{"id":6170,"date":"2007-10-01T00:00:00","date_gmt":"2007-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-limiti-dellazione-italiana-nella-riforma-della-giustizia\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:21","slug":"i-limiti-dellazione-italiana-nella-riforma-della-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/i-limiti-dellazione-italiana-nella-riforma-della-giustizia\/","title":{"rendered":"I limiti dell\u2019azione italiana nella riforma della giustizia"},"content":{"rendered":"<p>Una corretta analisi dell\u2019esperienza italiana in Afghanistan non pu\u00f2 non sottolineare come il nostro Paese, che ha deciso di seguire un settore cos\u00ec complesso come la riforma del sistema giuridico afgano, abbia operato in maniera spesso confusa, lasciando l\u2019Ufficio Italiano Giustizia (Ijpo) con linee di azione non chiaramente definite ed un supporto istituzionale non sempre adeguato, togliendo efficacia alle proposte spesso apprezzabili da sviluppare sul campo. Cos\u00ec, malgrado l\u2019effettivo impegno ed alcuni confortanti risultati raggiunti, l\u2019operato dell\u2019Ijpo, ed indirettamente del governo italiano, \u00e8 stato spesso oggetto di critiche, anche pesanti, sia a livello nazionale che nell\u2019ambito della comunit\u00e0 internazionale attiva in Afghanistan.<\/p>\n<p><b>Il Progetto Giustizia<\/b><br \/>L\u2019Italia svolge un ruolo di primo piano nella riforma del settore giustizia in Afghanistan fin dal 2003, quando, sulla base dell\u2019 <a href= \" http:\/\/www.coopitafghanistan.org\/programma_giustizia\/documenti\/giu_doc10.pdf \" target= \"blank\"><b><u> Accordo di Bonn <\/u><\/b><\/a>e delle successive conferenze di Tokio e Berlino che hanno delineato il quadro di cooperazione internazionale per l\u2019assistenza nella ricostruzione dell\u2019Afghanistan, \u00e8 stato istituito l\u2019Ufficio Italiano Giustizia (Ijpo). <\/p>\n<p>La prima fase di intervento italiano \u00e8 stato rivolto alla stesura, in collaborazione con le autorit\u00e0 provvisorie afgane, di strumenti legislativi per garantire la tutela ed il rispetto dei diritti fondamentali, che costituissero la base per interventi pi\u00f9 profondi e di ampio respiro. In quest\u2019ottica l\u2019Ufficio Italiano Giustizia ha garantito il necessario supporto tecnico per la redazione del Codice di Procedura Penale ad interim (attualmente in via di revisione), del Codice Minorile e della nuova Legge Peniteziaria, tutti fondamentali vista la situazione locale.<\/p>\n<p><b>Cooperazione e coordinamento<\/b><br \/>Dal gennaio 2006, in seguito alla Conferenza di Londra, l\u2019interim <a href= \" http:\/\/www.ands.gov.af\/\" target= \"blank\"><b><u> Afghan National Development Strategy (i-Ands) <\/u><\/b><\/a> \u00e8 divenuto il principale quadro di riferimento all\u2019interno del quale devono essere inseriti i progetti dei governi donatori e delle agenzie internazionali impegnate nelle attivit\u00e0 di ricostruzione. Oltre che nell\u2019attivit\u00e0 di supporto tecnico alla riforma legislativa, l\u2019Ufficio italiano si \u00e8 impegnato nella riabilitazione e costruzione delle infrastrutture e delle sedi delle istituzioni di giustizia, nella formazione di giudici, procuratori e quadri del Ministero della Giustizia e nella fornitura di attrezzature. L\u2019Italia ha inoltre assunto, in collaborazione con il governo afgano e la missione Onu (United Nations Assistance Mission in Afghanistan &#8211; Unama), l\u2019onere di coordinare, all\u2019interno dei gruppi di lavoro previsti dallo i-Ands, l\u2019attivit\u00e0 delle organizzazioni internazionali operanti nel settore giustizia. <\/p>\n<p>In concreto le attivit\u00e0 dell\u2019Ijpo sono state e ancora oggi vengono sviluppate attraverso il cosiddetto canale multilaterale, nell\u2019ambito del quale l\u2019Italia finanzia progetti affidati ad agenzie delle Nazioni Unite, ed attraverso il canale bilaterale, per la formazione a livello centrale e provinciale di giudici, procuratori, avvocati e personale del ministero della Giustizia con progetti condotti da agenzie internazionali specializzate come l&#8217;Idlo (<a href= \"http:\/\/www.isisc.org\/ISISChome.asp\" target= \"blank\"><b><u> International Development Law Organization <\/u><\/b><\/a>) ed Isisc (Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali).<\/p>\n<p>Dopo un\u2019iniziale cristallizzazione dell\u2019intervento nella sola capitale, l\u2019Ijpo ha cercato gradualmente di estendere la sua attivit\u00e0 alle province ed ai distretti, cos\u00ec da promuovere la cultura della legalit\u00e0 e dell\u2019uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. L\u2019Italia ha cos\u00ec contribuito ad evidenziare (e provato a superare) un atteggiamento negativo piuttosto comune alle agenzie internazionali impegnate nella ricostruzione, che troppo spesso limitano il proprio intervento alla sola provincia di Kabul o alle aree ancora considerate \u201csicure\u201d. In questo percorso, l\u2019Ufficio Giustizia ha cercato di estendere i progetti oltre che al settore della giustizia formale, amministrata in Afghanistan dalla Corte Suprema, dalla Procura Generale e dal Ministero della Giustizia, anche a quello informale dei meccanismi tradizionali di soluzione delle controversie (<i>jiirga<\/i> e <i>shura<\/i>), dal