{"id":5880,"date":"2007-07-25T00:00:00","date_gmt":"2007-07-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/e-la-fiducia-la-prima-vittima-della-crisi-del-trattato-cfe\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:48","slug":"e-la-fiducia-la-prima-vittima-della-crisi-del-trattato-cfe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/e-la-fiducia-la-prima-vittima-della-crisi-del-trattato-cfe\/","title":{"rendered":"\u00c8 la fiducia la prima vittima della crisi del trattato Cfe"},"content":{"rendered":"<p>Nel mese di aprile la Federazione Russa aveva minacciato di ritirarsi dal trattato sulle Forze armate Convenzionali in Europa (Cfe). Non era la prima volta: era gi\u00e0 successo nel 1995, durante le trattative per la soluzione di una controversia nata dalla richiesta russa di aumentare il tetto stabilito per le proprie forze a seguito della guerra in Cecenia. In quell\u2019occasione, dopo inutili negoziati e davanti all\u2019evidenza di una nuova geografia europea nonch\u00e9 dell\u2019esplosione di focolai caucasici, i paesi del blocco occidentale hanno accolto la richiesta russa. Tuttavia, il decreto firmato dal presidente Putin lo scorso 14 luglio sulla sospensione unilaterale del Cfe non ha precedenti nella breve storia di questo trattato, considerato \u00abuna pietra angolare della sicurezza in Europa\u00bb. Prima di capire le conseguenze pi\u00f9 rilevanti di tale ritiro, \u00e8 bene vedere nel dettaglio il contenuto e la portata del <a href= \"http:\/\/www.osce.org\/documents\/doclib\/1990\/11\/13752_it.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Cfe<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><b>La nascita della Cfe <\/b><br \/>Le trattative per il Cfe, condotte sotto l\u2019egida della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Csce), si aprirono nel 1989 a Vienna e durarono circa due anni: il trattato \u00e8 stato firmato a Parigi il 19 novembre 1990 da 20 Stati della Nato e del Patto di Varsavia, mentre nel 1992 gli Stati aderenti erano diventati 30*. Il trattato ha un duplice scopo: limitare le forze convenzionali sul territorio europeo ai livelli pi\u00f9 bassi esistenti fino a quel momento e promuovere la trasparenza e una serie di misure di <i>confidence-building<\/i> tra i due blocchi. <\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, la formazione di due alleanze militari contrapposte aveva portato, da entrambi i lati della cortina di ferro, alla maggior concentrazione di armi convenzionali e nucleari mai raggiunta in tempo di pace. Se per le seconde &#8211; armi strategiche e missili balistici &#8211; erano gi\u00e0 state avviate varie iniziative (sia di carattere originariamente bilaterale \u2013 Abm, Salt, Start 1 e Start 2 \u2013 che multilaterale \u2013 Test Ban, Trattato a Soglia e altri), il Cfe si \u00e8 proposto di limitare le prime. L\u2019area geografica di applicazione di questo trattato si estende dall\u2019Atlantico agli Urali (<i>Atlantic to the Urals<\/i> \u2013 zona Attu), comprese le isole presenti in quest\u2019area (art. II).<\/p>\n<p>Le cinque categorie di sistemi d\u2019arma soggette al regime di limitazione sono dettagliatamente descritte nell\u2019art. II, mentre l\u2019art. IV definisce i tetti complessivi per tutte le categorie di armi, da raggiungere entro 40 mesi e calcolati sulla base di \u201cgruppi di Stati\u201d. Ogni alleanza militare pu\u00f2 infatti possedere fino a 20mila carri armati; 30mila blindati da combattimento; 20mila pezzi di artiglieria; 6.800 aerei da combattimento e 2mila elicotteri d\u2019attacco, e mentre di questi mezzi solo una parte pu\u00f2 essere \u201cin servizio\u201d, il restante deve trovarsi in appositi depositi. La distribuzione delle forze sul territorio deve anch\u2019essa rispettare certi limiti, individuati secondo una divisione del territorio europeo in cerchi concentrici, partendo dal cuore dell\u2019Europa (Germania, i Paesi del Benelux, Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria) via via verso l\u2019esterno fino ai cosiddetti \u201cfianchi\u201d nord e sud dell\u2019Europa (Norvegia e distretto militare di Leningrado a nord; Turchia, Bulgaria, Romania, distretti militari di Odessa, del nord Caucaso e del Transcaucaso a sud). La logica che ha ispirato tali limiti quantitativi e geografici risponde alla necessit\u00e0 di rendere molto problematica ogni azione di carattere offensivo su larga scala nel cuore dell\u2019Europa. Solo \u201csurplus temporanei\u201d (per esercitazioni o spiegamenti temporanei) sono ammessi e solo per un solo Stato (non per blocco).