{"id":5670,"date":"2007-06-26T00:00:00","date_gmt":"2007-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strada-obbligata-dellintegrazione-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:51","slug":"la-strada-obbligata-dellintegrazione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/06\/la-strada-obbligata-dellintegrazione-europea\/","title":{"rendered":"La strada obbligata dell\u2019integrazione europea"},"content":{"rendered":"<p>Un semplice sguardo ai prodotti in mostra all\u2019annuale salone aeronautico di Parigi-Le Bourget del 18-23 giugno ci permette di notare come i sistemi d\u2019arma e le produzioni per la sicurezza siano sempre pi\u00f9 caratterizzati da una forte dimensione internazionale. In effetti, la complessit\u00e0 dei sistemi d\u2019armamento, la necessit\u00e0 di produrre quantitativi ridotti e di elevato contenuto tecnologico, in crescita insieme ai costi, la pressione competitiva dall\u2019estero (in particolare dagli Stati Uniti), impone a quelli che una volta erano operatori nazionali di confrontarsi con la cooperazione e la concorrenza internazionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio questo fenomeno si \u00e8 sempre pi\u00f9 affermato e i \u201ccampioni nazionali\u201d europei dell\u2019inizio degli anni \u201980 si sono trasformati in societ\u00e0 transnazionali o quantomeno multidomestiche, ovvero con pi\u00f9 mercati nazionali di riferimento e capacit\u00e0 produttive disperse su territori nazionali diversi.<\/p>\n<p>Dal lato governativo, la riduzione dei bilanci della difesa, in particolare nella componente dedicata alle acquisizioni, sta comportando una progressiva revisione del legame, tuttora presente, fra gli acquirenti militari e l\u2019industria nazionale di riferimento.<\/p>\n<p>La scarsit\u00e0 di risorse non permette pi\u00f9 di sopportare tutti gli extra-costi legati alla necessit\u00e0 di proteggere le produzioni nazionali e si sta sempre pi\u00f9 imponendo il concetto del \u201cbest value for money\u201d.<\/p>\n<p><b>Capacit\u00e0 militari e integrazione industriale <\/b><br \/>Le iniziative d\u2019integrazione sul piano delle politiche di difesa e delle attivit\u00e0 militari in ambito europeo, operanti sotto il cappello della Politica Europea di Sicurezza e Difesa e le sue istituzioni (Comitato Politico e di Sicurezza, Comitato Militare, Staff Militare, Agenzia Europea Difesa), necessitano di una revisione radicale delle capacit\u00e0 disponibili per le operazioni multinazionali di proiezione della forza.<\/p>\n<p>I fornitori di tali capacit\u00e0 divengono quindi partner indispensabili di questo progetto d\u2019integrazione; la loro missione \u00e8 quella di offrire le soluzioni migliori al costo minore, garantendo una base tecnologica ed industriale che anche nel lungo periodo soddisfi le esigenze dei clienti militari.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, le iniziative d\u2019integrazione da parte degli operatori economici hanno anticipato la politica, ma lo slancio iniziale sembra essersi esaurito e non pu\u00f2 proseguire senza una spinta istituzionale di respiro pi\u00f9 ampio di quello nazionale.<\/p>\n<p>Infatti, il modello sinora percorso \u00e8 consistito in joint ventures, fusioni, acquisizioni e partnership che non hanno per\u00f2 veramente condotto alla creazione di soggetti in cui la nazionalit\u00e0 di riferimento diventa non pi\u00f9 intelligibile o ininfluente.<\/p>\n<p>Integrare la base industriale della difesa a livello europeo, inoltre, ha un forte valore simbolico e politico, dato lo stretto legame con la questione della sovranit\u00e0 che queste imprese hanno.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio la persistenza di una dimensione regolamentare e produttiva fortemente sotto il controllo nazionale a non permettere ulteriori avanzamenti, col rischio di vedere riemergere un nazionalismo strisciante che, a seconda dei casi, \u00e8 anti-francese, anti-tedesco, anti-italiano o altro.<\/p>\n<p>Se comunque le imprese sono sempre pi\u00f9 transnazionali, ci\u00f2 non \u00e8 vero per quanto riguarda l\u2019ambiente politico e regolamentare in cui esse operano. In effetti, non esiste un mercato europeo integrato dei beni per la difesa; i mercati europei rimangono frammentati su scala nazionale.<\/p>\n<p>Le imprese stesse sono prese da un certo livello di comprensibile schizofrenia: sul piano strategico sembrano convinte dalla necessit\u00e0 di integrare i mercati, ma quando si tratta di mettere in discussione il vantaggio tattico tuttora dato loro dalla chiusura dei rispettivi mercati nazionali di riferimento, manifestano posizioni pi\u00f9 ambigue.<\/p>\n<p>In un certo senso, si propone il dilemma classico dell\u2019uovo oggi contro la gallina domani: soprattutto le imprese meno competitive, o quelle il cui mercato nazionale di riferimento \u00e8 ancora abbastanza capiente e sotto il loro controllo, sono meno propense ad aprirsi e continuano a premere sulle autorit\u00e0 nazionali per conservare l\u2019attuale regime e ricevere significativi finanziamenti al riparo di ogni concorrenza.<\/p>\n<p><b>Un quadro regolamentare e istituzionale confuso<\/b><br \/>La presenza nel Trattato costituivo dell\u2019Ue di un articolo (Art. 296) che permette agli Stati di esentare, a certe condizioni, il settore della difesa dalle regole del mercato comunitario consente agli Stati nazionali di conservare le ultime vestigia di sovranit\u00e0 esclusiva nel settore industriale della difesa. In realt\u00e0, data la natura specifica dei materiali d\u2019armamento, non sarebbe appropriato applicare direttamente le regole previste per il mercato dei beni \u201cnormali\u201d.<\/p>\n<p>Ad oggi sono in corso diverse iniziative da parte della Commissione europea, tese a limitare il ricorso nazionale all\u2019eccezione dell\u2019Art. 296 e allo stesso tempo definire un quadro specifico di riferimento per il settore difesa, che contemperi alcune legittime esigenze di sicurezza e cooperazione internazionale con la competizione. Tali iniziative riprendono in parte l\u2019esperienza in corso nell\u2019ambito dell\u2019Accordo Quadro (FA-LOI) fra i sei principali paesi europei produttori d\u2019armamenti (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia).<\/p>\n<p>Da parte sua l\u2019Agenzia Europea Difesa sta sviluppando delle azioni intergovernative e di applicazione volontaria da parte degli Stati (e quindi non giuridicamente vincolanti) per l\u2019apertura progressiva dei mercati nazionali a qualche forma di competizione. <\/p>\n<p>Nei diversi ambiti istituzionali bisogna trovare soluzioni equilibrate che consentano di contemperare le legittime esigenze di sicurezza delle organizzazioni di difesa con i benefici della cooperazione e competizione internazionale. La soluzione al problema non pu\u00f2 che venire da una serie di iniziative politiche da parte dei governi e a livello  comunitario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un semplice sguardo ai prodotti in mostra all\u2019annuale salone aeronautico di Parigi-Le Bourget del 18-23 giugno ci permette di notare come i sistemi d\u2019arma e le produzioni per la sicurezza siano sempre pi\u00f9 caratterizzati da una forte dimensione internazionale. 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