{"id":63956,"date":"2008-11-21T10:48:23","date_gmt":"2008-11-21T09:48:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63956"},"modified":"2017-11-03T15:39:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:20","slug":"politica-economica-europea-riforme-necessarie-per-contrastare-la-crisi-finanziaria-e-la-recessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/politica-economica-europea-riforme-necessarie-per-contrastare-la-crisi-finanziaria-e-la-recessione\/","title":{"rendered":"Politica economica europea: riforme necessarie per contrastare la crisi finanziaria e la recessione"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/span><\/i><br \/>\nIn presenza di libert\u00e0 di movimenti di capitali i problemi di stabilit\u00e0 finanziaria e di equilibrio macroeconomico mondiale, non possono essere risolti a livello nazionale. A fronte di mercati internazionalizzati, il semplice coordinamento \u00e8 insufficiente, bisogna passare ad un livello di governo sovranazionale. Questo \u00e8 oltremodo difficile da conseguire a livello mondo, e attribuire ad un organismo mondiale un ruolo di regolatore con poteri amministrativi \u00e8 irrealistico, cos\u00ec come \u00e8 irrealistico pensare ad un Tesoro mondiale, anche se c\u2019\u00e8 molto da fare sul piano di riforma del Fmi e di rafforzamento delle sue capacit\u00e0 di sorveglianza sulla stabilit\u00e0 dei mercati finanziari e sul superamento degli squilibri macroeconomici globali. Tuttavia un passo avanti verso un pi\u00f9 corretto processo di governance dell\u2019economia globale pu\u00f2 essere realizzato da noi europei.<\/p>\n<p>Finora la politica economica dell\u2019Europa si era limitata alla indipendenza della Bce, al Patto di Stabilit\u00e0 e all\u2019uso del bilancio pubblico prevalentemente per la politica agricola comune. Tutto questo \u00e8 largamente insufficiente sia per finalit\u00e0 di crescita, sia per finalit\u00e0 anticrisi. La risposta europea alla globalizzazione dei mercati e alla crisi finanziaria deve articolarsi in una serie di riforme economiche che si affiancano a quelle politiche e che richiedono, entrambe, la disponibilit\u00e0 a consentire da parte degli Stati nazionali deleghe di sovranit\u00e0 indispensabili per tradurre in pratica obiettivi che appaiono condivisi. L\u2019attuale crisi finanziaria rende le esigenze di riforma ancora pi\u00f9 pressanti, ma \u00e8 anche l\u2019occasione per attrarre entro la sfera dell\u2019euro dei paesi ora esterni (Svezia e Danimarca) che si sentono pi\u00f9 sicuri entro questa area valutaria. Sul fronte economico i terreni di riforma sono molteplici (riforma della Bce e della politica di bilancio; armonizzazione fiscale; realizzazione di una politica energetica comune; realizzazione di una politica europea che, a fronte degli shock della globalizzazione, garantisca flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro, ma anche sicurezza di reddito e occupazione; agenzia europea degli armamenti). In particolare mi soffermer\u00f2 su due terreni di riforma relativi alla Bce e ad un costituendo Tesoro europeo.<\/p>\n<p><b>La riforma della Bce<\/b><br \/>\nUna riforma statutaria dovrebbe modificare il dettato circa gli scopi della Banca, affiancando all\u2019obiettivo del contrasto all\u2019inflazione, anche l\u2019obiettivo della stabilit\u00e0 dei mercati finanziari e del contrasto alla deflazione dei prezzi e dei redditi. In Europa l\u2019autorit\u00e0 preposta al controllo della moneta risiede in un\u2019istituzione sovranazionale, la Bce; le autorit\u00e0 di regolazione preposte alla stabilit\u00e0 finanziaria operano a livello nazionale (a volte come parti delle Banche centrali federate nella Bce a volte come enti separati come nel Regno Unito); e infine le istituzioni che sovraintendono alla attribuzione alla collettivit\u00e0 dei costi sociali dei salvataggi, i Tesori, rimangono istituzioni nazionali. Sarebbe opportuno un diverso assetto.