Soprattutto egli ha sempre saputo ispirare le nostre ricerche e riflessioni sulle questioni europee e della governance internazionale, lungo la strada maestra dell&#8217;europeismo e del multilateralismo. Per commemorarlo, abbiamo deciso di ripubblicare questo suo articolo del 2007, in cui offriva un&#8217;analisi ancora largamente attuale dei rapporti transatlantici<\/i>.<\/p>\n<p>Per le relazioni transatlantiche si annuncia un biennio critico. Le due scadenze pi\u00f9 importanti che segneranno questo lasso di tempo sono le elezioni presidenziali americane nel novembre 2008 e quelle europee nella primavera 2009. Un realistico ottimismo nella valutazione di questi prossimi eventi dovrebbe portarci a dire che le relazioni transatlantiche miglioreranno, anche se i punti di frizione su vari argomenti importanti certamente rimarranno. Perch\u00e9 questo realistico ottimismo? <\/p>\n<p><b>Effetto Merkel<\/b><br \/>Bisogna partire dall\u2019elezione di Angela Merkel alla Cancelleria federale. La Merkel ha impostato la propria ascesa e le prime azioni di governo sul rilancio dei due tradizionali pilastri della politica estera tedesca: un forte legame transatlantico e un rinnovato impulso al processo di integrazione europea. Sono questi anche i fondamentali elementi della politica estera italiana, ed \u00e8 per questo motivo che vi \u00e8 tra i due paesi molto sincronismo, in particolare sulla politica europea. <\/p>\n<p>Il nuovo cancelliere tedesco si \u00e8 mosso con molta determinazione in queste due direzioni. Il suo viaggio a Washington, in qualit\u00e0 di presidente del Consiglio dell\u2019Unione europea, non ha certo dissipato i tanti problemi sul tappeto, ma ha creato una nuova atmosfera nei rapporti transatlantici. Il dossier forse pi\u00f9 rilevante in questa direzione \u00e8 stato quello dell\u2019accordo raggiunto per la creazione di una partnership economica transatlantica, per uno spazio comune in cui regole e politiche siano il pi\u00f9 possibile armonizzate e vincolanti da entrambe le parti dell\u2019oceano. Pi\u00f9 ancora del contenuto dell\u2019accordo, ci\u00f2 che \u00e8 importante \u00e8 lo spirito con il quale la Merkel ha trattato questo dossier con Washington, dimostrando una chiara volont\u00e0 di volere ripristinare un dialogo costruttivo. <\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 di pi\u00f9. L\u2019economia e la finanza costituiscono i settori nei quali la coesione transatlantica rimane un fattore essenziale. Stati Uniti ed Europa a 27 rappresentano il 10% della popolazione mondiale, il 40% del commercio internazionale e pi\u00f9 del 60% del Pil mondiale. Ripeto una cifra ben nota: nel 2005 gli americani hanno investito in Belgio quattro volte di pi\u00f9 di quanto abbiano investito in Cina lo scorso anno. E dai rapporti economici transatlantici dipendono 14 milioni di posti di lavoro. <\/p>\n<p>\u00c8 questa una parte esenziale del cemento che unisce Stati Uniti ed Europa. La dimensione di questa interdipendenza economica transatlantica mette in evidenza la grande importanza che la coesione, anche politica, tra le due sponde dell\u2019Atlantico ha per il raggiungimento dei propri obiettivi.<\/p>\n<p><b>Confronti globali<\/b><br \/>I termini di confronto globali non sono tuttavia favorevoli alla nostra parte del mondo. E questo appare vero sia che si tratti della scala delle principali potenze economiche del mondo, sia degli sviluppi demografici che vedono denatalit\u00e0 per il Nord del mondo e grande fertilit\u00e0 per il Sud. Il possesso delle fonti energetiche, tranne per gli Stati Uniti che sono tuttavia importatori netti, e il possesso delle materie prime, \u00e8 altrove. Purtroppo la lista dei dati pu\u00f2 continuare nella stessa direzione.