{"id":6080,"date":"2007-09-06T00:00:00","date_gmt":"2007-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-rapporto-con-lamerica-divide-gli-europei\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:23","slug":"il-rapporto-con-lamerica-divide-gli-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/09\/il-rapporto-con-lamerica-divide-gli-europei\/","title":{"rendered":"Il rapporto con l\u2019America divide gli europei"},"content":{"rendered":"<p>Un recente articolo del <i>New Yorker <\/i>sul neo-eletto presidente francese riportava questo scambio di battute tra Sarkozy e il Segretario di Stato americano. Alla Rice che lo accoglieva chiedendogli \u201cCosa posso fare per lei?\u201d Sarkozy pare abbia risposto \u201cMigliori l\u2019immagine dell\u2019America nel mondo. \u00c8 difficile quando il paese pi\u00f9 potente del mondo, il paese di maggior successo \u2013 quello che, di necessit\u00e0, \u00e8 il leader della nostra parte \u2013 \u00e8 anche il meno popolare. Questo presenta enormi problemi per voi ed enormi problemi per i vostri alleati. Perci\u00f2, fate tutto ci\u00f2 che potete per migliorare il modo in cui siete percepiti: questo \u00e8 quello che lei pu\u00f2 fare per me\u201d.<\/p>\n<p> <b>Doppio divario <\/b><br \/>I risultati del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=606\"><b><u>   Transatlantic Trends Survey 2007<\/u><\/b><\/a> \u2013 l\u2019inchiesta di opinione pubblica condotta dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo \u2013\u2013 e del parallelo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=605\"><b><u>  European Elite Survey 2007 <\/u><\/b><\/a>\u2013 che sonda le \u00e9lite parlamentari e amministrative europee \u2013 confermano in pieno il divario esistente tra le \u00e9lite e il pubblico sui temi transatlantici*. Al pi\u00f9 tradizionale gap tra i due lati dell\u2019Atlantico, gap che i dati di questa inchiesta registrano e, in certa misura, ridimensionano, un altro divario sembra succedere \u2013 quello tra le \u00e9lite politiche europee e le loro opinioni pubbliche. Da un lato, l\u2019European Elite Survey mostra che le \u00e9lite europee hanno una immagine largamente positiva del ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Dall\u2019altro lato, il Transatlantic Trends Survey segnala che il pubblico europeo resta fondamentalmente scettico sulle motivazioni e sul ruolo della politica estera americana nel mondo. Le implicazioni di questo divario tra le \u00e9lite, politiche e amministrative, che da Bruxelles coordinano gli sforzi europei, e l\u2019opinione pubblica dei paesi membri sono ancora poco chiare, e ancor meno approfondite, ma i dati sembrano inequivocabili.<\/p>\n<p>Solo il 36% del pubblico europeo dei nove paesi membri dell\u2019Unione Europea esaminati sia dal Transatlantic Trends Survey che dall\u2019European Elite Survey ritiene desiderabile una forte leadership americana nel mondo, a fronte del 74% dei parlamentari europei di questi stessi paesi e del 77% degli alti funzionari del Consiglio e della Commissione dell\u2019UE. Solo il 38% del pubblico europeo pensa che le relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti miglioreranno dopo le elezioni presidenziali americane del 2008, mentre la maggioranza dei parlamentari europei (58%) e degli alti funzionari dell\u2019UE (65%) ritiene che ci\u00f2 accadr\u00e0. <\/p>\n<p>La convinzione delle \u00e9lite europee che gli Stati Uniti debbano avere un ruolo attivo e positivo nel mondo non scaturisce da un atteggiamento di maggiore simpatia per l\u2019attuale amministrazione americana. Solo il 24% dei parlamentari europei e il 12% dei funzionari europei approva la politica estera dell\u2019amministrazione Bush. In questo, le opinioni delle \u00e9lite non si discostano da quelle del pubblico. Solo 1 europeo su 5 approva infatti la politica estera del presidente americano. