{"id":63879,"date":"2017-02-24T12:52:44","date_gmt":"2017-02-24T11:52:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63879"},"modified":"2017-11-03T15:13:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:02","slug":"assumersi-la-responsabilita-di-proporre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/assumersi-la-responsabilita-di-proporre\/","title":{"rendered":"Assumersi la responsabilit\u00e0 di proporre"},"content":{"rendered":"<p>Sessant\u2019anni e li dimostra tutti, verrebbe da dire. Il prossimo anniversario dei Trattati di Roma (1957) non cade davvero in un periodo positivo per l\u2019Unione europea, Ue. Inutile dilungarsi sugli acciacchi interni e sulle sfide esterne del momento. La vera questione sul tappeto \u00e8 come tirarsi fuori da questa palude e in che modo riprendere il cammino verso \u201cun\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta\u201d come recita il preambolo del Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>Lo IAI, che nel proprio Dna spinelliano da sempre considera l\u2019Ue come uno dei pi\u00f9 straordinari e problematici eventi del dopoguerra, ha avviato da alcuni mesi un\u2019ampia riflessione dal titolo \u201cEU60. Re-founding Europe. The Responsibility to Propose\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa \u00e8 stata presa in accordo con il Ministero degli Esteri in collaborazione con il Centro Studi sul Federalismo (CSF) di Torino e con il sostegno della Compagnia di San Paolo. Sul sito dello IAI appaiono contributi di nostri colleghi di istituti dei sei Paesi fondatori (di qui la \u201cResponsibility to Propose\u201d) e di altri due centri europei (CEPS e EPC di Bruxelles).<\/p>\n<p><b>Approfondire le \u2018integrazioni differenziate\u2019<\/b><br \/>\nLa direzione che si \u00e8 deciso di prendere \u00e8 quella di approfondire le cosiddette \u201cintegrazioni differenziate\u201d per tamponare il fenomeno delle \u201cexit\u201d e trovare delle forme di integrazione, previste dai trattati (non \u00e8 tempo di revisione degli stessi), che permettano ad alcuni Paesi di procedere con pi\u00f9 decisione, senza dovere aspettare che tutti i 27 sopravvissuti alla Brexit si mettano d\u2019accordo.<\/p>\n<p>Ma se questo pu\u00f2 essere lo strumento, forse scontato ma di difficilissima attuazione, \u00e8 davvero difficile oggi presentarsi all\u2019opinione pubblica a \u201cvendere\u201d un meccanismo un po\u2019 barocco e certamente privo di attrattiva. La primissima cosa da fare sar\u00e0 perci\u00f2 quella di tentare di rovesciare la narrativa oggi prevalente intorno all\u2019Ue. Sarebbe bene, in altre parole, ri-spiegare ai nostri cittadini quale \u00e8 la finalit\u00e0 di questa grande avventura che oggi compie 60 anni.<\/p>\n<p><b>La sete di pace e i rischi per la pace<\/b><br \/>\nForse \u00e8 bene ricordare ancora che \u00e8 stata la sete di pace in Europa a dare il via ai grandi progetti politici di allora. E che oggi la pace non \u00e8 proprio un fatto scontato: basta dare un\u2019occhiata nei nostri dintorni per capire che le occasione per riprendere qualche forma di conflitto nel nostro continente non sono poi cos\u00ec teoriche.<\/p>\n<p>Il cammino sulla strada dell\u2019integrazione ha poi aggiunto altre ragioni importanti per procedere assieme: la diffusione del welfare nei nostri Paesi, la tutela dei diritti personali, la libert\u00e0 di movimento e di mercato, il mantenimento della democrazia, tanto per citare alcune finalit\u00e0 generali.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in particolare, tuttavia, il cuore di tutti questi obiettivi \u00e8 stata l\u2019adozione di un principio di multilateralismo nelle relazioni fra i Paesi dell\u2019Unione, respingendo la vecchia (e oggi rinascente) teoria dell\u2019equilibrio fra le potenze per gestire le relazioni internazionali.<\/p>\n<p><b>No a relazioni basate sulla forza dei singoli Stati<\/b><br \/>\nQuesti valori e questo principio costituiscono l\u2019identit\u00e0 profonda su cui si regge l\u2019Ue e che oggi, in periodo di diffuso policentrismo, mantengono ancora il significato di rifiuto di relazioni basate sulla forza dei singoli Stati. \u00c8 evidente tuttavia che questa straordinaria identit\u00e0 europea debba poi alimentarsi di fatti concreti e quindi di politiche che vengano percepite dai cittadini come effetto positivo dello stare assieme. Valori, quindi, ma anche politiche.