{"id":6270,"date":"2007-10-08T00:00:00","date_gmt":"2007-10-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/veltroni-un-manifesto-a-meta\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:19","slug":"veltroni-un-manifesto-a-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/veltroni-un-manifesto-a-meta\/","title":{"rendered":"Veltroni: un \u201cmanifesto\u201d a met\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Walter Veltroni si \u00e8 accorto che il mondo sta cambiando. Normalmente i programmi di politica estera dei nostri partiti, a parte alcune dichiarazioni di fede in favore o contro gli Stati Uniti e l\u2019Alleanza Atlantica e un trito peana filo-europeo, consistono in una uggiosa elencazione delle giaculatorie diplomatiche abituali, dalla pace in Medio Oriente all\u2019aiuto alla sviluppo, cercando di non saltarne nessuna (in genere senza riuscirci). Veltroni ha abbandonato questo canone, puntando ad affrontare di petto un solo tema centrale, quello della globalizzazione e della sua governabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 \u00e8 di rilievo e va apprezzata nel suo giusto valore: \u00e8 un\u2019opera di opportuna sprovincializzazione del dibattito politico italiano. Naturalmente per\u00f2, come tutte le cose nuove, si espone anche a critiche: non tanto per i suoi contenuti, in genere largamente condivisibili, ma per quello che \u00e8 rimasto fuori e che pesa sulla credibilit\u00e0 del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=613\"><b><u>   programma <\/u><\/b><\/a> stesso. Non \u00e8 quindi con malanimo che svolgeremo le nostre critiche, ma piuttosto per invitare lo stesso Veltroni e i suoi collaboratori ad allargare il loro orizzonte e a precisare meglio la loro strategia, cos\u00ec da armarsi per affrontare le sfide che potrebbero incontrare ove avessero successo. E comunque per aiutare il dibattito su queste tesi ad affrontare i problemi del mondo nella loro complessit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Strategie vs. obiettivi<\/b><br \/>Nulla da dire sul punto centrale della strategia veltroniana: a un mondo sempre pi\u00f9 multipolare deve corrispondere un rafforzamento delle istituzioni multilaterali, sia di quelle universali come la Nazioni Unite, sia di quelle regionali come l\u2019Unione Europea. Tuttavia un\u2019azione politica di alto livello non pu\u00f2 limitarsi a indicare l\u2019opportunit\u00e0 di strumenti migliori: deve anche preoccuparsi degli ostacoli, delle minacce e delle strategie necessarie per raggiungere l\u2019obiettivo. \u00c8 importante, ad esempio, che Veltroni, riconoscendo l\u2019esistenza di fatto dell\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0, si dichiari disposto alla costituzione di un <i>\u201cnucleo forte\u201d<\/i>, un\u2019avanguardia, all\u2019interno dell\u2019Unione Europea, perch\u00e9 essa divenga <i>\u201cglobal player\u201d<\/i>, ma dovrebbe aggiungere che per l\u2019Italia non \u00e8 affatto scontata la presenza in tale gruppo, specialmente se si parla di Politica Estera e di Difesa, se essa non realizzer\u00e0 anche un rafforzamento e una maggiore efficienza delle sue politiche e dei suoi strumenti (dall\u2019economia alla difesa e alla sicurezza). Scommettiamo pure sulla <i>\u201cgenerazione figlia del programma Erasmus\u201d<\/i>, ma chiariamo anche che un\u2019Europa attore internazionale dovr\u00e0 assumersi responsabilit\u00e0 e oneri anche molto costosi e pericolosi, verso i quali la <i>\u201cgenerazione Erasmus\u201d<\/i> non \u00e8 apparsa sinora molto disponibile.