{"id":5840,"date":"2007-07-23T00:00:00","date_gmt":"2007-07-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hamastan-contro-fatahland-unopportunita-o-un-errore\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:49","slug":"hamastan-contro-fatahland-unopportunita-o-un-errore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/hamastan-contro-fatahland-unopportunita-o-un-errore\/","title":{"rendered":"Hamastan contro Fatahland: un\u2019opportunit\u00e0 o un errore?"},"content":{"rendered":"<p>La rottura fra Hamas e Fatah, dopo la breve e fallita esperienza del governo di unit\u00e0 nazionale, ha riportato alla ribalta la Palestina e il conflitto israelo-palestinese. La rottura si \u00e8 manifestata con l\u2019espulsione da Gaza manu militari delle forze di Fatah da parte di Hamas. La divisione che ne \u00e8 risultata, fra un \u201cFatahland\u201d in mano al presidente Mahmoud Abbas e alle forze di Fatah, e un \u201cHamastan\u201d, in mano al primo ministro Haniye e ad Hamas, \u00e8 vista da Stati Uniti, Israele e una parte di Stati europei come un\u2019opportunit\u00e0 per isolare definitivamente Hamas nella striscia, e incoraggiare un accordo fra il Fatah di Abbas e Israele. Viene vista, invece, da altri Stati europei e occidentali come uno sviluppo che pu\u00f2 portare a un\u2019ulteriore radicalizzazione palestinese e aggravare una situazione regionale gi\u00e0 molto tesa, senza peraltro apportare nessuna soluzione sostenibile al conflitto israelo-palestinese. <\/p>\n<p>Questa seconda scuola di pensiero \u00e8 emersa fra i governi d\u2019Europa sin dal giorno dopo la vittoria elettorale di Hamas, nel gennaio 2006, ma \u00e8 rimasta in sordina, lasciando che nel Quartetto l\u2019Ue sostenesse in pieno la linea intransigente degli Usa e la condizionalit\u00e0 imposta ad Hamas (riconoscimento dell\u2019esistenza di Israele, rinuncia alla violenza, accettazione dell\u2019<i>acquis<\/i> di Oslo). Gli Stati europei preoccupati degli effetti negativi di questa intransigenza hanno poi salutato favorevolmente il governo di unit\u00e0 nazionale, mediato dall\u2019Arabia Saudita, nella convinzione che esso offrisse alla diplomazia internazionale l\u2019occasione di far emergere  in campo palestinese le condizioni per una ripresa di contatto con Israele. Ma, sia pure fra qualche insubordinazione sparsa, questi Stati europei si sono poi appiattiti sulla consegna di non avere contatti con i membri del governo di unit\u00e0 nazionale appartenenti a Hamas. Privo del necessario incoraggiamento internazionale, il governo degli islamisti palestinesi \u00e8 naufragato prima sul piano politico e poi sotto le provocazioni delle correnti pi\u00f9 oltranziste di Fatah nella striscia di Gaza che, alla fine, hanno attirato da parte di Hamas una risposta militarmente vittoriosa, politicamente forse disastrosa.<\/p>\n<p>Questo sviluppo non poteva che far riemergere il contrasto di linee appena sottolineato, che per\u00f2 questa volta si \u00e8 manifestato meno sommessamente per mezzo di una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=581\"><b><u>lettera aperta indirizzata a Tony Blair<\/u><\/b><\/a> &#8211; in quanto nuovo \u201cinviato speciale del Quartetto \u2013 da parte dei dieci ministri degli Esteri del \u201cgruppo dell\u2019olivo\u201d (i ministri Ue dei paesi dell\u2019Europa meridionale), riuniti il 6 luglio scorso a Portoroz (Slovenia) per il loro  annuale incontro informale. La lettera ha provocato infiammate polemiche in Italia contro il ministro degli Esteri D\u2019Alema, accusato di sostenere l\u2019apertura verso Hamas malgrado questa organizzazione si rifiuti, pi\u00f9 di ogni altra cosa, di riconoscere l\u2019esistenza di Israele.<\/p>\n<p><b>Riconoscimento ex ante o ex post?<\/b><br \/>Il rifiuto di Hamas di riconoscere Israele deve essere valutato alla luce dell\u2019insieme degli sviluppi che hanno portato alla situazione attuale. La storia della decolonizzazione e la logica insegnano che il riconoscimento reciproco delle parti \u00e8 il risultato e non una condizione preliminare del negoziato. Nel caso specifico, questo reciproco riconoscimento c\u2019\u00e8 stato con i negoziati segreti che portarono agli accordi di Oslo. Sappiamo, tuttavia, che dopo il naufragio di Oslo a Camp David nel 2000, Israele \u00e8 andato, con la politica di ritiro unilaterale di Sharon, verso l\u2019ennesimo tentativo di fare come se i palestinesi non esistessero. D\u2019altra parte, in Palestina si \u00e8 rafforzato il partito di quelli (tanto islamisti quanto nazionalisti) che non avevano mai approvato gli accordi di Oslo. Come altre volte nella storia della decolonizzazione, \u00e8 successo che il riconoscimento \u00e8 venuto meno e, malgrado in Occidente si pensi che sia venuto meno solo da parte palestinese, in realt\u00e0 \u00e8 venuto meno da entrambi le parti e ormai da un bel pezzo.