{"id":6200,"date":"2007-10-02T00:00:00","date_gmt":"2007-10-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lincerto-vertice-di-annapolis\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:19","slug":"lincerto-vertice-di-annapolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/lincerto-vertice-di-annapolis\/","title":{"rendered":"L\u2019incerto vertice di Annapolis"},"content":{"rendered":"<p>Il prossimo mese di novembre,  in data non ancora fissata, un imprecisato gruppo di paesi e soggetti si riuniranno ad Annapolis, Maryland, per discutere di una possibile via d&#8217;uscita per il conflitto tra israeliani e palestinesi. Non si sa molto altro, ma \u00e8 ragionevole pensare che ognuno dei convenuti abbia assai scarso intereresse ad adoperarsi per fare passi concreti. Il presidente Bush, oltre all&#8217;ordine del giorno dei lavori, ne ha uno proprio ben pi\u00f9 corposo: Iraq, Iran, l&#8217;ultimo anno della sua presidenza.<\/p>\n<p><b>In ordine sparso<\/b><br \/>Del vertice di Annapolis colpisce innanzitutto la collocazione in novembre: ricorda a tutti che il novembre successivo si avvier\u00e0 verso la Casa Bianca un nuovo Presidente, probabilmente democratico, ma costretto a confrontarsi con problemi &#8220;repubblicani&#8221;,  in politica estera e interna. Il nuovo Presidente, per parecchio tempo, valuter\u00e0 situazioni, consulter\u00e0, aspetter\u00e0 ad agire, mentre il Medio Oriente diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 instabile. E poi magari sar\u00e0 costretto a una continuit\u00e0 dettata dagli incastri precedenti, come il mantenimento di molte truppe in Iraq.<\/p>\n<p>Chi si sieder\u00e0 intorno al tavolo di Annapolis pensa gi\u00e0 alla fase post gennaio 2009, conserver\u00e0 quindi ogni energia e ogni carta per il gioco successivo. Si cercher\u00e0 soprattutto di far sbagliare l&#8217;avversario (tutti gli altri, non ci sono alleati veri in questa fase), per portare a casa un risultato vendibile alla propria opinione pubblica o spendibile in futuro.<\/p>\n<p>L&#8217;Arabia Saudita, se andr\u00e0, lo far\u00e0 soprattutto pensando alla grossa vendita di armi americane che le \u00e8 stata promessa, al quadro regionale dell&#8217;Iran e al fallimento dei suoi sforzi per una coalizione Hamas-Fatah &#8211; obiettivo cui non intende rinunciare e fallimento che comunque attribuisce alla durissima politica di Israele verso i palestinesi. Infatti vuole un segnale vero da Israele, come il fermo della costruzione di nuovi insediamenti e della barriera di separazione. Inoltre, considera inaccettabile qualunque cosa si discosti troppo dal suo piano di pace, sottoscritto dalla Lega Araba: ritorno ai confini 1967, salvo aggiustamenti negoziati. La partecipazione dei sauditi \u00e8 importantissima per Israele, l&#8217;equivalente di un riconoscimento <i>de facto <\/i>da parte del paese che si ritiene custode della tradizione islamica e dei due principali luoghi santi.<\/p>\n<p>La Siria, se invitata, avr\u00e0 in questo un successo diplomatico di prima grandezza, ma potrebbe non andare se non si parla anche di Golan. La Siria sar\u00e0 comunque presente anche <i>in absentia<\/i>, infatti sta girando di nuovo il vecchio detto degli anni &#8217;70: non c&#8217;\u00e8 guerra [contro Israele] senza l&#8217;Egitto, non c&#8217;\u00e8 pace senza la Siria. Il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, dice di augurarsi di vedere i siriani alla conferenza e, pi\u00f9 in generale, raccomanda a tutti i paesi arabi di non essere pi\u00f9 palestinesi dei palestinesi, curiosa espressione: quale paese arabo pu\u00f2 accettare lezioni di ortodossia filopalestinese da un ministro israeliano?<\/p>\n<p><b>Rapporto squilibrato<\/b><br \/>Delicatissimo il rapporto tra Israele e Stati Uniti. La forte intesa tra i due paesi poggia su un rapporto squilibrato, di dipendenza, e i grossi interessi americani non coincidono affatto con gli interessi israeliani, anche se li  possono comprendere,  temporaneamente. Questo Israele lo sa bene, e meglio degli americani. Da molti anni,  una serie di segnali (dal caso Pollard, alla vendita di armi israeliane ai cinesi)  ricordano ai vari governi di Israele che l&#8217;amico americano \u00e8, soprattutto, una superpotenza autoreferente. In Medio Oriente ci sono paesi ben pi\u00f9 importanti di Israele, come l&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati, lo stesso Egitto, paradossalmente anche l&#8217;Iran. E l&#8217;Iraq o meglio la ricerca di una via d&#8217;uscita in quella che \u00e8 gi\u00e0 chiamata la Guerra Lunga. <\/p>\n<p>Israele va ad Annapolis con un corposo lavoro di preparazione. Da mesi, Livni va dicendo che non bisogna avere aspettative irrealistiche, che Israele lavora con Abu Mazen per una dichiarazione di principi &#8211; ovvero nulla di concreto o di immediato riguardo alla creazione di uno Stato palestinese unico e vitale. Affermazioni necessarie, mentre i razzi Qassam piovono sulla