{"id":5950,"date":"2007-07-31T00:00:00","date_gmt":"2007-07-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-integrazione-e-repressione\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:42","slug":"tra-integrazione-e-repressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/07\/tra-integrazione-e-repressione\/","title":{"rendered":"Tra integrazione e repressione"},"content":{"rendered":"<p>La lotta al terrorismo internazionale \u00e8 da tempo diventata un\u2019area prioritaria di intervento a livello globale, regionale e nazionale per il mantenimento della sicurezza dei cittadini. Ben 13 convenzioni internazionali relative a specifiche attivit\u00e0 terroristiche sono state elaborate nell\u2019ambito delle Nazioni Unite dal 1963 a oggi. Manca tuttavia una convenzione globale sul terrorismo internazionale: le negoziazioni per la sua adozione si sono arenate sull\u2019importante e imprescindibile questione della definizione del terrorismo internazionale e dell\u2019esclusione da tale fenomeno delle lotte per l\u2019autodeterminazione. <\/p>\n<p>All\u2019indomani degli attentati dell\u201911 settembre 2001 e di quelli pi\u00f9 recenti a Madrid (2004) e Londra (2005), la reazione immediata ai diversi livelli \u00e8 stata in primo luogo caratterizzata da un irrigidimento delle misure di controllo e protezione delle frontiere, dei trasporti, delle infrastrutture critiche, dei trasferimenti finanziari. Sono state inoltre promosse azioni di coordinamento tra le autorit\u00e0 nazionali competenti per favorire lo scambio di informazioni per il perseguimento e la cattura di terroristi, nonch\u00e9 la loro consegna alle autorit\u00e0 giudiziarie di Stati esteri, e ovunque si \u00e8 registrato un inasprimento dei metodi di indagine e di interrogazione dei sospetti. <\/p>\n<p>Tali interventi, prioritariamente diretti alla tutela della sicurezza pubblica e finalizzati alla repressione del terrorismo internazionale, sono oggetto di attenzione sotto due aspetti principali: in primo luogo, essi hanno posto spinosi problemi di compatibilit\u00e0 con la tutela dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali degli individui; inoltre, dubbi sempre pi\u00f9 forti sono stati sollevati rispetto alla loro efficacia, se non accompagnati da misure di pi\u00f9 lungo periodo che si focalizzino sui fattori che stanno alla base della radicalizzazione e del reclutamento di terroristi.<\/p>\n<p><b>Diritto alla sicurezza e sicurezza dei diritti<\/b><br \/>Sotto il primo aspetto, esempi significativi sono due vicende che hanno generato forti tensioni nell\u2019ambito dell\u2019Unione Europea e nelle relazioni transatlantiche: la prima  riguarda l\u2019accesso da parte delle autorit\u00e0 federali statunitensi ai dati dei passeggeri delle compagnie aeree operanti in territorio Usa; la seconda si riferisce alla presunta complicit\u00e0 di Stati membri dell\u2019Unione Europea con la Cia (Central Intelligence Agency) per il trasferimento illegale di individui sospettati di terrorismo verso Stati terzi accusati di utilizzare la tortura ed altre pratiche crudeli, inumane o degradanti negli interrogatori. <\/p>\n<p>La prima vicenda scaturisce dall\u2019emanazione di una normativa interna statunitense, successiva all\u201911 settembre, che imponeva ai vettori aerei di comunicare all\u2019Ufficio doganale statunitense i dati personali dei passeggeri \u2013 denominati Passenger Name Records (Pnr). Tale normativa risultava in contrasto con le regole vigenti nell\u2019Ue in materia di tutela della privacy, al cui rispetto le compagnie aeree europee sono tenute sulla base della Direttiva sulla protezione dei dati 95\/46\/CE (cos\u00ec come modificata dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 settembre 2003 n. 1882). Nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra la tutela della sicurezza dei cittadini da un lato e del diritto alla riservatezza dall\u2019altro, la Comunit\u00e0 europea e gli Stati Uniti avevano concluso nel 2004 un discusso accordo destinato a garantire l\u2019accesso del governo statunitense ai dati dei passeggeri