{"id":5860,"date":"2007-07-24T00:00:00","date_gmt":"2007-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/chi-guidera-leuropa-dei-nuovi-trattati\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:49","slug":"chi-guidera-leuropa-dei-nuovi-trattati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/chi-guidera-leuropa-dei-nuovi-trattati\/","title":{"rendered":"Chi guider\u00e0 l&#8217;Europa dei nuovi Trattati?"},"content":{"rendered":"<p>Il 27 giugno Tony Blair lasciava la carica di Primo Ministro e, abbandonando la Camera dei Comuni, teatralmente si congedava dicendo: \u201cThat is that. The end.\u201d Solo pochi giorni dopo, eccolo proiettato in un nuovo incarico \u201cmentre il mondo si stava gi\u00e0 rammaricando di vederlo lasciare le luci della ribalta\u201d. Cos\u00ec hanno scritto i dieci Ministri degli Esteri degli Stati mediterranei dell\u2019Unione europea il 6 luglio, in una lettera che non contiene solo un augurio, ma precise indicazioni. Per superare una crisi &#8211; quella mediorientale &#8211; che, continua la lettera, anche per \u201cla mancanza di convinzione dell\u2019Europa, nonostante l\u2019azione meritoria di Javier Solana\u201d, vive una situazione di stallo.<\/p>\n<p>Questa lettera, prescindendo dal merito della vicenda di cui si occupa, come anche le conclusioni dell\u2019ultimo Consiglio europeo, sono rivelatrici di un nuovo clima, di una nuova temperie in cui, al di l\u00e0 dei testi dei Trattati, potrebbe ricomporsi la crisi di funzionalit\u00e0 politica che l\u2019Unione europea attraversa da un decennio. L\u2019architettura istituzionale che era stata definita dalla Convenzione europea, cristallizzata poi nel Trattato costituzionale, non sembra essere stata messa in discussione dalle decisioni assunte dal Consiglio europeo del 22 e 23 giugno. Vi \u00e8 sempre prevista la Presidenza stabile del Consiglio europeo, con attribuzioni non mutate, come del resto quelle della Commissione europea e del suo Presidente. Il Ministro degli Esteri perde la denominazione dal sapore costituzionale (e si chiamer\u00e0 Alto rappresentante dell\u2019Unione), ma mantiene le sue attribuzioni di Presidente stabile del Consiglio dei Ministri degli Affari esteri, di Vice Presidente della Commissione e vertice del Servizio diplomatico.<\/p>\n<p>Era questa gi\u00e0 all\u2019epoca della Convenzione, ed \u00e8 tuttora, una soluzione di compromesso, dove la volont\u00e0 di rafforzare il Consiglio europeo con una Presidenza stabile si \u00e8 dovuta contemperare con l\u2019esigenza di non indebolire la Commissione europea e il suo Presidente, direttamente investito con un voto del Parlamento europeo. Questo compromesso \u00e8 frutto dello scontro, che si svilupp\u00f2 nel corso dei lavori della Convenzione europea, fra un\u2019iniziale proposta (avanzata dai Governi francese e tedesco) di costruire un esecutivo bicefalo, con un Presidente del Consiglio europeo stabile e dotato di poteri incisivi, e le resistenze dei difensori del ruolo della Commissione, che sostenevano invece la necessit\u00e0 di una sua evoluzione quale vero e proprio Esecutivo comunitario, rafforzandone il legame con l\u2019Assemblea rappresentativa dei popoli dell\u2019Unione: il Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Questo scontro, che i pi\u00f9 illuminati volevano veder risolto con l\u2019attribuzione a un\u2019unica figura del ruolo di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione, ha portato a delimitare il perimetro delle attribuzioni del Presidente del Consiglio europeo a semplice <i>chairman<\/i>, privo di una struttura di supporto e di un\u2019autonoma capacit\u00e0 di indirizzo. Con questo nuovo quadro istituzionale, che le decisioni dell\u2019ultimo Consiglio europeo non hanno mutato, l\u2019Unione si confronter\u00e0 quando, ratificato il nuovo Trattato, nel 2009, verranno scelti gli uomini che dovranno ricoprire le cariche di Presidente del Consiglio, di Presidente della Commissione e di Alto rappresentante.