{"id":63934,"date":"2009-06-11T10:29:18","date_gmt":"2009-06-11T08:29:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63934"},"modified":"2017-11-03T15:38:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:51","slug":"limpotenza-del-mondo-di-fronte-al-dramma-del-ciad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/limpotenza-del-mondo-di-fronte-al-dramma-del-ciad\/","title":{"rendered":"L\u2019impotenza del mondo di fronte al dramma del Ciad"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio degli anni ottanta il Ciad era stato classificato come la nazione pi\u00f9 povera del mondo. Quasi tre decenni dopo, questo vasto paese dell\u2019Africa centrosettentrionale si trova ancora nei bassifondi dell\u2019Indice di sviluppo umano pubblicato dalle Nazioni Unite: 170.mo posto su 177 Stati presi in esame. La miseria che lo attanaglia \u00e8 testimoniata dal fatto che l\u201980% dei suoi dieci milioni di abitanti vive sotto la soglia della povert\u00e0 con meno di un dollaro al giorno. Gran parte della popolazione si dedica all\u2019agricoltura o alla pastorizia. Ma anche qui le difficolt\u00e0 sono molte perch\u00e9 il territorio \u00e8 arido e numerosi sono i periodi di siccit\u00e0 che generano gravi disagi a queste attivit\u00e0. Nel frattempo un rapido processo di desertificazione sta aggravando il prosciugamento delle poche risorse idriche presenti, tra cui il lago Ciad.<\/p>\n<p><b>Una guerra civile senza fine<\/b><br \/>\nMa i problemi del Ciad non sono solo di ordine economico e ambientale, ma anche e soprattutto di assetto politico. Fin dall\u2019indipendenza conquistata nel 1960, l\u2019ex colonia francese \u00e8 stata sede di vari tentativi di rivolta. Gruppi di guerriglieri sono insorti a pi\u00f9 riprese in tutto il paese, sostenuti soprattutto dalla Libia che mirava ad annettersi la zona settentrionale, la fascia di Aouzou nel Tibesti, ricca di uranio. Da qualche anno a questa parte \u00e8 stato trovato il petrolio, e gli appetiti si sono moltiplicati. In particolar modo quelli del suo attuale presidente, l\u2019ex leader del Movimento patriottico di salvezza (Mps) Idriss D\u00e9by Itno. D\u00e9by, salito al potere nel 1990 in seguito alla cacciata del sanguinario dittatore Hiss\u00e8ne Habr\u00e9, rifugiato in Senegal da 19 anni, ha vinto tre elezioni presidenziali, ma l\u2019opposizione ha sempre sostenuto che siano stati i brogli a tenerlo in carica.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che la costituzione fino al 2005 limitava a due i mandati presidenziali che un cittadino ciadiano poteva ricoprire, ma D\u00e9by, come molti altri suoi omologhi africani, ha preteso e ottenuto una modifica costituzionale attraverso un referendum riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale malgrado i dubbi sulla sua regolarit\u00e0. Modifica che nel 2006 gli ha permesso di essere rieletto con il 77,5 per cento dei voti grazie anche alla scelta dell\u2019opposizione di boicottare la consultazione.<\/p>\n<p>Da quando D\u00e9by regge le sorti del Ciad molti movimenti antigovernativi hanno tentato di rovesciare il suo regime. L\u2019uomo forte di del Ciad ha subito gli ultimi attacchi della guerriglia nell\u2019aprile del 2006 e nel febbraio 2008 (dieci offensive ribelli dal 2005 di cui due sole fino \u00e0 N\u2019djamena, la capitale). Nel primo caso i ribelli, sostenuti da Cina e Sudan e capeggiati da Mahamat Nour Abdelkerim, successivamente rientrato nei ranghi e nominato ministro della Difesa, arrivarono alla periferia della capitale, dove le truppe governative li annientarono prendendo decine di prigionieri che furono persino mostrati in televisione.<\/p>\n<p>D\u00e9by si difese cacciando i nazionalisti di Taiwan, con cui fino a quel momento aveva relazioni diplomatiche e riconoscendo Pechino, che aveva armato i ribelli. Sperava cos\u00ec di poter governare serenamente. Nel febbraio dello scorso anno, invece, alcuni gruppi ribelli finanziati da Khartoum e guidati dai suoi stessi nipoti, i gemelli Timan e Tom Erdimi, e dall\u2019ex ambasciatore in Arabia Saudita ed ex ministro della Difesa Mahamat Nouri, hanno messo per tre giorni a ferro e fuoco N\u2019djamena. Solo l\u2019aiuto del contingente francese, presente nel paese in base ad accordi post-coloniali, ha consentito di respingere l\u2019assalto e garantire la sicurezza del presidente.<\/p>\n<p>Nelle ultime settimane, il dittatore si \u00e8 di nuovo trovato ad affrontare l\u2019avanzata di colonne di ribelli provenienti dal Sudan. Stavolta gli insorti si sono raggruppati sotto la sigla dell\u2019Unione delle forze della resistenza (Ufr). La nuova alleanza, nata il 18 gennaio scorso, si \u00e8 subito presentata come un movimento con un\u2019unica direzione politica e militare, dopo anni di divisioni e contrasti che avevano portato alla formazione di nove diverse fazioni.<\/p>\n<p>L\u2019offensiva, lanciata dall\u2019Ufr lo scorso 4 maggio, \u00e8 stata respinta dopo tre giorni di combattimenti in cui, secondo fonti vicine all\u2019esecutivo, avrebbero perso la vita 225 guerriglieri e 22 militari.