{"id":6140,"date":"2007-09-25T00:00:00","date_gmt":"2007-09-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/e-lora-dellapertura\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:21","slug":"e-lora-dellapertura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/09\/e-lora-dellapertura\/","title":{"rendered":"\u00c8 l\u2019ora dell\u2019apertura"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019aprile 1993 la Turchia aveva sigillato i suoi confini con l\u2019Armenia chiudendo il passaggio Dogu Kapi\/Akhourian e interrompendo le comunicazioni dirette via terra tra i due paesi. La chiusura e il successivo rifiuto a stabilire relazioni diplomatiche con l\u2019Armenia hanno avuto luogo in considerazione dell\u2019escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh tra l\u2019Armenia e l\u2019Azerbaijan, e dell\u2019ambivalenza armena nel riconoscere il suo confine comune con la Turchia. La gravit\u00e0 di questa ambivalenza \u00e8 amplificata dalla disputa riguardante il riconoscimento del genocidio armeno, che la Turchia teme potrebbe alimentare le rivendicazioni territoriali armene sulla Turchia orientale.<\/p>\n<p><b>Apertura auspicabile<\/b><br \/>La chiusura ha generato seri costi per l\u2019Armenia. Senza sbocco sul mare, con i suoi confini occidentali (turchi) e orientali (azeri) chiusi e collegati a mercati lontani per mezzo di costose rotte che attraversano la Georgia e l\u2019Iran, lo sviluppo dell\u2019Armenia \u00e8 gravemente ostacolato. Una riapertura del confine porterebbe grandi benefici all\u2019economia e alla societ\u00e0 armena, anche se alcuni settori economici potrebbero soffrire della competizione esterna. L\u2019apertura avrebbe un impatto positivo anche sullo sviluppo politico armeno e aprirebbe la strada alla piena integrazione del paese nella regione.<\/p>\n<p>La chiusura ha un effetto negativo anche sulla Turchia che, invece, avrebbe molto da guadagnare da un cambiamento politico. In termini economici, l\u2019Armenia potrebbe diventare un partner e un mercato fondamentali per l\u2019Anatolia orientale, di gran lunga la regione meno sviluppata dell\u2019intera Turchia. In particolare, l\u2019apertura produrrebbe importanti benefici per la provincia di Kars, molto arretrata, e aumenterebbe la competitivit\u00e0 del porto di Trabzon. In termini pi\u00f9 ampi, l\u2019apertura rafforzerebbe il ruolo di hub della Turchia nel trasporto, trasformando l\u2019Anatolia in un crocevia del commercio nord-sud e est-ovest. <\/p>\n<p>A livello geopolitico, la politica di chiusura turca non ha prodotto risultati concreti nel favorire gli azeri nel conflitto del Karabakh. Al contrario, l\u2019isolamento dell\u2019Armenia da parte della Turchia ha allontanato ulteriormente Erevan, compromesso il ruolo di Ankara negli sforzi di mediazione sul Karabakh e ha ulteriormente complicato e messo in pericolo i legami della Turchia con la Russia e con l\u2019Ue. <\/p>\n<p>Una riapertura del confine avrebbe degli effetti positivi sull\u2019intera regione, incluso il sud del Caucaso, la Russia, il Mar Nero, l\u2019Iran e l\u2019Asia centrale. I maggiori benefici si concretizzerebbero in termini di efficienza economica,  raggiunta attraverso l\u2019integrazione, con una riduzione delle tasse di transito e un\u2019apertura di nuovi mercati. Sarebbe inoltre possibile ottenere una maggiore sicurezza energetica e una diversificazione delle rotte di trasporto o di approvvigionamento energetico, con vantaggi reciproci. Infine l\u2019apertura aiuterebbe enormemente ad alimentare un ambiente con minori pressioni etniche, e ad una graduale smilitarizzazione della regione, contribuendo cos\u00ec alla pace e alla stabilit\u00e0 di lungo periodo dell&#8217;intera area.<\/p>\n<p><b>La Turchia faccia il primo passo<\/b><br \/>Da qualunque parte li si consideri, i vantaggi derivanti dall\u2019apertura del confine sono notevoli. Come potrebbe determinarsi questa situazione <i>win-win<\/i> in presenza di problematiche politiche interdipendenti e profondamente delicate? <\/p>\n<p>Un primo passo richiederebbe l\u2019apertura unilaterale del confine da parte della Turchia. Proprio per l\u2019importanza attribuita da Ankara alla stabilit\u00e0 e alla sicurezza delle sue frontiere orientali, l\u2019apertura del confine contribuirebbe da sola a questo esito. Come la storia dell\u2019Europa insegna, i confini pi\u00f9 stabili e sicuri sono proprio quelli che sono scomparsi come risultato di intense interazioni  confinarie.