{"id":6390,"date":"2007-10-18T00:00:00","date_gmt":"2007-10-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-missione-di-prodi-in-kazakhstan\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:18","slug":"la-missione-di-prodi-in-kazakhstan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/la-missione-di-prodi-in-kazakhstan\/","title":{"rendered":"La missione di Prodi in Kazakhstan"},"content":{"rendered":"<p>Tra l\u20198 e il 10 ottobre una delegazione italiana, guidata da Prodi, dal ministro per il Commercio con l\u2019Estero, Bonino e dal presidente di Confindustria, Montezemolo, ha avuto nella capitale del Kazakhstan un\u2019importante serie di incontri  con le autorit\u00e0 e la comunit\u00e0 economica locali. Ad Astana il premier ha parlato con il Presidente kazako Nazarbayev di diversi temi: dalla proposta italiana di una moratoria internazionale sulla pena di morte, cui il Kazakhstan ha garantito il suo sostegno, all\u2019appoggio di Roma alla candidatura kazaka all\u2019ingresso nell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio e alla presidenza dell\u2019Osce. Il tema principale degli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=637\"><b><u>     incontri <\/u><\/b><\/a>\u00e8 stata per\u00f2 l\u2019economia. Oltre 200 imprenditori hanno partecipato alla missione, e importanti accordi commerciali sono stati firmati da Confindustria, UnionCamere e Abi. In particolare l\u2019associazione degli industriali italiani ha firmato con la sua omologa kazaka Atameken un accordo che permetter\u00e0 di rafforzare la cooperazione bilaterale tra i due sistemi imprenditoriali, istituendo un canale preferenziale per le imprese che necessitano di assistenza.<\/p>\n<p><b>Una realt\u00e0 in crescita<\/b><br \/>Considerato il suo quadro economico, il Kazakhstan potrebbe risultare un importante mercato per le imprese italiane. Secondo un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=636\"><b><u>   rapporto del 2006 dell\u2019Istituto per il Commercio con l\u2019Estero,   <\/u><\/b><\/a>dal 2000 la crescita del Pil kazako \u00e8 sempre stata superiore al 9%, la disoccupazione \u00e8 scesa al 7,8% e la percentuale di poveri al 15%. Per quanto riguarda la composizione dell\u2019economia del paese, il settore agricolo \u00e8 sceso dal 35% del Pil registrato nel 1990 al 6,5% del 2005, mentre l\u2019industria ha raggiunto nel 2006 il 30% del Pil, trainata dai settori metallurgico, edile e tessile e dei trasporti. <\/p>\n<p>Considerate le grandi disuguaglianze sociali tra i suoi 15 milioni di abitanti, si delinea quindi il tipico quadro economico di un paese emergente con una forte, ma disordinata crescita industriale nei settori a bassa tecnologia ed alta intensit\u00e0 di fattore lavoro. Le imprese di paesi industrializzati come l\u2019Italia hanno perci\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 sia di esportarvi macchinari e attrezzature di cui necessita il crescente sistema industriale, sia beni di consumo la cui domanda \u00e8 in aumento. <\/p>\n<p>A differenza di altri paesi emergenti, tuttavia, l\u2019economia kazaka, come quella di altri paesi dell\u2019Asia centrale, \u00e8 fortemente dipendente dallo sfruttamento delle risorse energetiche: basti pensare che nel 2005 due terzi delle entrate fiscali kazake sono venuti dal settore petrolifero. Ci\u00f2 rappresenta un\u2019ulteriore importante opportunit\u00e0 per le compagnie italiane alla ricerca di nuovi giacimenti. Il governo kazako ha perseguito sin dagli anni \u201990 una politica di privatizzazioni, liberalizzazioni e soprattutto di apertura agli Investimenti Diretti Esteri (Ide), i quali nel 2006 si sono indirizzati per il 32,9% al settore petrolifero e del gas naturale e sono aumentati del 45,1% rispetto al 2005. L\u2019Italia, nel 2006, era il quarto maggiore paese di provenienza degli Ide, con una forte presenza di compagnie energetiche, ma anche di gruppi specializzati nelle costruzioni. Nello stesso anno l\u2019Italia \u00e8 salita con il 6% al quarto posto tra i paesi esportatori in Kazakhstan, (confermandosi al 2\u00b0 tra i paesi europei), grazie prevalentemente a macchinari, attrezzature e altri componenti per l\u2019industria e l\u2019agricoltura kazaka. Poco significativi sono invece i dati pi\u00f9 recenti sulle importazioni italiane dal Kazakhstan, perch\u00e9 il petrolio e le altre risorse energetiche passano prima per altri paesi terzi, come la Russia e l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p><b>La legislazione sull\u2019energia<\/b><br \/>Proprio il settore energetico \u00e8 stato recentemente oggetto di contrasti tra Roma e Astana. La legge kazaka del 2002 sugli investimenti esteri, accanto alle tutele standard (indennizzo immediato pari al valore di mercato in caso di nazionalizzazione, diritto di ricorrere ad arbitrati internazionali, etc.) ha previsto che le attivit\u00e0 dell\u2019investitore estero debbano essere soggette alle stesse condizioni di cui beneficiano gli omologhi kazaki \u201csalvo per quanto previsto dalla legislazione in materia di investimenti\u201d. Proprio tale legislazione \u00e8 stata modificata dal Parlamento kazako, che a fine settembre ha approvato un emendamento che conferisce al governo il diritto di annullare o modificare i contratti sull\u2019uso delle risorse naturali che danneggino la sicurezza economica del paese. <\/p>\n<p>Tale legge attende il nullaosta