{"id":63876,"date":"2017-02-24T12:36:39","date_gmt":"2017-02-24T11:36:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63876"},"modified":"2017-11-03T15:13:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:03","slug":"leuropa-della-difesa-vista-da-parigi-berlino-e-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/leuropa-della-difesa-vista-da-parigi-berlino-e-roma\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa della difesa vista da Parigi, Berlino e Roma"},"content":{"rendered":"<p>La difesa europea \u00e8 un po\u2019 come la bellezza: sta in parte negli occhi di chi guarda. Ovvero, non \u00e8 bello ci\u00f2 che \u00e8 bello ma \u00e8 bello ci\u00f2 che piace. E a Parigi, Berlino e Roma piacciono aspetti diversi di una possibile Europa della difesa\/difesa europea.<\/p>\n<p>Infatti, come evidenziato in un recente <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/il-dibattito-sulla-difesa-europea-sviluppi-ue-e-prospettive-nazionali\" target=\"blank\"><b><u>studio IAI per il Parlamento<\/u><\/b><\/a> italiano, in questo settore sono abbastanza diversi gli approcci nazionali dei tre Stati membri pi\u00f9 importanti di un\u2019Ue alle prese con l\u2019uscita della Gran Bretagna.<\/p>\n<p><b>Parigi, \u00e0 la guerre comme \u00e0 la guerre<\/b><br \/>\nLa Francia apprezza della difesa europea soprattutto l\u2019aspetto operativo militare, cio\u00e8 la conseguente maggiore capacit\u00e0 e disponibilit\u00e0 degli alleati europei nel partecipare a operazioni di gestione delle crisi, antiterrorismo o stabilizzazione, nel Sahel e nei teatri africani\/mediorientali pi\u00f9 importanti per Parigi.<\/p>\n<p>La Francia ha significativamente aumentato il proprio impegno militare in patria e all\u2019estero in risposta agli attentati subiti, rafforzando una presenza operativa gi\u00e0 robusta. Nel fare ci\u00f2, ha chiesto agli altri Paesi europei di seguirla, spesso dopo avere definito su base nazionale la strategia della missione. L\u2019appoggio ricevuto \u00e8 variato a seconda del partner, ad esempio con un forte contributo tedesco in Mali e altrove, e una certa freddezza italiana causata principalmente dall\u2019azione francese in Libia dal 2011 in poi.<\/p>\n<p>Se la difesa europea oggi \u00e8 vista da Parigi come un modo per mobilitare i partner quanto a sviluppo ed impiego di capacit\u00e0 militari, tale esigenza operativa si combina con un duplice obiettivo costante dell\u2019approccio francese: tutelare i propri interessi nazionali e rivestire un ruolo di guida a livello europeo ed internazionale.<\/p>\n<p>A tal fine, per Parigi \u00e8 tuttora necessario mantenere l\u2019autonomia strategica, ovvero quel combinato di capacit\u00e0 militari-industriali e di struttura politica che permette un\u2019indipendenza decisionale sul piano internazionale &#8211; combinato peraltro riflesso nel sistema presidenziale francese.<\/p>\n<p>Per la Francia, oggi la dimensione europea continua ad essere il completamento delle capacit\u00e0 di sicurezza e difesa nazionali, assicurando una maggiore autonomia strategica alla stessa Ue rispetto ad esempio agli Stati Uniti: l\u2019Europa della difesa \u00e8 vista quindi come una collaborazione intergovernativa tra un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3729\" target=\"blank\"><b><u>nucleo di Stati sovrani<\/u><\/b><\/a>, in cui sia le capacit\u00e0 militari sia le volont\u00e0 politico-strategiche siano forti e allineate.<\/p>\n<p><b>Berlino: regole, efficienza, inclusivit\u00e0<\/b><br \/>\nVarcando oggi il Reno, l\u2019approccio alla difesa europea cambia. Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3555\" target=\"blank\"><b><u>Libro Bianco del 2016<\/u><\/b><\/a> ha di certo segnato una maggiore e pi\u00f9 esplicita assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di Berlino nel settore della difesa, gi\u00e0 dimostrata sul campo come partner affidabile delle missioni internazionali (650 truppe solo in Mali, e poi Sudan, Corno d\u2019Africa, Libano, Afghanistan) e rispondente a una forte industria nazionale di aerospazio, sicurezza e difesa.