<\/p>\n<p>L\u2019apertura creerebbe le premesse per lo stabilimento di normali relazioni diplomatiche tra i due paesi, una urgente necessit\u00e0 appunto a causa della legittimit\u00e0 delle rivendicazioni turche sul riconoscimento ufficiale armeno del loro confine comune.<\/p>\n<p>Tutto questo dovrebbe venire accompagnato dalla promozione ufficiale di programmi di cooperazione che coinvolgano universit\u00e0, autorit\u00e0 pubbliche, associazioni professionali o commerciali, cos\u00ec come scambi di studenti, cooperazione accademica, iniziative culturali, contatti d\u2019affari e gemellaggi.<\/p>\n<p>Infine, e in modo ancor pi\u00f9 cruciale, questo processo creerebbe le premesse per trattare la dimensione pi\u00f9 spinosa della disputa tra Armenia e Turchia: quella storica. I due governi dovrebbero incoraggiare un cammino di dialogo in cui storici &#8211; cos\u00ec come opinionisti, giornalisti, leader politici e altri attori della societ\u00e0 civile &#8211; possano condividere i loro punti di vista riguardo a ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nel 1915. Allo stesso tempo \u00e8 di cruciale importanza che ricerche storiche congiunte non si limitino a concentrare l\u2019attenzione soltanto sulla questione del genocidio. Turchi e armeni condividono cinque secoli di storia comune. Essa deve essere riscoperta identificando e fornendo nuove fonti di informazione.  L\u2019apertura di un centro culturale turco in Armenia che rappresenti l\u2019Impero ottomano e la Turchia in una maniera pi\u00f9 realistica rispetto all\u2019attuale Museo del Genocidio, sarebbe un efficace strumento di diplomazia culturale.<\/p>\n<p><b>Il ruolo europeo<\/b><br \/>Il contributo dell\u2019Ue sarebbe molto importante per incentivare e supportare questo processo attraverso un utilizzo pi\u00f9 efficace del suo processo di adesione con la Turchia e della Politica europea di vicinato (Pev) con l\u2019Armenia. Un contributo dell\u2019Ue alla apertura del confine turco-armeno dipende da un suo impegno credibile all\u2019adesione della Turchia. Se questo si realizza, come auspicato dall\u2019Italia, e dato che buoni rapporti di vicinato fanno parte dei criteri di Copenaghen, l\u2019Ue potrebbe specificare esplicitamente nella sua Accession Partnership con la Turchia la sua forte speranza che il confine venga riaperto e che sia lanciato un processo di normalizzazione tra i due paesi. Inoltre l\u2019Ue dovrebbe inserire specifiche condizioni tra le priorit\u00e0 della Pev con l\u2019Armenia, tra cui  la richiesta che l\u2019Armenia riconosca ufficialmente la sua frontiera comune con la Turchia.<\/p>\n<p>Oltre alla condizionalit\u00e0, l\u2019Ue potrebbe anche offrire uno specifico sostegno finanziario per incoraggiare misure di riconciliazione e progetti di ricerca congiunti, coinvolgendo le istituzioni turche e armene cos\u00ec come anche progetti che focalizzino l\u2019attenzione sulla comune eredit\u00e0 culturale turco-armena.<\/p>\n<p>L\u2019assistenza europea alla Turchia in vista di una sua adesione e della Pev all\u2019Armenia potrebbe anche focalizzarsi sulla ricostruzione delle infrastrutture turistiche e dei trasporti nell\u2019area di confine turco-armena.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Traduzione a cura di Flavia Orecchini<\/p>\n<p>Articolo tratto da \u201cThe Case for Opening the Turkish-Armenian Border\u201d, studio realizzato per  la Commissione affari esteri del Parlamento europeo nell&#8217;ambito del progetto Tepsa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019aprile 1993 la Turchia aveva sigillato i suoi confini con l\u2019Armenia chiudendo il passaggio Dogu Kapi\/Akhourian e interrompendo le comunicazioni dirette via terra tra i due paesi. 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