{"id":6030,"date":"2007-09-06T00:00:00","date_gmt":"2007-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-sogno-delleuropa-e-sempre-piu-lontano\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:22","slug":"il-sogno-delleuropa-e-sempre-piu-lontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/09\/il-sogno-delleuropa-e-sempre-piu-lontano\/","title":{"rendered":"Il sogno dell\u2019Europa \u00e8 sempre pi\u00f9 lontano?"},"content":{"rendered":"<p>Anche i paesi balcanici hanno seguito con ansia l\u2019esito delle discussioni che si sono di recente tenute a Bruxelles sul futuro della Costituzione europea. Senza una radicale modifica del sistema di voto, non \u00e8 infatti possibile proseguire sulla strada dell\u2019allargamento. Il Trattato di Nizza prevedeva infatti una Unione Europea a 27 membri. Ma, val la pena di ricordare che, in questa fase, abbiamo di fronte due tipi di Balcani: i paesi gi\u00e0 da tempo integrati in Europa come la Grecia (1981) o appena entrati a far parte dell\u2019Unione, come la Bulgaria e la Romania (1\u00b0 gennaio 2007) e i cosidetti Balcani occidentali (Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania).<\/p>\n<p>Si tratta, se si guarda la carta dell\u2019Europa, di una sorta di isola, di <i>enclave<\/i>, totalmente circondata da Stati membri dell\u2019Unione Europea, formata dalle Repubbliche della ex-Jugoslavia, con l\u2019eccezione della Slovenia (gi\u00e0 europea dal 2004) e con l\u2019aggiunta dell\u2019Albania. Per un\u2019ironia della storia, la Jugoslavia delle 6 Repubbliche rispondeva ai criteri previsti per l\u2019ammissione, quando nessun altro dei paesi dell\u2019Europa comunista li rispettava. Tanto che, nel 1971, la Jugoslavia aveva gi\u00e0 firmato un accordo con Bruxelles, che le garantiva le agevolazioni previste dal \u201cSistema delle preferenze generalizzate\u201d.<\/p>\n<p>        <b>Proiezione europea<\/b><br \/>\u00c8 doveroso sottolineare che tutti i paesi in questione hanno da tempo esplicitamente espresso il desiderio di entrare a far parte dell\u2019Unione. Anzi, si potrebbe sostenere che l\u2019unica idea forte, da tutti condivisa, \u00e8 la proiezione  europea. Da parte sua, la Ue ha pi\u00f9 volte ribadito la volont\u00e0 e necessit\u00e0  di completare il processo di allargamento, integrando  via via tutti i Balcani occidentali. Queste due volont\u00e0 convergenti rappresentano, per gli uni e per gli altri, una straordinaria opportunit\u00e0. Ma, al di l\u00e0, di questa apparente e ribadita concordia di intenti, le difficolt\u00e0 sulla via dell\u2019integrazione sono molteplici. Prima di affrontare il problema se le difficolt\u00e0 siano o meno superabili, vale la pena di enumerarle. <\/p>\n<p>Per motivi storici, antichi e recenti, i Balcani occidentali sono oggettivamente in ritardo da molti punti di vista. Le guerre degli anni Novanta hanno impoverito le Repubbliche in precedenza pi\u00f9 avanzate. Inoltre, il passaggio dall\u2019economia statalista di impronta socialista all\u2019economia di mercato si presenta difficile, a volte, traumatico. In un contesto impoverito e pervaso dalla violenza, le diverse  forme di criminalit\u00e0 organizzate hanno avuto modo di radicarsi e diffondersi. <\/p>\n<p>La \u201cprimavera dei popoli balcanici\u201d ha paradossalmente avuto un frutto vistoso: il proliferare delle mafie locali si presenta a volte come un fattore di integrazione regionale. Inoltre, nella loro \u201clunga marcia\u201d verso l\u2019integrazione europea, i paesi dei Balcani occidentali non possono contare su un contesto geopolitico favorevole, che ha caratterizzato invece il precedente, grande allargamento. La dichiarazione del  Commissario all\u2019Allargamento, Olli Rehn, secondo cui \u201cdovranno utilizzare treni locali\u201d per arrivare in Europa, fa intendere che Bruxelles non metter\u00e0 a loro disposizione una locomotiva ad Alta Velocit\u00e0. <\/p>\n<p>La velocit\u00e0 di avvicinamento alla Ue dipender\u00e0 certamente dalla capacit\u00e0 dei Balcani Occidentali di avviare un processo di reintegrazione al loro interno sulla base delle regole europee. In  altre parole, i Balcani potranno