{"id":63946,"date":"2008-09-16T10:38:07","date_gmt":"2008-09-16T08:38:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63946"},"modified":"2017-11-03T15:39:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:32","slug":"funziona-la-public-diplomacy-americana-in-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/funziona-la-public-diplomacy-americana-in-medioriente\/","title":{"rendered":"Funziona la Public Diplomacy americana in Medioriente?"},"content":{"rendered":"<p>Secondo molti studi americani sulla<i> public diplomacy <\/i>la politica estera degli Usa \u00e8 spesso comunicata nel mondo con uno stile che genera frustrazione e risentimento. Ci\u00f2 determina un aumento dell\u2019antiamericanismo che starebbe compromettendo in maniera crescente la sicurezza ed il prestigio degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 Medioriente<\/b><br \/>\nIn seguito agli attentati dell\u201911 settembre il governo americano ha rivolto una rinnovata enfasi sulla <i>public diplomacy<\/i> creando nuove politiche e investendo nel settore maggiori risorse. La percezione negativa degli Usa nel mondo \u00e8 stata fortemente influenzata dalle politiche rivolte verso la regione arabo\/musulmana: infatti secondo Jeffrey Thomas, del centro studi della presidenza americana, il livello di anti-americanismo nelle regioni a prevalenza musulmana non \u00e8 riscontrabile altrove. Eppure, come la <i>public diplomacy<\/i> contribu\u00ec alla vittoria della Guerra Fredda, cos\u00ec oggi potrebbe contribuire a vincere anche la guerra al terrorismo. Ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec vasta la quantit\u00e0 di analisi, conferenze, finanziamenti, agenzie e progetti sviluppati negli Stati Uniti per migliorare l\u2019immagine del governo in Medio Oriente, nonostante gli scarsi risultati ottenuti fino ad ora.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, al di l\u00e0 dei programmi di scambio <i>Fulbright <\/i>e delle agenzie informative, il settore che attualmente riceve pi\u00f9 fondi \u00e8 quello del broadcasting, ovvero della trasmissione di programmi e informazione con TV e radio. Gli Usa infatti spendono pi\u00f9 di mezzo miliardo di dollari l\u2019anno per le trasmissioni internazionali sponsorizzate dal governo, ovvero circa lo stesso ammontare che spendono per tutti gli altri programmi di <i>public diplomacy <\/i>del Dipartimento di Stato combinati fra loro.<\/p>\n<p>Il Broadcasting Board of Governors (Bbg, \u00e8 un collegio bipartisan formato da 9 membri designati dal Presidente su conferma del Senato, ed \u00e8 l\u2019organo responsabile della realizzazione di questo tipo di trasmissioni nei vari continenti. Uno degli ambiti verso i quali si registrano i pi\u00f9 alti investimenti in termini di finanziamenti e di programmi \u00e8 l\u2019Mbn (<i>Middle Eastern Broadcasting Network of America<\/i>), ovvero il Network delle trasmissioni per il Medioriente. L\u2019Mbn attualmente consiste di tre canali televisivi di informazione in lingua araba, <i>Al-Hurra<\/i>, <i>Al-Hurra Iraq<\/i>, <i>Al-Hurra Europe<\/i> e di <i>Radio Sawa<\/i>, che trasmette su sette canali in Medio Oriente. Mbn trasmette dal suo quartiere generale a Springfield in Virginia, ha una sede a Bagdad, centri di produzione sia a Dubai che Beirut e corrispondenti in pi\u00f9 di 25 paesi sia in Medio Oriente che nel resto del mondo.<\/p>\n<p>Secondo le fonti ufficiali la missione del Bbg \u00e8 di \u201c<i>promuovere e sostenere la libert\u00e0 e la democrazia trasmettendo notizie e informazioni accurate ed obiettive sugli Stati Uniti e sul mondo ad un pubblico straniero<\/i>\u201d, e dopo l\u201911 settembre l\u2019agenzia si propone di sostenere la guerra contro il terrorismo.