{"id":63953,"date":"2008-12-02T10:44:55","date_gmt":"2008-12-02T09:44:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63953"},"modified":"2017-11-03T15:39:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:18","slug":"una-nuova-strategia-di-comunicazione-per-la-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/una-nuova-strategia-di-comunicazione-per-la-turchia\/","title":{"rendered":"Una nuova strategia di comunicazione per la Turchia"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante pi\u00f9 di un secolo sia ormai passato da quando i termini \u201cquestione d\u2019Oriente\u201d e \u201cmalato d\u2019Oriente\u201d furono utilizzati per la prima volta, l\u2019Europa ancora oggi si rivolge spesso alla sua appendice sud-orientale, la Turchia, con i medesimi toni paternalistici, quasi si trattasse di un paese gravato da problemi atavici e insanabili.<\/p>\n<p><b>Il peso dei pregiudizi<\/b><br \/>\nPesantemente condizionata da pregiudizi ed erronee percezioni, la comunicazione politica non ha finora favorito i rapporti tra Turchia e Ue. \u00c8 la problematica di cui si occupa il progetto <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/ricerca\/europa\/europa_progetti_svolti.asp\" target=\"blank\"><b><u>Talking Turkey<\/u><\/b><\/a> volto ad analizzare il dibattito politico in vari paesi europei sui rapporti con la Turchia e a elaborare proposte per lo sviluppo di una pi\u00f9 efficace strategia di comunicazione.<\/p>\n<p>La risoluzione delle frizioni tra Turchia e Unione Europea pu\u00f2 e deve passare innanzitutto per una strategia che consenta di liberare il dibattito su Ankara da una serie di pregiudizi che ne inficiano l\u2019obiettivit\u00e0 e la trasparenza. Non si tratta di sostenere a tutti i costi l\u2019entrata della Turchia nell\u2019Unione, ma di garantire un dialogo equilibrato ed imparziale sui costi e benefici che ne deriverebbero.<\/p>\n<p>In ambito europeo sono stati fatti vari tentativi per migliorare la strategia di comunicazione sul processo di adesione della Turchia, come su altre questioni su cui si appunta l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica, ma i risultati sono tutt\u2019altro che esaltanti. A partire dal 2002 la Commissione Europea ha pubblicato vari documenti sul tema della <i>Communication Strategy<\/i>, concentrandosi sulla necessit\u00e0 di migliorare la percezione pubblica dell\u2019Unione e di \u201craffinare\u201d l\u2019immagine di Bruxelles agli occhi dei 493 milioni di cittadini dell\u2019Ue. Un simile approccio rischia tuttavia di oscurare un punto importante: la comunicazione non pu\u00f2 e non deve limitarsi all\u2019immagine. Ci\u00f2 che davvero conta \u00e8 il messaggio da trasmettere. La Commissione sembra invece concentrarsi pi\u00f9 sull\u2019aspetto superficiale della questione, come se, in un quadro, la cornice fosse pi\u00f9 importante di quel che vi viene raffigurato. \u00c8 necessario invece concentrarsi di pi\u00f9 sulla sostanza della comunicazione.<\/p>\n<p><b>Per una comunicazione a doppio senso<\/b><br \/>\nNel caso delle relazioni tra Turchia ed Unione Europea, \u00e8 essenziale che la comunicazione sia \u201ca doppio senso\u201d, venga cio\u00e8 attivata da entrambe le parti, non solo tra Ankara e Bruxelles, ma anche tra gli stati membri e le istituzioni europee, cos\u00ec da permettere la presenza di pi\u00f9 voci all\u2019interno del dibattito, ma soprattutto un reciproco ascolto. L\u2019obiettivo primario deve essere la comunicazione <i>per s\u00e9<\/i>, non il raggiungimento di un consenso positivo attorno alla \u201cquestione turca\u201d. Bruxelles dovrebbe quindi mettersi in ascolto delle varie istanze nazionali, attivando un meccanismo di costante rimodulazione del messaggio da trasmettere. Nel concreto, la Commissione deve essere in grado di esprimere la propria opinione e al contempo di recepire le altrui, tenendo conto non solo di quei paesi che fortemente sostengono l\u2019adesione di Ankara \u2013 come l\u2019Italia o la Gran Bretagna \u2013 ma anche di quelli che, come Francia ed Austria, sono invece propensi a frenarne, se non a bloccarne definitivamente la candidatura.