rabbia di Sderot, e Israele risponde sia a Gaza sia nel West Bank. Ma che riflettono anche la debolezza del governo Olmert. L&#8217;attesa per il rapporto finale della Commissione Winograd sulla guerra del Libano 2006 \u00e8 ormai degna di Godot, Kadima sa che le prossime elezioni lo vedranno molto ridimensionato a favore del vecchio Likud e delle destre, Olmert ha 4 scandali finanziari sul capo. L&#8217;unica scelta \u00e8 quindi cercare di tirare avanti alla meglio,  in attesa del 2009 &#8211; e poi si vedr\u00e0. <\/p>\n<p>Per\u00f2 ora il governo Olmert ha un ministro della Difesa competente, come indubbiamente \u00e8 Ehud Barak. Ma questa buona notizia ha un risvolto meno rassicurante: le iniziative militari che Barak \u00e8 in grado di progettare bene, e attuare efficacemente, possono non avere uguale valore politico.<\/p>\n<p>Barak ha inoltre idee strategico-politiche di lungo periodo e di incerto esito, come quella di uno stato palestinese da costituire solo dopo che Israele avr\u00e0 veramente sigillato i confini. Non con la barriera di separazione (sorpassabile da  semplici Qassam) ma con una sorta di mini-scudo stellare, da rendere operativo in 3-5 anni. <\/p>\n<p>Inoltre Barak, che \u00e8 stato capo di stato maggiore, ma anche membro del Sayeret Matkal, ha portato a termine in settembre una complessa azione militare in Siria: una misteriosa missione di prelievo di campioni nucleari, da parte di commando israeliani,  seguita dal bombardamento di un non precisato obiettivo, forse forniture nucleari provenienti dalla Corea del Nord. Barak, da settimane, parla anche di una grande operazione su Gaza, che per\u00f2 rinvia per ragioni politiche, come appunto la conferenza internazionale. Nel frattempo, si susseguono operazioni minori, di routine.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Israele si presenta ad Annapolis con una recuperata immagine di efficienza militare, di capacit\u00e0 di interventi precisi e mirati (distanti dagli errori spesso compiuti a Gaza), e soprattutto di alleato cui possono essere affidate missioni impossibili contro stati-canaglia. Fascicolo pesante che  spera atterri anche sulla scrivania presidenziale post 2008.<\/p>\n<p><b>La posizione di Abu Mazen<\/b><br \/>La <i>road map<\/i> \u00e8 sepolta, il Quartetto \u00e8 un fantasma, Blair pare lavori in grande riservatezza, le svariate visite del Segretario di Stato Rice a Israele e Autorit\u00e0 Palestinese hanno concluso davvero poco. Certo, l&#8217;Iraq ha un peso specifico enorme, ma la mancanza di applicazione dell&#8217;amministrazione Bush alla questione di Israele e Palestina \u00e8 memorabile e non sar\u00e0 certo Annapolis a cambiare le cose. L&#8217;obiettivo minimo ed evidente \u00e8 quello di indebolire Hamas e rafforzare Abu Mazen, e il rilascio di prigionieri palestinesi detenuti da Israele \u00e8 un sostegno. <\/p>\n<p>Ma rafforzare Abu Mazen per cosa, esattamente? Egli non pu\u00f2 firmare un accordo che sia inviso ai palestinesi, infatti quando parla di possibile accordo aggiunge subito la parola referendum. I palestinesi, assieme ai paesi arabi, vogliono innanzitutto uno Stato vitale e il ritiro di Israele ai confini ante-67, lasciando al vero negoziato una soluzione accettabile per Gerusalemme e la questione dei profughi. <\/p>\n<p>L&#8217;agenda di Annapolis deve comprendere tutti i temi importanti, escluderne uno o pi\u00f9 significa fallire prima ancora di sedersi. Ma ci sono questioni che, se anche tenute fuori, sono determinanti, essenziali. Israele tratta con Abu Mazen e Olp, che ha riconosciuto Israele, non con Hamas (anche se pare ci parli sottobanco, il che \u00e8 segno di realismo). Ma molti palestinesi, non solo di  Hamas ma anche del Fatah, sono assolutamente contrari al riconoscimento che Israele vuole, non solo dello Stato di Israele, ma del suo carattere ebraico. Per i palestinesi, questo equivale ad accettare che gli arabi cittadini di Israele, gli &#8220;altri&#8221; palestinesi, diventino stranieri in quello che \u00e8 pur sempre il loro Stato, categoria diversa da quella dei cittadini ebrei, con conseguenze incalcolabili. <\/p>\n<p>Quello di Annapolis \u00e8 quindi un incontro di esito totalmente incerto, ma dalle posizioni che ogni parte, presente o assente, prender\u00e0 e dalle sfumature che sar\u00e0 possibile intravedere, si comincer\u00e0 a capire cosa accadr\u00e0 a partire dal novembre che conta, quello del 2008. Rice ha detto che per gli americani il fallimento non \u00e8 un&#8217;opzione. Ha detto bene, ma lo stesso pensano tutti i principali attori in scena, con priorit\u00e0 ed aspettative assolutamente divergenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo mese di novembre, in data non ancora fissata, un imprecisato gruppo di paesi e soggetti si riuniranno ad Annapolis, Maryland, per discutere di una possibile via d&#8217;uscita per il conflitto tra israeliani e palestinesi. 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