presidenziale per entrare in vigore, e se venisse ratificata rappresenterebbe chiaramente un <i>vulnus<\/i> alla certezza del diritto garantita dagli standard internazionali agli investitori stranieri. Come nota il <i>Financial Times<\/i> del 5 ottobre, \u201cla tempistica dell\u2019azione parlamentare solleva il sospetto che essa miri a mettere pressione sull\u2019Eni ed i partner del suo consorzio, mentre continuano i negoziati per ridefinire il contratto sul Kashagan\u201d. L\u2019Eni guida il consorzio Kco (cui partecipano Total, Exxon Mobil, Shell, ConocoPhilips, Impex e la compagnia kazaka Kazmunaigaz), che nel 1997 \u00e8 stato incaricato dal governo di sfruttare diversi siti petroliferi tra cui quello di Kashagan nel Mar Caspio. Nei mesi scorsi sono sorte delle controversie tra gli investitori stranieri e la controparte kazaka sui costi crescenti dell\u2019impianto di Kashagan. Casualmente, il 27 agosto il governo di Astana ha deciso di sospendere per tre mesi i lavori di estrazione del campo gestiti dall\u2019Eni per una &#8220;violazione delle leggi ambientali&#8221;, motivazione abbastanza inusuale in un paese che ha permesso il disastro ecologico del Mare d\u2019Aral. I sospetti del <i>Financial Times<\/i> non sarebbero dunque privi di fondamento, considerando anche che il Kazakhstan non eccelle per trasparenza istituzionale, autonomia dei poteri statali e maturit\u00e0 democratica: Nazarbayev \u00e8 ininterrottamente presidente dal 1991, \u00e8 stato rieletto nel 2005 col 91% dei voti, e alle elezioni parlamentari di agosto il suo partito ha ottenuto il 100% dei seggi. Senza contare che Nazarbayev ha emendato la costituzione attribuendosi il diritto di rimanere presidente a vita. In tale contesto, \u00e8 chiaro che il negoziato economico assume anche un carattere politico. Non a caso l\u201911 ottobre si \u00e8 tenuto un incontro tra la delegazione dell\u2019Eni  e quella kazaka, e in quest\u2019ultima il vice presidente della compagnia Kazmunaigaz era affiancato dal premier Masimov. Al termine dell\u2019incontro, una nota dell\u2019Eni ha affermato che \u201csi sono create le condizioni per attivare un negoziato tra il consorzio Kco, di cui Eni \u00e8 operatore, e le autorit\u00e0 kazake\u201d.<\/p>\n<p><b>L\u2019influenza italiana<\/b><br \/>\u00c8 difficile dire se e quanto abbia influito la visita ufficiale della delegazione guidata da Prodi e Montezemolo sull\u2019andamento del negoziato in questione. Si pu\u00f2 tuttavia rilevare come, in generale, sia importante il supporto del proprio governo per le societ\u00e0 italiane impegnate all\u2019estero, specie in paesi dove \u00e8 pi\u00f9 debole lo stato di diritto e pi\u00f9 forte il controllo politico sull\u2019economia. Innanzitutto per aiutare la raccolta di informazioni sulla realt\u00e0 locale, per promuovere le produzioni italiane e per allacciare rapporti costruttivi con le autorit\u00e0 del luogo. Ma soprattutto per inserire i casi specifici nel quadro del pi\u00f9 generale rapporto bilaterale economico e politico: quando, come in questo caso, l\u2019imprenditore italiano ha di fronte il presidente della compagnia locale spalleggiato dal suo primo ministro, \u00e8 importante far capire alla controparte che la correttezza del comportamento adottato influir\u00e0 sul clima del rapporto con l\u2019Italia, e quindi sui vantaggi complessivi che potranno o no derivare per entrambi. <\/p>\n<p>La separazione tra l\u2019aspetto economico e quello politico delle relazioni con gli altri paesi ha indebolito in passato il sistema-paese italiano: da un lato ha lasciato pi\u00f9 soli gli imprenditori che si arrischiavano ad investire all\u2019estero, e dall\u2019altro ha menomato un\u2019azione diplomatica che in tutti i grandi paesi persegue anche gli interessi economici nazionali. Dalla fine degli anni \u201990 l\u2019Italia ha fatto dei passi avanti per superare la separazione tra i due ambiti, anche grazie a una maggiore consapevolezza da parte di entrambi gli schieramenti politici dell\u2019importanza del \u201cfare squadra\u201d nella competizione sui mercati globalizzati, ma molto andrebbe ancora fatto.<\/p>\n<p>In questa direzione \u00e8 sempre pi\u00f9 necessaria anche una azione politica a livello di Unione Europea, perch\u00e9 sul giacimento di Kashagan come nel resto dell\u2019Asia centrale sono spesso impegnate insieme diverse compagnie europee che, senza il supporto congiunto dei loro paesi, sono pi\u00f9 deboli rispetto a concorrenti, come Gazprom, sostenuti con tutti i mezzi dal proprio governo. Basti pensare che l\u2019Italia, come tutti i paesi europei tranne la Germania, al momento non ha una rappresentanza diplomatica in ognuno dei cinque \u201cstan states\u201d (Kazakhstan, Kirgistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan), mentre la Russia sta ristabilendo la sua sfera di influenza sulle repubbliche ex sovietiche, e la Cina sta diventando un concorrente temibile nella corsa alle materie prime nell\u2019Asia centrale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra l\u20198 e il 10 ottobre una delegazione italiana, guidata da Prodi, dal ministro per il Commercio con l\u2019Estero, Bonino e dal presidente di Confindustria, Montezemolo, ha avuto nella capitale del Kazakhstan un\u2019importante serie di incontri con le autorit\u00e0 e la comunit\u00e0 economica locali. 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