<\/p>\n<p><b>Risultati controversi<\/b><br \/>\nI risultati raggiunti dal Bbg in Medio Oriente sono sotto scrutinio. Secondo fonti ufficiali, come <a href=\"http:\/\/oig.state.gov\/documents\/organization\/106057.pdf\" target=\"blank\"><b><u>il report di ispezione sulle politiche di Al-Hurra<\/u><\/b><\/a>, i risultati sarebbero discreti: il canale raggiungerebbe attualmente un\u2019ampia audience nella regione &#8211; circa 23 milioni di telespettatori a settimana &#8211; ovvero meno dell\u2019araba Al-Jazeera, ma notevolmente di pi\u00f9 di Cnn e Bbc World News, con una percentuale di credibilit\u00e0 intorno al 90% in tutti i paesi con esclusione dell\u2019Arabia Saudita e dell\u2019Iraq. Al contrario, alcuni esperti del settore definiscono il broadcasting americano verso la regione totalmente fuori posto e mostrano altre statistiche che dimostrerebbero come il livello di credibilit\u00e0 della rete \u00e8 in realt\u00e0 molto pi\u00f9 basso di altri canali internazionali. Non a caso un <a href=\"http:\/\/www.stanleyfoundation.org\/policyanalysis.cfm?id=282\" target=\"blank\"><b><u>rapporto commissionato dal governo americano <\/u><\/b><\/a>all\u2019inizio del 2008, suggerisce di evitare propaganda attraverso media \u201cdi pressione\u201d come Al-Hurra e di focalizzarsi piuttosto su media \u201cdi attrazione\u201d. Gi\u00e0 il pi\u00f9 noto rapporto del 2003 \u201c<a href=\"http:\/\/www.state.gov\/documents\/organization\/24882.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Cambiare mentalit\u00e0, Vincere la pace<\/u><\/b><\/a>\u201d, sottolineava la difficolt\u00e0 di quantificare gli effetti delle trasmissioni internazionali sponsorizzate dal governo nell\u2019area arabo\/islamica.<\/p>\n<p>Nello stesso anno un sondaggio promosso dal Gao sull\u2019efficacia di questo tipo di programmazione nel promuovere gli interessi nazionali degli Usa all\u2019estero, condotto tra gli ufficiali del Dipartimento di Stato, dimostrava che soltanto il 27% degli intervistati lo riteneva \u201cmolto efficace\u201d o \u201cgeneralmente efficace\u201d. Al contrario ben il 32% degli ufficiali giudicava la programmazione \u201cmolto inefficace\u201d, mentre il restante 27% rispondeva piuttosto \u201cn\u00e9 efficace che efficace\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 altrettanto vero che gli enormi sforzi portati avanti dal governo americano gli permettono ad oggi di raggiungere la maggior parte dell\u2019audience mondiale. Il Bbg trasmette infatti in 60 lingue, tra cui farsi, urdu, burmese, somalo, swahili, afgano, coreano, indonesiano, mandarino, curdo, russo, e spagnolo. Gli Stati Uniti per\u00f2 sembrano incapaci di usare al meglio gli strumenti della <i>public diplomacy <\/i>per stabilire una relazione di comprensione reciproca con gli arabi: in alcuni casi sottovalutano il background storico del paese in questione, in altri non riescono a cogliere a pieno il sentimento del pubblico arabo.<\/p>\n<p><b>Un dibattito aperto<\/b><br \/>\nIl dibattito \u00e8 dunque pi\u00f9 che mai aperto e l\u2019efficacia dell\u2019uso degli strumenti mass-mediatici \u00e8 ancora da chiarire. Da un lato, si avverte la necessit\u00e0 di trovare nuovi ponti comunicativi attraverso un diverso approccio agli eventi che abbia la capacit\u00e0 di distaccarsi dalla prospettiva americana. Alcuni sottolineano l\u2019esigenza di rivisitare totalmente l\u2019azione della <i>public diplomacy<\/i>, ripensandone radicalmente la filosofia e dunque anche l\u2019approccio editoriale delle reti in arabo.