{"id":5970,"date":"2007-08-02T00:00:00","date_gmt":"2007-08-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-di-chavez-tra-potere-economico-e-populismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:41","slug":"la-politica-di-chavez-tra-potere-economico-e-populismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/08\/la-politica-di-chavez-tra-potere-economico-e-populismo\/","title":{"rendered":"La politica di Chavez tra potere economico e populismo"},"content":{"rendered":"<p>Una battuta un po\u2019 amara che si racconta sull\u2019America Latina dice che, come area, non \u00e8 competitiva neanche come minaccia per il resto del mondo: non possiede armi di distruzione di massa e non ha terroristi suicidi. Le maggiori esportazioni sono costituite da droga, materie prime e forza lavoro. I sudamericani che lavorano in Europa e negli Stati Uniti spediscono pi\u00f9 denaro alle loro famiglie di quanto ne investano, in quell\u2019area, tutte le multinazionali messe assieme. Ma c\u2019\u00e8 un settore in cui l\u2019America Latina vanta da sempre una forte capacit\u00e0 di esportazione: le idee politiche, in particolare nel campo della lotta al sottosviluppo, che hanno spesso trovato forte eco in altre regioni del mondo pi\u00f9 povero. Non fu certo l\u2019argentino Juan Domingo Per\u00f3n a inventare il populismo, ma ne \u00e8 diventato indubbiamente un\u2019icona universale: idee come la sostituzione delle importazioni, la teoria della dipendenza, la teologia della liberazione, l\u2019\u201cevoluzionismo\u201d delle giunte militari degli anni \u201870 e \u201980 si sono diffuse in breve tempo oltre i confini nazionali.<\/p>\n<p>Sfortunatamente, per\u00f2, nella maggior parte dei casi, queste idee non si sono dimostrate particolarmente felici. L\u2019ondata pi\u00f9 recente di queste idee politiche di matrice sudamericana \u00e8 arrivata sotto le spoglie della \u201cRivoluzione Bolivariana\u201d, detta anche \u201cSocialismo del XXI Secolo\u201d, promossa dal presidente venezuelano Hugo Ch\u00e1vez. Si tratta di una combinazione di un preesistente e testato cocktail di nazionalismo, socialismo e populismo con forti elementi di anti-globalizzazione e anti-americanismo, con qualche piccola aggiunta di indigenismo, autarchia e spiritualismo. Le idee del presidente Ch\u00e1vez, come accadde per i suoi predecessori, hanno raccolto ammiratori in altri paesi, compresi giornalisti e intellettuali in Europa e altrove. \u00c8 perci\u00f2 opportuno contestualizzare la Rivoluzione Bolivariana di Ch\u00e1vez.<\/p>\n<p><b>Politica estera dinamica<\/b><br \/>I proventi del petrolio, l\u2019ubicazione geografica, le tradizioni democratiche e persino la cultura hanno reso i governi venezuelani inclini ad adottare una politica estera dinamica e a volte persino aggressivamente interventista. Una regione inquieta, dove l\u2019instabilit\u00e0 economica e le agitazioni politiche sono fenomeni consueti, favorisce non solo le occasioni di intervento da parte di altre nazioni, che possiedono i mezzi economici per farlo, ma persino la richiesta della comunit\u00e0 internazionale a che tali ingerenze si verifichino. Da questa prospettiva, Hugo Ch\u00e1vez non si differenzia dai precedenti presidenti del Venezuela. L\u2019attivismo internazionale di un presidente venezuelano non suona nuovo. Ma nel caso di Hugo Ch\u00e1vez, le diversit\u00e0 quanto a rapporti internazionali, amici, nemici, obiettivi, tattiche, possibilit\u00e0 e limiti hanno poco in comune con ogni altro leader venezuelano. Hugo Ch\u00e1vez \u00e8 completamente differente dai suoi predecessori, nessuno dei quali negli ultimi cinquant\u2019anni