{"id":63859,"date":"2017-03-15T10:42:33","date_gmt":"2017-03-15T09:42:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63859"},"modified":"2017-11-03T15:12:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:53","slug":"serbia-il-premier-sogna-da-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/serbia-il-premier-sogna-da-presidente\/","title":{"rendered":"Serbia: il premier sogna da presidente"},"content":{"rendered":"<p>Scaduto il termine per la presentazione delle candidature alle elezioni presidenziali del prossimo 2 aprile, sono una decina i candidati che in Serbia si contenderanno il posto di capo dello Stato nelle prossime settimane di campagna elettorale (destinata a durare fino al 16 in caso di secondo turno).<\/p>\n<p>Dato il ruolo sostanzialmente rappresentativo del presidente della Repubblica all\u2019interno del sistema istituzionale serbo, l\u2019interesse della competizione \u00e8 principalmente politico. \u201cUn referendum pro e contro Aleksandar Vu\u010di\u0107\u201d, per dirla con le parole di uno degli aspiranti presidenti.<\/p>\n<p>Il primo ministro serbo, in carica dal 2014, ha deciso di giocarsi il tutto per tutto in questa tornata elettorale, candidandosi in prima persona alla successione del suo compagno di partito Tomislav Nikoli\u0107, che i sondaggi vedevano in difficolt\u00e0 davanti all\u2019ipotesi di una rielezione. Se vincer\u00e0, Vu\u010di\u0107 sar\u00e0 presidente fino al 2022, mantenendo verosimilmente anche il controllo del potente Partito progressista serbo (Sns), e nominando un uomo di fiducia alla guida del governo. Se perder\u00e0, il Paese vivr\u00e0 invece un cambiamento radicale, che l\u2019opposizione non esita a comparare alla caduta di Slobodan Milo\u0161evi\u0107.<\/p>\n<p><b>Le voci dell\u2019opposizione<\/b><br \/>\n\u201cLa Serbia oggi \u00e8 una finta democrazia, talmente finta che chi \u00e8 al potere non si preoccupa nemmeno di nasconderlo\u201d. L\u2019accusa, pesantissima, viene da Sa\u0161a Jankovi\u0107, l\u2019ex ombudsman serbo, oggi candidato indipendente alla presidenza. \u201cIl presidente rappresenta l\u2019unit\u00e0 della Serbia e i suoi valori costituzionali. Io intendo far rispettare quei principi in modo da garantire, su un altro livello, una corretta competizione politica\u201d, assicura Jankovi\u0107.<\/p>\n<p>Dopo che un centinaio di intellettuali ed artisti ne hanno pubblicamente invocato la candidatura, alcune formazioni di opposizione (come il Partito democratico, Ds, e il \u201cNuovo partito\u201d dell\u2019ex premier Zoran \u017divkovi\u0107) hanno assicurato il sostegno all\u2019ex difensore civico. Allo stesso tempo, per\u00f2, il fronte anti-Vu\u010di\u0107 ha partorito anche altri aspiranti presidenti, come l\u2019ex ministro degli Esteri VukJeremi\u0107 &#8211; che di recente \u00e8 stato candidato di Belgrado come Segretario generale dell\u2019Onu &#8211; e l\u2019ex ministro dell\u2019Economia Sa\u0161a Radulovi\u0107, leader del movimento \u201cDosta je bilo\u201d (\u201cOra basta\u201d).<\/p>\n<p>A destra dell\u2019emisfero politico, ad aver raccolto le 10mila firme necessarie per concorrere alla presidenza sono il presidente del movimento nazionalista Dveri, Bo\u0161ko Obradovi\u0107, l\u2019esponente del Partito democratico di Serbia (Dss) Aleksandar Popovi\u0107 e l\u2019immancabile Voijslav \u0160e\u0161elj, alla guida del Partito radicale serbo.<\/p>\n<p>Al primo turno, questa variet\u00e0 di candidati potrebbe giocare a sfavore dell\u2019attuale capo del governo, che punta ad ottenere pi\u00f9 del 50% delle preferenze. In caso di ballottaggio il 16 aprile (data che coincide con la domenica di Pasqua), il risultato sar\u00e0 invece determinato dal tasso di affluenza e dalla capacit\u00e0 dell\u2019opposizione di convergere su un unico nome.<\/p>\n<p><b>Vu\u010di\u0107, leader pro-Ue?