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 che distingue le \u00e9lite dai pubblici europei \u00e8 la convinzione dei primi \u2013 non condivisa dai secondi \u2013 che i problemi internazionali attuali possano essere risolti solo sulla base di una stretta cooperazione tra i due lati dell\u2019Atlantico e attraverso le istituzioni esistenti. Mentre il 44% del pubblico europeo ritiene che l\u2019Unione Europea debba affrontare le minacce mondiali in maniera indipendente dagli Stati Uniti, solo il 28% dei parlamentari europei e il 20% degli alti funzionari la pensa allo stesso modo. Coerentemente, mentre il 58% dei cittadini dei 9 paesi europei sondati dall\u2019EES e dal TTS ritiene la Nato \u201cancora essenziale,\u201d il 70% dei parlamentari e il 78% degli alti funzionari pensa che lo sia. <\/p>\n<p>\u00c8 difficile dire se questo divario sia frutto della maggiore conoscenza dei problemi internazionali da parte delle \u00e9lite politiche e amministrative europee, o di una tendenza delle \u00e9lite a rispondere in modo <i>diplomatically correct<\/i>. Siano le risposte il frutto di convinzione o di convenzione, gli atteggiamenti delle \u00e9lite europee restano comunque saldamente pro-americani nella loro impostazione, mentre le opinioni pubbliche, pur con differenze nazionali anche rimarchevoli, sono sostanzialmente distanti dagli Stati Uniti, nel 2007 tanto quanto lo erano negli anni precedenti. <\/p>\n<p>Nel 2002, il primo anno di questa inchiesta, il 64% del pubblico europeo riteneva desiderabile la leadership americana nel mondo. Nel 2003 questa percentuale scendeva al 46%, per effetto della crisi irachena, e nel 2004 al 36%. Da allora, questa percentuale non \u00e8 pi\u00f9 risalita. Nel 2007 la percentuale di intervistati che ritiene la leadership americana desiderabile \u00e8 esattamente uguale a quella del 2004. Questo declino \u00e8 stato particolarmente drammatico proprio in quei paesi, la Germania, l\u2019Italia, la Polonia, l\u2019Olanda e il Regno Unito, in cui i sentimenti erano pi\u00f9 calorosi. Apparentemente, nulla di quello che l\u2019amministrazione Bush ha fatto, o pensato di fare, \u00e8 stato sufficiente a rovesciare questo trend.<\/p>\n<p>Le implicazioni di questo diverso orientamento verso gli Stati Uniti sono complesse da decifrare. I dati dell\u2019inchiesta di questo anno indicano che, nel pubblico europeo, il sentimento critico verso gli Stati Uniti non si traduce inevitabilmente nell\u2019indisponibilit\u00e0 a cooperare con gli Stati Uniti o in \u201csplendido isolamento.\u201d Quantunque risicata, la maggioranza del pubblico europeo continua a ritenere la partnership transatlantica la strada migliore per affrontare le minacce mondiali. In questo, tra l\u2019altro, in sintonia con il pubblico americano. Allo stesso modo, pur con alcune differenze di enfasi \u2013 maggiore preoccupazione per il riscaldamento del pianeta in Europa e per l\u2019Iran negli Stati Uniti \u2013 le minacce mondiali sono percepite in maniera abbastanza simile dai due lati dell\u2019Atlantico.<\/p>\n<p>Resta il fatto che gli europei sono saldamente ancorati ad una visione \u201ccivile\u201d \u2013 per quanto fumoso sia ci\u00f2 che si nasconde dietro questa espressione \u2013 della potenza europea, mentre gli americani a una visione pi\u00f9 muscolare. Ma le divisioni tra marziani e venusiani sono meno nette di quanto lo erano alcuni anni fa, anche negli stessi Stati Uniti, sul tema centrale di frattura transatlantica: quando e come usare la forza militare. L\u2019Iraq \u00e8 stato una lezione per tutti.<\/p>\n<p><b>Indicazioni per il futuro<\/b><br \/>Le future conseguenze di questo divario tra \u00e9lite e opinione pubblica possono ovviamente essere solo oggetto di congetture. Non sappiamo cosa la Rice abbia risposto a Sarkozy, che gli domandava di migliorare l\u2019immagine dell\u2019America nel mondo. Ma i dati delle inchieste del 2007 suggeriscono che l\u2019amministrazione Bush pu\u00f2 fare ben poco per migliorare questa situazione. Pi\u00f9 interessante, forse, \u00e8 stabilire se i dati del Transatlantic Trends Survey e dello European Elite Survey ci possono aiutare a rispondere ad un\u2019altra domanda, pi\u00f9 importante, relativa a quello che succeder\u00e0 