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un documento che potremmo definire \u201csereno\u201d (altri potrebbero maliziosamente definirlo \u201cbuonista\u201d) poich\u00e9 sembra fornire risposte semplici e positive a problemi gravissimi come la violazione dei diritti umani, lo sviluppo economico, le ingiustizie sociali, le epidemie. La parola chiave \u00e8 <i>\u201csolidariet\u00e0\u201d<\/i>, da esprimere con maggiore forza e maggiori risorse. Ma come articolare e dove dirigere tanta solidariet\u00e0? Le minacce della globalizzazione sono significative e richiedono anch\u2019esse una sostanziale solidariet\u00e0 multilaterale. Nell\u2019intero documento la parola terrorismo \u00e8 nominata una volta, solo per dire che bisogna dialogare con il mondo arabo (la complessa realt\u00e0 islamica, ben pi\u00f9 larga del solo mondo arabo, non viene citata) e che i rapporti di <i>\u201camicizia e lealt\u00e0\u201d<\/i> con gli Stati Uniti, <i>\u201cimplicano, se necessario, esprimere diversit\u00e0 di opinioni cos\u00ec come negoziare pragmaticamente la propria agenda\u201d. <\/i><\/p>\n<p>Un po\u2019 poco, e anche un po\u2019 oscuro: cosa significa quel <i>\u201cnegoziare pragmaticamente\u201d<\/i>? Forse l\u2019accettazione del quadro delle alleanze variabili prospettato dall\u2019amministrazione Bush? Ma non \u00e8 in netto contrasto con l\u2019affermata necessit\u00e0 di rafforzare il multilateralismo?<\/p>\n<p>Un\u2019altra grande assente da questo quadro \u00e8 la criminalit\u00e0 organizzata transnazionale, malgrado la sua immensa e crescente importanza economica e politica (e i suoi collegamenti con il problema degli Stati falliti, con il finanziamento di turpi dittature e naturalmente con il terrorismo). Benissimo individuare il Mediterraneo come il <i>\u201cnuovo hub mondiale dei commerci con l\u2019Oriente e delle rotte energetiche\u201d<\/i> (e ottimo l\u2019accenno alla Turchia che il nostro <i>\u201cinteresse strategico\u201d<\/i> vuole nell\u2019Ue), ma il nostro Mediterraneo, cos\u00ec come quelli caraibico e indonesiano, \u00e8 anche un hub della criminalit\u00e0 organizzata e dei traffici illeciti.<\/p>\n<p><b>Il nodo dell\u2019immigrazione<\/b><br \/>Altrettanto sorprendente \u00e8 l\u2019assenza di ogni riferimento ai temi dell\u2019immigrazione. Certamente \u00e8 necessaria una nuova politica dello sviluppo che, nel lungo termine, potrebbe mutare i dati di questo problema. Ma l\u2019immigrazione \u00e8 ormai una parte importante, e crescente, della nostra economia e delle nostre societ\u00e0 ed \u00e8 sempre pi\u00f9 presente nelle relazioni internazionali. \u00c8 un\u2019enorme opportunit\u00e0, potenzialmente una grande ricchezza, ma \u00e8 anche vissuta dalla stragrande maggioranza dei cittadini europei come un problema e una minaccia. Sar\u00e0 difficile impostare una nuova politica di solidariet\u00e0 internazionale se non si affronter\u00e0 in modo seriamente innovativo la questione, uscendo dalla semplice e limitata logica della repressione.<\/p>\n<p>Nel complesso questo \u201cmanifesto\u201d sembra dire le cose che pi\u00f9 fanno vibrare i cuori degli elettori italiani (ed europei). Con la sola eccezione della questione migratoria, infatti, esso sembra disegnato per aderire perfettamente alle opinioni e alle preoccupazioni europee e italiane, cos\u00ec come sono state individuate dall\u2019ultimo sondaggio condotto dal German Marshall Fund e dalla Compagnia di San Paolo di Torino recentemente presentato in Italia da quest&#8217;ultima, insieme alla Fondazione della Camera dei Deputati e allo IAI (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=606\"><b><u>   Transatlantic Trends 2007<\/u><\/b><\/a>). Grandi maggioranze desiderano un\u2019Europa maggiormente protagonista, impegnata per la pace e lo sviluppo, portatrice di una visione \u201ccivile\u201d e non \u201cmilitare\u201d delle relazioni internazionali, vicina all\u2019America, ma lontana da Bush. \u00c8 una visione piena di ottimismo, che non pu\u00f2 non piacere anche a un leader politico, specialmente di sinistra. Forse potrebbe anche portarlo alla vittoria. Ma prima o poi bisogner\u00e0 fare i conti anche con il lato oscuro della globalizzazione, e per allora sar\u00e0 necessario affrontare alcuni temi sgradevoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Walter Veltroni si \u00e8 accorto che il mondo sta cambiando. 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