delle compagnie aeree che operano in territorio Usa, pur nel rispetto di una serie di clausole, non vincolanti giuridicamente, relative alla protezione dei dati. L\u2019accordo \u00e8 stato impugnato dal Parlamento europeo perch\u00e9 non garantiva un\u2019effettiva protezione per i passeggeri europei; la Corte di giustizia delle Comunit\u00e0 europee ha annullato le decisioni di Commissione e Consiglio sulle quali detto accordo si fondava, prolungandolo, nel contempo,  fino al settembre del 2006. <\/p>\n<p>La sentenza della Corte si basava per\u00f2 non sul presunto contrasto dell\u2019accordo in esame con la Direttiva europea e con la Convenzione europea sui diritti dell\u2019uomo, bens\u00ec sulla inadeguatezza della base legale utilizzata. Sono rimaste dunque irrisolte importanti questioni di natura politica e giuridica, tanto che nell\u2019ottobre del 2006 la Commissione, supportata dal Consiglio, ha concluso un nuovo accordo con gli Stati Uniti con un contenuto sostanzialmente non dissimile dal precedente, ma fondato su una nuova base legale e in vigore fino alla fine del luglio 2007: si ripropone dunque l\u2019esigenza di arrivare a un accordo di lungo periodo, che sappia equilibrare la necessit\u00e0 di una regolamentazione giuridica, con un alto livello di sicurezza e un\u2019adeguata protezione dei dati.<\/p>\n<p>Il Parlamento europeo ha anche sollevato critiche pesanti su accordi che sarebbero stati conclusi tra Stati Uniti e alcuni Paesi europei e relativi al trasferimento illegale di persone sospettate di terrorismo sotto custodia della Cia e dell\u2019esercito statunitense o di altri Paesi (tra cui l\u2019Egitto, la Giordania, la Siria e l\u2019Afghanistan) \u201cche usano sovente la tortura negli interrogatori\u201d. Le pratiche delle \u201cconsegne speciali\u201d di presunti terroristi \u201cfanno s\u00ec che i sospetti non siano sottoposti a processo, bens\u00ec siano trasferiti verso Paesi terzi per esservi interrogati, eventualmente torturati e detenuti in strutture controllate dagli Stati Uniti o dalle autorit\u00e0 locali\u201d e costituiscono pertanto una violazione dei diritti fondamentali in virt\u00f9 del diritto internazionale. Il Parlamento europeo ha denunciato il coinvolgimento e la complicit\u00e0 di alcuni Stati membri dell\u2019Ue in tali pratiche, quali il rapimento del cittadino egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano il 17 febbraio 2003 ad opera di agenti della Cia, trasportato prima ad Aviano e poi a Ramstein, e l\u2019espulsione di due cittadini egiziani da parte delle autorit\u00e0 svedesi, consegnati ad agenti della Cia e successivamente trasferiti in Egitto.<\/p>\n<p><b>Alle radici del terrore<\/b><br \/>I recenti attacchi condotti o sventati in vari Paesi europei (Gran Bretagna, Spagna e Italia) hanno mostrato aspetti per certi versi inediti delle attivit\u00e0 del terrorismo internazionale. Si impone allora la necessit\u00e0 di una strategia di lungo periodo, concertata a livello internazionale, che si focalizzi sui fattori della radicalizzazione e del reclutamento dei terroristi. Il fenomeno della radicalizzazione, in particolare tra le giovani generazioni, sembra coinvolgere sempre pi\u00f9 non soltanto i Paesi islamici dell\u2019area nordafricana e mediorientale, ma anche le comunit\u00e0 islamiche presenti in numerosi Paesi europei. Esso \u00e8 gi\u00e0 stato individuato come una priorit\u00e0 nella Strategia dell\u2019Ue per la lotta al terrorismo dell\u20191 dicembre 2005 e nella Strategia Globale per la lotta al terrorismo adottata dall\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite l\u20198 settembre del 2006. <\/p>\n<p>In particolare, la mancata rappresentanza a livello politico e la marginalizzazione sociale ed economica sono stati indicati come alcuni dei fattori che generano  sentimenti di frustrazione e di alienazione. Tali sentimenti sono alimentati da un\u2019abile campagna di radicalizzazione gestita dai gruppi estremisti, finalizzata al reclutamento di nuovi adepti. Si tratta di una campagna che fa spesso un largo e accorto uso dei  dei