ha avuto altrettanto controllo sulle leve del potere. Ha l\u2019ultima parola \u2013 e spesso l\u2019unica \u2013 nelle decisioni fondamentali che riguardano l\u2019industria petrolifera, l\u2019esercito, l\u2019assemblea nazionale, il governo statale e gli enti locali, la giustizia e la Banca Centrale. Ch\u00e1vez pu\u00f2, nei fatti, perseguire unilateralmente qualunque politica desideri, con vincoli politici o istituzionali limitati o inesistenti, laddove l\u2019alto prezzo del petrolio gli conferisce ampia libert\u00e0 dal punto di vista economico. Come risultato, Ch\u00e1vez pu\u00f2 vantare un livello di autonomia in politica estera senza precedenti in Venezuela e peraltro raro anche nel resto del mondo. <\/p>\n<p>Si consideri, ad esempio, il caso della politica venezuelana nei confronti di Cuba. Non esistono altri due paesi nell\u2019emisfero americano che abbiano raggiunto un livello di integrazione economica, politica, militare e istituzionale pari a quello che attualmente esiste tra Venezuela e Cuba. Per Cuba, i legami col Venezuela sono diventati una questione vitale per la sopravvivenza del regime, in quanto le generose forniture petrolifere che riceve dal Venezuela sono di cruciale importanza per la sua stabilit\u00e0 economica, quanto lo erano quelle che riceveva dall\u2019Unione Sovietica. Data questa fondamentale criticit\u00e0, sarebbe sorprendente se il leggendario ed esperto apparato di intelligence cubano non fosse attivamente operativo in Venezuela, a supporto del presidente Ch\u00e1vez e del suo regime, contrastando le minacce nazionali e internazionali che il presidente venezuelano, Fidel Castro e i loro pi\u00f9 vicini alleati denunciano costantemente nei loro interventi in pubblico. <\/p>\n<p>Il presidente Ch\u00e1vez accusa regolarmente il governo degli Stati Uniti di complottare per assassinarlo e la sua aggressivit\u00e0 nei confronti degli Stati Uniti costituisce certamente un\u2019altra differenza rispetto ai suoi predecessori, anche se tutti i presidenti venezuelani hanno avuto un rapporto difficile con gli Stati Uniti. Non sorprende che, viste le forti correnti di anti-americanismo che percorrono il mondo, i frequenti attacchi di Ch\u00e1vez al presidente americano e ai suoi alleati siano stati bene accolti dall\u2019opinione pubblica, in Venezuela e all\u2019estero. <\/p>\n<p>L\u2019accesa retorica del presidente Ch\u00e1vez richiama alla mente un\u2019altra epoca, un tempo in cui in tanti avevano creduto che le rivoluzioni di sinistra avrebbero attraversato le Americhe. Non \u00e8 un caso, quindi, che il suo pi\u00f9 stretto alleato internazionale sia Fidel Castro. Sorprendentemente, nel Venezuela del ventunesimo secolo, Fidel Castro, il vecchio e malato dittatore di una piccola e affamata isola, \u00e8 molto pi\u00f9 influente di George W. Bush, il presidente dell\u2019unica superpotenza mondiale rimasta. Tuttavia, il quadro geopolitico internazionale che ha fatto da sfondo all\u2019ascesa al potere del presidente Ch\u00e1vez, a differenza di Castro, Per\u00f3n o degli altri predecessori venezuelani, non \u00e8 stato caratterizzato da superpotenze rivali impegnate in uno scontro ideologico e armato per il dominio del mondo, quanto piuttosto dalla sconfitta del comunismo, le transizioni verso la democrazia (nelle Americhe e altrove), una rapida avanzata tecnologica, la diffusione del libero commercio, l\u2019apertura di nuovi mercati e la globalizzazione.