<\/p>\n<p><b>Ispezioni intrusive<\/b><br \/>Il trattato Cfe prevede anche un sistema di ispezioni piuttosto intrusive. Ogni Stato deve infatti notificare agli altri Stati membri le informazioni in suo possesso sugli equipaggiamenti oggetto del trattato; ha il dovere di sottoporsi obbligatoriamente a un certo numero di ispezioni e ha il diritto di condurne sugli altri. Quest\u2019ultime, espressamente previste e descritte in due Protocolli aggiuntivi, possono essere aeree, come previsto dal trattato sui Cieli Aperti (<i>Open Skies<\/i>), possono basarsi sui legittimi mezzi nazionali (ad esempio satellitari) di uno Stato aderente o possono essere svolte direttamente in loco. Gli oggetti di tali ispezioni spaziano dalle formazioni militari a livello di brigata e reggimento ai depositi permanenti, agli aeroporti o ancora ai poligoni di addestramento. <\/p>\n<p>Ogni Stato \u00e8 obbligato a sottoporsi ad una quota di ispezioni pari al 15 &#8211; 20% degli oggetti di verifica dichiarati dallo stesso, a seconda del momento del controllo. Ad esempio, nel 1992 la Russia dichiar\u00f2 431 oggetti di verifica e 299 luoghi; gli Usa 105 e 70; l\u2019Italia ben 186 oggetti e 180 luoghi; mentre per la Germania 255 oggetti e 215 luoghi da verificare. Le ispezioni, contrariamente a quanto accade per simili procedure su arsenali nucleari, non avvengono sul 100% degli equipaggiamenti, dunque, ma vengono effettuate su un campione (casuale o mirato), considerato l\u2019enorme numero di materiale e il costo della procedura (circa 80 milioni di dollari, secondo le stime dell\u2019Institute for Defence Analysis, comunque basso se paragonato ai 760 spesi per la verifica del Sart sulle armi strategiche). La raccolta delle informazioni ottenute da visite <i>in loco<\/i> da parte degli ispettori dell\u2019Alleanza Atlantica \u00e8 stata affidata alla Nato, che gestisce un database elettronico chiamato <i>Verit\u00e0<\/i>.<\/p>\n<p>Il Cfe prevede inoltre la formazione di un organismo incaricato del coordinamento e dell\u2019attuazione dell\u2019accordo: il Gruppo Congiunto di Consultazione (<i>Joint Consultative Group<\/i>) che si riunisce ogni mercoled\u00ec a Vienna, nella sede dell\u2019Hofburg. Tale organismo, nato ad hoc in seno all\u2019Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, evoluzione della sopracitata conferenza), ha il compito di risolvere ambiguit\u00e0 e differenze di interpretazione del trattato e problemi di natura tecnica, e di considerare misure per rafforzarne l\u2019efficienza e l\u2019attuazione. <\/p>\n<p>A completare il quadro, e contemporaneamente all\u2019entrata in vigore del Cfe, veniva adottato anche l\u2019Accordo per la riduzione del personale militare (Cfe-1A). Ma nel 1992, quando il Cfe \u00e8 entrato in vigore <i>de jure e de facto<\/i>, il mondo era gi\u00e0 talmente cambiato da far risultare il trattato obsoleto fin dalla sua nascita: la Germania era unita, il patto di Varsavia dissolto, nel 1994 le truppe sovietiche si erano gi\u00e0 completamente ritirate dai paesi baltici e dall\u2019Europa centrale, mentre erano esplose tensioni di carattere etnico e religioso ai confini.<\/p>\n<p><b>Aggiornamenti necessari<\/b><br \/>Nel 1995 il 95% delle riduzioni previste dal trattato erano state completate, ma la necessit\u00e0 di modernizzare il Cfe venne espressamente richiesta da una prima conferenza di riesame nel 1996. La durata dei negoziati in seno al Gruppo Congiunto di Consultazione super\u00f2 quella per la firma del Cfe stesso: tuttavia, e nonostante il difficile clima internazionale caratterizzato dalle crisi del Kosovo e della Cecenia, nel novembre del 1999, a Istanbul, fu firmato da 30 capi di Sato e di Governo l\u2019<a href= \"http:\/\/www.osce.org\/documents\/doclib\/1999\/11\/13760_it.