<\/p>\n<p>La nomina di Blair a rappresentante del quartetto tiene \u201csotto le luci della ribalta\u201d europea un grande politico, che ha terminato la sua carriera politica nazionale ancora giovane, non sconfitto dalle urne ma usurato per il naturale corso degli eventi. L\u2019idea che gi\u00e0 circola, di utilizzare questo talento, questa straordinaria qualit\u00e0 di <i>leadership<\/i> in un&#8217;arena diversa ma complementare, quella europea, potr\u00e0 essere uno strumento per rafforzare l\u2019Unione, la sua legittimit\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di incidere. Del resto, \u00e8 proprio degli Stati federali vedere governatori e presidenti di regione assurgere a ruoli nazionali (da Kohl a Bush). Tale idea, per\u00f2, potrebbe anche risolversi nello spettacolare cavallo di Troia di quell\u2019ansia di rinazionalizzare la politica europea di cui proprio la \u201clettera dei dieci\u201d pu\u00f2 essere intesa come un segnale; cos\u00ec l\u2019ha interpretata peraltro Javier Solana, paragonandola alla famosa lettera degli otto che spacc\u00f2 l\u2019Europa sulla vicenda irachena.<\/p>\n<p>E allora, se non si vuole turbare il complesso equilibrio istituzionale dell&#8217;Europa, la figura politicamente pi\u00f9 forte delle tre ai vertici del nuovo governo dell\u2019Unione dovr\u00e0 essere quella del Presidente della Commissione, che cos\u00ec potr\u00e0 mantenere e rafforzare il suo ruolo di motore dell\u2019integrazione. Il Trattato costituzionale, con disposizioni che dovrebbero essere integralmente riprodotte nel nuovo Trattato sull\u2019Unione europea, non esclude peraltro che il Presidente della Commissione possa essere anche Presidente del Consiglio europeo (far cadere l\u2019espressa incompatibilit\u00e0 fu una battaglia della delegazione italiana alla Convenzione europea). <\/p>\n<p>Ma il vento sembra oggi spirare in una diversa direzione. Ne \u00e8 eloquente testimonianza la congerie di dichiarazioni e <i>opt out<\/i> che hanno circondato di paletti nazionalisti il mandato della Conferenza intergovernativa e quindi i futuri trattati; lo conferma la &#8220;lettera dei dieci&#8221; a Tony Blair, scritta al di fuori del quadro istituzionale dell\u2019Unione senza che il Segretario generale e Alto rappresentante ne sapesse alcunch\u00e9. Le voci di corridoio parlano infatti di Blair candidato da Sarkozy per la poltrona di nuova confezione, e perci\u00f2 di pi\u00f9 incerta collocazione istituzionale, di Presidente del Consiglio europeo. L\u2019opera si perfezionerebbe qualora, nella scelta fra i tanti possibili candidati alla carica di Alto rappresentante (e per\u00f2 anche Vice Presidente della Commissione) si pensasse pi\u00f9 alla qualit\u00e0 dei suoi rapporti con il Presidente del Consiglio che non a quelli con il Presidente della Commissione. Quest&#8217;ultimo finirebbe cos\u00ec schiacciato in una tenaglia che ne ridurrebbe il ruolo a quello di vertice di un\u2019efficiente amministrazione al servizio e non di impulso alle politiche dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Con questa prospettiva di derubricazione del ruolo del Presidente sarebbe coerente la conferma del Presidente della Commissione uscente. In fondo si tratterebbe di un ruolo &#8220;amministrativo&#8221; per il quale l\u2019esigenza di continuit\u00e0 ben potrebbe prevalere su quella di rappresentativit\u00e0 politica. Un&#8217;esigenza quest&#8217;ultima che, tanto pi\u00f9 in un\u2019Europa a 27, imporrebbe rotazione, rinnovo e la forte legittimazione di un leader autorevole &#8211; come ad esempio lo stesso Blair -, responsabile dell\u2019attuazione di un programma ambizioso.<\/p>\n<p>E allora, oggi, invece di interrogarsi retrospettivamente sulle occasioni perse e sugli arretramenti che l\u2019abbandono del testo costituzionale hanno determinato, bisogna essere consapevoli che scelte fondamentali (come spesso in Europa) non sono nel testo dei nuovi Trattati ma nella loro applicazione. Nel dare un tono politico alla competizione elettorale per il prossimo Parlamento europeo, nel creare una squadra di governo dell\u2019Unione coesa, con un Presidente della Commissione forte e politicamente legittimato, un Presidente del Consiglio autorevole che sfugga alla facile tentazione di trasformarsi &#8211; novello Metternich &#8211; nel direttore d\u2019orchestra del concerto europeo. E un Alto rappresentante che sappia condurre ad unit\u00e0 l\u2019azione dei governi e quella della Commissione, dando un volto politico autorevole e riconoscibile, che oggi manca, al mercato unico a alle politiche comuni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 27 giugno Tony Blair lasciava la carica di Primo Ministro e, abbandonando la Camera dei Comuni, teatralmente si congedava dicendo: \u201cThat is that. 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