{"id":5800,"date":"2007-07-13T00:00:00","date_gmt":"2007-07-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/linaspettata-stabilita-del-libano\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:50","slug":"linaspettata-stabilita-del-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/linaspettata-stabilita-del-libano\/","title":{"rendered":"L\u2019inaspettata stabilit\u00e0 del Libano"},"content":{"rendered":"<p>Un mese fa l\u2019esercito libanese si \u00e8 impegnato in una lunga e distruttiva battaglia contro un misterioso gruppo terrorista annidato nel campo di rifugiati palestinesi della citt\u00e0 di Tripoli, nel nord del Libano. Lo scontro \u00e8 rapidamente divenuto una vera guerra in miniatura e la tensione si \u00e8 estesa agli altri campi nel paese, dove circa trecentomila palestinesi vivono da quaranta anni in condizioni miserrime. Molti hanno allora ritenuto che il Libano avesse ormai imboccato la strada di un definitivo collasso. L\u2019Esecutivo \u00e8 infatti da tempo semi-paralizzato dal contrasto tra Governo filo-occidentale e coalizione filo-siriana diretta dagli Hezbollah, gruppi rivali che contemporaneamente bloccano totalmente il Parlamento. Dall\u2019esterno Siria e Iran perseguono i loro particolari obbiettivi. Dopo l\u2019Iraq e la Palestina ecco dunque che anche il Libano sembrava pronto a entrare nell\u2019area della regione in completo collasso politico e sociale. Sorprendentemente, invece, il paese tiene.<\/p>\n<p><b>Caratteristiche interne<\/b><br \/>Non sono stati sufficienti a squilibrare totalmente il Libano n\u00e9 l\u2019estensione della battaglia a Tripoli, n\u00e9 le successive appendici di crisi nel sud, con il lancio di razzi contro Israele da parte di ignoti e l\u2019attentato con sei morti ai soldati dell\u2019Unifil. Cos\u00ed almeno sembra. Una speranza e una evoluzione regionale importante, se essa si consolida. Per noi italiani in particolare, avendo l\u2019Italia la direzione e il contingente pi\u00fa numeroso, 2.500 militari, dei 13.000 soldati Unifil presenti nel sud del paese.<\/p>\n<p>La spiegazione di questa inaspettata resistenza ai colpi del terrorismo e delle divisioni interne o internazionali, va ricercata in due elementi. Innanzitutto, contrariamente alla situazione precedentemente esistente in Iraq, la popolazione libanese \u00e8 stata \u201cvaccinata\u201d da 15 anni di violentissima guerra civile, dal 1975 al 1990. I libanesi assolutamente non vogliono altre edizioni di quell\u2019evento e questo \u00e8 un dato che non pu\u00f3 essere ignorato da nessuna forza politica del paese. Ivi compreso quella degli Hezbollah, che si basano essenzialmente su poverissimi e provatissimi sciiti. Inoltre malgrado le differenze religiose, le manovre esterne ed i contrasti politici ed economici, in qualsiasi circostanza \u00e8 presente un sentimento nazionale libanese.<\/p>\n<p>L\u2019appoggio all\u2019esercito e alla sua azione a Tripoli \u00e8 stato dunque il punto centrale che ha accomunato in questo periodo tutte le forze politiche libanesi, Per quanto riguarda in particolare gli Hezbollah in relazione a questo aspetto, non bisogna dimenticare che nell\u2019attuale esercito libanese gli sciiti sono presenti in una proporzione superiore a quella della popolazione libanese in generale, sia nelle fila dei soldati che in quella degli ufficiali stessi. E poi i palestinesi sono malvisti da tutte le comunit\u00e1 libanesi, ma in pi\u00fa gli sciiti Hezbollah non dimenticano che essi sono sunniti.<\/p>\n<p>Dopo la battaglia di Tripoli l\u2019esercito sta ora tentando di capitalizzare l\u2019aumentato capitale politico. Certo ora si provveder\u00e0 a un suo rafforzamento, rimediando alle numerose pecche di armamento e di organizzazione mostrate nel corso dello scontro. A questo scopo copiosi aiuti occidentali stanno gi\u00e0 giungendo, ma la forza interna dell\u2019esercito libanese \u00e8 fondamentalmente basata sulla neutralit\u00e1  mostrata in tutti gli interventi effettuati nel corso degli scontri tra i due gruppi rivali in lotta nel paese. Senza i quali le manifestazioni sarebbero facilmente precipitati in irrimediabili scontri a fuoco. L\u2019esercito manterr\u00e0 dunque sicuramente la sua caratteristica di organo solo di ultimo ricorso.<\/p>\n<p><b>Aspetti esterni<\/b><br \/>\u00c8 stata la Siria ad armare e incoraggiare gli estremisti di Tripoli, che tra l\u2019altro non erano nemmeno tutti palestinesi? Tutto sembra indicare di s\u00ed. Altra questione \u00e8 se Damasco volesse infliggere un colpo distruttivo al paese, o si \u00e8 trattato di un altro segnale ai dirigenti libanesi, nell\u2019usuale stile siriano, magari sfuggito di mano nelle sue dimensioni e durata nel tempo. Nella prima ipotesi si \u00e8 avuta conferma che attualmente gli Hezbollah sono degli alleati, ma non pi\u00f9 dei semplici strumenti dei desiderata siriani. Nella seconda, la pi\u00fa probabile, Damasco dovr\u00e0 tirare le conseguenze della inaspettata prova di esistenza del sentimento nazionale libanese e della sua struttura militare, la cui ricostruzione su base nazionale e non pi\u00fa settaria era stata da Damasco stessa favorita negli anni Novanta, ma che probabilmente potrebbe adesso perdere quelle caratteristiche di debole forza di polizia armata che i siriani gli avevano conferito. Quanto all\u2019Iran non pare sia stato presente in questi eventi. Gli estremisti islamici, cos\u00ed, non hanno ottenuto la guerra civile che cercavano.