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Accordo sull\u2019Adattamento del Cfe<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>Il nuovo trattato si compone di un documento legale e di uno politico. Il primo consiste essenzialmente in una serie di emendamenti all\u2019attuale Cfe: tra le sue maggiori novit\u00e0 vi sono la possibilit\u00e0 da parte di tutti gli Stati dell\u2019Osce di aderirvi, ma soprattutto la scomparsa delle limitazioni per \u201cblocchi\u201d e per \u201czone\u201d, sostituite invece da tetti nazionali e territoriali. Ad esempio per l\u2019Italia \u00e8 previsto un tetto di 1.267 carri armati (3.444 per la Germania, 6.350 per la Russia, 1.812 per gli Usa); 3.172 veicoli corazzati da combattimento (3.281 per la Germania, 11.280 per la Russia, 3.037 per gli Usa); 1.818 pezzi di artiglieria (2.255 per la Germania, 6.315 per la Russia, 1.553 per gli Usa); 618 aerei da combattimento (765 per la Germania, 3.416 per la Russia e 784 per gli Usa) e infine 142 elicotteri d\u2019attacco ( 280 per la Germania, 855 per la Russia, 396 per gli Usa).Il negoziato sull\u2019adattamento (specialmente nella parte sul principio dell\u2019espresso consenso di uno Stato alla presenza di forze straniere) ha fornito l\u2019occasione per risolvere la questione pendente relativa alla presenza russa fuori dal proprio territorio, in particolare in Georgia e Moldavia. I cosiddetti \u201c<a href= \"http:\/\/www.osce.org\/documents\/doclib\/1999\/11\/13761_it.pdf \" target= \"blank\"><b><u> impegni di Istanbul<\/u><\/b><\/a>\u201d racchiudono l\u2019impegno <i>politico <\/i>della Russia di ritirare entro il 2000 e il 2002 le sue forze dalla Georgia e dalla Moldavia. <\/p>\n<p>Il mancato rispetto di tale impegno ha indotto i paesi occidentali a non avviare le procedure di ratifica dell\u2019accordo di adattamento, almeno finch\u00e9 non arrivi da Mosca un chiaro segnale del suo ritiro dalle terre caucasiche. A sua volta Mosca ha minacciato, tre mesi fa circa, il ritiro dal Cfe finch\u00e9 l\u2019accordo del 1999 non sia ratificato anche dai paesi occidentali. <\/p>\n<p>Resta tuttora in vigore, quindi, il trattato cos\u00ec come negoziato nel 1990. L\u2019art. XIX, infine, definisce la durata del trattato illimitata, ma stabilisce anche che un paese possa recedere dal trattato in nome di \u00absupremi interessi nazionali\u00bb, purch\u00e9 sia comunicato agli altri con 150 giorni di anticipo ed esponga gli eventi straordinari che hanno messo in pericolo tali interessi. <\/p>\n<p>La proposta americana di coinvolgere la Repubblica Ceca e la Polonia nel dispiegamento dei componenti del sistema antimissile rappresenta per Mosca una minaccia ai suoi interessi nazionali, e su questa base il 14 luglio Putin ha firmato un decreto con il quale chiede ai suoi diplomatici di comunicare agli altri 29 Stati l\u2019intenzione di sospendere il trattato, in modo da rendere il decreto effettivo tra 150 giorni. <\/p>\n<p>La conseguenza pi\u00f9 rilevante di questo atto non risiede certo nel rischio di un\u2019improvvisa azione offensiva russa sul territorio europeo, dovuta alla ora possibile concentrazione di armi ai confini, non solo perch\u00e9 per arrivare al cuore dell\u2019Europa la Russia dovrebbe oggi attraversare una fascia territoriale composta da ex-satelliti, oggi membri dell\u2019Ue e della Nato, ma soprattutto perch\u00e9 a Mosca non interessa pi\u00f9 marciare su Berlino: i suoi mezzi di pressione sono oggi di tutt\u2019altro carattere (energetico, economico, politico). La perdita maggiore risiede nell\u2019interruzione di un mutuo meccanismo di <i>confidence-building<\/i> e di trasparenza che di certo non aiuter\u00e0 a raffreddare il rovente clima tra Russia e i paesi europei, i quali, fra tutti i firmatari del Cfe, sono certamente i pi\u00f9 interessati nel mantenere buone relazioni con Mosca.<\/p>\n<p>* Paesi della Nato: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Turchia. Paesi dell\u2019ex Patto di Varsavia: Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria. Stati dell\u2019ex Unione Sovietica: Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Moldova, Russia, Ucraina.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel mese di aprile la Federazione Russa aveva minacciato di ritirarsi dal trattato sulle Forze armate Convenzionali in Europa (Cfe). 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