dopo che l\u2019amministrazione Bush sar\u00e0 andata via. Quanto, della presente crisi transatlantica, \u00e8 il riflesso di un cambiamento strutturale negli atteggiamenti del pubblico e quanto \u00e8 invece legato alle scelte del presidente Bush e della sua amministrazione? <\/p>\n<p>I dati sembrano suggerire che il pubblico europeo e quello americano sono ancora sostanzialmente in consonanza. Non pi\u00f9 di un quinto degli intervistati nei 12 paesi europei (e l\u201911% degli americani) si aspetta che le cose non cambieranno nel 2008, qualsiasi sia il futuro presidente degli Stati Uniti, perch\u00e9 le relazioni sono diventate troppo tese per poter recuperare. Tuttavia, come in ogni coppia che si rispetti, il rapporto non dipende solo da uno dei due partner, ma dal comportamento di entrambi. E cosa gli europei possono fare per migliorare queste relazioni dipende dalla capacit\u00e0 della leadership europea di interpretare i sentimenti del pubblico europeo e di fornire ad esso un indirizzo adeguato. Ed \u00e8 qui, che il divario tra il pubblico e le \u00e9lite \u00e8 suscettibile di valutazioni molto differenti. <\/p>\n<p>Il gap \u00e9lite-pubblico pu\u00f2 essere interpretato con preoccupazione, se il crescente scetticismo sulle capacit\u00e0 di gestire in partnership con gli Stati Uniti i problemi mondiali diminuisce la disponibilit\u00e0 del pubblico europeo a sostenere scelte impegnative dei governi europei nelle crisi internazionali, come alcuni dati sembrano indicare, ad esempio a proposito dell\u2019Iran e del Medio Oriente. Ma d\u2019altro canto, i sentimenti fortemente pro-americani delle \u00e9lite possono essere di conforto a quelli che ritengono che comunque gli orientamenti del pubblico seguono inevitabilmente quelli delle \u00e9lite. <\/p>\n<p>Se alla fine sar\u00e0 il pubblico a riorientarsi nella direzione prefigurata dalle \u00e9lite o saranno le \u00e9lite a doversi adattare alle percezioni dei loro elettorati \u00e8 non solo interessante \u2013 almeno per tutti coloro che ritengono che, in democrazia, le politiche siano in ultima analisi legittimate dalla congruenza con le opinioni del pubblico \u2013 ma anche politicamente molto attuale \u2013 per l\u2019importanza che una sana relazione transatlantica ha tuttora sulla capacit\u00e0 di affrontare i problemi mondiali. Le inchieste dei prossimi due anni potranno fornire utili elementi per gettare una luce su questi importanti processi.<\/p>\n<p>* <i>Il Transatlantic Trends Survey (TTS)<\/i> \u00e8 un\u2019inchiesta annuale che, dal 2002, esamina gli atteggiamenti del pubblico di alcuni paesi europei e degli Stati Uniti sui rapporti transatlantici. Nel 2007 l\u2019inchiesta \u00e8 stata condotta in 12 paesi europei (Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna e Turchia) e negli Stati Uniti. L\u2019<i>European Elite Survey<\/i> affianca dal 2006 il TTS, esaminando gli atteggiamenti di un campione di parlamentari europei dei 9 paesi membri dell\u2019UE che sono parte del TTS e di un campione di alti funzionari della Commissione e del Consiglio dell\u2019Unione Europea. I commenti in questo articolo si soffermano sui 9 paesi sondati contemporaneamente dalle due inchieste, tranne dove esplicitamente menzionato il contrario.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un recente articolo del New Yorker sul neo-eletto presidente francese riportava questo scambio di battute tra Sarkozy e il Segretario di Stato americano. Alla Rice che lo accoglieva chiedendogli \u201cCosa posso fare per lei?\u201d Sarkozy pare abbia risposto \u201cMigliori l\u2019immagine dell\u2019America nel mondo. \u00c8 difficile quando il paese pi\u00f9 potente del mondo, il paese di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6080"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6080"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6080\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67005,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6080\/revisions\/67005"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}