<\/p>\n<p>La posizione di rifiuto di Hamas \u00e8 comunque contorta e deplorevole, ma occorre riconoscere che Hamas non \u00e8 il solo a non voler negoziare. La posizione occidentale \u00e8 ambigua e nasconde questa ambiguit\u00e0 dietro il rifiuto di Hamas. La comunit\u00e0 internazionale non dovrebbe semplicemente prendere atto del rifiuto di Hamas, ma mettere in atto le condizioni perch\u00e9 questo rifiuto inizi a disgregarsi. Questa \u00e8 la linea, un po\u2019 troppo inespressa, di alcuni europei. Non \u00e8 per\u00f2 la linea del governo di Israele e degli Usa. <\/p>\n<p>In Israele non sono pochi quelli che ritengono utile avviare contatti con Hamas, perch\u00e9 il partito islamista apparirebbe pi\u00f9 idoneo dell\u2019ormai atomizzato Fatah a tenere poi fede agli accordi fatti. La maggioranza degli israeliani, tuttavia, non appare pronta a fare i sacrifici che ha cos\u00ec lungamente aggirato nei seguiti degli accordi di Oslo e che un\u2019intesa con Hamas oggi richiederebbe. La scelta che questa maggioranza sta facendo \u00e8 in forte sintonia con quella degli Usa e si basa sulla percezione che la spaccatura fra Hamastan e Fatahland sia un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere per fare un accordo con Abbas e lasciare Hamas a bocca asciutta nel recinto di Gaza.<\/p>\n<p>L\u2019inconsueto sostegno che viene offerto ad Abbas in questi giorni (la liberazione dei prigionieri, lo sblocco dei proventi doganali, le armi etc.) \u00e8 funzionale all\u2019obiettivo di creare consenso popolare a favore di Abbas consentendo una rinascita dell\u2019economia palestinese nelle mani del competente Salam Fayyad e con l\u2019aiuto di Tony Blair (il quale non dovr\u00e0 occuparsi \u2013 come forse pensa l\u2019opinione pubblica occidentale \u2013 degli aspetti politici del problema israelo-palestinese onde apportare pace e dialogo, ma solo di ristabilire l\u2019economia e il buon governo a Ramallah e integrare, per quanto possibile, la Palestina nel benefico flusso globale). <\/p>\n<p>La gestione politica resta nelle mani di Israele e degli Usa. Israele vede nel debole Abbas l\u2019occasione di fare con i palestinesi quel tipo di accordo che la destra israeliana ha sempre sognato di fare: dei palestinesi \u201cautonomi\u201d in una serie di riserve territoriali. Gli Usa vedono in un simile accordo, e nella sconfitta, alla fine anche militare, di Hamas, un passo significativo della pi\u00f9 generale guerra al terrorismo che essi stanno combattendo in tutto il Grande Medio Oriente e che finora hanno largamente perso. Sempre in questa prospettiva, hanno proposto, e il Quartetto ha approvato, una conferenza di tutte le parti, esclusa naturalmente Hamas, che alla fine dell\u2019anno consolidi e riconosca a livello internazionale il cambiato regime di Ramallah.<\/p>\n<p><b>Accordo dannoso<\/b><br \/>Questo accordo non potr\u00e0 essere sostenibile e porter\u00e0 altri danni. Quegli Stati, anche europei, che lo stanno perseguendo &#8211; o lasciano senza obiettare che gli Usa e Israele lo perseguano \u2013 danno prova di grave miopia. Perci\u00f2, i dieci ministri europei dell\u2019Ue meridionale consigliano di non mettere Hamas con le spalle al muro e sembrano ritenere \u2013 cos\u00ec si \u00e8 successivamente espresso il ministro D\u2019Alema \u2013 che il rischio sia quello di far cadere Hamas nelle braccia di Al Qaeda. Ma il rischio \u00e8 piuttosto un ritorno del terrorismo resistenziale \u2013 questa volta non solo contro gli israeliani ma anche i \u201ccollaborazionisti\u201d e non una nuova succursale di quello jihadista. Inoltre, Hamas non si rivolger\u00e0 ad Al Qaeda ma all\u2019Iran e, se nel frattempo, gli Usa non avranno raggiunto un accordo con Teheran, la situazione regionale sarebbe destinata a peggiorare ulteriormente.<\/p>\n<p>Bene hanno fatto dunque i dieci ministri a protestare. Forse avrebbero dovuto farlo nel Consiglio Europeo e nelle cancellerie invece che sui media, con una netta presa di posizione invece che con le amabili parole che hanno usato in quella lettera. Avrebbero dovuto farlo con delle proposte pi\u00f9 coerenti, poich\u00e9 \u2013 curiosamente \u2013 la lettera, prima di consigliare un atteggiamento diverso verso Hamas, conviene che la spaccatura Hamas\/Fatah \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 (d\u2019altra parte questo non stupisce chi ricorda il coro belante delle lodi all\u2019epoca del ritiro unilaterale da Gaza). Infine, fino a che punto i dieci ministri hanno firmato un consapevole atto politico? D\u2019Alema lo ha sostenuto anche al ritorno da Portoroz. Il ministro Amado, in quanto rappresentante della Presidenza portoghese dell\u2019Ue, nell\u2019inaugurare i lavori del Quartetto a Lisbona il 19 luglio scorso ha invece condiviso le dichiarazioni della Rice dicendo di non vedere le condizioni per un contatto con Hamas. Dunque, la protesta dei dieci ministri \u00e8 destinata a restare nel limbo. Essa esprime bene la debolezza degli europei, che non sta tanto nelle loro istituzioni, ma nella loro assenza di coesione. Per cui, qualunque sar\u00e0 la politica verso Hamas e il conflitto israelo-palestinese, essi continueranno a fare da coro a questa politica, sia pure con un interessante gioco delle parti fra gli stessi corifei.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rottura fra Hamas e Fatah, dopo la breve e fallita esperienza del governo di unit\u00e0 nazionale, ha riportato alla ribalta la Palestina e il conflitto israelo-palestinese. La rottura si \u00e8 manifestata con l\u2019espulsione da Gaza manu militari delle forze di Fatah da parte di Hamas. 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