{"id":5680,"date":"2007-07-02T00:00:00","date_gmt":"2007-07-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/per-litalia-unopportunita-da-cogliere\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:50","slug":"per-litalia-unopportunita-da-cogliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/per-litalia-unopportunita-da-cogliere\/","title":{"rendered":"Per l\u2019Italia un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere"},"content":{"rendered":"<p>A qualche giorno di distanza dal Consiglio Europeo di Bruxelles, che ha sbloccato dopo pi\u00f9 di due anni di \u201criflessione\u201d il dossier istituzionale, \u00e8 possibile trarre alcune considerazioni per il futuro dell\u2019Unione e valutare il ruolo che potr\u00e0 giocarvi l\u2019Italia.Cominciamo subito con il dire che il Trattato Riformato (ma che infelice espressione si \u00e8 mai scelta!) non \u00e8 per nulla semplificato. Anzi, l\u2019inserimento nel vecchio testo \u201ccostituzionale\u201d delle clausole previste nel mandato del Consiglio ha gi\u00e0 messo in allarme giuristi e politici di tutta Europa per l\u2019ambiguit\u00e0 e la complessit\u00e0 del compito che li aspetta: rendere comprensibili e trasparenti le nuove norme sar\u00e0 quasi impossibile. Accantoniamo quindi lo slogan elettorale sul Trattato semplificato del neo presidente Sarkozy e apprestiamoci a convivere con un testo largamente incomprensibile.<\/p>\n<p><b>Doppio scopo<\/b><br \/>L\u2019operazione condotta a Bruxelles ha ottenuto un doppio scopo. Innanzitutto si \u00e8 voluto dare ragione agli europeisti e a coloro che avevano gi\u00e0 ratificato il vecchio Trattato sulla necessit\u00e0 di una riforma che desse efficienza alle istituzioni dell\u2019Unione. Il fatto che la maggioranza del Consiglio, guidata dalla Germania, sia riuscita a salvaguardare nella sua interezza le norme che tendono a rendere pi\u00f9 efficace la politica estera e di difesa dell\u2019Unione, uno degli aspetti pi\u00f9 innovativi del Trattato costituzionale, va esattamente in questa direzione. Analogo discorso pu\u00f2 essere esteso al campo della giustizia e degli affari interni, dove malgrado l\u2019opt out della Gran Bretagna si potr\u00e0 procedere alla \u201ccomunitarizzazione\u201d di un settore di enorme importanza anche per i cittadini dell\u2019Unione alle prese con fenomeni di immigrazione e di lotta alla criminalit\u00e0, comuni a quasi tutti. Ci\u00f2 risponde al nuovo paradigma dell\u2019integrazione europea, meno rivolto alla creazione interna dell\u2019Europa e pi\u00f9 alle prese con le responsabilit\u00e0 e i compiti da svolgere all\u2019esterno dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Il secondo scopo \u00e8 stato quello di rassicurare gli stessi cittadini, ma questa volta nella loro veste nazionale, che gli Stati membri sono ancora saldamente al comando dell\u2019Unione europea e che l\u2019intero processo di integrazione \u00e8 sotto il controllo stretto dei Governi. Di qui la decisione di eliminare dal testo del nuovo Trattato i simboli dell\u2019Unione, di modificare, su suggerimento britannico, il nome del \u201cministro degli Esteri\u201d in qualcosa che non facesse ombra a quelli nazionali (ma a proposito, quello inglese non si chiama \u201cSecretary of State\u201d?) e soprattutto un maggiore ricorso alle cooperazioni rafforzate fra gruppi di paesi, alla possibilit\u00e0 di <i>opting out<\/i> dalle politiche e a un ruolo ancora maggiore dei Parlamenti Nazionali in funzione di controllo sulla legislazione comunitaria.