<\/p>\n<p>Il discorso ritorna qui nuovamente al ruolo dell\u2019unica militarmente imbattibile milizia esistente nel paese, quella degli Hezbollah. Nasrallah, il loro capo, ha dato dunque ulteriore prova di mirare soprattutto a obiettivi nazionali. I legami con altri gruppi estremisti sono tattici o propagandistici. Talvolta le relazioni con alcuni di loro sono ostili, ritenendo gli Hezbollah che in Libano spetti a essi solo e a nessun altro movimento arabo, islamico o laico, interferire nella sicurezza del paese e gestire il conflitto fondamentale con Israele. <\/p>\n<p>In particolare, per quanto riguarda le forze collegate ad al-Qaeda, una certa propaganda fortemente presente in Occidente tende ad accomunare tutti gli estremisti in un unico gruppo. \u00c9 questo uno sbaglio che  porta a errori di azione politica. Fondamentalmente i dirigenti di al-Qaeda sono seguaci di una ideologia manichea che considera gli eretici sciiti persino peggio dei nemici dichiarati, gli ebrei ed i \u201ccrociati\u201d. Cos\u00ec si esprimeva  il leader di al-Qaeda in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi nel 2006, poco prima di esser ucciso dagli americani. Nasrallah, da parte sua, in un commento dopo l\u2019attacco alle Torri di New York, aveva definito i militanti di al-Qaeda \u201cuna entit\u00e0 prigioniera di una mentalit\u00e0 medioevale impegnata a uccidere mussulmani innocenti\u201d. L\u2019evoluzione della situazione in Iraq e del terrorismo nel mondo ha talvolta confuso il quadro dei rapporti tra i vari movimenti, ma non ha smentito l\u2019esistenza di forti rivalit\u00e0 ideologiche e strategiche tra di loro.<\/p>\n<p><b>Un programma di azione per il Libano<\/b><br \/>Da quanto precedentemente esposto, sono chiare le linee del programma politico italiano per il Libano. Esso parte naturalmente dal ruolo dell\u2019Unifil e dalla necessit\u00e0 di garantirne la sicurezza. L\u2019estensione e la variet\u00e0 delle nazionalit\u00e0 presenti nel contingente internazionale \u00e8 di per s\u00e8 una garanzia di sicurezza. \u00c8 probabile che gli attentatori dei giorni scorsi avessero predisposto l\u2019attacco a un veicolo delle Nazioni Unite condotto da spagnoli e colombiani, evitando di fare vittime tra i mussulmani indonesiani o tra i soldati di nazioni come la Cina o la Russia. Variare frequentemente i movimenti logistici e la distribuzione geografica tra le diverse forze del contingente \u00e8 uno strumento di difesa sul terreno che complicherebbe i piani dei terroristi. Di fondo, per\u00f2, \u00e8 chiaro che la sicurezza dell\u2019Unifil dipende soprattutto dagli stretti contatti con l\u2019esercito libanese, ma anche con gli Hezbollah. <\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 sempre stato anche in passato. Spesso questo dato non era gradito agli israeliani, ma come precis\u00f2 su questo punto Timor Goksel, per oltre venti annni il portavoce dell\u2019Unifil, i corpi delle Nazioni Unite non hanno nemici a priori e non possono essere la forza delegata di combattimento o anti-terroristica di nessun paese in particolare. Il loro compito \u00e8 quello di mantenere la pace tra parti in conflitto e sono essi a dover scegliere, in ogni situazione, i mezzi pi\u00f9 adatti a raggiungere il compito. Gli israeliani non riuscivano ad impedire con la forza il traffico d\u2019armi degli Hezbollah nemmeno quando avevano il loro stesso agguerritissimo esercito sul terreno. Inutili dunque ora pretendere ci\u00f2 dall\u2019Unifil e premere con Risoluzioni in tal senso da parte del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu. <\/p>\n<p>Se non si pu\u00f2 abbattere il regime al potere in Siria, ipotesi attualmente scartata anche dagli americani, se non altro per l\u2019evoluzione della crisi irachena, allora \u00e8 con Damasco che la questione libanese deve essere trattata. La resistenza strutturale di cui sta dando prova il Libano apre nuove prospettive in questo campo. Gli italiani non devono temere di di essere considerati nemici di Israele, difendendo questa tesi. Sar\u00e0 tra poco la tesi degli israeliani stessi. I termini dell\u2019accordo, scambio tra Golan, sicurezza di Israele e indipendenza del Libano sono noti da tempo. Gli israeliani sono naturalmente i soli a dovere scegliere i modi ed i tempi di questo scambio. Ma essi hanno interesse a non arrivare a questo passo quando gli americani non avranno pi\u00f9 una presenza militare rilevante in Iraq.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un mese fa l\u2019esercito libanese si \u00e8 impegnato in una lunga e distruttiva battaglia contro un misterioso gruppo terrorista annidato nel campo di rifugiati palestinesi della citt\u00e0 di Tripoli, nel nord del Libano. 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