<\/p>\n<p>In secondo luogo, la comunicazione deve essere differenziata nei vari stati membri, in modo che il messaggio da comunicare sia indirizzato nel giusto modo e al giusto destinatario. Un caso interessante \u00e8 rappresentato dall\u2019Italia, dove il sostegno all\u2019entrata della Turchia nell\u2019Ue raccoglie un consenso bipartisan ormai da anni, ad eccezione di alcune componenti situate agli estremi dello spettro politico, come la Lega Nord e la sinistra radicale. Mentre a sinistra le riserve riguardano per lo pi\u00f9 il mancato rispetto da parte di Ankara di alcuni diritti della minoranza curda, a destra le motivazioni sono di carattere culturale e religioso, essenzialmente legate al contrasto tra l\u2019identit\u00e0 cristiano-giudaica dell\u2019Europa e quella musulmana della Turchia.<\/p>\n<p>Per questi motivi, incentrare la strategia di comunicazione sui principi della tolleranza e del multiculturalismo non avrebbe alcun effetto sugli esponenti della Lega, per i quali conta soprattutto il tema dell\u2019immigrazione e dello scontro tra identit\u00e0. Servirebbe invece, in questo caso, la creazione di archivi costantemente aggiornati sul movimento di flussi migratori dalla Turchia verso l\u2019Unione, nonch\u00e9 sul reale impatto che tali flussi possono avere sulla sicurezza. Un simile messaggio, fondato su dati concreti, potrebbe produrre un effetto senza dubbio pi\u00f9 incisivo tra le fila leghiste. \u00c8 dunque imperativo che si compia un costante sforzo di comprensione del punto di vista del destinatario. Inoltre, \u00e8 fondamentale che i canali istituzionali nazionali, che hanno il compito di trasmettere una comunicazione efficace all\u2019opinione pubblica e agli altri attori non-istituzionali, vengano a loro volta considerati da Bruxelles come soggetti da coinvolgere attivamente in questo processo, evitando che rimangano semplici depositari del messaggio recapitato.<\/p>\n<p>Il difficile compito dell\u2019Unione \u00e8 di promuovere il dialogo tra le varie posizioni garantendo comunque coerenza all\u2019intera strategia di comunicazione. \u00c8 sulla base dei messaggi scambiati e recepiti nel confronto tra i diversi attori europei che la Commissione dovrebbe mettere a punto, attraverso successivi adattamenti, la propria linea. Una comunicazione cos\u00ec concepita risponderebbe all\u2019obiettivo primario per cui \u00e8 stata pensata: la promozione di in un costante e dinamico scambio di idee tra le istituzioni europee, gli attori nazionali \u2013 istituzionali e non \u2013 e l\u2019opinione pubblica dei vari paesi.<\/p>\n<p><i>Donatella Cugliandro \u00e8 tirocinante presso lo IAI nel progetto \u201cTalking Turkey\u201d. Ha conseguito un master in Relazioni Internazionali presso l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna <\/i><\/p>\n<p>Sul tema vedi:<br \/>\n<b><u><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/iai_quaderni\/Indici\/quaderno_E_13.htm\" target=\"_blank\">Tocci, N. (ed.) \u201cTalking Turkey in Europe: Implications for a Differentiated Communication Strategy\u201d, <i>Quaderni IAI<\/i>, n. 13 (dicembre 2008)<\/a><\/u><\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante pi\u00f9 di un secolo sia ormai passato da quando i termini \u201cquestione d\u2019Oriente\u201d e \u201cmalato d\u2019Oriente\u201d furono utilizzati per la prima volta, l\u2019Europa ancora oggi si rivolge spesso alla sua appendice sud-orientale, la Turchia, con i medesimi toni paternalistici, quasi si trattasse di un paese gravato da problemi atavici e insanabili. 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