<\/p>\n<p><b>Limitazioni economiche<\/b><br \/>Ch\u00e1vez subisce le limitazioni imposte dalla globalizzazione economica. Che egli riesca o meno a realizzare ci\u00f2 che definisce il \u201cSocialismo del XXI secolo\u201d, l\u2019economia del Venezuela resta comunque profondamente immersa in una rete di vincoli commerciali e finanziari con il resto del mondo, che limita il Governo nelle possibili scelte da compiere. Gli elevati introiti provenienti dal petrolio hanno indubbiamente ampliato i margini di manovra per le azioni economiche del presidente, ma queste entrate non saranno sempre cos\u00ec consistenti, o non saranno sempre sufficienti a neutralizzare gli effetti che i mercati finanziari o altri vincoli dell\u2019economia globale impongono alle politiche intraprese dal governo. A ci\u00f2 si aggiunge che \u00e8 facile commettere \u2013 e nascondere \u2013 errori di politica economica nazionale e internazionale, quando gli elevati proventi del petrolio creano l\u2019illusione di poter disporre di un numero illimitato e perennemente flessibile di scelte politiche. <\/p>\n<p>Gli errori di politica economica di oggi si ritorceranno con gli interessi contro il governo Ch\u00e1vez in un domani molto vicino. Una volta che la congiuntura economica internazionale e nazionale render\u00e0 insufficienti i proventi del petrolio da cui il paese dipende in modo sostanziale, il governo ne avvertir\u00e0 l\u2019impatto politico. Gi\u00e0 ora la popolazione, nonostante il paese disponga di enormi entrate provenienti dal petrolio, si trova a fronteggiare un tasso di inflazione tra i pi\u00f9 alti al mondo, la mancanza di generi di prima necessit\u00e0, un livello di criminalit\u00e0 tragico e senza precedenti e grandi difficolt\u00e0 nel trovare un posto di lavoro al di fuori degli impieghi statali. <\/p>\n<p>La rapida erosione del sostegno popolare \u00e8 quanto accaduto ai predecessori di Ch\u00e1vez e prima o poi accadr\u00e0 anche a lui. In passato, quando accadeva ci\u00f2, i presidenti venezuelani perdevano le elezioni e il potere si trasferiva all\u2019opposizione in maniera pacifica e democratica. Non \u00e8 pi\u00f9 chiaro se questo schema potr\u00e0 essere riproposto in futuro considerato che, come \u00e8 stato ampiamente dimostrato, il presidente Ch\u00e1vez \u00e8 un leader molto diverso rispetto ai suoi predecessori. Sicuramente in futuro l\u2019economia diverr\u00e0 per lui un vincolo altrettanto costrittivo come lo \u00e8 stata per i suoi predecessori: quello che non sappiamo \u00e8 come gestir\u00e0 le ripercussioni politiche di una depressione economica. Del resto, sta gi\u00e0 spingendo verso modifiche costituzionali che gli permetteranno di restare al potere indefinitamente e ha utilizzato astutamente gli stessi strumenti della democrazia per minarne i normali controlli ed equilibri.<\/p>\n<p><b>Talento politico<\/b><br \/>Ma tutto ci\u00f2 fa sorgere spontanea una domanda: come ha fatto a vincere Hugo Ch\u00e1vez? Le cause pi\u00f9 comunemente tirate in ballo comprendono gli scarsi risultati economici dei suoi predecessori, corruzione, cattiva gestione, istituzioni deboli, il collasso del sistema bipartitico tradizionale, povert\u00e0 e disuguaglianza socio-economica, il negativo impatto politico del petrolio, politiche clientelari, stataliste e corporative che hanno arrestato la crescita dell\u2019imprenditoria e di un settore privato competitivo. Tutti questi problemi meritano attenzione singolarmente in quanto tutti ugualmente importanti: l\u2019impatto sulla politica interna ed estera delle fluttuazioni dei prezzi del petrolio negli anni \u201870 e \u201880 causate da crisi esterne, le grandi aspettative che hanno accompagnato le riforme del mercato alla fine degli anni \u201880 e poi negli anni \u201890, il crescente dinamismo e l\u2019organizzazione della societ\u00e0 