<\/p>\n<p><b>La posizione italiana<\/b><br \/>Questi ultimi aspetti ci portano al discorso sull\u2019Italia. Se il futuro dell\u2019Unione europea si baser\u00e0 essenzialmente sul varo di cooperazioni rafforzate, l\u2019Italia potr\u00e0 dirsi soddisfatta di avere fatto passare una \u201cfilosofia\u201d di integrazione che le eviter\u00e0 l\u2019imbarazzo di assistere, senza parteciparvi dall\u2019inizio, alla nascita di direttori o di accordi interstatali (tipo Pluem, Schengen e altro) al di fuori della cornice dei Trattati. Ma ci\u00f2 a due condizioni. Innanzitutto, che il ricorso alla cooperazione sia semplificato al massimo; ma ci\u00f2 non \u00e8 evidente n\u00e9 nel mandato (dove si accenna solo a un numero minimo di 9 Stati membri per dare avvio alla cooperazione), n\u00e9 nel testo di riferimento del vecchio Trattato. Se il ricorrervi dovesse essere troppo complicato, il rischio di fare risorgere il fantasma dei direttori o dei gruppi extra-trattato potrebbe essere ancora elevato.<\/p>\n<p>Ma anche se le cooperazioni rafforzate, ed \u00e8 questo il secondo punto, dovessero divenire la regola dell\u2019Unione, per l\u2019Italia si porr\u00e0 il problema di valutare tempestivamente e con realismo se farne parte o meno. Di volta in volta, quindi, il Governo dovr\u00e0 soppesare i pro e i contro dell\u2019adesione a un gruppo rafforzato in base agli interessi nazionali. Pi\u00f9 in generale, il Paese sar\u00e0 chiamato a dimostrare la propria capacit\u00e0 di partecipazione, oltre alla volont\u00e0 di aderirvi. Sar\u00e0 infatti il criterio dei \u201cwilling and able\u201d a dettare le regole di partecipazione e il nostro Paese ha dimostrato in molti casi una scarsa capacit\u00e0 di adeguamento alle politiche e regole comuni, malgrado tutta la buona volont\u00e0 del caso.<\/p>\n<p>Sul fronte del Parlamento italiano, cui sar\u00e0 attribuita una maggiore responsabilit\u00e0 nel controllo della legislazione comunitaria il discorso non \u00e8 molto diverso. La scarsa attenzione con cui si seguono le vicende dell\u2019Ue (e le commissioni Affari esteri e comunitari di Camera e Senato lo sanno bene) non \u00e8 certo un fatto tranquillizzante per il futuro. Si vedano i tempi lunghi e la difficolt\u00e0 con cui si elabora e si approva la cosiddetta \u201clegge comunitaria\u201d, mai davvero collocata su una corsia preferenziale, come dovrebbe.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Pur rimanendo materie largamente bipartisan, le questioni europee sono ormai fattore di divisione all\u2019interno delle maggioranze parlamentari. Sia la lega Nord ai tempi di Berlusconi che l\u2019estrema sinistra nell\u2019attuale maggioranza sono divenute un ostacolo spesso insuperabile nel fare passare determinate posizioni. Ne \u00e8 recente testimonianza la risoluzione che le commissioni Esteri e Affari comunitari della Camera hanno cercato di fare approvare alla vigilia del Consiglio europeo: ci sono riuscite dopo un estenuante braccio di ferro con la sinistra estrema, ma annacquando talmente il testo da renderlo pressoch\u00e9 inutile. Al Senato la risoluzione di forte sostegno al Governo non ha neppure potuto essere discussa. Figuriamoci quando si dovr\u00e0 decidere se rallentare una legge comunitaria o approvare una cooperazione rafforzata. Purtroppo, anche in Italia il cammino dell\u2019Europa \u00e8 divenuto drammaticamente difficile.<\/p>\n<p><i>Foto Source: The Council of the European Union<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A qualche giorno di distanza dal Consiglio Europeo di Bruxelles, che ha sbloccato dopo pi\u00f9 di due anni di \u201criflessione\u201d il dossier istituzionale, \u00e8 possibile trarre alcune considerazioni per il futuro dell\u2019Unione e valutare il ruolo che potr\u00e0 giocarvi l\u2019Italia.Cominciamo subito con il dire che il Trattato Riformato (ma che infelice espressione si \u00e8 mai [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5680"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5680"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5680\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62707,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5680\/revisions\/62707"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5680"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5680"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5680"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}