{"id":6070,"date":"2007-09-06T00:00:00","date_gmt":"2007-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-europa-e-usa-una-relazione-contrastata\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:23","slug":"tra-europa-e-usa-una-relazione-contrastata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/09\/tra-europa-e-usa-una-relazione-contrastata\/","title":{"rendered":"Tra Europa e Usa una relazione contrastata"},"content":{"rendered":"<p>Marte e Venere, per usare l\u2019analogia resa famosa dal politologo Robert Kagan, continuano a regnare su pianeti diversi. Gli americani, consultati dal periodico sondaggio di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=606\"><b><u>   Transatlantic Trends<\/u><\/b><\/a>, rimangono consistentemente pi\u00f9 orientati degli europei all\u2019idea dell\u2019esercizio della leadership su scala internazionale, con gli impegni politici e militari che ne possono conseguire, mentre gli europei (per i quali \u00e8 stato effettuato anche l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=605\"><b><u>    European Elites Survey<\/u><\/b><\/a>) propendono chiaramente pi\u00f9 per ruoli umanitari e di peacekeeping, con scarso entusiasmo per un maggiore impegno di truppe combattenti nei teatri di confronto internazionale, siano essi l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan, ma anche, in prospettiva, un Iran troppo vicino ad acquisire l\u2019arma nucleare.<\/p>\n<p>Il sondaggio annuale di Transatlantic Trends \u2013 realizzato congiuntamente da The German Marshall Fund of the United States, Compagnia di San Paolo, Funda\u00e7ao Luso-Americana, Funda\u00e7ion BBVA e The Tipping Point Foundation \u2013 e l\u2019European Elites Survey \u2013 effettuato presso le istituzioni europee ad opera della Compagnia di San Paolo e del Centre for the Study od Political Change (CIRCaP) &#8211; confermano l\u2019esistenza di forti differenze di percezione tra l\u2019opinione pubblica americana e quella europea su molteplici fronti. Innanzitutto sui fattori globali che minacciano di impattare maggiormente sulla vita quotidiana delle persone.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 diverse<\/b><br \/>Le minacce pi\u00f9 avvertite dagli americani sono, infatti, la dipendenza energetica, la crisi economica e il terrorismo internazionale; le priorit\u00e0 europee sono invece il riscaldamento globale, la dipendenza energetica e il terrorismo internazionale. Non si tratta di differenze di poco conto, perch\u00e9 queste diverse scale di priorit\u00e0 nelle opinioni pubbliche nazionali influiscono direttamente sulle grandi scelte dei Governi, quello americano da un lato e i diversi governi europei dall\u2019altro. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 che emerge in modo evidente dal sondaggio \u00e8 l\u2019ostilit\u00e0 della maggioranza degli europei (sia l\u2019opinione pubblica, sia i rappresentanti delle istituzioni europee) per la politica del presidente Bush, specie in relazione all\u2019Iraq, ma anche nell\u2019approccio considerato troppo oltranzista in relazione alla questione nucleare iraniana. Gli europei non condividono la guerra in Iraq, respingono l\u2019idea di un maggior coinvolgimento di truppe combattenti, imputano a Bush di avere radicalizzato la situazione. \u00c8 ben vero che con i nuovi leader europei \u2013 Angela Merkel in Germania, Nicolas Sarkozy in Francia e Gordon Brown in Gran Bretagna \u2013 in sostituzione rispettivamente di Schroeder, Chirac e Blair, si pu\u00f2 intravvedere una prospettiva di riavvicinamento euro-americano. Ma sono comunque chiari i limiti dell\u2019azione posti dall\u2019orientamento generale dell\u2019opinione pubblica europea e la ristrettezza del margine di manovra sulle principali questioni sul tappeto.