<\/b><br \/>\nAleksandar Vu\u010di\u0107, stando ai sondaggi, rimane comunque il favorito. Alle ultime elezioni, il suo partito ha incassato oltre il 48% dei voti ed una vittoria al primo turno sembra dunque essere a portata di mano. Dalla sua parte, inoltre, Vu\u010di\u0107 pu\u00f2 contare sulla visibilit\u00e0 che gli \u00e8 assicurata dalla posizione di primo ministro, a cui non ha rinunciato malgrado l\u2019avvio della campagna elettorale.<\/p>\n<p>Una scelta che la minoranza ha denunciato come \u201cilliberale\u201d, al pari della decisione di sospendere i lavori del Parlamento fino all\u2019esito del voto, bench\u00e9 ci si prepari ad un\u2019elezione presidenziale e non legislativa. Ma se per l\u2019opposizione pro-europea, questi fatti sono la prova della \u201cfinta democrazia\u201d serba e dell\u2019autoritarismo del suo leader, per i diplomatici occidentali di stanza a Belgrado, la situazione non \u00e8 cos\u00ec grave.<\/p>\n<p>Il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3530\" target=\"blank\"><b><u>dialogo con il Kosovo<\/u><\/b><\/a>, la dichiarazione congiunta per il miglioramento delle relazioni bilaterali firmata con la presidente croata Kolinda Grabar-Kitarovi\u0107, o ancora la visita a Srebrenica, sono alcuni degli elementi positivi &#8211; forse pi\u00f9 formali che sostanziali &#8211; che le cancellerie europee riconoscono al premier serbo. Ma per i detrattori di Vu\u010di\u0107, si tratta di un approccio completamente sbagliato che confonde il piromane con il pompiere.<\/p>\n<p><b>Sicurezza contro stabilit\u00e0<\/b><br \/>\nNel suo ultimo tour dei Balcani, a inizio marzo, l\u2019Alto rappresentante dell&#8217;Unione europea (Ue) per la politica estera e di sicurezza comune Federica Mogherini ha dovuto fare i conti con diversi focolai di tensione, dalla volont\u00e0 di Pristina di creare un esercito kosovaro alla sempre pi\u00f9 grave crisi politica in Macedonia.<\/p>\n<p>A Belgrado, il Parlamento \u00e8 stato riaperto per l\u2019occasione (dopo le \u201cferie\u201d decise il giorno prima) per permettere alla responsabile della diplomazia europea di tenere un breve discorso. Boicottato dall\u2019opposizione pro-europea, che intendeva cos\u00ec mostrare la sua contrariet\u00e0 alla sospensione dell\u2019attivit\u00e0 legislativa dell\u2019assemblea, l\u2019intervento della Mogherini \u00e8 stato caratterizzato dai fischi e dalle urla dei radicali di Voijslav \u0160e\u0161elj, rispetto ai quali Aleksandar Vu\u010di\u0107, impassibile tra le fila della maggioranza di governo, \u00e8 apparso ancora una volta come l\u2019unico interlocutore possibile per l\u2019Ue.<\/p>\n<p>Per Jankovi\u0107, \u201ctutti i problemi che oggi vive la Serbia\u201d sono in qualche modo riconducibili all\u2019Ue. \u201cCos\u00ec facendo, l\u2019Ue sta infatti distruggendo la nostra prospettiva europea: i cittadini che sono sinceramente pro-europei finiranno presto col chiedersi perch\u00e9 l\u2019Unione approvi tutto ci\u00f2. Bruxelles sta sacrificando la sicurezza di lungo termine per una stabilit\u00e0 di breve termine\u201d, sentenzia l\u2019ex ombudsman. A forza di chiudere un occhio sui limiti della democrazia serba, l\u2019Ue potrebbe ritrovarsi insomma con una nuova crisi macedone, ma questa volta a Belgrado.<\/p>\n<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Questo articolo \u00e8 frutto di una collaborazione editoriale tra Istituto Affari Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso<\/span>.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scaduto il termine per la presentazione delle candidature alle elezioni presidenziali del prossimo 2 aprile, sono una decina i candidati che in Serbia si contenderanno il posto di capo dello Stato nelle prossime settimane di campagna elettorale (destinata a durare fino al 16 in caso di secondo turno). 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