{"id":5720,"date":"2007-07-03T00:00:00","date_gmt":"2007-07-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-ritorno-della-stagione-intergovernativa\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:50","slug":"il-ritorno-della-stagione-intergovernativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/il-ritorno-della-stagione-intergovernativa\/","title":{"rendered":"Il ritorno della stagione intergovernativa?"},"content":{"rendered":"<p>Il Consiglio europeo del 21-22 giugno scorso rischia di essere ricordato per le continue telefonate tra Lech e Jaroslaw Kaczynski, rispettivamente Presidente e Primo Ministro della Polonia. E per l\u2019affermazione di quest\u2019ultimo, secondo cui nel calcolo della popolazione polacca ai fini del sistema di voto al Consiglio bisognerebbe tenere conto dell\u2019invasione ed occupazione tedesca nella Seconda Guerra Mondiale: senza di esse, afferma il premier polacco, oggi la Polonia avrebbe 66 invece di 38 milioni di abitanti. Certo, tutti i Consigli europei in cui si decide il mandato delle Conferenze intergovernative (Cig) per la riforma dei trattati e soprattutto le Cig stesse sono tradizionalmente caratterizzati da negoziati estenuanti. Tuttavia, da tempo nei consessi diplomatici europei si era fortunatamente persa l\u2019abitudine a porre anche i morti sul \u201ctavolo delle trattative\u201d.<\/p>\n<p>A dispetto della retorica usata nel duro negoziato relativo all\u2019introduzione della nuova modalit\u00e0 di votazione a maggioranza qualificata, molte delle principali innovazioni contenute nel Trattato Costituzionale sono state confermate nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/Documenti\/ConsiglioEuropeo_giugno2007.pdf\"><b><u> mandato alla Cig<\/u><\/b><\/a> per un Trattato di riforma dell\u2019Ue: dall\u2019attribuzione della personalit\u00e0 giuridica unica all\u2019Ue all\u2019istituzione di una Presidenza stabile del Consiglio Europeo, dal Ministro degli esteri dell\u2019Ue (che sar\u00e0 per\u00f2 denominato Alto rappresentante dell\u2019Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza) alla riforma della composizione della Commissione. Poich\u00e9 il mandato affidato alla Cig \u00e8 molto dettagliato \u2013 pi\u00f9 tecnico che politico &#8211; \u00e8 molto probabile che il testo uscito dal Consiglio europeo di fine giugno non sar\u00e0 sostanzialmente ritoccato dalla Cig e che quindi queste innovazioni resteranno nel nuovo trattato. Con l\u2019introduzione di queste riforme l\u2019Ue sar\u00e0 in grado di decidere e funzionare in maniera pi\u00f9 efficace.<\/p>\n<p><b>La \u201cmano forte\u201d dei governi nazionali<\/b><br \/>Prosegue, dunque, il processo d\u2019integrazione europea, ma sotto un impulso pi\u00f9 intergovernativo che sovranazionale. La tendenza non \u00e8 nuova: da alcuni anni a questa parte le riforme istituzionali europee vanno nel senso di un accrescimento del ruolo del Consiglio, o meglio del duo Consiglio-Parlamento europeo, con una conseguente riduzione di quello della Commissione. Lo stesso Trattato costituzionale, che prevedeva l\u2019istituzione di un Presidente stabile del Consiglio Europeo, andava in questa direzione. Il testo affidato alla Cig, inoltre, accentua la tendenza al ridimensionamento dell\u2019iniziativa della Commissione, a beneficio dei parlamenti nazionali, che avranno pi\u00f9 tempo per esaminare i progetti di testi legislativi ed emettere un parere motivato relativo al rispetto del principio di sussidiariet\u00e0. Di fronte a una maggioranza di parlamenti nazionali contrari ad un progetto legislativo della Commissione, quest\u2019ultima dovr\u00e0 riesaminare il progetto in atto.<\/p>\n<p><b>Gli ostacoli ad una nuova politica estera comune<\/b><br \/>Ancora pi\u00f9 palese \u00e8 la riaffermazione del ruolo dei governi nazionali nella Politica estera e di sicurezza comune. Bench\u00e9 la Presidenza tedesca sia riuscita a non rimettere in discussione le prerogative del Ministero degli esteri dell\u2019Ue (ri-nominato Alto Rappresentante) ed i compiti del Servizio diplomatico europeo, essa ha dovuto cedere alle pressioni sulla Politica estera e di sicurezza comune (Pesc). Soprattutto gli inglesi, infatti, hanno insistito per l\u2019inserimento di una dichiarazione che stabilisce che le disposizioni relative alla Pesc non incidono sulla base giuridica, sulle responsabilit\u00e0 e sui poteri di ciascuno Stato membro per quanto riguarda la formulazione e la conduzione della propria politica estera, le relazioni con i paesi terzi e la partecipazione alle organizzazioni internazionali, compresa l\u2019appartenenza di uno Stato membro al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare come si continuino a fissare dei limiti precisi per l\u2019integrazione in un settore, la politica estera, dove, a causa dell\u2019emergere di nuovi paesi sullo scenario internazionale, il peso di ciascun paese membro dell\u2019Unione \u00e8 destinato inevitabilmente a diminuire. Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 interessante notare come di questo siano consapevoli i cittadini europei, anche quelli di paesi euroscettici (Repubblica Ceca) o governati da esecutivi euroscettici (Polonia): come emerge infatti dai sondaggi dell\u2019<a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/public_opinion\/archives\/eb\/eb66\/eb66_highlights_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Eurobarometro 66  <\/u><\/b><\/a> dell\u2019autunno 2006, ben il 78% dei primi ed il 68% dei secondi sono favorevoli ad una politica estera europea comune.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che l\u2019Unione europea ha subito una crisi di consensi negli ultimi anni, ma questa crisi non ha certo risparmiato i leader e le classi politiche nazionali. Inoltre, anche quando esprimono scontento nei confronti delle politiche dell\u2019Unione europea, non per questo i cittadini ne chiedono una diminuzione delle competenze a favore degli Stati nazionali. \u00c8 bene tenere presente questi dati di fondo quando tra qualche anno si dovr\u00e0 probabilmente mettere mano nuovamente a una riforma dei trattati dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p><i>Foto Source: The Council of the European Union<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Consiglio europeo del 21-22 giugno scorso rischia di essere ricordato per le continue telefonate tra Lech e Jaroslaw Kaczynski, rispettivamente Presidente e Primo Ministro della Polonia. 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