<\/p>\n<p> Tutto ci\u00f2, gli aspetti economici positivi e quelli negativi, insieme ai nostri valori comuni, dovrebbe spingerci ad un rapporto transatlantico sempre pi\u00f9 stretto. Quando ero direttore generale del Wto (World Trade Organization), appariva con chiarezza che ogni qualvolta su un determinato soggetto negoziale Europa e Stati Uniti avevano posizioni diverse, non vi era possibilit\u00e0 di creare un accordo tra i 130 membri dell\u2019organizzazione. L\u2019intesa tra Bruxelles e Washington era invece la premessa indispensabile, anche se non sufficiente, per un accordo di tutti i paesi membri.<\/p>\n<p>Purtroppo ancora molti sono i dossier economici e commerciali, in particolare il Doha Round, sui quali un accordo tra Europa e Stati Uniti \u00e8 assolutamente necessario per muovere verso una soluzione comune.<\/p>\n<p><b>Il successo di Sarkozy<\/b><br \/>Alla luce di una nuova atmosfera tra Europa e Stati Uniti dopo la vittoria elettorale della Merkel, il successo di Sarkozy alle elezioni presidenziali francesi acquista un particolare valore. La sua dichiarazione che nelle relazioni transatlantiche la Francia sar\u00e0 \u201cun amico e un alleato leale\u201d anche se si riserva il diritto di dissentire quando necessario, costituisce un distacco dalla posizione del suo predecessore. Sarkozy \u00e8 certamente un uomo politico di grande rilievo, con una carica dinamica protesa verso la soluzione dei problemi per ridare alla Francia un posto nel mondo e certamente anche, come egli stesso ha detto, \u201cil suo ritorno in Europa\u201d. <\/p>\n<p>La sua azione politica viene vista con simpatia e speranza in particolare dalla stampa americana. \u00c8 questo un secondo elemento che dovrebbe portarci a un \u201crealistico ottimismo\u201d, aggiungendosi alla valutazione positiva data sull\u2019azione della Merkel. Ovviamente Sarkozy porta con s\u00e9 i caratteri della tradizione politica francese.<\/p>\n<p><b>Verso un rilancio del negoziato costituzionale europeo?<\/b><br \/>Il terzo elemento, che riguarda sempre l\u2019Europa, di una valutazione positiva nello sviluppo delle relazioni transatlantiche, \u00e8 l\u2019attuale negoziato per il rafforzamento istituzionale dell\u2019Unione europea. Il negoziato per uscire dalle difficolt\u00e0 in tempo utile per un nuovo accordo, prima delle elezioni del nuovo Parlamento europeo, nella primavera del 2009, \u00e8 ormai iniziato. <\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 che si frappongono a un unanime accordo sono certamente ancora molto ampie. Vi sono tuttavia due elementi che non possono essere sottovalutati. Il primo \u00e8 che comunque il testo del progetto di trattato costituzionale fu solennemente firmato a Roma il 29 ottobre 2004, da tutti i 27 capi di Stato o di governo. \u00c8 difficile pertanto rimangiarsi completamente una firma apposta, per di pi\u00f9 in una cornice alquanto solenne. La seconda osservazione \u00e8 che la grandissima maggioranza dei 27 paesi non ha obiezioni per le proposte che sono sul tavolo. Diciotto paesi hanno ratificato il trattato, tra i quali due per via referendaria, e soltanto due lo hanno rifiutato con un referendum popolare. Il terzo elemento \u00e8 che in realt\u00e0, forse con una sola eccezione, nessuno dei paesi membri \u00e8 pronto ad accettare il fallimento dell\u2019accordo.<\/p>\n<p>Cosa significa tutto questo? Al momento attuale, quel che si pu\u00f2 dire \u00e8 che vi \u00e8 un ampio consenso per una soluzione rapida, ossia un accordo entro la fine della Presidenza tedesca, ovvero entro il 30 giugno prossimo. Il secondo elemento \u00e8 che l\u2019accordo si deve fondare su uno scambio di compromessi. Da un lato si potrebbe rinunciare alla forma costituzionale del nuovo atto a condizione che, dall\u2019altro, la sostanza delle proposte di carattere istituzionale che vi erano nel trattato vengano tutte riprese. <\/p>\n<p>La presa di posizione del governo italiano, in particolare di Prodi con il discorso pronunciato il 22 maggio a Strasburgo, \u00e8 chiara e non certo isolata. Meglio una Unione a due velocit\u00e0 che un compromesso