{"id":63870,"date":"2017-03-06T12:29:05","date_gmt":"2017-03-06T11:29:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63870"},"modified":"2017-11-03T15:12:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:58","slug":"solo-scenari-per-il-futuro-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/solo-scenari-per-il-futuro-delleuropa\/","title":{"rendered":"Solo scenari per il futuro dell\u2019Europa?"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era molta attesa per il Libro Bianco che la Commissione europea aveva promesso di pubblicare come proprio contributo al dibattito sul futuro dell\u2019Europa nella prospettiva delle celebrazioni del 60\u00b0 anniversario della firma dei Trattati di Roma.<\/p>\n<p>Ma chi si aspettava dall\u2019Esecutivo europeo idee o proposte originali e innovative \u00e8 probabilmente rimasto deluso dal documento presentato qualche giorno fa dal presidente Jean-Claude Juncker al Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Lo stesso Juncker d\u2019altronde ha chiarito nella sua introduzione che il Libro Bianco si propone esclusivamente l\u2019obiettivo di aprire la prima fase di un dibattito, che dovrebbe iniziare il 25 marzo e arrivare alle prime conclusioni al Consiglio europeo di fine anno.<\/p>\n<p>Consapevole delle incertezze derivanti da un ciclo elettorale che coinvolger\u00e0 nel 2017 alcuni fra i maggiori Paesi membri, e consapevole che allo stato attuale permangono divergenze significative fra i Governi nazionali sulle misure da adottare per rilanciare il progetto comune europeo, il presidente della Commissione ha preferito mantenere un profilo basso e rimanere sostanzialmente all\u2019ascolto.<\/p>\n<p><b>Obiettivo: stimolare la discussione<\/b><br \/>\nSi \u00e8 quindi limitato a proporre alcuni scenari alternativi sul futuro dell\u2019Europa, senza fare scelte, con l\u2019intenzione dichiarata di stimolare una discussione a vari livelli in vista di decisioni che dovranno essere assunte essenzialmente dai Governi nazionali.<\/p>\n<p>Il Libro Bianco si divide in due parti. Nella prima parte pi\u00f9 analitica (sicuramente la pi\u00f9 convincente anche se scarsamente originale) si individuano elementi di forza ed elementi di debolezza del progetto europeo. E si attira l\u2019attenzione sulle sfide che l\u2019Unione europea, Ue dovr\u00e0 fronteggiare nel futuro prossimo: un peso specifico che si va riducendo rispetto al resto del mondo in termini di popolazione e reddito prodotto; un contesto internazionale instabile e l\u2019emergere di potenze ostili alla stessa idea di un\u2019Europa unita; i dubbi crescenti sui vantaggi del multilateralismo e della liberalizzazione del commercio internazionale.<\/p>\n<p>Ma anche gli effetti persistenti della crisi economica e finanziaria sui livelli d\u2019indebitamento e sulla situazione dell\u2019occupazione in un contesto di ripresa modesta e per di pi\u00f9 distribuita in maniera disomogenea fra i Paesi membri; un utilizzo crescente delle nuove tecnologie dell\u2019informazione e della digitalizzazione destinate a incidere profondamente sui sistemi di produzione e sui livelli di occupazione; la pressione di flussi migratori ormai diventati un fenomeno strutturale; la minaccia del terrorismo internazionale; e infine la questione del sostegno popolare, della legittimazione democratica e del divario da colmare tra aspettative e capacit\u00e0 di produrre risultati.<\/p>\n<p>Una analisi che porta a concludere che sarebbe illusorio pensare che i singoli Stati membri possano ragionevolmente fare fronte a sfide di questa portata. E che solo un\u2019Europa unita, solidale, efficace e sostenuta dai suoi cittadini potr\u00e0 competere ad armi pari sulla scena globale.<\/p>\n<p><b>Cinque scenari fra cui scegliere<\/b><br \/>\nMa a fronte di questa analisi realistica, e a tratti impietosa, della situazione in cui si trova il progetto europeo, delle sue debolezze, e della complessit\u00e0 delle sfide che attendono l\u2019Europa, il Libro Bianco si limita ad individuare cinque scenari sostanzialmente alternativi, ma anche combinabili fra loro, cinque possibili percorsi da seguire per uscire dalla poli-crisi attuale, lasciando ai Governi nazionali la responsabilit\u00e0 di scegliere.<\/p>\n<p>Il primo scenario equivale di fatto alla prosecuzione dello \u2018status quo\u2019. L\u2019Unione prosegue con la sua velocit\u00e0 di crociera attuale, a piccoli passi, continuando con l\u2019attuazione della agenda gi\u00e0 approvata, in un contesto nel quale la velocit\u00e0 dei processi decisionali dipende in larga misura dalla capacit\u00e0 di superare le differenze di posizione fra i Governi nazionali.