{"id":6220,"date":"2007-10-05T00:00:00","date_gmt":"2007-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nato-e-la-costruzione-della-societa-civile\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:19","slug":"la-nato-e-la-costruzione-della-societa-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/la-nato-e-la-costruzione-della-societa-civile\/","title":{"rendered":"La Nato e la costruzione della societ\u00e0 civile"},"content":{"rendered":"<p>Non si \u00e8 mai cercato di andare troppo a fondo sulle ragioni dell`impegno dell\u2019Occidente nella causa afghana. La cronaca quotidiana \u00e8 stata vista in prevalenza con gli occhi delle varie parti politiche. All\u2019origine la presenza di Osama Bin Laden e l\u2019organizzazione dell\u2019attentato alle due torri di New York, aveva provocato nel 2001 la risposta armata americana. La Nato non vi era stata coinvolta perch\u00e9 sembrava, a Washington, che in quel momento fosse pi\u00f9 importante muoversi in fretta: una presenza multilaterale avrebbe forse rallentato le decisioni e il suo valore aggiunto appariva limitato. Probabilmente si tratt\u00f2 di un errore.<\/p>\n<p>Le ragioni alla base della lotta al terrorismo internazionale sembravano quindi un po\u2019 affievolite quando, nell`estate del 2003, venne presa la decisione di un ruolo diretto dell\u2019Alleanza Atlantica. Esso era, peraltro, ampiamente legittimato da esplicite risoluzioni delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Quegli anni hanno inoltre rappresentato un passaggio di grande importanza storica: quasi di colpo, il concetto di globalizzazione si \u00e8 esteso dall\u2019economia e dall\u2019informazione alla sicurezza internazionale. Da allora si \u00e8 andata affermando la convinzione che la geografia non serve pi\u00f9 a proteggere una nazione. Contrariamente a quello che avevamo sempre studiato, le montagne, i mari, la distanza o la contiguit\u00e0 territoriale servono oggi a poco.<\/p>\n<p><b>L\u2019impatto sull\u2019Alleanza Atlantica<\/b><br \/>\nNell\u2019agosto 2006, le forze Nato che entrarono al sud furono prese di sorpresa dall\u2019entit\u00e0 dell\u2019opposizione e dalla fredda accoglienza delle trib\u00f9 locali. Mentre si aspettavano di essere accolti da liberatori, vi furono invece aspri scontri e serie perdite umane, in particolare per i canadesi e gli inglesi.<\/p>\n<p>\u00c8 presto per dire quale sar\u00e0 l`impatto di questa serie complessa di avvenimenti sull\u2019Alleanza Atlantica. \u00c8 un\u2019organizzazione che negli ultimi anni ha avuto una profonda trasfomazione, per restare il migliore strumento a disposizione della comunit\u00e0 internazionale nella gestione delle crisi. Un momento viene data per morta, il giorno successivo si dice che \u00e8 insostituibile e il terzo che in Afghanistan vede il suo declino. Essa rimane l\u2019unica a unire le democrazie ai due lati dell\u2019Atlantico.<\/p>\n<p>Chiaramente si tratta di un tema difficile, perch\u00e9 bisognerebbe capire rispetto a quali parametri e a quali obiettivi si misura il successo o l\u2019insuccesso. I mezzi di comunicazione, dal canto loro, sono costretti a semplificare i messaggi nella quotidianit\u00e0 dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>Avanzerei l\u2019ipotesi che con poco la Nato fa molto. Quel paese \u00e8 uno dei pi\u00f9 difficili al mondo, completamente privo di infrastrutture, un livello di povert\u00e0 impressionante e tanti altri problemi dopo due generazioni di guerre civili. L\u2019Alleanza vi ha delle forze tutto sommato modeste. Per converso, Kabul \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 costosi dove inviare soldati e mezzi. Le stesse spese di trasporto sono altissime, per mancanza di vie di comunicazione dirette e di mezzi adatti al trasporto a lunga distanza.<\/p>\n<p><b>I pezzi di un difficile mosaico<\/b><br \/>\nA sua volta, l\u2019esercito afgano \u00e8 in via di ricostruzione, ma \u00e8 chiaro che fare rinascere da zero un esercito nazionale richiede necessariamente vari anni. L`armamento non \u00e8 neanche la cosa pi\u00f9 importante, quanto invece la ricostituzione di valori perduti, di senso di identit\u00e0, di strutture gerarchiche moderne, dell`abitudine a operare sotto un\u2019unica bandiera, di un addestramento efficace.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che un paese non pu\u00f2 essere ricostituito solo per via militare. \u00c8 necessaria un\u2019azione molto pi\u00f9 ampia e bisogna che anche le istituzioni afghane facciano la loro parte, poich\u00e9 la societ\u00e0 locale ha ormai aspettative crescenti di buon governo.<\/p>\n<p>Dopo le prime elezioni e l\u2019invito da parte delle democrazie occidentali agli afgani perch\u00e9 diventino una societ\u00e0 moderna, \u00e8 ora difficile tornare indietro. Se il mondo \u00e8 davvero diventato \u00abpiatto\u00bb, come dice un titolo di successo di Thomas Friedman, esso lo \u00e8 anche a Kabul. Nel tempo stesso, la mancanza di risorse umane, la povert\u00e0, i costumi, la tradizione autoritaria e non unitaria del paese rappresentano dei freni potenti che nessuna forza esterna pu\u00f2 invertire in poco tempo.