<\/p>\n<p>In pratica, per rendere efficace l\u2019azione del Mbn, bisognerebbe allontanarsi dall\u2019approccio \u201cpubblicitario\u201d dei media, rendere il Bbg libero dalle pressioni governative e pi\u00f9 attento ai valori del mondo arabo e alla sua visione del mondo; in altre parole bisognerebbe evitare la propaganda che soffoca la capacit\u00e0 del mezzo televisivo o radiofonico di plasmarsi al particolare contesto di riferimento e di creare un rapporto di fidelizzazione con il suo pubblico. Il sostegno alla libert\u00e0 non pu\u00f2 essere portato avanti da un mezzo che nasce con il proposito di fornire un\u2019informazione libera da vincoli, <i>Al-Hurra<\/i> in arabo vuol dire <i>La Libera<\/i>, ma in realt\u00e0 ha una natura \u201cnon indipendente\u201d in quanto ancorata ad ovvie motivazioni politiche e diplomatiche.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che la capacit\u00e0 giornalistica di <i>Al-Hurra<\/i> sia stata pi\u00f9 volte messa in discussione dal Congresso, come \u00e8 avvenuto per due casi in particolare: il primo risalente al 7 dicembre 2006 quando la rete ha trasmesso per pi\u00f9 di un\u2019ora senza commento giornalistico l\u2019intervento del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah contro l\u2019America e Israele; il secondo l\u201911 dicembre 2006 quando \u00e8 stato trasmesso un breve estratto, due minuti e mezzo, della conferenza di Tehran nella quale venivano esposte <a href=\"http:\/\/www.propublica.org\/feature\/alhurra-middle-east-hearts-and-minds-622\/\" target=\"blank\"><b><u>le tesi negazioniste dell\u2019Olocausto<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Il congresso ha dunque voluto sottolineare che in entrambi i casi la rete avrebbe violato i principi ispiratori del suo codice etico secondo il quale <i>Mbn non fornisce una piattaforma aperta ai terroristi o a coloro che li supportano (\u2026) Mbn non trasmetter\u00e0 discorsi o interviste a persone ritenute terroriste a meno che la trasmissione non sia stata precedentemente approvata dal vice-presidente per le notizie<\/i>. D\u2019altro canto John D. Negroponte, vice-presidente del Dipartimento di Stato, ha dichiarato a difesa della rete che per raggiungere l\u2019obiettivo prefissato \u00e8 indispensabile occuparsi delle questioni pi\u00f9 controverse e delicate e che non \u00e8 dunque possibile fornire una copertura mediatica indipendente senza menzionare il terrorismo e le sue conseguenze.<\/p>\n<p>Da questo dibattito emerge dunque una contraddizione inevitabile tra gli obiettivi della diplomazia e quelli dell\u2019informazione, la prima vincolata all\u2019interesse nazionale, la seconda al postulato dell\u2019indipendenza editoriale. Questa contraddizione si fa pi\u00f9 evidente nel contesto arabo dove, data la storica censura mediatica \u2013 ad eccezione di <i>Al-Jazeera<\/i> e <i>Al-Arabiya<\/i> considerate semi-indipendenti e principali fonti di informazione per la regione &#8211; esperimenti di natura governativa come quelli americani finiscono per essere percepiti come pura propaganda.<\/p>\n<p>L\u2019efficacia del broadcasting diplomatico americano \u00e8, dunque, in serie difficolt\u00e0, dovendo scegliere se limitarsi ad una propaganda per lo pi\u00f9 inefficace o se piuttosto spingere per una reale libert\u00e0 di informazione in una delle regioni pi\u00f9 censurate del mondo. La quale, per\u00f2, deve accettare anche programmi che si allontanano da una visione prettamente americanista e, a volte, anche dalla proclamazione esclusiva degli interessi nazionali americani.<\/p>\n<p><i>Daniela Conte \u00e8 Dottoranda in sistemi politici e cambiamento istituzionale, Scuola di Studi Avanzati IMT, Lucca.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo molti studi americani sulla public diplomacy la politica estera degli Usa \u00e8 spesso comunicata nel mondo con uno stile che genera frustrazione e risentimento. Ci\u00f2 determina un aumento dell\u2019antiamericanismo che starebbe compromettendo in maniera crescente la sicurezza ed il prestigio degli Stati Uniti. 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