<\/p>\n<p>Il secondo scenario, decisamente regressivo rispetto alla situazione attuale, \u00e8 quello in cui si decide di concentrarsi esclusivamente sul completamento del mercato interno; in cui si riduce in misura sostanziale la regolamentazione a livello europeo; in cui eventuali nuove forme di collaborazione vengono realizzate con accordi bilaterali fra Paesi membri.<\/p>\n<p>Il terzo scenario \u00e8 quello delle integrazioni differenziate, nel quale coalizioni di Paesi, \u201cwilling and able\u201d decidono di procedere con formule pi\u00f9 avanzate di cooperazione su specifiche politiche, salvaguardando peraltro la possibilit\u00e0 per gli altri di unirsi al progetto in una fase successiva. Fra i settori per i quali sperimentare questa integrazione differenziata, il Libro Bianco individua la difesa, la sicurezza interna, la tassazione e alcuni aspetti di legislazione nel campo sociale.<\/p>\n<p>Il quarto scenario \u00e8 quello che prevede di fare di pi\u00f9 e meglio a 27, ma in un numero ridotto di settori (commercio internazionale, ricerca e innovazione, politiche migratorie, controllo delle frontiere esterne, difesa), restituendo contestualmente agli Stati membri altre aree di competenza, rinazionalizzando cio\u00e8 varie politiche comuni, sulla base di una interpretazione rigorosa del criterio della sussidiariet\u00e0.<\/p>\n<p>Ed infine secondo il quinto scenario i 27 decidono di procedere insieme su tutti i fronti, condividendo sovranit\u00e0, risorse e processi decisionali in un disegno complessivo di rilancio del progetto comune. Uno scenario ideale per il quale l\u2019unico limite sarebbe quello della legittimit\u00e0 democratica e del sostegno popolare (per non parlare della questione decisiva, ma irrisolta, della determinazione politica dei protagonisti del relativo processo decisionale).<\/p>\n<p><b>Contributi settoriali in fieri<\/b><br \/>\nInfine il documento della Commissione anticipa la presentazione nei prossimi mesi di contributi settoriali pi\u00f9 articolati sulla dimensione sociale, sul completamento della governance dell\u2019Unione economica e monetaria, sulla gestione della globalizzazione, sul futuro della difesa europea e sul futuro del bilancio dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la Commissione alla vigilia della presentazione del Libro Bianco si era premurata di circoscrivere le aspettative anticipando la natura interlocutoria del documento. Ma resta il fatto che il testo proposto appare complessivamente deludente e poco coraggioso.<\/p>\n<p>Chi si aspettava legittimamente un contributo (magari originale e innovativo) di idee e di proposte da parte della Commissione, alla vigilia dell\u2019importante appuntamento del 25 marzo, ha dovuto constatare che l\u2019Esecutivo dell\u2019Unione, nelle problematiche circostanze attuali, si limita a sottoporre agli Stati membri degli scenari alternativi, per di pi\u00f9 definiti in termini assai generici e talora contradditori.<\/p>\n<p>Con l\u2019effetto di confermare l\u2019opinione prevalente sulla scarsa capacit\u00e0 di leadership di Juncker e della sua squadra, e sulla tendenza della Commissione a configurarsi pi\u00f9 come una sorta di segretariato del Consiglio europeo, che come istituzione cui spetta la responsabilit\u00e0 dell\u2019iniziativa politica. C\u2019\u00e8 da sperare che almeno i contributi annunciati per i prossimi mesi sulle varie politiche settoriali contraddicano questa impressione e contengano proposte operative su cui lavorare concretamente.<\/p>\n<p>Ora pi\u00f9 che mai la responsabilit\u00e0 sembra essere nelle mani dei Governi nazionali, o pi\u00f9 realisticamente di quelli che hanno o avranno maggiore capacit\u00e0 di leadership. E questa constatazione non \u00e8 certamente incoraggiante per chi si era illuso che l\u2019istituzione comune, e sovranazionale per eccellenza, avesse ancora una responsabilit\u00e0 primaria nel guidare il progetto europeo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche una constatazione preoccupante se si guarda alle difficolt\u00e0 per i Governi nazionali (divisi fra loro e in difficolt\u00e0 di fronte ad opinioni pubbliche nazionali sempre meno convinte della validit\u00e0 del progetto europeo) di individuare quel (minimo) comune denominatore in grado di far recuperare alla costruzione europea il necessario sostegno popolare e la capacit\u00e0 di avanzare nonostante le difficolt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era molta attesa per il Libro Bianco che la Commissione europea aveva promesso di pubblicare come proprio contributo al dibattito sul futuro dell\u2019Europa nella prospettiva delle celebrazioni del 60\u00b0 anniversario della firma dei Trattati di Roma. 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