civile, gli effetti nella regione andina della guerra alla droga condotta dagli Stati Uniti, la globalizzazione e l\u2019anti-globalizzazione. <\/p>\n<p>Ma i venezuelani hanno eletto presidente Ch\u00e1vez la prima volta nel 1998 e di nuovo nel 2006 per moltissime ragioni tra cui la sua smisurata personalit\u00e0, l\u2019eccezionale talento politico e il background personale. Hugo Ch\u00e1vez non solo possedeva le capacit\u00e0 necessarie, ma era anche al posto giusto al momento giusto e colse l\u2019occasione. La capacit\u00e0 di sfruttare le occasioni che gli si presentano mette in risalto la sua abilit\u00e0 e il suo istinto. Il presidente Ch\u00e1vez fa il suo ingresso sulla scena mondiale alla fine degli anni \u201890, in un\u2019epoca di radicali cambiamenti e grande dinamismo in cui furono messi in discussione gli assunti fondamentali del funzionamento dei mercati e delle relazioni tra gli stati (comprese le emergenti Ong e gli attori \u201cnon statali\u201d) e il sistema internazionale. <\/p>\n<p>Ch\u00e1vez adott\u00f2 una retorica che gli era consona e che rispecchiava i tempi e lo stato d\u2019animo della maggioranza dei venezuelani: fece eco al malcontento di molti per il fallimento delle riforme economiche di portare risultati in breve tempo o di tradurre quei profitti in benefici reali per tutti. Trov\u00f2 una causa comune tra gli studenti, gli ambientalisti, i sindacalisti e gli altri attivisti che avevano formato la rete internazionale no-global. E si rivolse al desiderio della maggioranza povera del Venezuela (e dell\u2019emisfero) di porre fine alla disuguaglianza e all\u2019ingiustizia rivendicando ricchezze e risorse depredate dai governi precedenti e dalle classi dirigenti tradizionali. Le azioni di Ch\u00e1vez hanno generalmente coinciso con la sua retorica. La sua visita in Iraq subito dopo la sua elezione \u2013 fu il primo leader eletto democraticamente a far visita a Saddam Hussein dopo la Prima Guerra del Golfo \u2013 ne \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 emblematici. Allo stesso modo, Ch\u00e1vez fece un punto d\u2019orgoglio della sua smisurata ammirazione e del desiderio di proseguire nella linea politica di Fidel Castro. In patria, sciolse il corpo legislativo, fece pressione per un\u2019assemblea costituente, riscrisse la Costituzione, cambi\u00f2 il nome del paese (da Venezuela a Repubblica Bolivariana del Venezuela) e decret\u00f2 la fine della quarta repubblica. Era arrivato il Movimento Quinta Repubblica (Mvr). <\/p>\n<p>La resilienza e l\u2019ascendente di Ch\u00e1vez hanno molte origini, ma la pi\u00f9 importante \u00e8 la capacit\u00e0 di capitalizzare gli errori degli altri. Ed \u00e8 stato poi molto fortunato quanto ai nemici che ha dovuto affrontare in patria e all\u2019estero: i suoi oppositori in patria sono stati incapaci di contenere la sua ascesa al potere. Il governo statunitense, distratto dalla sua guerra al terrore, con gli attacchi in Afghanistan e Iraq che cominciavano ad avere un costo molto alto, prest\u00f2 attenzione a Ch\u00e1vez soltanto quando ormai era gi\u00e0 troppo tardi e la sua presa sul potere era ormai salda e completa. Per l\u2019umiliazione dei suoi oppositori, il presidente Ch\u00e1vez non solo era sopravvissuto, ma si era pure ripreso con un invidiabile consenso di oltre il 60%.Anche in questo \u00e8 stato aiutato ancora una volta dalla buona sorte \u2013 la crescente domanda di risorse energetiche proveniente dall\u2019espansione economica cinese, una richiesta serrata di forniture e la necessit\u00e0 di realizzare nuove raffinerie e di incrementare la capacit\u00e0 di riserva, hanno portato il prezzo