al ribasso che non favorirebbe la capacit\u00e0 e la credibilit\u00e0 dell\u2019Unione per esercitare il suo ruolo nel mondo. L\u2019equilibrio tra richieste e concessioni delle due parti non \u00e8 ancora stato raggiunto ed \u00e8 quindi difficile dire come finir\u00e0 questo complesso negoziato. Ma ritengo che le speranze siano ancora alte. <\/p>\n<p>Questi tre eventi da parte europea, l\u2019ascesa della Merkel, la vittoria elettorale di Sarkozy, e un accordo europeo che rafforzi significativamente la capacit\u00e0 di operare e di decidere dell\u2019Unione, costituiscono le fondamentali ragioni \u201cper un realistico ottimismo\u201d di un sostanziale miglioramento delle relazioni transatlantiche nel corso dei prossimi due anni.<\/p>\n<p><b>Al telefono con Washington<\/b><br \/>Negli ultimi tempi, sono apparsi sulla stampa americana articoli che facevano stato di una consapevolezza di Washington della necessit\u00e0 e della convenienza di un\u2019Europa forte. Kissinger ci avverte che un progresso \u00e8 stato fatto nel campo della politica estera, dove si chiedeva di conoscere un numero di telefono da utilizzare per parlare con l\u2019Europa. Il numero di telefono ormai c\u2019\u00e8, ed \u00e8 quello di Xavier Solana. Kissinger avanza quindi comprensibilmente una nuova richiesta: bisogna che gli europei si mettano d\u2019accordo affinch\u00e9 il telefono non sia utilizzato soltanto per uno scambio di convenevoli, ma principalmente per conoscere il pensiero e le proposte europee. Tra le proposte quindi che si considerano essenziali da salvaguardare, ve ne sono due in particolare: la nomina di un presidente del Consiglio europeo dei capi di Stato o di Governo, eletto per due anni e mezzo rinnovabili per una sola volta, e la nomina di un ministro degli Affari esteri che sia anche vicepresidente della Commissione europea e che presieda il Consiglio dei ministri degli Esteri. <\/p>\n<p>Le istituzioni sono essenziali per garantire l\u2019efficacia dell\u2019azione politica interna ed internazionale di una complessa realt\u00e0 come \u00e8 quella dell\u2019Unione europea. Talvolta, sull\u2019altra riva dell\u2019Atlantico, si mostrano segni di impazienza per le lunghe e difficili negoziazioni istituzionali dell\u2019Unione europea. \u00c8 un errore, probabilmente indotto dalla posizione inglese sempre attenta a non creare nuovi vincoli istituzionali. Le istituzioni non sono certo tutto: nel caso delle relazioni transatlantiche ci vuole anche l\u2019impegno a comprendere e rispettare opinioni diverse nel quadro di una volont\u00e0 comune di mantenere aperto il dialogo. <\/p>\n<p>In questa prospettiva, anche noi europei abbiamo un problema che riguarda la coerenza della voce che sentiamo al numero di telefono di Washington, la cui esistenza non \u00e8 stata mai messa in dubbio. Ci\u00f2 vale particolarmente in questo periodo di \u201csplit government\u201d, come dicono gli americani, e riguarda alcuni problemi centrali di oggi, quali il riscaldamento globale, la priorit\u00e0 delle soluzioni politico\u2013diplomatiche e la legittimazione dell\u2019uso della forza nelle aree di crisi, i necessari compromessi nei negoziati commerciali, per non menzionare che alcune aree principali.<\/p>\n<p>Un amico americano mi ha detto pochi giorni or sono: \u201ccomunque vadano le cose alle prossime elezioni presidenziali, le relazioni transatlantiche non potranno che migliorare\u201d. Riferisco questa citazione soltanto perch\u00e9 condivido con forza l\u2019auspicio che una nuova fase abbia realmente inizio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ambasciatore Renato Ruggiero, oltre alle molte cariche da lui ricoperte, \u00e8 stato anche, per molti anni, socio dell&#8217;Istituto Affari Internazionali, pi\u00f9 volte membro del Comitato Direttivo e in seguito, sino alla sua scomparsa, del Comitato dei Garanti. 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