forse superare la \u201cdivisione come destino\u201d che sembra segnarli storicamente, solo imparando la lezione dai paesi della Ue, che a loro volta, hanno saputo superare storiche divisioni. <\/p>\n<p>Ma nei Balcani occidentali, resta comunque un \u201crebus geopolitico\u201d non ancora decifrato, quello del Kosovo, <i>de jure <\/i>parte della Serbia, ma <i>de facto<\/i> protettorato Onu. \u00c8 stato versato un fiume di inchiostro sui diritti storici serbi e i diritti etnici degli albanesi. Nelle prossime settimane si entrer\u00e0 nel vivo della discussione sullo status finale del Kosovo; si tratter\u00e0 di decidere se si intende rispettare quanto stabilito dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza n.1244, con cui si pose fine alla guerra del 1999, o si vuol dar vita a un nuovo Stato albanese. <\/p>\n<p>Mentre le Cancellerie dei maggiori paesi dibattono sul futuro della provincia (Francia, Germania, Usa, Gran Bretagna, Russia, Italia), molti altri popoli guardano con ansiosa speranza, o timore, a quanto verr\u00e0 deciso. Nel lungo elenco si trovano insieme Abkhazi, Ossezi, Scozzesi, Baschi, Serbi e Croati di Bosnia, Albanesi di Macedonia\u2026In una cos\u00ec difficile situazione, dove si scontrano aspettative ugualmente legittime, la soluzione migliore dovrebbe essere quella senza vincitori n\u00e9 vinti. Su questa linea sembra muoversi il Governo italiano, con il \u201ccompromesso creativo\u201d  annunciato dal Ministro degli Esteri Massimo D\u2019Alema.<\/p>\n<p>Ma le difficolt\u00e0 per raggiungere l\u2019integrazione e realizzare \u201cl\u2019opportunit\u00e0 storica\u201d non vengono solo da parte balcanica, perch\u00e9 esistono anche \u201costacoli\u201d da parte Ue: disincanto dell\u2019opinione pubblica europea, stanchezza di fronte a ulteriori allargamenti, timore che l\u2019entrata di nuovi paesi potrebbe causare problemi di insicurezza (immigrazione incontrollata, criminalit\u00e0 organizzata, ulteriore perdita di identit\u00e0 europea, ecc.). I Governi, d\u2019altro canto, temono i costi di un\u2019integrazione di paesi che sono ben lontani dagli standard economici della media Ue. E ci si pone anche un altro problema: i nuovi paesi farebbero parte della \u201cvecchia\u201d o della \u201cnuova\u201d Europa?  E contribuirebbero a quella che Barbara Spinelli ha definito la \u201cdittature dell\u2019Est contro l\u2019Europa\u201d, alludendo agli inaspettati ostacoli al processo costituzionale provenienti proprio da alcuni Stati dell\u2019Europa orientale?<\/p>\n<p><b>Il ruolo italiano <\/b><br \/>Il ruolo dell\u2019Italia nei Balcani deve essere valutato nell\u2019ambito del suo sistema di alleanze euro-atlantiche e della sua specifica posizione geo-politica, dato che si tratta di un paese che ha vissuto il dramma balcanico della fine del Novecento direttamente alla sua porta. Un grande statista italiano, Alcide De Gasperi, ha sostenuto che \u201ci vicini sono come i parenti; non puoi sceglierli e perci\u00f2 \u00e8 meglio trattarli bene\u201d. L\u2019Italia ha proposto un approccio regionale al problema dell\u2019integrazione, in tempi in cui altri paesi insistevano nella semplicistica partizione tra \u201cbuoni e cattivi\u201d. La sua presenza militare nei Balcani \u00e8 pi\u00f9 consistente di quella di molti altri paesi e ha realizzato due significative iniziative umanitarie, \u201cAlba\u201d e \u201cArcobaleno\u201d, che hanno entrambe goduto dell\u2019appoggio internazionale, in quanto approvate dal Consiglio di Sicurezza Onu. <\/p>\n<p>In questo momento non sappiamo se potr\u00e0 realizzarsi l\u2019ispirata visione di Giuliano Amato, che ha preconizzato, per il 2014, centenario dell\u2019attentato di Sarajevo e inizio della follia della Prima Guerra mondiale, l\u2019ingresso di tutti i paesi balcanici nell\u2019Unione Europea.  Ma \u00e8 certo che sarebbe la bella fine di una drammatica storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche i paesi balcanici hanno seguito con ansia l\u2019esito delle discussioni che si sono di recente tenute a Bruxelles sul futuro della Costituzione europea. 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