{"id":63926,"date":"2009-03-30T10:14:10","date_gmt":"2009-03-30T08:14:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63926"},"modified":"2017-11-03T15:39:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:05","slug":"obama-e-il-dilemma-venezuelano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/obama-e-il-dilemma-venezuelano\/","title":{"rendered":"Obama e il dilemma venezuelano"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo decennio si \u00e8 assistito a un evidente deterioramento dei rapporti tra gli Stati Uniti e gran parte dei paesi latinoamericani. Sarebbe ingeneroso attribuire a George W. Bush tutte le responsabilit\u00e0 di questo deterioramento. In America Latina la contestazione dei progetti d\u2019integrazione commerciale regionale, che hanno caratterizzato la politica di Washington nel dopo Guerra Fredda, si \u00e8 sviluppata ben prima dell\u2019elezione di Bush nel 2000. Lo stesso dicasi del ritorno in America Latina di forme di populismo radicale che hanno trovato un facile bersaglio nel potente vicino settentrionale, fatto oggetto di accuse spesso pregiudiziali e stereotipate. Non a caso, il campione di questo populismo, il presidente venezuelano Hugo Ch\u00e1vez, fu eletto per la prima volta nel 1998, in pieno clintonismo e ben prima dell\u2019arrivo di Bush e dei neoconservatori.<\/p>\n<p>La risposta di Bush alla sfida di Ch\u00e1vez \u00e8 stata per\u00f2 manichea nella forma, sterile nella sostanza e controproducente nei risultati. La retorica infuocata contro il presidente venezuelano \u2013 il primo segretario della Difesa di Bush, Ronald Rumsfeld, arriv\u00f2 a paragonarlo a Hitler \u2013 ha finito per rafforzare la sua immagine e il suo prestigio in Venezuela e nel resto del continente. L\u2019effettivo ruolo degli Stati Uniti nel tentato golpe contro Ch\u00e1vez della primavera del 2002 non \u00e8 mai stato chiarito. Ma le ingerenze statunitensi nella vita politica venezuelana sono state frequenti, palesi e inefficaci. <\/p>\n<p>Il Venezuela \u00e8 diventato il paese dell\u2019America Latina cui \u00e8 destinata la parte maggiore dei fondi del National Endowment for Democracy, l\u2019organizzazione privata finanziata dal Congresso statunitense che sostiene programmi di promozione della democrazia nel mondo. Gran parte di questi fondi \u00e8 stata destinata a forze politiche e a gruppi dichiaratamente ostili a Ch\u00e1vez; ci\u00f2 ha contribuito a delegittimare l\u2019opposizione al regime, che \u00e8 stata accusata di essere al soldo degli Usa, e a giustificare le chiamate alle armi di Ch\u00e1vez contro l\u2019imperialismo statunitense. <\/p>\n<p>Durante il secondo mandato di Bush, in concomitanza con una pi\u00f9 generale moderazione della politica estera statunitense, le ingerenze degli Usa negli affari venezuelani si sono fatte meno frequenti ed esplicite. Eppure, ancora nella dottrina di sicurezza nazionale degli Stati Uniti del 2006 \u2013 un documento assai pi\u00f9 cauto, anodino e meno ideologico di quello pubblicato nel 2002 \u2013 si ricorreva a una retorica assai poco diplomatica laddove si denunciava il \u201cdemagogo\u201d venezuelano \u201cche naviga nei soldi garantiti dal petrolio, attenta alla democrazia e cerca di destabilizzare la regione\u201d. <\/p>\n<p>La sfida di Hugo Ch\u00e1vez all\u2019influenza degli Stati Uniti in America Latina durante l\u2019amministrazione Bush \u00e8 stata a sua volta multiforme e radicale. Cos\u00ec radicale da risultare talvolta grottesca e dunque poco credibile. Eppure ha scavato un profondo fossato di diffidenza tra i due paesi, ridotto il margine di manovra dei