{"id":5690,"date":"2007-07-02T00:00:00","date_gmt":"2007-07-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-conflitto-intestino-che-non-conviene-a-nessuno\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:50","slug":"un-conflitto-intestino-che-non-conviene-a-nessuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/un-conflitto-intestino-che-non-conviene-a-nessuno\/","title":{"rendered":"Un conflitto intestino che non conviene a nessuno"},"content":{"rendered":"<p>Davvero, dopo il \u201cgolpe\u201d di Hamas a Gaza il 14 giugno scorso, sono nate due Palestine? O meglio due \u201cnon-Palestine\u201d, visto che lo scontro fratricida intra-palestinese sembra aver allontanato la prospettiva di avere un qualsivoglia Stato per i rissosi eredi di Arafat? La prospettiva sembra verosimile ma, per quanto amara sia la realt\u00e0, tanto Hamas quanto al Fatah sono perfettamente coscienti che due Palestine \u2013 un Hamastan a Gaza e un Fatahland in Cisgiordania &#8211; segnerebbero la fine della questione nazionale palestinese e dunque la fine di quel poco d\u2019appoggio che il diritto internazionale fornisce ai palestinesi con l\u2019ovvio corollario di una vittoria \u201cepocale\u201d di Israele.<\/p>\n<p><b>Futuro incerto<\/b><br \/>Non \u00e8 un caso che il presidente dell\u2019Autonomia (Anp) Abu Mazen, nel suo discorso al plenum dell\u2019Olp del 20 giugno scorso, abbia presentato il colpo di mano di Hamas a Gaza prima di tutto come un \u201ccrimine\u201d contro la causa palestinese, disegnando uno scenario molto fosco per il futuro. La sua unica forza \u00e8 quella di presentarsi come il presidente di tutti i palestinesi. Essere l\u2019\u201danatra zoppa\u201d della Cisgiordania, in balia della volont\u00e0 di Israele, degli Stati Uniti e dei garanti della road map, se pu\u00f2 garantirgli un futuro immediato, non gli consente di costruire quella casa comune che dovrebbe essere l\u2019agognato Stato palestinese. <\/p>\n<p>Al vertice di Sharm el Sheikh del 25 giugno col premier israeliano Ehud Olmert, presenti Mubarak e re Abdallah II di Giordania, Abu Mazen ha portato a casa l\u2019appoggio di Israele e indirettamente degli Usa, oltre che di Egitto e Giordania; ha riscosso i 350 milioni di dollari che dall\u2019anno scorso lo stesso Israele doveva ai palestinesi in tasse di dogana e la promessa della imminente liberazione di 250 degli 11.000 prigionieri palestinesi incarcerati in Israele. Cose buone, naturalmente, ma sul punto che gli premeva di pi\u00f9 &#8211; l\u2019accelerazione di un negoziato per la creazione dello Stato &#8211; Olmert non si \u00e8 sbilanciato e ad Abu Mazen (ufficialmente al governo alternativo che ha confezionato il 16 giugno sotto la guida di Salam Fayyad) rimane l\u2019arduo compito di dimostrare di sapere e potere governare la Cisgiordania in cambio del favore israeliano e americano verso Fatah.<\/p>\n<p>Hamas in Cisgiordania non \u00e8 radicato come a Gaza, ma se decidesse di destabilizzare la West Bank basterebbe poco: il terrorismo riesce a fare miracoli nefasti da questo punto di vista. E non scordiamo che garantire la stabilit\u00e0 della Cisgiordania significa dover gestire una situazione che, se economicamente non \u00e8 drammatica come a Gaza, \u00e8 caratterizzata dalla stessa sindrome del \u201ccarcere a cielo aperto\u201d in cui i palestinesi si sentono intrappolati da 40 anni esatti di occupazione, 7 anni di una Intifada sanguinosa e senza risultati politici, e dalla presenza nella West Bank di 250.000 coloni israeliani e 560 posti di blocco che impediscono loro qualsiasi mobilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Schegge impazzite<\/b><br \/>In questa situazione drammatica, Abu Mazen ha solennemente promesso di fronte all\u2019intera Olp, che mai e poi mai tratter\u00e0 con gli \u201cassassini\u201d di Hamas. Lo stesso coro si \u00e8 levato in tutto l\u2019Occidente. Ma Abu Mazen pu\u00f2 davvero permetterselo? E se lo pu\u00f2 permettere qualsiasi mediatore (vedi Tony Blair) incaricato di riportare la pace non solo sotto i cieli della Palestina, ma dell\u2019intero Medio Oriente? <\/p>\n<p>Per capire, chiediamoci allora cosa ha spinto Hamas al \u201cgolpe\u201d del 14 giugno a Gaza. \u00c8 stato un concorso di cause, naturalmente: l\u2019isolamento interno e internazionale in primo luogo, lo strangolamento economico, poi in terzo luogo la mancanza di esperienza governativa, ma soprattutto il rifiuto di riconoscere apertamente e in tempi brevi il diritto all\u2019esistenza dello Stato di Israele. Ma proprio questi rimangono i suoi problemi e ancor pi\u00f9 gravi dopo il 14 giugno. La proclamazione di un Emirato islamico in quell\u2019<i>anus mundi <\/i>che \u00e8 Gaza non far\u00e0 che rendere la situazione ancora pi\u00f9 ingestibile. Abu Mazen non pu\u00f2 volerlo davvero e nemmeno l\u2019Occidente o il mondo arabo che temono le schegge impazzite dell\u2019islamismo politico, ma fino ad oggi hanno fatto poco o nulla per eliminare le cause che le producono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Davvero, dopo il \u201cgolpe\u201d di Hamas a Gaza il 14 giugno scorso, sono nate due Palestine? O meglio due \u201cnon-Palestine\u201d, visto che lo scontro fratricida intra-palestinese sembra aver allontanato la prospettiva di avere un qualsivoglia Stato per i rissosi eredi di Arafat? 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