{"id":5990,"date":"2007-08-02T00:00:00","date_gmt":"2007-08-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lamerica-latina-corre-ma-il-suo-futuro-resta-incerto\/"},"modified":"2017-11-03T15:42:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:42:42","slug":"lamerica-latina-corre-ma-il-suo-futuro-resta-incerto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/08\/lamerica-latina-corre-ma-il-suo-futuro-resta-incerto\/","title":{"rendered":"L\u2019America Latina corre, ma il suo futuro resta incerto"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019area latinoamericana \u00e8 tornata a crescere con forza in questi ultimi tre anni grazie a un po\u2019 di fortuna, ovvero il favorevole ciclo internazionale ed a politiche macroeconomiche \u201cgiudiziose\u201d. Gli affari prosperano in molti paesi della regione e attirano sempre pi\u00f9 capitali e imprese multinazionali. Quanto durer\u00e0? Se si guarda alle aspettative degli investitori non molto, purtroppo.<\/p>\n<p><b>La crescita \u00e8 robusta, spinta dalla domanda di materie prime<\/b><br \/>Dopo il forte incremento dello scorso anno la crescita del Pil dell\u2019America Latina dovrebbe rallentare in misura lieve quest\u2019anno e il prossimo, mantenendo comunque dinamiche di tutto rispetto superiori al 4 per cento annuo (4.6% nel 2007 e 4.1% nel 2008). Sia la frenata in corso nell\u2019economia americana, sia alcuni fattori interni meno favorevoli dovrebbero contribuire a questo leggero calo.<\/p>\n<p>Le economie della regione continueranno comunque ad essere tra le maggiori beneficiarie della forte domanda di materie prime (rame, minerali ferrosi, zinco, bauxite, semi di soia) proveniente dalle economie asiatiche e in particolare dalla Cina, anche se i prezzi delle materie prime non energetiche dovrebbero rallentare la loro frenetica corsa degli ultimi anni che ha determinato nel 2006 un formidabile incremento (+49%). <\/p>\n<p>Nel periodo che va dal 1999 al 2005 il valore delle importazioni cinesi dall\u2019America Latina \u00e8 aumentato in misura siderale (+783%) e la Cina \u00e8 diventata il secondo pi\u00f9 importante partner commerciale del Brasile e del Per\u00f9, il terzo per il Cile e il quarto per l\u2019Argentina. Ma le distanze nei confronti dell\u2019interscambio dell\u2019area con gli Stati Uniti restano molto forti.<\/p>\n<p><b>Il ruolo delle politiche economiche \u201cgiudiziose\u201d<\/b><br \/>A dispetto della deriva populista di alcuni paesi, la maggior parte delle economie latinoamericane ha continuato a praticare in quest\u2019ultimo periodo politiche economiche uniformate a un sano realismo che hanno accresciuto la credibilit\u00e0 complessiva dei paesi e aiutato la loro crescita. Sono stati cos\u00ec in molti ad aver adottato e\/o mantenuto sistemi di cambi flessibili e accumulato, anche attraverso consistenti avanzi commerciali, ragguardevoli riserve di valuta estera. Anche i disavanzi pubblici di molte economie sono migliorati e il debito estero \u2013 storica spina nel fianco dei paesi dell\u2019area \u2013 \u00e8 nel complesso diminuito. Tutto ci\u00f2 induce a ritenere che anche in presenza di condizioni monetarie pi\u00f9 restrittive, quali quelle attuali, le probabilit\u00e0 di nuove crisi finanziarie per le maggiori economie della regione siano a breve molto basse, sebbene non potranno pi\u00f9 attingere a piene mani, come in questi ultimi anni, dalla liquidit\u00e0 abbondante e a basso costo disponibile a livello  internazionale.<\/p>\n<p><b>Restano le incertezze sul futuro a medio termine<\/b><br \/>Ma l\u2019attuale favorevole corso dell\u2019economia non pu\u00f2 certo indurre a sminuire  le molteplici incognite e incertezze che continuano a gravare sul futuro a medio termine dell\u2019area.