{"id":63940,"date":"2009-02-06T10:33:26","date_gmt":"2009-02-06T09:33:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63940"},"modified":"2017-11-03T15:39:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:09","slug":"la-cattura-di-nkunda-e-il-pendolo-delle-alleanze-nei-grandi-laghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/la-cattura-di-nkunda-e-il-pendolo-delle-alleanze-nei-grandi-laghi\/","title":{"rendered":"La cattura di Nkunda e il pendolo delle alleanze nei Grandi Laghi"},"content":{"rendered":"<p>La recente cattura in Ruanda del ex-generale Laurent Nkunda \u00e8 il risultato di un complesso mutamento di alleanze politiche nello scacchiere congolese. Solo tre mesi fa, mentre i suoi uomini mettevano a ferro e fuoco l\u2019est del Congo causando 250.000 sfollati e un numero imprecisato di vittime, Nkunda, leader del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), un raggruppamento politico congolese a dominante tutsi, appariva come una delle figure-chiave della politica regionale.<\/p>\n<p>Ad ottobre, all\u2019apice del suo potere, il generale dissidente ha guidato diverse migliaia di ribelli del Cndp contro il governo di Kinshasa, accusandolo di discriminare la minoranza tutsi. E, dopo aver lanciato un appello al popolo congolese affinch\u00e9 si \u201copponesse\u201d al governo nazionale, ha spinto le sue forze contro l\u2019esercito regolare e le milizie locali alleate fino alle porte della capitale provinciale Goma, capoluogo della provincia del Kivu Nord. Poi lo scorso novembre, dopo aver sbaragliato le truppe governative conquistando buona parte della regione, ha costretto il presidente della Repubblica democratica del Congo (RdC), Joseph Kabila, a intavolare negoziati, mentre lui riceveva emissari internazionali nella sua base di montagna a Kachanga, nel Congo orientale.<\/p>\n<p>Il governo congolese ha dovuto prendere atto che senza l\u2019aiuto del Ruanda non sarebbe riuscito a riprendere in mano la situazione nel Kivu. E paradossalmente \u00e8 stata proprio la disponibilit\u00e0 dell\u2019ex-generale a trattare con il governo a segnare il suo declino, dando il via a una serie di conflitti interni al suo movimento, rimasti fino ad allora latenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, all\u2019inizio di gennaio, alcune fonti del suo gruppo hanno fatto sapere che Nkunda aveva subito un forte indebolimento all\u2019interno del Cndp e che il rischio di una scissione era ormai incombente. La conferma \u00e8 arrivata lo scorso 17 gennaio, quando, il suo luogotenente, Jean Bosco Ntanganda, super-ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) per le atrocit\u00e0 commesse tra il 2002 e il 2003 nell\u2019Ituri, una provincia nordorientale del Congo, ha annunciato, insieme ad altri otto comandanti del Cndp, la firma di una tregua con l\u2019esercito regolare congolese.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019ex-generale perdeva potere, il governo del Congo e quello del Ruanda siglavano un patto ufficiale per disarmare le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr, che dispone di un\u2019ala armata di 8mila effettivi nota come Esercito di Ges\u00f9 che raggruppa soldati di etnia hutu delle ex forze armate ruandese ed ex miliziani Interahmwe implicati nel genocidio del 1994). Solo poche settimane prima un simile patto sarebbe stato impensabile. Invece, il governo ruandese ha deciso di sganciarsi da Nkunda e di contribuire a neutralizzarlo.<\/p>\n<p>La nuova unit\u00e0 di intenti trovata dai due governi nel combattere i ribelli hutu nel Kivu ha in effetti ulteriormente indebolito l\u2019ex-generale, che di colpo si \u00e8 trovato a essere d\u2019intralcio ai disegni di Congo e Ruanda. Nkunda era ormai diventato un soggetto troppo ingombrante per il governo ruandese, pi\u00f9 preoccupato di disarmare i ribelli dell\u2019Fdlr che di assecondare la sua politica egemonica. \u00c8 anche vero che il presidente del Ruanda, Kagame, non aveva scelta: per evitare che gli investitori internazionali gli voltassero le spalle doveva smettere di sostenere Nkunda.. D\u2019altra parte, una RdC instabile rappresentava una continua minaccia anche per il Ruanda. La normalizzazione dei rapporti con il Congo era necessaria per stabilizzare la martoriata regione. L\u2019azione congiunta del governo congolese e di quello ruandese ha costituito un\u2019esperienza di collaborazione senza precedenti nei Grandi Laghi. E adesso, pur tra molte incognite, potrebbe aprirsi una nuova fase: l\u2019operazione contro le Fdlr potrebbe segnare la fine non solo del conflitto tra l\u2019esercito congolese e gli uomini di Nkunda, ma anche di quello tra il Ruanda e la Rdc.<\/p>\n<p>Questi eventi lasciano per\u00f2 aperti una serie di interrogativi. Per alcuni versi la situazione sembra paradossale: nell\u2019arco di neanche una settimana Nkunda da \u201caffidabile\u201d interlocutore politico \u00e8 diventato un fuorilegge. L\u2019ex-uomo forte del Kivu non era ovviamente la persona giusta per negoziare la pace nella regione, considerati i numerosi interessi strategici ed economici degli attori stranieri, attirati dall\u2019enorme ricchezza mineraria della regione.<\/p>\n<p>E non si pu\u00f2 dimenticare che Nkunda aveva pi\u00f9 volte chiesto al presidente Kabila di stracciare i contratti minerari firmati con Pechino. Quando avanzava tale richiesta non si riferiva solamente al Nord Kivu, ma a tutto il paese, contestando il fatto che tali accordi, per un valore stimato intorno ai 10 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni, concedevano alle corporation cinesi un\u2019ampia fetta di diritti minerari nella RdC, ma non portavano nessuna ricchezza alla popolazione. Senza contare che durante il governo di transizione in Congo (2003-2006), altri contratti minerari erano gi\u00e0 stati firmati con gli investitori occidentali. Contratti che dovevano essere in seguito rivalutati e rinegoziati, per un bilanciamento degli interessi delle parti, dopo che agli investitori era stata concessa la fetta maggioritaria dei profitti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine da chiedersi cosa accadr\u00e0 adesso all\u2019interno del Cndp, dove si potrebbe aprire una lotta interna che metterebbe ancora pi\u00f9 a rischio la popolazione civile. L\u2019ala del movimento che fa capo a Ntaganda ha promesso di deporre le armi e di volersi integrare nell\u2019esercito congolese, ma i circa 2.000 uomini rimasti fedeli a Nkunda non si sono ancora mossi, probabilmente perch\u00e9 attendono di sapere la sorte del loro leader. Che, stando a quanto riferito alle agenzie di stampa da un portavoce rimastogli fedele, Bertrand Bisimwa, sarebbe stato catturato mentre si stava recando a parlare con le autorit\u00e0 ruandesi, e non durante un tentativo di fuga, come inizialmente reso noto.<\/p>\n<p>In qualunque modo siano andate le cose, l\u2019ex-generale potrebbe avere ancora qualche asso nella manica se la nuova alleanza tra il governo del Ruanda e quello del Congo non dovesse funzionare. In tal caso, Nkunda potrebbe ancora tornare utile ai leader ruandesi.<\/p>\n<p><i>Marco Cochi \u00e8 giornalista professionista e contrattista di ricerca presso il Centro Altiero Spinelli dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma Tre<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente cattura in Ruanda del ex-generale Laurent Nkunda \u00e8 il risultato di un complesso mutamento di alleanze politiche nello scacchiere congolese. 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