<\/p>\n<p>Qui entrano perci\u00f2 in gioco le quattro aree in cui si debbono sviluppare le azioni comuni: un\u2019economia che ci dia qualche speranza di nuova crescita dopo la crisi non ancora completamente riassorbita del 2008 e allo stesso tempo salvaguardi il mercato interno; la sicurezza interna ed esterna nella lotta e prevenzione del terrorismo; un soprassalto di creativit\u00e0 e solidariet\u00e0 nel gestire l\u2019immigrazione; una maggiore capacit\u00e0 a confrontarci insieme con i grandi attori internazionali, dalla Russia alla Cina, ma anche gli Sati Uniti.<\/p>\n<p><b>Quattro aree per azioni comuni<\/b><br \/>\nSolo a questo punto possono entrare in gioco le \u201cintegrazioni differenziate\u201d, perch\u00e9 \u00e8 abbastanza evidente che non tutti vogliano o possano aderire ad una eventuale difesa europea, come non tutti partecipano alla moneta unica. I vari documenti prodotti dal nostro gruppo di studio approfondiscono le modalit\u00e0 di integrazioni differenziate nei vari campi, ma con alcuni <i>caveat<\/i> importanti.<\/p>\n<p>Innanzitutto va respinto il concetto che \u00e8 emerso dalle le recenti dichiarazioni (forse male espresse) di Angela Merkel sulla doppia velocit\u00e0. Le integrazioni differenziate non hanno nulla da spartire con quel concetto che di fatto intende dividere l\u2019Unione. Anzi, va ribadito che le integrazioni differenziate rappresentano un vantaggio per i Paesi aderenti tanto da rendere troppo costoso uscirvi; ma soprattutto che il gruppo rimarr\u00e0 unito e non vi saranno differenziazioni nella differenziazione.<\/p>\n<p>Il secondo problema da affrontare \u00e8 come si governano tre o quattro diversi gruppi integrati (es. il gruppo Euro con quello eventuale sulla difesa e con un altro su Schengen). Va quindi definito sia il ruolo della Commissione che del Consiglio europeo. In aggiunta si potrebbe porre la questione dei Paesi che partecipano a tutti i gruppi (il cosiddetto <i>core<\/i>) e la cui collocazione rispetto agli altri dovr\u00e0 essere in qualche modo riconosciuta. Infine va aggiunto un altro problema, davvero grande, che si riassume nel controllo democratico sull\u2019azione di questi diversi gruppi.<\/p>\n<p><b>Gli interrogativi e la mancanza di alternative<\/b><br \/>\nInsomma le stesse integrazioni differenziate, pur previste dai trattati, pongono una serie di interrogativi di non facile lettura soprattutto per un normale cittadino. Eppure altre strade non se ne vedono. Quello che pi\u00f9 preoccupa \u00e8 tuttavia il silenzio dei leader politici e di governo europei su questi temi. Tutti occupati a combattere gli euroscettici che tentano di detronizzarli.<\/p>\n<p>Invece di adottare strategie che rovescino la facile narrativa dei nazionalisti passano il loro tempo ad inseguirli, utilizzando argomentazioni di sapore vagamente euroscettico, ma evidentemente molto meno credibili di quelle espresse dai loro avversari.<\/p>\n<p>Basti vedere lo svolgimento della campagna elettorale in Olanda dove il premier Mark Rutte scimmiotta, senza convincere, il nazionalista Geert Wilders. In questo modo si indebolisce ulteriormente il cammino verso una maggiore integrazione.<\/p>\n<p>Di qui il nostro appello alla <i>Responsabilit\u00e0 di Proporre<\/i> in un tempo in cui fare ragionamenti un po\u2019 meno scontati sembra particolarmente difficile, soprattutto in un\u2019Europa che vede ben pochi leader impegnati a sostenere le ragioni pi\u00f9 che mai profonde e necessarie di una crescente integrazione. Speriamo che il 25 marzo vada oltre una semplice cerimonia e fissi una nuova roadmap per il futuro dell\u2019Ue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sessant\u2019anni e li dimostra tutti, verrebbe da dire. Il prossimo anniversario dei Trattati di Roma (1957) non cade davvero in un periodo positivo per l\u2019Unione europea, Ue. Inutile dilungarsi sugli acciacchi interni e sulle sfide esterne del momento. 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