momento che in larga parte la popolazione afgana ad essi si rivolge, soprattutto nelle zone rurali che poco o nulla hanno beneficiato dall\u2019azione della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Scarsa cultura della legalit\u00e0<\/b><br \/>Le molte critiche ricevute da un lato mettono a nudo errori commessi, tanto a livello strategico quanto a livello realizzativo, dallo stesso governo italiano. D\u2019altro canto, per\u00f2, non considerano adeguatamente gli sforzi profusi da quanti hanno contribuito allo sviluppo dei vari progetti e troppo spesso omettono di considerare l\u2019oggettiva difficolt\u00e0 di operare in un paese nel quale la cultura della legalit\u00e0 \u00e8 stata profondamente minata da 30 anni di conflitto. <\/p>\n<p>Nell\u2019Afghanistan odierno manca il senso di appartenenza ad uno stato unitario ed il rispetto delle regole da esso stabilite \u00e8 trascurato in favore di interessi locali o tribali; la riforma della giustizia sarebbe poi dovuta procedere di pari passo ad ampie riforme del tessuto sociale, che garantissero sicurezza e sviluppo socio-economico e che al momento sono purtroppo ancora ben lontane dall\u2019essere realizzate. <\/p>\n<p><b>Luci ed ombre dell\u2019azione italiana<\/b><br \/>L\u2019Ufficio Giustizia ha dovuto operare in situazioni di oggettiva difficolt\u00e0: con un numero inadeguato di personale, non poteva certo garantire allo stesso tempo la copertura ed il monitoraggio dei molti progetti, il coordinamento e la pianificazione. Certo ha giocato un ruolo importante la difficolt\u00e0 di reperire personale qualificato e disponibile ad affrontare un\u2019esperienza cos\u00ec impegnativa in un paese estremamente difficile. Ha pesato anche una scarsa capacit\u00e0 organizzativa a livello centrale nell\u2019approntare efficaci procedure di reclutamento (pubblicit\u00e0, individuazione di esperti, creazione di un \u201cregistro\u201d di candidati idonei).<\/p>\n<p>I ritardi, la scarsa efficacia, l\u2019approssimazione nella realizzazione di alcuni progetti sviluppati tramite i due canali, multilaterale e bilaterale su finanziamento italiano, non hanno ricevuto gli opportuni correttivi da parte dell\u2019Ufficio Giustizia che ha spesso operato ai limiti delle sue potenzialit\u00e0 riuscendo solo a garantire un controllo a distanza. <\/p>\n<p>La mancanza di personale e di peso istituzionale, hanno inoltre impedito che si desse adeguato seguito, da parte dell\u2019Ijpo, ad iniziative che apparivano correttamente indirizzate per la soluzione di alcuni dei principali problemi del settore giustizia afgano e che, non a caso, sono ora al centro dell\u2019attenzione del governo locale e delle organizzazioni coinvolte nella riforma della giustizia. <\/p>\n<p>Ad esempio, la necessit\u00e0 di promuovere la riforma del settore amministrativo, cos\u00ec da consentire un coerente sviluppo istituzionale, organicamente bilanciato tra uffici centrali e periferici, gi\u00e0 oggetto di una Conferenza organizzata dall\u2019Ijpo a marzo del 2006, \u00e8 ora al centro dell\u2019attivit\u00e0 finanziata con fondi della Commissione Europea e sviluppata dalla societ\u00e0 di consulenza Adam Smith International. <\/p>\n<p>Allo stesso modo, la comunit\u00e0 internazionale ha impostato il futuro sviluppo della riforma della giustizia a livello provinciale, approvato dalle conclusioni della Rule of law Conference di Roma (2-3- luglio 2007), traendo ampi spunti dalla metodologia utilizzata dalla Provincial Justice Initiative (Pji), un altro progetto finanziato dal governo italiano e fortemente sostenuto dall\u2019Ijpo, tutt\u2019ora in corso con la collaborazione dell\u2019Isisc.<\/p>\n<p><b>Conclusioni<\/b><br \/>Come detto, sia a livello centrale che periferico non si \u00e8 riusciti a garantire sempre quel supporto istituzionale che avrebbe permesso una maggiore capacit\u00e0 d\u2019azione, una pi\u00f9 forte rappresentativit\u00e0, ma anche una tutela dalle critiche non equilibrate che hanno collaborato a far dipingere in maniera negativa un programma che, malgrado le molte difficolt\u00e0 incontrate, ha saputo raggiungere risultati apprezzabili e svolgere sovente una buona azione in fase propositiva. <\/p>\n<p>Le mancate o parziali realizzazioni di progetti finanziati dal Governo Italiano, da ascrivere alle agenzie internazionali incaricate di svilupparli, hanno paradossalmente influito esclusivamente sul giudizio relativo all\u2019operato dell\u2019Ijpo che li aveva disegnati e commissionati.<\/p>\n<p>Per questi motivi, un\u2019esperienza estremamente positiva da un punto di vista professionale, rischia di lasciare per gli italiani che vi operano una sensazione di incompiutezza e di frustrazione per le forti potenzialit\u00e0 che, almeno fino ad oggi, rimangono ampiamente inespresse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una corretta analisi dell\u2019esperienza italiana in Afghanistan non pu\u00f2 non sottolineare come il nostro Paese, che ha deciso di seguire un settore cos\u00ec complesso come la riforma del sistema giuridico afgano, abbia operato in maniera spesso confusa, lasciando l\u2019Ufficio Italiano Giustizia (Ijpo) con linee di azione non chiaramente definite ed un supporto istituzionale non sempre 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