{"id":6340,"date":"2007-10-15T00:00:00","date_gmt":"2007-10-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leuropa-e-le-sanzioni-una-soluzione-da-appoggiare\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:18","slug":"leuropa-e-le-sanzioni-una-soluzione-da-appoggiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/leuropa-e-le-sanzioni-una-soluzione-da-appoggiare\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa e le sanzioni: una soluzione da appoggiare"},"content":{"rendered":"<p>Nel quadro dei colloqui in corso, l\u2019Iran risponder\u00e0 proprio in questi giorni all\u2019Aiea sulla natura e gli scopi della sua industria nucleare. Entro novembre l\u2019Aiea potr\u00e0 chiedere chiarimenti e si pronuncer\u00e0. Anche gli Usa hanno deciso di aspettare l\u2019esito dei nuovi colloqui Aiea-Iran prima di chiedere che il Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu inasprisca le sanzioni in essere. Ma sia la Cina sia la Russia hanno gi\u00e0 manifestato il loro dissenso su questo passo. Dunque, \u00e8 assai improbabile che il Consiglio di Sicurezza inasprisca le sanzioni, nel qual caso gli Usa quasi certamente lo faranno per conto proprio. Intanto, la Francia sta spingendo perch\u00e9 anche l\u2019Unione Europea stabilisca unilateralmente sanzioni contro l\u2019Iran, accompagnando e rafforzando quelle degli Usa. Conviene seguirla? Il Consiglio dei ministri dell\u2019Ue ha appena rinviato la risposta a novembre, come gli Usa. Intanto qualche riflessione pu\u00f2 essere utile.<\/p>\n<p><b>Dottrina organica<\/b><br<Nel 2004 l\u2019Unione si \u00e8 data una dottrina organica in materia di sanzioni (\u201cBasic principles on the Use of Restrictive Measures\u201d). Esse sono applicate dall\u2019Ue o in attuazione delle decisioni del Consiglio di Sicurezza o, \u201cse necessario\u201d, anche in loro assenza, \u201cin accordo con la Politica Estera e di Sicurezza Comune (Pesc) e in conformit\u00e0 con la legge internazionale\u201d. Per esempio, sono in corso sanzioni unilaterali dell\u2019Ue contro lo Zimbabwe. Vale anche la pena ricordare che la Strategia dell\u2019Ue contro la Proliferazione delle Armi di Distruzione di Massa (adottata contestualmente alla Strategia Europea di Sicurezza del 2003) menziona esplicitamente le sanzioni come strumento per il raggiungimento dei suoi scopi. \n\nLa novit\u00e0 di eventuali sanzioni europee all\u2019Iran non starebbe, quindi, nell\u2019impiego di una misura unilaterale, ma nel fatto che l\u2019Ue le applicherebbe al Medio Oriente. Abituale da parte degli Usa, l\u2019impiego di politiche coercitive verso questa regione lo \u00e8 stato assai meno da parte dell\u2019Europa. In generale, a livello transatlantico c\u2019\u00e8 stata una vera e propria divaricazione in questo ambito, specialmente con l\u2019intervento del 2003 in Iraq. \u00c8 anche una novit\u00e0 che sia ora il governo francese a voler affiancare gli Usa, mentre fino alla presidenza Chirac la Francia \u00e8 stata consistentemente contraria alle coercizioni americane verso questa regione.\n\nSe gli europei seguiranno la Francia, una volta tanto ci sar\u00e0 un <i>en plein<\/i> di coesione sia europea che transatlantica. Ci sono tre elementi a consigliare un\u2019iniziativa unilaterale europea verso l\u2019Iran. Il primo \u00e8 che l\u2019iniziativa europea farebbe gioco alle \u201ccolombe\u201d dell\u2019amministrazione americana e contribuirebbe ad allontanare l\u2019opzione militare. Il secondo elemento \u00e8 che la coesione transatlantica ed europea che ne deriverebbe potrebbe favorire la ricerca e l\u2019attuazione di una soluzione al vero problema di fondo della regione, che resta quello delle condizioni per uno stabile equilibrio del Golfo e un ritiro <i>over the horizon<\/i> delle forze americane e occidentali. Il terzo elemento \u00e8 il rafforzamento della pressione sull\u2019Iran, che finora ha oltremodo beneficiato delle divisioni internazionali.<\/p>\n<p><b>Pressioni su Teheran<\/b><br \/>L\u2019accrescimento della pressione sull\u2019Iran \u00e8 forse il fattore pi\u00f9 importante. Pi\u00f9 che a provocare il cedimento dell\u2019Iran, sarebbe diretta a stanare quei settori della dirigenza iraniana il cui obiettivo non \u00e8 tanto quello di entrare in possesso dell\u2019arma nucleare, quanto di plasmare con gli Usa e l\u2019Occidente un rapporto di riconoscimento dei reciproci interessi, in particolare circa il ruolo regionale dell\u2019Iran (per inciso, in un contesto e su una scala diversa, importanti settori neo-nazionalisti della dirigenza siriana puntano oggi nel Levante allo stesso obiettivo.) Le sanzioni dovrebbero costringere i conservatori nazionalisti a smarcarsi dai conservatori radicali e fondamentalisti come Ahmadinejad. Se ci\u00f2 accadesse, il negoziato nucleare potrebbe diventare pi\u00f9 concludente. Ma come sarebbe poi il negoziato sul ruolo dell\u2019Iran?