{"id":6180,"date":"2007-10-01T00:00:00","date_gmt":"2007-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/unopportunita-per-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:21","slug":"unopportunita-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/unopportunita-per-litalia\/","title":{"rendered":"Un\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Insieme agli Stati Uniti e ad altri importanti paesi europei come Gran Bretagna e Germania, l\u2019Italia ha svolto, nel corso degli ultimi anni, un ruolo sempre pi\u00f9 attivo nella realizzazione di programmi di sviluppo di nuovi sistemi d\u2019arma. Rispetto alle produzioni di prodotti gi\u00e0 sperimentati, e in una certa misura superati dall\u2019industria della difesa americana, negli ultimi dieci anni si \u00e8 avviata una transizione verso un nuovo tipo di cooperazione internazionale basata sullo sviluppo congiunto di sistemi d\u2019arma tecnologicamente all\u2019avanguardia.<\/p>\n<p><b>Costi e benefici<\/b><br \/>Ci\u00f2 ha comportato due effetti importanti per la partecipazione italiana. In primo luogo si \u00e8 registrato un maggiore trasferimento di tecnologie innovative verso l\u2019industria della difesa italiana, con ricadute positive sulla competitivit\u00e0 del tessuto industriale nazionale. <\/p>\n<p>In secondo luogo, in un contesto pi\u00f9 ampio, la cooperazione in un settore cos\u00ec delicato come i sistemi d\u2019arma di ultima generazione ha rafforzato il rapporto in ambito Nato e pi\u00f9 in generale a livello transatlantico. <\/p>\n<p>Il nuovo scenario comporta tuttavia anche diversi rischi, legati soprattutto alle condizioni di accesso per le industrie italiane ai programmi di sviluppo diretti dai capo-commessa statunitensi, e al conseguente trasferimento di dati e tecnologie sensibili dalla sponda americana a quella europea dell\u2019Atlantico.Importanti esempi dei benefici e delle difficolt\u00e0 in questione sono riscontrabili nei due principali programmi di sviluppo di sistemi d\u2019arma che l\u2019Italia condivide da diversi anni con gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Il primo, il Medium Extended Air Defence System (<a href= \"http:\/\/www.fas.org\/asmp\/resources\/govern\/crs-IB98028.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Meads)<\/u><\/b><\/a>che coinvolge anche la Germania ed \u00e8 gestito da un\u2019agenzia della Nato, mira alla realizzazione di un sistema missilistico per la protezione da diversi tipi di minacce aeree di obiettivi fissi e mobili. Il secondo programma prevede la costruzione di una nuova generazione di caccia, denominati Joint Strike Fighter (<a href= \"http:\/\/www.fas.org\/sgp\/crs\/weapons\/RL30563.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Jsf<\/u><\/b><\/a>), e vi partecipano a vari livelli anche Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada, Australia e Turchia. In entrambi i casi la cooperazione \u00e8 regolata da accordi internazionali, di tipo bilaterale o multilaterale, che fissano anche l\u2019entit\u00e0 del contributo finanziario a carico dei singoli governi e le linee guida nell\u2019assegnazione degli appalti per la realizzazione dei sistemi d\u2019arma. Chiaramente, maggiore \u00e8 il contributo governativo ai costi del programma e pi\u00f9 alta \u00e8 l\u2019aspettativa in termini di ritorni industriali per le proprie imprese nazionali, tuttavia i due programmi divergono significativamente quanto al metodo usato per gestire le commesse.<\/p>\n<p><b>Una scelta bipartisan<\/b><br \/>La partecipazione dell\u2019Italia ad entrambi i programmi \u00e8 stata decisa dai governi di centrosinistra alla fine degli anni \u201990, ed \u00e8 stata confermata e sviluppata dal governo Berlusconi nella passata legislatura. Nel caso del Jsf si registra un ulteriore passo avanti deciso dal governo Prodi nel febbraio 2007, con la firma dell\u2019accordo bilaterale con gli Stati Uniti per impostare la fase di pre-produzione del velivolo. Si pu\u00f2 quindi notare come tale cooperazione transatlantica abbia avuto un sostegno bipartisan per pi\u00f9 di un decennio, nella consapevolezza dell\u2019importanza militare, industriale e politica che essa riveste per l\u2019interesse nazionale dell\u2019Italia. La continuit\u00e0 nella politica estera in questo campo \u00e8 un requisito indispensabile per costruire quel clima di fiducia necessario per affrontare i problemi che inevitabilmente sorgono in seno a programmi del genere, principalmente in merito alla gestione delle commesse e al trasferimento di dati e tecnologie sensibili. Anche perch\u00e9 gli Stati Uniti, per motivi di sicurezza nazionale ma anche per l\u2019interesse a proteggere economicamente la propria base industriale, sono molto cauti nel condividere con gli alleati i pi\u00f9 avanzati risultati scientifico-tecnologici cui \u00e8 giunta la loro ricerca. Anche una volta firmati gli accordi internazionali che regolano il trasferimento di informazioni e tecnologie sensibili, l\u2019interpretazione che ne danno le autorit\u00e0 americane \u00e8 molto pi\u00f9 restrittiva di quella che ne d\u00e0 la controparte, ad esempio quanto all\u2019accesso a specifiche tecnologie o alla partecipazione del personale italiano ad importanti uffici progettuali, e tutto resta oggetto di negoziato politico.