{"id":5630,"date":"2007-06-20T00:00:00","date_gmt":"2007-06-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-corsa-dei-candidati-e-gia-iniziata\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:51","slug":"la-corsa-dei-candidati-e-gia-iniziata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/06\/la-corsa-dei-candidati-e-gia-iniziata\/","title":{"rendered":"La corsa dei candidati \u00e8 gi\u00e0 iniziata"},"content":{"rendered":"<p>La scena politica americana offre, in questa tarda primavera 2007, uno spettacolo abbastanza inedito: un Presidente con i pi\u00f9 bassi indici di gradimento del dopoguerra, ma che non pu\u00f2 essere rieletto ed \u00e8 perci\u00f2 abbastanza impermeabile alle spinte dell\u2019opinione pubblica; un Parlamento controllato, sia pure con maggioranze molto risicate, dall\u2019opposizione, ma che in qualche modo non riesce a darsi un indirizzo preciso; due partiti abbastanza confusi e pieni di contraddizioni interne alla ricerca di nuovi leader. Il risultato \u00e8 che, a sedici mesi dalle presidenziali del 4 novembre 2008, la campagna elettorale \u00e8 gi\u00e0 in pieno svolgimento e cattura l\u2019attenzione dei media come non era mai successo prima d\u2019ora.<\/p>\n<p><b>Le speranze dei Democratici<\/b><br \/>La logica politica vorrebbe favoriti i democratici, pi\u00f9 liberi di parlare contro l\u2019impopolare guerra irachena e di invocare cambiamenti, e perci\u00f2 di approfittare della voglia di nuovo che si respira a pieni polmoni. Nulla, tuttavia, appare scontato, perch\u00e9 nessuno dei candidati scesi finora in campo appare del tutto convincente e i rivali repubblicani si stanno compattando su una linea che non coincide con quella bushiana, ma che agli occhi di molti elettori sembra pi\u00f9 concreta e realistica di quella \u201cliberal\u201d.<\/p>\n<p>In Italia si parla molto \u2013 in termini in genere positivi, se non encomiastici &#8211; di Hillary Clinton, di Barack Obama e un po\u2019 meno del terzo incomodo, John Edwards. Vista da Washington, la situazione non \u00e8 cos\u00ec chiara. Hillary ha molti soldi, un\u2019eccellente organizzazione (curata dal marito), ma anche moltissimi nemici. Nei giorni scorsi sono usciti due libri, uno dell\u2019eroe del Watergate, Carl Bernstein e l\u2019altro di due inviati del New York Times (cio\u00e8 di autori di fede democratica) abbastanza devastanti per l\u2019ex first lady, definita ultra-ambiziosa, arrogante, opportunista, spregiudicata. Questo potrebbe non impedirle di vincere le primarie del suo partito, ma la rende pi\u00f9 difficilmente eleggibile dalla cosiddetta \u201cAmerica profonda\u201d, gi\u00e0 non del tutto convinta di affidare la Casa Bianca a una donna.<\/p>\n<p>Tutti hanno qualcosa da rinfacciare a Hillary: da sinistra, il suo voto a favore della guerra in Iraq, da destra il suo passato di first lady, quando durante il primo mandato di Bill tent\u00f2 di far passare un progetto di riforma sanitaria decisamente indigesto per i conservatori.<\/p>\n<p>Obama, dal canto suo, ha avuto il suo momento di gloria e una specie di incoronazione da parte di Hollywood, ma \u00e8 ormai in perdita di velocit\u00e0: \u00e8 vero che \u00e8 il primo nero a tentare la scalata alla presidenza, ma \u00e8 altrettanto vero che, in quanto figlio di un keniota e di una signora bianca del Kansas, non \u00e8 parte integrante della comunit\u00e0 afro-americana presso cui gode infatti di limitate simpatie. \u00c8 senz\u2019altro l\u2019oratore pi\u00f9 efficace della compagnia ed \u00e8 bravissimo in televisione; ma gli esperti dubitano che, nonostante una prima raccolta di fondi soddisfacente, egli abbia la forza di mettere su una organizzazione incisiva in tutti gli Stati che contano. <\/p>\n<p>Edwards, che gi\u00e0 corse nel 2004, appare in ascesa e, in quanto originario del sud, \u00e8 forse l\u2019unico in grado di fare breccia nei feudi repubblicani a sud del Potomac; ma \u00e8 considerato un po\u2019 un peso leggero, per cui i politologi non escludono che, alla fine, possa spuntarla un altro pretendente oggi meno in vista, un po\u2019 come accadde con l\u2019allora semisconosciuto Clinton nel 1992. Oppure, che all\u2019ultimo momento rientri in lizza, lui s\u00ec con eccellenti probabilit\u00e0, lo sconfitto del 2000 Al Gore, fattosi nel frattempo campione della causa ecologista: l\u2019ex vice di Clinton nega di voler scendere in campo, ma le pressioni sono molto forti soprattutto da parte del movimento \u201cstop Hillary\u201d. Se si decidesse, non avrebbe difficolt\u00e0 a raccogliere soldi e soprattutto non avrebbe il problema di farsi conoscere.