fautori del dialogo in entrambe le capitali e acuito le tensioni tra Washington e numerosi paesi dell\u2019America Latina. <\/p>\n<p>L\u2019attivismo di Ch\u00e1vez si \u00e8 manifestato su pi\u00f9 fronti: ha acquistato armi in quantit\u00e0 e coltivato le relazioni con paesi come l\u2019Iran; ha seminato zizzania nel continente cercando di formare un fronte di amici ostili agli Stati Uniti, compresa Cuba e le Farc colombiane, spine nel fianco del pi\u00f9 stretto alleato di Washington e fonte di instabilit\u00e0 in buona parte della regione; ha usato le ricche risorse incassate col petrolio per reclutare alleati e mettere i bastoni tra le ruote alla vagheggiata, ma mai realizzata, Area di Libero Scambio delle Americhe (Alca); e, infine, ha rispolverato il pi\u00f9 tradizionale armamentario del nazionalismo populista. Ch\u00e1vez ha trovato un discreto seguito in una regione dove l\u2019antiamericanismo rimane un capitale politico d\u2019un certo peso e dove \u00e8 venuto crescendo negli anni un pi\u00f9 generale scontento verso la filosofia liberista del cosiddetto \u201cWashington Consensus\u201d e, pi\u00f9 di recente, verso l\u2019ostentato unilateralismo americano. D\u2019altra parte, proprio tali sfide e la capacit\u00e0 di riproporle in forme sempre nuove, perfino con l\u2019aperta provocazione, costituiscono per Ch\u00e1vez un fine in s\u00e9: un propellente chiave del suo consenso e della sua vaga ideologia socialisteggiante. Sennonch\u00e9 un conto \u00e8 sostenere la parte con Bush alla Casa Bianca e un altro farlo con Obama; cos\u00ec come \u00e8 pi\u00f9 facile gridare al lupo imperialista col prezzo del petrolio a quasi 140 dollari al barile che quando esso scende ai 40\/50 degli ultimi mesi. <\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, il \u201cche fare\u201d con Ch\u00e1vez suona come un interrogativo senza risposte: un po\u2019 come tentare la quadratura del cerchio. Ma proprio dagli errori di Bush l\u2019amministrazione Obama pu\u00f2 trarre utili lezioni. Non si tratta di modificare radicalmente la linea di condotta, assumendo un atteggiamento conciliante, che risulterebbe poco credibile e difficilmente modificherebbe i comportamenti di Ch\u00e1vez. Ma se offrire la carota della collaborazione serve a poco, ancor meno utile \u00e8 agitare un bastone di cui gli Stati Uniti ormai non dispongono pi\u00f9. \u00c8 essenziale invece che i rapporti economici proseguano (di fatto le relazioni commerciali tra i due paesi si sono fatte ancora pi\u00f9 strette e intense negli ultimi anni) e che si evitino sterili dispute ideologiche. Soprattutto, Obama potr\u00e0 trarre grandi vantaggi da gesti concreti d\u2019impegno costruttivo, ora spingendo il piede sull\u2019acceleratore delle cooperazioni strategiche, specie quella energetica, ora sollevandolo poco a poco da quello che tiene Cuba contro il muro, come ha gi\u00e0 cominciato a fare. Perch\u00e9 se \u00e8 improbabile che Ch\u00e1vez cambi (e certo non cambier\u00e0 a causa delle pressioni statunitensi), potrebbe invece davvero cambiare il continente intorno a lui. <\/p>\n<p>Mario Del Pero insegna Storia degli Stati Uniti all\u2019Universit\u00e0 di Bologna;<br \/>\nLoris Zanatta insegna Storia dell\u2019America Latina all\u2019Universit\u00e0 di Bologna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo decennio si \u00e8 assistito a un evidente deterioramento dei rapporti tra gli Stati Uniti e gran parte dei paesi latinoamericani. Sarebbe ingeneroso attribuire a George W. Bush tutte le responsabilit\u00e0 di questo deterioramento. 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