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 stata, negli ultimi mesi, la tendenza a mettere la Nato al centro degli avvenimenti afgani. In parte \u00e8 logico, perch\u00e9 un paese non pu\u00f2 sviluppare la democrazia, n\u00e9 la propria economia, se non ci sono le condizioni base di sicurezza. D`altra parte, se l\u2019Alleanza avesse avuto pi\u00f9 esperienza nella regione, avrebbe potuto fin dall\u2019inizio,invitare le componenti civili a fare meglio.<\/p>\n<p>Nel gennaio 2006 la Conferenza di Londra aveva raccolto tutti gli attori internazionali, stabilendo una linea di azione verso l`Afghanistan. Il principio condiviso da tutti \u00e8 di un approccio d\u2019insieme che comprenda gli elementi civili, quello militare, la ricostruzione e lo sviluppo. Si \u00e8 visto bene, per\u00f2, che in pratica questa architettura non funziona adeguatamente.<\/p>\n<p>Mentre le forze armate hanno dietro di s\u00e9 la tradizione di essere inviate fuori dai confini e hanno l\u2019abitudine a essere organizzate secondo criteri operativi, questo non \u00e8 vero per le altre componenti dell\u2019amministrazione dello Stato. Proprio quelle che servirebbero di pi\u00f9 nel caso afgano, come la giustizia, la sanit\u00e0, l\u2019istruzione o i trasporti.<\/p>\n<p>Quindi, anche solo un programma integrato da parte di un singolo paese \u00e8 difficile da realizzare. Immaginiamoci cosa succede se i paesi da mettere insieme sono 40, aggiungendoci le tante organizzazioni non governative. Ne deriva un eccessivo numero di attori in loco, mal coordinati e tutto sommato inefficienti malgrado le buone intenzioni.<\/p>\n<p><b>Un paese migliore<\/b><br \/>\nMalgrado la difficile situazione e i problemi strutturali che affliggono il paese, l`Afghanistan di oggi \u00e8 di gran lunga migliore di quello dei Talebani o dei governi che si sono succeduti dopo la tragica invasione sovietica, all\u2019origine di tutti i mali.La sicurezza interna \u00e8 migliore che nel 2003. L\u2019istruzione pubblica e le strutture sanitarie sono gi\u00e0 ben diverse ed \u00e8 diventata una cosa normale, a Kabul, vedere gruppi di bambine che vanno a scuola. Comincia a svilupparsi una normale dialettica politica fra partiti. Vi \u00e8 un Parlamento nazionale eletto in regolari elezioni, l`unico in Asia Centrale, che sta iniziando ad affermare il suo ruolo. La stampa e la televisione sono di discreto livello e anche sul piano economico vi \u00e8 ogni anno un miglioramento verificabile. \u00c8 un parametro bizzarro per misurare la normalit\u00e0 , ma a Kabul si vedono sempre pi\u00f9 spesso degli ingorghi di traffico.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 avere nessun tipo di rimpianto per il regime dei Talebani e per la sua quotidiana violazione su larga scala dei diritti umani. N\u00e9 si pu\u00f2 dimenticare che il paese era diventato la base di sanguinose azioni terrroristiche in tutto il mondo.\u00c8 un errore pensare in termini di insuccesso, se si pensa alla dimensione delle sfide.Il ruolo della Nato \u00e8 importante, ma \u00e8 solo una parte del tutto, perch\u00e9 si \u00e8 sempre saputo che l\u2019azione militare non \u00e8 sufficiente a costruire una nazione e che solo i suoi abitanti possono riuscirci. Nel 2003, quando l\u2019Alleanza Atlantica vi ha messo piede, la sfida era rappresentata dalla sopravvivenza fisica degli afgani e dalla presenza di eserciti privati che controllavano i tre quarti del paese, il quale si trovava in una indicibile situazione di miseria materiale e spirituale da oltre 30 anni.<\/p>\n<p>La sfida di oggi \u00e8 soprattutto il buon governo e il consolidamento di una societ\u00e0 civile. Lasciare le cose a met\u00e0 e andarsene sarebbe una sconfittta per la comunit\u00e0 internazionale e un brutto precedente. Meglio imparare le lezioni e raccogliere la sfida. In certi casi vi sono state vittime civili e occorre fare di tutto per evitarlo in futuro. Gli afgani devono assumere un profilo piu alto e le istituzioni locali accelerare il loro cammino. Coloro che criticano l\u2019azione militare dovrebbero promuovere un aumento sostanziale dell\u2019azione civile e di aiuto allo sviluppo. Un migliore coordinamento delle tante attivit\u00e0 internazionali \u00e8 essenziale e bisogna incitare le Nazioni Unite ad assumere questo ruolo.<\/p>\n<p>L`exit strategy dovrebbe, insomma, puntare sul rafforzamento delle istituzioni nazionali e sullo sviluppo della societ\u00e0 civile, in un quadro di sicurezza dignitoso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si \u00e8 mai cercato di andare troppo a fondo sulle ragioni dell`impegno dell\u2019Occidente nella causa afghana. La cronaca quotidiana \u00e8 stata vista in prevalenza con gli occhi delle varie parti politiche. 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