di un barile di petrolio a livelli mai raggiunti prima: dai 9$ al barile al momento della sua ascesa al potere fino ai 61$ del 2007. Spinto da un regolare flusso di petroldollari, come molti dei suoi predecessori, Ch\u00e1vez ha fatto dello Stato il motore dell\u2019economia interna e del petrolio la sua principale arma diplomatica. Dalla PetroCaribe \u2013 la nuova iniziativa di cooperazione energetica dell\u2019area caraibica, promossa dal Venezuela \u2013 alla promessa (da qualcuno definita una fantasia) di diversificare i mercati costruendo un oleodotto fino al Pacifico per trasportare greggio pesante in Cina e in altre zone dell\u2019Asia, il petrolio continua a essere la linfa vitale della politica estera (e ovviamente interna) del Venezuela.<\/p>\n<p><b>Cavalcando l\u2019anti-americanismo<\/b><br \/>E Ch\u00e1vez lo sa. Nonostante retorica e politica retrograde, in un qualche modo Ch\u00e1vez \u00e8 stato in anticipo sui tempi. Quando assunse la presidenza nel 1999, pochi pensavano che l\u2019antiamericanismo avrebbe avuto un ritorno, come invece accadde negli anni successivi all\u201911 settembre. Lo stile personale di George W. Bush, la guerra al terrorismo, l\u2019attacco statunitense in Iraq e Afghanistan, gli abusi di Abu Ghraib e Guantanamo hanno scatenato una violenta reazione anti-statunitense come non accadeva da anni. Ch\u00e1vez ha alimentato questo sentimento sia in Venezuela sia a livello internazionale. Alcuni leader sudamericani potrebbero seguire o simpatizzare per il presidente Ch\u00e1vez, per ravvivare le proprie origini di sinistra agli occhi degli elettori e per ricordare agli americani che la lealt\u00e0 nei loro confronti non \u00e8 da darsi per scontata. <\/p>\n<p>Queste tendenze, vincoli e opportunit\u00e0 internazionali cambieranno? Non \u00e8 impossibile immaginare che Ch\u00e1vez si lasci prendere la mano, vista la sua personalit\u00e0 e la sua ambiziosa agenda. In Venezuela non esistono forze interne in grado di sfidarne effettivamente l\u2019egemonia politica. Per ora. Ma ci\u00f2 che \u00e8 chiaro \u00e8 che la sua abilit\u00e0 nel gioco politico internazionale comporta molti rischi ed esiste un ampio margine per errori che possano destabilizzare il suo regime. A dire il vero, l\u2019ironia che spesso sfugge \u00e8 che lo stesso uomo che ha fatto del rifiuto di \u201cimperialismo\u201d, \u201ccolonialismo\u201d e \u201cinterventismo\u201d il nucleo della propria politica estera, si senta libero di immischiarsi negli affari degli altri, specialmente di quelli a lui pi\u00f9 vicini. <\/p>\n<p>Se le avventure in politica estera di Ch\u00e1vez si trasformassero nella fonte della sua rovina politica in patria, sarebbe semplicemente l\u2019ennesimo leader di una lunga serie ad aver permesso ai propri grandiosi progetti di farlo precipitare nel dimenticatoio della storia. El Comandante Ch\u00e1vez farebbe meglio a pensare anche al Generale Leopoldo Galtieri oltre che a El Comandante Fidel Castro. E gli ammiratori all\u2019estero farebbero bene a ricordarsi che molte delle idee che il presidente Ch\u00e1vez sta testando in Venezuela e sta esportando nelle nazioni vicine hanno un lungo pedigree, ampiamente documentato negli annali delle cattive idee.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una battuta un po\u2019 amara che si racconta sull\u2019America Latina dice che, come area, non \u00e8 competitiva neanche come minaccia per il resto del mondo: non possiede armi di distruzione di massa e non ha terroristi suicidi. Le maggiori esportazioni sono costituite da droga, materie prime e forza lavoro. 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