<\/p>\n<p>Restano forti i limiti legali, istituzionali, politici e culturali all\u2019impiego delle forze armate all\u2019estero ed in patria, limiti che pongono la Germania quasi all\u2019opposto della Francia: ma proprio per questo vincolo di fondo i passi in avanti di Berlino sono stati apprezzati da Parigi, rafforzando un legame bilaterale che poggia sulle costanti consultazioni e sugli scambi di personale militare, diplomatico e civile, a vari livelli, previsto dal Trattato dell\u2019Eliseo del 1963.<\/p>\n<p>Nel guardare alla difesa europea, forte dei suoi 37 miliardi di euro investiti nel 2017 nella difesa (a fronte dei 32,7 francesi), Berlino apprezza l\u2019integrazione Ue, e non solo la cooperazione intergovernativa, in linea con un approccio attento agli aspetti istituzionali e legali. La Germania insiste inoltre su misure per razionalizzare e rendere pi\u00f9 efficienti le capacit\u00e0 militari esistenti, ad esempio con un comando medico europeo, nella consueta logica economica di costo-efficacia.<\/p>\n<p>A livello politico, il nuovo impegno tedesco verso forme di integrazione differenziata quali la Permanent Structured Cooperation (Pesco), pi\u00f9 vicine all\u2019idea francese di un nocciolo duro, viene tuttora combinato con la volont\u00e0 di tenere la Pesco il pi\u00f9 possibile aperta ed inclusiva verso altri Stati membri.<\/p>\n<p><b>Roma: l\u2019occasione da non perdere<\/b><br \/>\nRoma si colloca in una posizione mediana tra Parigi e Berlino rispetto all\u2019Europa della difesa. Da un lato, le forze armate italiane hanno svolto missioni ben pi\u00f9 <i>combat <\/i>di quelle tedesche negli ultimi 30 anni e potrebbero ben lavorare a fianco di quelle francesi se Francia e Italia si parlassero seriamente a livello strategico sul \u201cche fare\u201d con le crisi a Sud del Mediterraneo, a partire dalla Libia.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro, Roma condivide con Berlino l\u2019apprezzamento per una forte componente istituzionale della difesa europea, non solo per motivi ideali a favore dell\u2019integrazione Ue, ma perch\u00e9 ci\u00f2 fornisce quel <i>framework <\/i>multilaterale che assicura ad una media potenza come l\u2019Italia (che spende nella difesa met\u00e0 della Germania) di non essere tagliata fuori da un direttorio a due franco-tedesco.<\/p>\n<p>L\u2019attuale dibattito sulla difesa europea, e in particolare il lancio della Pesco, rappresenta dunque un\u2019occasione da non perdere per l\u2019Italia, che ha buone carte politiche, diplomatiche, militari e industriali da giocare di sponda con Francia e Germania, nonch\u00e9 in liason con istituzioni Ue che nel 2016 sono state molto attive sulla difesa e vedono al loro interno una forte presenza italiana.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che queste carte dovrebbero essere giocate da un giocatore unico, evitando che presidenza del Consiglio, ministero della Difesa e ministero degli Esteri agiscano in modo scoordinato considerando la difesa europea come <i>solo <\/i>una questione diplomatica, <i>solo <\/i>una questione militare, o <i>solo <\/i>una questione politica.<\/p>\n<p>La sfida per l\u2019Italia nel tutelare i propri interessi nazionali \u00e8 in primo luogo, come spesso accade, interna al proprio sistema politico-istituzionale. \u00c8 la sfida di portare avanti con costanza una proposta condivisa, approfondita e realistica, che comprenda sia la visione politica, sia le <i>technicalities <\/i>militari e industriali, sia la rete di rapporti diplomatici. Chi bello vuole apparire, un po\u2019 deve soffrire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La difesa europea \u00e8 un po\u2019 come la bellezza: sta in parte negli occhi di chi guarda. Ovvero, non \u00e8 bello ci\u00f2 che \u00e8 bello ma \u00e8 bello ci\u00f2 che piace. E a Parigi, Berlino e Roma piacciono aspetti diversi di una possibile Europa della difesa\/difesa europea. 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