<\/p>\n<p>La questione iraniana si presenta particolarmente spinosa. Se, infatti, la palude irachena costituisce un incubo allo stesso modo per europei e americani (e negli Usa \u00e8 crescente il divario tra democratici contrari alla permanenza, e repubblicani pi\u00f9 orientati alla prosecuzione), per ci\u00f2 che concerne l\u2019Iran sono fortemente divaricate sia le percezioni di minaccia diretta (oltre l\u201980% degli americani, ma solo poco pi\u00f9 del 50% degli europei), ma soprattutto le opinioni relative alle azioni da adottare. L\u2019eventuale uso della forza nel caso del fallimento di ogni opzione diplomatica vede convinto oltre il 50% degli americani, ma solo uno scarso 20% degli europei.<\/p>\n<p><b>Questioni di leadership<\/b><br \/>Anche sul tema della leadership internazionale sono forti le differenze sui due lati dell\u2019Atlantico. La grande maggioranza degli europei ritiene che l\u2019Europa debba assumersi maggiori responsabilit\u00e0 su scala mondiale, attraverso maggiori aiuti allo sviluppo, commercio orientato a influire sui partner e missioni di peacekeeping mentre, come si \u00e8 rilevato, solo una piccola minoranza ritiene che si debba prevedere un maggiore uso di truppe combattenti. Inoltre, solo un terzo degli europei vede con favore una leadership Usa (ma, al contrario, circa i tre quarti della burocrazia europea), soprattutto finch\u00e9 ne rimane protagonista l\u2019attuale presidente (ma c\u2019\u00e8 scarsa fiducia anche nel ricambio in occasione delle presidenziali del novembre 2008). Ben diversa, come ci si poteva aspettare, la prospettiva degli americani: la leadership internazionale degli Usa \u00e8 auspicata dal 78% dei democratici e da ben il 93% dei repubblicani.<\/p>\n<p>Un risultato abbastanza inatteso del survey 2007 riguarda il tema, finora fortemente sostenuto dai neocon americani, della \u201cesportazione\u201d della democrazia. Se il 71% degli europei continua a ritenere che sia un impegno da proseguire, solo il 37% degli americani (contro il 52% nel 2005) continua ad appoggiare questa istanza. <\/p>\n<p>La dipendenza energetica \u00e8 considerata una priorit\u00e0 sia dagli americani, sia dagli europei, anche se i primi la pongono al primo posto e i secondi in posizione subordinata. In generale, se la strada preferita \u00e8 per ambedue la riduzione della dipendenza dai paesi produttori, consistenti minoranze auspicano una maggiore cooperazione con tali paesi anche se non democratici o, al contrario, una maggiore pressione diplomatica in grado di provocare importanti modifiche. <\/p>\n<p>Legata alla questione energetica, ma non solo, \u00e8 l\u2019inquietudine che europei e americani condividono per la nuova politica \u201cassertiva\u201d della Russia. C\u2019\u00e8 preoccupazione per la politica energetica, per le vendite di armi ai paesi del Medio Oriente, per i segnali di ritorno all\u2019autoritarismo all\u2019interno e per quella che viene considerata una nuova aggressivit\u00e0 verso i paesi confinanti. E, per quanto riguarda la Cina, se non stanno ancora emergendo preoccupazioni politiche, c\u2019\u00e8 molto timore per la minaccia economico-commerciale che essa potenzialmente e attualmente rappresenta.<\/p>\n<p>Va, infine, sottolineata l\u2019evoluzione delle opinioni che riguardano la Turchia, appena emersa dalle elezioni presidenziali con il nuovo presidente islamico Gul. Indipendentemente da questo evento troppo recente per essere stato incluso nel survey, occorre rilevare che l\u2019opinione pubblica turca si \u00e8 notevolmente raffreddata sia nei riguardi degli Stati Uniti, sia dell\u2019Unione europea, su cui pesano le indecisioni relative alla futura adesione turca. Per contro, oltre la met\u00e0 degli europei continua a pensare che questa adesione alla fine ci sar\u00e0, in deciso contrasto con un diffuso scetticismo che coinvolge ormai circa i tre quarti dei turchi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marte e Venere, per usare l\u2019analogia resa famosa dal politologo Robert Kagan, continuano a regnare su pianeti diversi. 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