{"id":5870,"date":"2007-07-25T00:00:00","date_gmt":"2007-07-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/linsipienza-della-nato-da-una-mano-alla-russia\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:48","slug":"linsipienza-della-nato-da-una-mano-alla-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/linsipienza-della-nato-da-una-mano-alla-russia\/","title":{"rendered":"L\u2019insipienza della Nato d\u00e0 una mano alla Russia"},"content":{"rendered":"<p>Era una decisione annunciata. La Russia aveva avvertito la Nato, sin dal Vertice dell\u2019Osce dello scorso aprile, a Vienna, di essere pronta a uscire dal Trattato Cfe (Conventional Forces in Europe), ma la Nato aveva preferito fare orecchie da mercante. Il paradosso \u00e8 che la nuova versione del Trattato, originariamente firmato nel 1990, completamente rinegoziata per tenere conto dei mutamenti sopravvenuti in Europa (tra l\u2019altro, della scomparsa del Patto di Varsavia e della fine dell\u2019Urss), firmata a Istanbul nel 1999 da Clinton, Yeltsin e da tutti gli altri Stati interessati, era stata ratificata dalla Russia, ma non dai membri della Nato. Quegli stessi che oggi si lamentano della decisione unilaterale russa di sospenderne la validit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Strategia autolesionista<\/b><br \/>\u00c8 un vero gioco di specchi. Nel 1999 la Nato aveva deciso di ritardare la ratifica della nuova versione in attesa che Mosca ritirasse l\u2019eccesso di truppe e di armamenti che aveva concentrato nel Caucaso, per combattere i ribelli ceceni. Allora era stato raggiunto anche un accordo per iniziare a ritirare le truppe russe dalla Georgia, mentre non si era raggiunto alcun accordo per un eguale ritiro dalla Moldavia. Col tempo la Nato si \u00e8 adagiata su questa posizione attendista, anche se la questione della Cecenia diveniva meno attuale, mentre cresceva l\u2019attenzione su Moldavia e Georgia.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 nel 2002 George W. Bush annunciava il ritiro degli Usa dal Trattato Abm, sostenendo che si trattava di un accordo legato a tempi e problemi ormai superati: e pochi anni dopo annunciava di voler installare in Europa, e proprio ai confini con la Russia, parte del suo nuovo mini-scudo antimissile, ignorando sia le proteste che le controproposte di Mosca. Come meravigliarsi dunque se lo stesso argomento viene ripreso dal Cremlino? Tanto pi\u00f9 se, ancora oggi, l\u2019unica versione del Trattato ratificata dalla Nato \u00e8 ancora quella vecchia e totalmente assurda e inapplicabile del 1990, e non quella pi\u00f9 ragionevole del 1999.<\/p>\n<p>Essere giunti a questo punto \u00e8 un capolavoro di insipienza della diplomazia occidentale in genere e della Nato in particolare. L\u2019idea che la Nato avrebbe dovuto ratificare il Trattato solo dopo che la Russia lo avesse applicato in tutte le sue parti, ritirando le sue Forze Armate dal Caucaso e dalla Moldavia, \u00e8 quanto meno sorprendente. Essa sembrava basarsi sull\u2019assunto che il Trattato Cfe beneficiasse pi\u00f9 la Russia che il resto dell\u2019Europa: una valutazione gi\u00e0 dubbia nel 1999, quando le Forze Armate russe erano arrivate a uno dei loro pi\u00f9 bassi livelli di efficienza (e potevano quindi essere teoricamente interessate a una auto-limitazione delle Forze della Nato), divenuta del tutto assurda oggi che le Forze russe si stanno modernizzando, le Forze americane in Europa vengono ridotte unilateralmente (e indipendentemente da quello che decidono a Mosca) e gli europei non hanno chiaramente intenzione di dedicare maggiori risorse alla difesa.<\/p>\n<p>Insistendo sulla sua posizione la Nato si \u00e8 cos\u00ec fatta male da sola. Ora Mosca \u00e8 pi\u00f9 libera di prima di concentrare a suo piacimento le sue truppe ovunque desidera, all\u2019interno dei suoi confini nazionali, verso il Caucaso, la Moldavia o persino il Baltico, senza che la Nato abbia alcuno strumento giuridico o legittimit\u00e0 per contestarne le decisioni, e senza neanche pi\u00f9 l\u2019obbligo di avvertire gli altri paesi dei movimenti delle sue truppe, n\u00e9 accettare ispezioni. Certo, tutto questo oggi \u00e8 molto meno minaccioso di ieri, quando un imponente esercito del Patto di Varsavia era presente al centro dell\u2019Europa. La Russia di oggi non ha le capacit\u00e0 militari convenzionali dell\u2019Urss di ieri. Ma non \u00e8 neanche priva di denti, e comunque oggi \u00e8 libera di affilarli come meglio crede.<\/p>\n<p><b>Possibili vie d\u2019uscita<\/b><br \/>Fortunatamente Mosca non ha ancora formalmente denunciato il Trattato Cfe, ma si \u00e8 limitata a annunciarne la sospensione unilaterale, che entrer\u00e0 realmente in vigore solo verso fine anno. Ha quindi lasciato aperta la porta a possibili negoziati. Peccato per\u00f2 che, almeno sinora, da Bruxelles, non vengano segnali di interesse in questo senso, ma ci si limiti pedantemente a stigmatizzare la decisione russa. Molti paesi europei, a questo punto, cominciano ad essere preoccupati dell\u2019improvviso raffreddarsi delle relazioni con la Russia. <\/p>\n<p>Interpellato in proposito il Presidente Bush ha affermato pi\u00f9 volte di non essere preoccupato perch\u00e9 gli Usa hanno la forza e la capacit\u00e0 di gestire ogni possibile reazione di Mosca. Ma il fatto \u00e8 che in prima linea non sono tanto gli Usa quanto gli europei. In altri termini, la questione Cfe si aggiunge a quella sui sistemi antimissili, alle divergenze politiche su alcune scelte di Washington in Medio Oriente, o persino alla possibilit\u00e0 che Usa ed europei non vadano pienamente d\u2019accordo sulla questione del Kosovo, per indebolire l\u2019unit\u00e0 e la solidariet\u00e0 della Nato e dei rapporti transatlantici. Un bel colpo di boomerang, certo molto apprezzato da Vladimir Putin.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una decisione annunciata. La Russia aveva avvertito la Nato, sin dal Vertice dell\u2019Osce dello scorso aprile, a Vienna, di essere pronta a uscire dal Trattato Cfe (Conventional Forces in Europe), ma la Nato aveva preferito fare orecchie da mercante. 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