<\/p>\n<p>Non bisogna nascondersi le alee di un tale negoziato, n\u00e9 illudersi sulla sua portata. Le scarse prove fatte alla conferenza di Baghdad e a quella di Sharm el-Sheik nella prima parte di quest\u2019anno fra Usa e Iran (e Siria) hanno mostrato scarsa flessibilit\u00e0 tra le parti. In Occidente si \u00e8 parlato molto della necessit\u00e0 di riconoscere il ruolo regionale dell\u2019Iran come condizione per una sistemazione generale del profondo rivolgimento che l\u2019intervento americano in Iraq ha aperto nel Golfo, ma nessuno ha definito questo ruolo e le sue compatibilit\u00e0 con gli interessi dell\u2019Occidente. Il Gruppo di Studio sull\u2019Iraq di Baker e Hamilton ha suggerito di andare a vedere che cosa l\u2019Iran e le altre potenze regionali desiderano, il che \u00e8 diplomaticamente corretto; ma quanto si verrebbe a conoscere potrebbe rivelare richieste e pretese inaccettabili e portare a un fallimento negoziale ancora pi\u00f9 grave di quello sul nucleare, specialmente se non esistesse una previa e chiara definizione da parte dell\u2019Occidente di quello che esso, a sua volta, vuole.<\/p>\n<p><b>Nuove divisioni<\/b><br \/>L\u2019eliminazione dell\u2019Iraq dallo scacchiere geopolitico del Golfo ha creato un vuoto nel quale si \u00e8 rafforzato il contrasto fra Iran e Arabia Saudita, fra persiani e arabi, fra sciiti e sunniti, tracimando dal Golfo verso l\u2019intera regione. In questo conflitto, i conservatori nazionalisti iraniani che cosa chiederebbero all\u2019Occidente e quest\u2019ultimo che cosa sarebbe pronto a dare? Chi predica un negoziato a tutto campo con l\u2019Iran, si aspetta probabilmente, a fronte di un ritiro americano dalla regione, garanzie iraniane sull\u2019ordine regionale: in merito all\u2019Afghanistan, agli \u201cemirati\u201d sciiti, sunniti e curdi che emergerebbero in Iraq, pi\u00f9 in generale all\u2019argine da innalzare contro il terrorismo di radice wahabita. Ma non significherebbe tutto questo riconsegnare all\u2019Iran pi\u00f9 o meno il ruolo che aveva al tempo dello Sci\u00e0? <\/p>\n<p>I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che oggi pure desiderano un allontanamento degli Usa dalla regione, non accetterebbero. Neppure gli altri paesi arabi moderati. Probabilmente neppure gli Usa. Questo non significa che una dettagliata ricognizione delle rispettive posizioni non possa portare a definire una situazione di equilibrio in grado di soddisfare tutte le parti regionali, ma \u00e8 chiaro che un passo verso questo negoziato richiede una forte preparazione da parte dei paesi dell\u2019Occidente e soprattutto una forte coesione. Elementi che ora mancano.<\/p>\n<p>In questo senso, l\u2019inasprimento delle sanzioni, attraverso l\u2019Onu o pi\u00f9 probabilmente in via unilaterale da parte degli Usa e dell\u2019Ue, sarebbe una buona mossa tattica: essa consentirebbe di accentuare la pressione, mostrare la determinazione occidentale, ma darebbe anche tempo ad un dibattito interno all\u2019Occidente su che cosa fare e a che cosa puntare rispetto alle complessit\u00e0 del Medio Oriente.<\/p>\n<p><b>Riequilibrio regionale<\/b><br \/>L\u2019inasprimento delle sanzioni, tuttavia, dovrebbe essere accompagnato da passi destinati a rendere manifesta l\u2019intenzione di fondo dell\u2019Occidente di consentire all\u2019Iran un ruolo regionale e internazionale pi\u00f9 adeguato ed equilibrato di quello attuale. Uno sviluppo del genere sarebbe comunque positivo e stabilizzante. L\u2019intenzione sottolineata dal ministro degli Esteri italiano <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=633\"><b><u>  nei giorni scorsi a Nuova Delhi  <\/u><\/b><\/a> di aprire le porte del G8 ai grandi paesi asiatici indica una direzione giusta. Giusta in senso generale, poich\u00e9 l\u2019evoluzione corrente nei rapporti fra i membri del Consiglio di Sicurezza \u2013 che riguardano l\u2019Iran ma anche il Kosovo \u2013 suggerisce un indebolimento delle capacit\u00e0 di governo dell\u2019Onu nel vicino futuro e, a fronte di questo indebolimento, il rafforzamento di altri poli di <i>governance<\/i> sarebbe utile. <\/p>\n<p>In tale prospettiva, non c\u2019\u00e8 dubbio che il G8 sia un candidato giusto. \u00c8 una direzione giusta anche nello specifico dell\u2019Iran. L\u2019Iran, sotto il bastone delle sanzioni, potrebbe nel contempo essere chiamato a far parte del G8 e  cominciare ad accrescere il suo ruolo per questa via. L\u2019Italia avr\u00e0 la presidenza del G8 nel 2009 e \u2013 ferma restando la necessit\u00e0 di un dibattito occidentale sull\u2019Iran e il suo ruolo &#8211; potrebbe intanto contribuire a facilitare e chiarire i rapporti con l\u2019Iran predisponendo un suo ruolo nel G8.<\/p>\n<p>Dunque, le sanzioni a questo punto sembrano utili per diverse ragioni. La Francia va appoggiata. Esse non dovrebbero significare per\u00f2 una chiusura verso l\u2019Iran, ma dovrebbero essere accompagnate da misure volte a favorire un maggiore e pi\u00f9 responsabili integrazione di questo paese nel sistema internazionale. Misure da concertare con la Francia e gli altri governi europei in modo che le sanzioni diventino una strategia e non una rassegnata reazione all\u2019ostinazione iraniana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel quadro dei colloqui in corso, l\u2019Iran risponder\u00e0 proprio in questi giorni all\u2019Aiea sulla natura e gli scopi della sua industria nucleare. 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