<\/p>\n<p><b>La ressa dei Repubblicani<\/b><br \/>I repubblicani che aspirano a succedere a Bush sono una decina, ma solo tre sono al momento alla ribalta: l\u2019ex sindaco di New York Giuliani (che, se vincesse, diventerebbe il primo presidente di origine italiana), oggi favorito dai sondaggi, il senatore dell\u2019Arizona ed eroe del Vietnam John McCain e l\u2019ex governatore del Massachusetts Mitt Romney. Sono  personaggi di peso, ma tutti tre poco in sintonia con la base conservatrice e religiosa che \u00e8 stata determinante sia per la elezione, sia per la conferma di George W. e che tuttora forma lo zoccolo duro del partito: quello che va sempre a votare in un paese in cui l\u2019afflusso alle urne \u00e8 sistematicamente inferiore al 60 per cento.<\/p>\n<p>Giuliani ha una situazione familiare a dir poco complicata e qualche scheletro nell\u2019armadio, McCain a 70 anni sembra vecchio e Romney, brillante uomo d\u2019affari, ha il doppio handicap di essere mormone e \u2013 per la base repubblicana \u2013 un po\u2019 di sinistra. I tre girano da una TV all\u2019altra cercando di \u201cvendersi\u201d come l\u2019uomo pi\u00f9 adatto per fronteggiare l\u2019offensiva democratica, ma senza mai convincere al cento per cento. <\/p>\n<p>A molti piacerebbe l\u2019ex senatore Fred Thomson dal fisico decisamente presidenziale, che ha abbandonato la politica per diventare protagonista di una fortunata serie televisiva e che evoca perci\u00f2 ricordi reaganiani, ma finora \u00e8 rimasto in panchina. Arnold Schwarzenegger, governatore della California, sarebbe probabilmente il pi\u00f9 popolare, ma essendo nato in Austria non pu\u00f2 candidarsi. <\/p>\n<p>Su tutti incombe poi l\u2019ombra di Bloomberg, attuale popolarissimo sindaco di New York, talmente ricco da poter finanziare tutta la campagna di tasca sua, ma che alle primarie repubblicane potrebbe preferire una corsa in solitario, come terzo incomodo, con un repubblicano dissidente come il senatore Hagel in qualit\u00e0 di vice. Salvo impensabili colpi di scena, non avrebbe nessuna possibilit\u00e0 di essere eletto (come Ross Perot nel 1992) ma potrebbe avere una influenza determinante sulla contesa, per esempio sottraendo a una Hillary Clinton i voti elettorali di New York e di due o tre altri Stati della costa atlantica.<\/p>\n<p>La cosa che colpisce \u00e8 non solo la quantit\u00e0 degli aspiranti Presidenti, ma il modo in cui tutti sono tuttora condizionati da quel che fa e dice Bush. Sar\u00e0 cos\u00ec per altri sette o otto mesi, ma poi tutto si decider\u00e0 molto prima del solito, perch\u00e9 quasi tutti i principali Stati, che finora avevano tenuto le loro primarie tra marzo e maggio, hanno deciso di anticiparle a febbraio, rubando cos\u00ec la scena allo Iowa e al New Hampshire dove, da un secolo a questa parte, si apriva la stagione. <\/p>\n<p>Quasi per tutto il 2008 perci\u00f2 l\u2019America dovr\u00e0 convivere con un Presidente via via sempre pi\u00f9 \u201canitra zoppa\u201d, e due candidati ufficiali alla sua successione, che non dovranno neppure aspettare la tradizionale investitura della \u201cConvention\u201d per entrare in azione. C\u2019\u00e8 solo da sperare che i grandi nemici degli Usa \u2013 Osama Bin Laden in testa &#8211; non cerchino di approfittare della situazione per gettare il mondo nel caos.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scena politica americana offre, in questa tarda primavera 2007, uno spettacolo abbastanza inedito: un Presidente con i pi\u00f9 bassi indici di gradimento del dopoguerra, ma che non pu\u00f2 essere rieletto ed \u00e8 perci\u00f2 abbastanza impermeabile alle spinte dell\u2019opinione pubblica; un Parlamento controllato, sia pure con maggioranze molto risicate, dall\u2019opposizione, ma che in qualche modo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[85,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5630"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5630"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5630\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63520,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5630\/revisions\/63520"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}