{"id":5790,"date":"2007-07-13T00:00:00","date_gmt":"2007-07-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-anniversari-si-susseguono-ma-la-pace-non-avanza\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:50","slug":"gli-anniversari-si-susseguono-ma-la-pace-non-avanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/gli-anniversari-si-susseguono-ma-la-pace-non-avanza\/","title":{"rendered":"Gli anniversari si susseguono, ma la pace non avanza"},"content":{"rendered":"<p>Nel giugno scorso Israele ha ricordato i 40 anni dalla guerra del 1967 e i 25 anni dalla prima guerra del Libano. Questo mese di luglio segna il primo anno dalla seconda guerra del Libano e in settembre inizier\u00e0 l\u2019ottavo anno dalla seconda Intifada, che fu conseguenza dell\u2019occupazione del 1967. In dicembre saranno vent\u2019anni dalla prima Intifada, a sua volta il risultato del fallimento del tentativo di mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Tra un po\u2019 non avremo pi\u00f9 nomi da dare alle guerre che dobbiamo combattere e inizieremo a dare loro dei numeri. Se lo stallo delle due situazioni descritte continuer\u00e0, \u00e8 solo questione di tempo perch\u00e9 scoppino la terza guerra del Libano e la terza Intifada. E non ci vorr\u00e0 poi tutto questo tempo.<\/p>\n<p><b>Speranze deluse<\/b><br \/>Quattordici anni dopo che gli accordi di Oslo avevano acceso la speranza di essere ormai giunti sulla soglia di una pace, e quasi otto anni dopo che il primo ministro Ehud Barak e il presidente siriano Hfez Al Assad si sono trovati molti vicini alla firma di un accordo di pace, questi obiettivi sembrano essere pi\u00f9 sfuggenti che mai. Il pessimismo sembra attraversare ambedue le linee ideologiche. A destra come a sinistra cresce il numero di israeliani che ritengono che non vi sia una soluzione al problema palestinese e che il loro paese sia condannato a combattere una guerra senza fine. <\/p>\n<p>Il 1967 aveva acceso, in una minoranza di israeliani, la visione di un\u2019Israele pi\u00f9 grande, che si estendesse dal Giordano al Mediterraneo e includesse le alture del Golan. A Gerusalemme si sono succeduti governi diversi che o hanno sostenuto questa visione, o hanno osteggiato con troppa timidezza politica l\u2019aggressivit\u00e0 dei coloni. Cos\u00ec, una generazione di israeliani \u00e8 cresciuta senza sapere esattamente dove la linea verde della frontiera andava a posizionarsi esattamente. Ma oggi la maggioranza degli israeliani ha un\u2019idea molto chiara di dove dovrebbe essere la frontiera.<\/p>\n<p>Mentre la posizione americana sui colloqui di pace con la Siria pone questa questione tra le priorit\u00e0 del momento, in Israele \u00e8 emerso un ampio consenso sulla conclusione dell\u2019occupazione della Cisgiordania e sulla rimozione di gran parte degli insediamenti. Due anni fa la maggioranza degli israeliani ha appoggiato il ritiro unilaterale da Gaza. E oggi capiscono che la pace sar\u00e0 raggiunta attraverso la creazione di uno Stato palestinese a fianco di Israele.<\/p>\n<p>Il primo ministro Ehud Olmert \u00e8 stato eletto l\u2019anno scorso sulla base di un\u2019attesa: che per il quarantesimo anniversario della Guerra dei Sei Giorni Israele sarebbe stata fuori dalla Cisgiordania. Il suo piano consisteva nel ritiro unilaterale da quest&#8217;area, cos\u00ec come era stato fatto con Gaza, ma \u00e8 stato ridotto a un colabrodo dalle migliaia di razzi Qassam lanciati dai palestinesi di Hamas sul sud di Israele e dall\u2019attacco di Hezbollah dell\u2019anno scorso nel nord. Cos\u00ec, i coloni della Cisgiordania sono stati salvati dall\u2019evacuazione dai terroristi palestinesi che hanno trasformato Gaza in una piattaforma per lanciare migliaia di missili su Israele, proprio a seguito del ritiro israeliano da quel territorio: gli attacchi di Hamas hanno dimostrato che l&#8217;evacuazione dai territori non mette al riparo da ulteriori atti di violenza. E a questo punto anche i pacifisti israeliani sono totalmente demoralizzati e divisi, e si chiedono se un partner palestinese esista ancora.<\/p>\n<p><b>Opportunit\u00e0 strategica<\/b><br \/>Guardandosi indietro, molti israeliani hanno preso a chiedersi se la vittoria del 1967 sia stata trasformata in un fiasco politico da quei governi israeliani che non sono riusciti a cogliere le opportunit\u00e0 di concludere una pace con siriani e palestinesi. Errori esacerbati dall\u2019incapacit\u00e0 di fare i conti con il fronte radicale e con la violenza dei coloni, ai margini della legge. Agli insediamenti illegali e ad altre attivit\u00e0 \u00e8 stato consentito di protrarsi nel tempo, e in qualche caso incoraggiati a farlo, sia dai governi laburisti che da quelli del Likud.Ma la minaccia del radicalismo islamista in Iraq, Iran, Libano e Gaza, che ha l\u2019obiettivo di penetrare pi\u00f9 profondamente in Medio Oriente, crea un\u2019opportunit\u00e0 strategica per una possibile riconciliazione araba che possa condurre anche a una collaborazione con Israele. Sfortunatamente, le tre figure chiave di questa storia \u2013 il presidente Bush, il premier Olmert e il presidente Abbas &#8211;  mancano del potere politico e della fiducia del pubblico che sono richiesti per sfruttare questa opportunit\u00e0 unica per cambiare gli equilibri della regione. Nessuna sorpresa che le attese rispetto all\u2019incontro tra Olmert e Abbas, senza la presenza americana, che possa portare a rimettere il processo di pace in carreggiata siano cos\u00ec basse, alla vigilia dell\u2019incontro. E non sorprende che mentre si susseguono i messaggi che riguardano il desiderio di incontrarsi al tavolo della pace, ambedue le parti si preparino a una nuova guerra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giugno scorso Israele ha ricordato i 40 anni dalla guerra del 1967 e i 25 anni dalla prima guerra del Libano. Questo mese di luglio segna il primo anno dalla seconda guerra del Libano e in settembre inizier\u00e0 l\u2019ottavo anno dalla seconda Intifada, che fu conseguenza dell\u2019occupazione del 1967. In dicembre saranno vent\u2019anni dalla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5790"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5790"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5790\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67010,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5790\/revisions\/67010"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5790"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5790"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5790"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}