mezzi di comunicazione di massa, e in particolare di Internet. <\/p>\n<p>Al-Qaeda e altre organizzazioni terroristiche gestiscono ciascuna centinaia di siti che vengono appositamente ideati per diverse tipologie e categorie di utenti e finalizzati a reclutare, formare e organizzare potenziali terroristi. L\u2019obiettivo \u00e8 di far leva sul senso di esclusione e di ingiustizia percepita e mira al rafforzamento del sentimento di appartenenza, offrendo possibilit\u00e0 di coinvolgimento attivo e di protagonismo in azioni di rivendicazione violenta. Alle reclute vengono promesse ricompense quali diventare martiri ed eroi della lotta contro l\u2019Occidente, una vita migliore dopo la morte e sostegno economico alle famiglie per la perdita subita. <\/p>\n<p>Fondamentali nella formazione e nel reclutamento di futuri terroristi sono anche i centri educativi e religiosi, dove l\u2019insegnamento tradizionale dei precetti religiosi alimenta il senso di disorientamento e favorisce la mancata accettazione dei giovani musulmani delle dinamiche della societ\u00e0 occidentale contemporanea. In alcuni casi, questi luoghi costituiscono veri e propri centri di addestramento per la preparazione di attacchi terroristici, come ha dimostrato il recente caso della moschea di Ponte Felcino, nei pressi di Perugia.<\/p>\n<p><b>Cambio di rotta<\/b><br \/>Il terrorismo ha cambiato pelle: sistema senza gerarchia, esso impone un concreto e deciso cambio di rotta, con l\u2019obiettivo di trovare risposte diverse per fronteggiare adeguatamente la diffusione delle nuove dinamiche di radicalizzazione nel seno delle societ\u00e0 europee. Impone in primo luogo di adeguare le normative legali a una nuova situazione di multiculturalit\u00e0, ma nello stesso tempo esige una convinta e convincente collaborazione delle comunit\u00e0 islamiche. <\/p>\n<p>Strategie di integrazione nella vita economica del Paese di accoglienza dovrebbero essere elaborate per gruppi particolarmente vulnerabili all\u2019interno delle comunit\u00e0 islamiche in Europa, quali i giovani e le donne e dovrebbero includere istruzione adeguata, formazione e promozione di forme di imprenditorialit\u00e0 nuove. Tuttavia, l\u2019integrazione economica non pu\u00f2 da sola generare un sentimento di appartenenza alle societ\u00e0 europee in cui gli islamici vivono; occorre andare oltre e sviluppare approcci integrati che possano fronteggiare le differenze di tipo sociale, culturale e religioso. Le comunit\u00e0 islamiche devono concorrere a rompere la logica dell\u2019isolamento e puntare a una maggiore partecipazione politica, promuovendo l\u2019accesso alle istituzioni politiche e creando organi consultivi di rappresentanza. <\/p>\n<p>Gli organi di informazione possono giocare un ruolo di primo piano in questa strategia di integrazione: occorrerebbe dare alle voci moderate dell\u2019Islam pi\u00f9 spazio e visibilit\u00e0 nei media e promuovere esempi positivi di dialogo tra le culture e le religioni evitando l\u2019equazione tra Islam e terrorismo. <\/p>\n<p>Risulta, peraltro, urgente arrivare a limitare l\u2019utilizzo di Internet a scopi terroristici attraverso nuove forme di regolamentazione a livello internazionale, superando l\u2019opposizione di chi concepisce la rete come un universo assolutamente libero e privo di vincoli. Il costante controllo e monitoraggio dei siti creati dalle organizzazioni terroristiche potrebbe aiutare le autorit\u00e0 competenti a capire e identificare i responsabili e a promuovere una campagna attiva di contrasto che enfatizzi la criminosit\u00e0 degli atti terroristici  e proponga modelli alternativi di comportamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lotta al terrorismo internazionale \u00e8 da tempo diventata un\u2019area prioritaria di intervento a livello globale, regionale e nazionale per il mantenimento della sicurezza dei cittadini. Ben 13 convenzioni internazionali relative a specifiche attivit\u00e0 terroristiche sono state elaborate nell\u2019ambito delle Nazioni Unite dal 1963 a oggi. 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