<\/p>\n<p>Sembra dunque difficile che il dominio del presidente D\u00e9by possa essere scalfito, almeno fino a quando riuscir\u00e0 a mantenere il controllo dell\u2019esercito e ad apparire come l\u2019unica opzione possibile, elemento che gli consente di ottenere l\u2019indispensabile sostegno internazionale, specialmente francese. Un sostegno che costituisce la sua principale fonte di legittimazione e di supporto in uno scenario di crisi permanente in cui il Ciad deve fare i conti anche con l\u2019emergenza dei rifugiati che provengono dal vicino Sudan e dalla Repubblica Centrafricana.<\/p>\n<p>Il sanguinoso conflitto che dal febbraio 2003 imperversa in Darfur, regione a ovest del Sudan, ha infatti provocato l\u2019arrivo in Ciad di circa 250mila rifugiati sudanesi e 180mila sfollati ciadiani fuggiti dai ripetuti attacchi dei janjaweed, le milizie irregolari di arabi nomadi che con il benestare del governo sudanese di Omar al-Bashir radono al suolo interi villaggi.<\/p>\n<p><b>La missione europea<\/b><br \/>\nPer fronteggiare questa emergenza, l\u2019Unione europea il 28 gennaio del 2008 ha lanciato la missione militare Eufor Tchad\/Rca, rimasta in Ciad fino al 15 marzo scorso in appoggio alla missione Onu Minurcat. Composta da 3.700 unit\u00e0 e stanziata in applicazione della risoluzione 1778 del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu del settembre 2007, l\u2019operazione ha avuto il compito di contribuire alla stabilizzazione dell\u2019area al confine con il Darfur, al fine di facilitare la distribuzione degli aiuti umanitari e di proteggere i civili, in particolare i rifugiati.<\/p>\n<p>Avviata proprio in un momento di crisi e ritardata fino ad un dispiegamento ottimale a met\u00e0 del 2008, la missione Eufor non \u00e8 stata all\u2019altezza del mandato assegnatole. Si sono evidenziate alcune delle maggiori lacune delle forze Ue, in particolare la scarsit\u00e0 di alcuni mezzi militari, come gli elicotteri. L\u2019operazione \u00e8 stata anche accusata da Oxfam International, un \u2019importante network di cooperazione, di non essere riuscita a proteggere i civili dalle violenze perpetrate nell\u2019est del Ciad.<\/p>\n<p>Le valutazioni delle istituzioni Ue sui risultati della missione, sono di diverso tenore. Secondo Bruxelles durante i 12 mesi in cui \u00e8 stata operativa l\u2019Eufor ha contribuito a prevenire attacchi nei confronti della popolazione civile all&#8217;interno della sua area di operazioni. \u00c8 innegabile che la pi\u00f9 grande operazione che l\u2019Ue abbia mai condotto fuori dall\u2019Europa ha dato un valido supporto sia ai circa 250mila rifugiati provenienti dal Sudan che agli sfollati interni nel Ciad orientale.<\/p>\n<p>Lo scorso 15 marzo l\u2019Eufor ha lasciato il passo alla Minurcat, che al momento conta meno di tremila operativi, mentre il dipartimento delle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite ha numerose difficolt\u00e0 a raggiungere i 5700 effettivi previsti. Inoltre, il dispositivo messo in opera secondo le risoluzioni 1778 e 1861 del Consiglio di Sicurezza, prevede una forza militare e una forza di polizia addestrata dall\u2019Onu. Quest\u2019ultima, nota con la sigla Dis (D\u00e9tachement int\u00e9gr\u00e9 de s\u00e9curit\u00e9), scorta di norma i convogli umanitari delle Ong e protegge i rifugiati, ma ha ridotto le operazioni in seguito al recente deterioramento delle condizioni di sicurezza dovuto alla crescente diffusione del banditismo armato dopo gli scontri di maggio tra ribelli e truppe governative.<\/p>\n<p>I convogli umanitari e le scorte sono di vitale importanza perch\u00e9 il personale delle Ong possa recarsi nei campi rifugiati e nelle aree destinate agli sfollati interni. Fino a quando non si riuscir\u00e0 a migliorare la situazione di sicurezza, il che richiederebbe un impegno internazionale ben pi\u00f9 consistente dell\u2019attuale, anche gli aiuti umanitari avranno enormi difficolt\u00e0 a raggiungere i destinatari. All\u2019impotenza della diplomazia internazionale si aggiunge quindi il rischio che la spirale di violenza porti a un dramma umanitario sempre pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p><i>Marco Cochi svolge attivit\u00e0 di ricerca presso il Centro Altiero Spinelli dell\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre ed \u00e8 Consigliere del Sindaco di Roma Gianni Alemanno per la cooperazione decentrata<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio degli anni ottanta il Ciad era stato classificato come la nazione pi\u00f9 povera del mondo. Quasi tre decenni dopo, questo vasto paese dell\u2019Africa centrosettentrionale si trova ancora nei bassifondi dell\u2019Indice di sviluppo umano pubblicato dalle Nazioni Unite: 170.mo posto su 177 Stati presi in esame. La miseria che lo attanaglia \u00e8 testimoniata dal fatto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63934"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63934"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63934\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63936,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63934\/revisions\/63936"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63934"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63934"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63934"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}