<\/p>\n<p>In primo luogo per le politiche di stampo populista e nazionalista adottate da alcuni importanti paesi come il Venezuela, la Bolivia e il Per\u00f9. La finalit\u00e0 comune di tale corso politico radicale \u00e8 cercare di utilizzare le risorse derivanti dalle abbondanti fonti energetiche nazionali per finanziare politiche economiche redistributive. Soprattutto il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, si \u00e8 spinto molto avanti sulla strada dei progetti di nazionalizzazione di imprese di \u201csettori strategici\u201d, a partire dall\u2019energia. Ha parlato di un socialismo per il XXI secolo. In realt\u00e0, i suoi piani non sono n\u00e9 nuovi n\u00e9 originali ed evocano altre nefaste esperienze del passato del continente latinoamericano. E alla lunga finiranno per incidere negativamente sugli investimenti della regione.<\/p>\n<p>Poi vi sono le debolezze strutturali di antica data che continuano a penalizzare negativamente la performance economica dell\u2019America Latina. In testa la mancanza di infrastrutture, materiali e immateriali. Ancora l\u2019eccesso di regolazione e di vincoli amministrativi che, pur attenuatosi nella fase delle riforme e privatizzazioni  degli anni Novanta, continua a gravare pesantemente sul funzionamento dei mercati dell\u2019area. Unitamente al basso tasso di risparmio e agli inefficienti sistemi fiscali, tali rigidit\u00e0 contribuiranno a deprimere a medio termine la dinamica \u2013 peraltro gi\u00e0 insufficiente &#8211; degli investimenti in America Latina. Essa \u00e8 da tempo la maggiore causa della crescita potenziale bassa  dell\u2019area.<\/p>\n<p><b>Ma si continuano  a fare buoni affari<\/b><br \/>Comunque resta un fatto positivo e da sottolineare: gli sviluppi economici favorevoli di questi ultimi anni hanno creato e continuano a creare  molteplici opportunit\u00e0 di buoni affari nell\u2019area latinoamericana, sia per le imprese locali sia per le multinazionali, americane, europee e di molti altri paesi. In testa alle piazze preferite dagli investitori ci sono ovviamente il Brasile e il Messico; mentre nella lista dei settori prescelti l\u2019energia e, poi, le infrastrutture si staccano nettamente da tutti gli altri. Ancora, il clima favorevole e i notevoli incrementi registrati negli ultimi tempi dalla raccolta del risparmio, soprattutto grazie all\u2019avanzata dei fondi pensione, stanno allargando notevolmente la gamma delle opportunit\u00e0 d\u2019investimento, sia a comparti quali il manifatturiero e la distribuzione commerciale,  sia a nuovi paesi, quali la Colombia, ad esempio. Tanto pi\u00f9 che alle tradizionali fonti di finanziamento si \u00e8 aggiunto pi\u00f9 di recente un forte aumento delle rimesse degli emigranti latinoamericani: nel 2006 hanno superato i 62 miliardi di dollari catapultando la regione al primo posto tra le aree del mondo in termini di afflusso di rimesse.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, i tassi di rendimento degli investimenti a breve termine in America Latina sono oggi davvero allettanti: il 30 per cento per impieghi a un anno (oltre il 5 per cento in pi\u00f9 della media dei mercati emergenti) e il 14 per cento per quelli a tre anni. Il problema \u00e8 che guardando un po\u2019 pi\u00f9 lontano, a cinque e dieci anni, tornano a dominare i fattori di incertezza e i rendimenti attesi dagli investitori scendono drasticamente e diventano addirittura negativi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019area latinoamericana \u00e8 tornata a crescere con forza in questi ultimi tre anni grazie a un po\u2019 di fortuna, ovvero il favorevole ciclo internazionale ed a politiche macroeconomiche \u201cgiudiziose\u201d. Gli affari prosperano in molti paesi della regione e attirano sempre pi\u00f9 capitali e imprese multinazionali. Quanto durer\u00e0? 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