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il Jsf, dal punto di vista del Governo italiano il Sottogretario alla Difesa Forcieri ha dichiarato nell\u2019audizione parlamentare del 16 gennaio 2007 che \u201cgli Stati Uniti, in cambio della partecipazione degli altri paesi, forniscono un&#8217;apertura tecnologica senza precedenti. \u00c8 stata un&#8217;opportunit\u00e0 tecnologicamente e politicamente importante\u201d. Toni meno ottimistici ma comunque positivi si ravvisano anche nelle opinioni degli esperti del settore, che esprimono un giudizio moderatamente soddisfatto anche alla luce della comparazione con altri paesi partner del Jsf: l\u2019Italia \u00e8 infatti seconda solamente al Regno Unito, e questo \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un riconoscimento importante. A fronte di un impegno costante delle industrie e delle autorit\u00e0 italiane nel programma, si pu\u00f2 registrare una certa evoluzione positiva del rapporto con il governo ed i capo-commessa americani. Ad esempio l\u2019Italia, anche grazie all\u2019accordo con l\u2019Olanda che ripartisce tra i due paesi gli aspetti della manutenzione dei velivoli Jsf, ha ottenuto dagli Stati Uniti l\u2019istallazione nell\u2019aeroporto militare di Cameri dell\u2019unico centro europeo che sar\u00e0 capace di compiere l\u2019assemblaggio finale, la manutenzione, la riparazione e l\u2019eventuale futuro <i>upgrade<\/i> dei caccia di stanza in Europa.<\/p>\n<p><b>Ricadute positive<\/b><br \/>L\u2019attivit\u00e0 di un sito del genere comporta inevitabilmente un significativo trasferimento di tecnologie all\u2019avanguardia, con importanti ricadute sul piano industriale ed occupazionale, e dimostra come \u00e8 possibile e fruttuosa la scelta politica di una sinergia europea nell\u2019ambito della cooperazione transatlantica. La valutazione complessiva della quantit\u00e0 e della qualit\u00e0 degli appalti ottenuti dalle imprese italiane sembra abbastanza positiva, ma non si tratta di un risultato completamente soddisfacente. Inoltre vi \u00e8 la consapevolezza che il punto di svolta \u00e8 rappresentato dalla fase appena iniziata e dalla futura produzione vera e propria: la cooperazione italo-americana nel programma Jsf \u00e8 potenzialmente ad un livello elevato, ma bisogna mantenere la pressione sugli Stati Uniti e sugli stessi partner italiani per mantenere i livelli di qualit\u00e0, di sicurezza e di scambio di informazioni previsti dagli accordi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il Meads, una nota positiva della cooperazione industriale sta nel fatto che l\u2019Italia avr\u00e0 la responsabilit\u00e0 di integrare un sistema completo della piattaforma alla fine della fase di sviluppo, che sar\u00e0 il sistema di riferimento per i clienti europei e che si trover\u00e0 a Roma. Su di esso sar\u00e0 possibile effettuare l\u2019addestramento del personale che utilizzer\u00e0 il Meads nelle operazioni e, cosa pi\u00f9 importante, sar\u00e0 possibile sperimentarvi tutte le ulteriori modifiche necessarie da apportare poi sugli altri sistemi. Come per il centro di assemblaggio e manutenzione del JSF, la presenza di una tale struttura sar\u00e0 prevedibilmente motore e perno di un ulteriore trasferimento di conoscenze tecnologiche, nonch\u00e9 di un rilevante flusso di investimenti.<\/p>\n<p><b>Cautele eccessive<\/b><br \/>D\u2019altro canto, fin dall\u2019inizio del programma le imprese italiane e tedesche sono state messe in difficolt\u00e0 dalla lentezza del processo americano di trasferimento di dati e tecnologie sensibili. In conclusione, anche per quanto riguarda il Meads, il giudizio sul trasferimento di dati e tecnologie sensibili pu\u00f2 essere moderatamente ma non completamente positivo. Sono stati negoziati degli accordi per i quali si pu\u00f2 nutrire una certa soddisfazione rispetto al contenuto tecnologico, al lavoro progettuale e alla manifattura. Inoltre si \u00e8 ottenuta dalla controparte americana una certa flessibilit\u00e0 nell\u2019impiego di personale specializzato italiano nei gruppi di lavoro che affrontano campi quali l\u2019ingegneria del sistema, la logistica, il controllo del tiro, il lanciatore, e questo porta alla creazione di una base condivisa di discipline e di metodologie scientifiche e di processo. Infine, decisi passi in avanti sono stati compiuti dal personale italiano all\u2019interno degli staff che ai vari livelli gestiscono il programma Meads, e certamente ha influito positivamente per i partner europei il fatto che delle loro industrie nazionali siano posizionate al livello di capo-commessa. Tuttavia anche in questo programma, come in tutte le cooperazioni del genere, i risultati non sono mai acquisiti definitivamente ed il sistema-paese deve continuare a dimostrare capacit\u00e0 ed affidabilit\u00e0 anche nelle importanti fasi che stanno per iniziare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insieme agli Stati Uniti e ad altri importanti paesi europei come Gran Bretagna e Germania, l\u2019Italia ha svolto, nel corso degli ultimi anni, un ruolo sempre pi\u00f9 attivo nella realizzazione di programmi di sviluppo di nuovi sistemi d\u2019arma. 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