<\/p>\n<p>Innanzitutto va sancito in modo esplicito che la Bce possa fare, senza infingimenti, il risconto dei crediti che le banche concedono alle imprese (la Fed americana pu\u00f2 riscontare la carta commerciale delle imprese, in Europa non c\u2019\u00e8 bisogno di arrivare a tanto), ma va stabilito che la Bce possa fare ci\u00f2 che \u00e8 all\u2019origine del Central Banking e diventare il &#8220;lender of last resort&#8221; del sistema bancario europeo.<\/p>\n<p>Inoltre tanto pi\u00f9 le banche e le assicurazioni operano a livello multinazionale e tanto pi\u00f9 i singoli Stati dovrebbero trovare forme di regolazione comune e soprattutto non dovrebbero adottare misure prudenziali o di intervento di salvataggio in un\u2019ottica nazionalistica; se ogni paese va per conto suo pu\u00f2 succedere che la misura che \u00e8 razionale per un paese non lo \u00e8 per l\u2019insieme dei paesi \u2013 \u00e8 il tipico caso della necessit\u00e0 di una &#8220;azione collettiva&#8221;. Per questo motivo la Bce dovrebbe essere in grado di poter imporre regole di condotta uniforme alle banche della zona euro (possibilmente condivise anche dalle banche europee extra-euro) a cominciare da quelle che svolgono la loro attivit\u00e0 in modo significativo in pi\u00f9 di uno stato membro.<\/p>\n<p>Una nuova Autorit\u00e0 di vigilanza dovrebbe essere costituita a livello europeo entro la Bce per monitorare l\u2019adozione dei requisiti comuni di capitalizzazione e per attuare una comune supervisione attraverso l\u2019operare delle Banche centrali nazionali. La separazione di due istituti per i due scopi, uno il controllo dell\u2019inflazione e uno per il controllo della stabilit\u00e0 dei mercati finanziari, si \u00e8 dimostrata fallimentare l\u00e0 dove (Usa e Regno Unito) \u00e8 stato attuata.<\/p>\n<p>Infine se le operazioni di salvataggio a seguito di innovazione finanziaria richiedono modifiche legislative e hanno effetti redistributivi, sarebbe necessario che l\u2019Autorit\u00e0 preposta alla regolazione monetaria e alla regolazione finanziaria operi congiuntamente a un Tesoro europeo. Questo non lederebbe l\u2019indipendenza della Banca centrale, perch\u00e9 non implicherebbe minimamente il finanziamento monetario dei disavanzi del Tesoro.<\/p>\n<p><b>Il Patto di Stabilit\u00e0 e la costituzione di un Tesoro europeo<\/b><br \/>\nIl Patto di Stabilit\u00e0 ha svolto un\u2019importante funzione nella fase della nascita dell\u2019euro, soprattutto per finalit\u00e0 politiche. La rigidit\u00e0 con la quale \u00e8 stato disegnato tuttavia ha impedito che gli obiettivi di Lisbona (fare dell\u2019Europa un\u2019economia della conoscenza) trovassero i necessari finanziamenti per essere realizzati. Oggi \u00e8 richiesta una modifica sostanziale del Patto. La prima tappa potrebbe essere quella di sottrarre dalla definizione dei parametri di Maastricht gli investimenti (finanziati dagli Stati, insieme alla Bei con o senza la partecipazione dei privati) in grandi infrastrutture, in Ricerca e Sviluppo e in impianti per la produzione energetica (tradizionale e alternativa) e per il risparmio energetico.<\/p>\n<p>La seconda tappa dovrebbe prevedere la costituzione di un &#8220;Tesoro europeo&#8221; da affiancare come strumento di politica economica europea alla Bce. Esso potrebbe nascere dalla trasformazione della Bei e dovrebbe avere lo scopo di realizzare sia politiche anti-crisi, sia politiche di sviluppo. L\u2019incombere della crisi finanziaria e la sua imminente trasformazione in recessione impone la realizzazione di due Piani di intervento. Il primo piano potremmo chiamarlo &#8220;Piano anti-crisi&#8221;. Il Tesoro europeo dovrebbe poter emettere titoli garantiti dagli Stati membri e disporre quindi di un fondo per operazioni di salvataggi bancari a livello europeo e, qualora necessario, per operazioni di sovra-nazionalizzazione di banche europee. I titoli potrebbero rendere come i titoli degli stati nazionali (quindi oggi assai meno dell\u2019interbancario) ed essere utilizzati per ricapitalizzare le banche. Il Tesoro europeo diverrebbe un &#8220;ricapitalizzatore di ultima istanza&#8221; di banche transnazionali. Le banche (attualmente illiquide, ma non insolventi) potrebbero con il tempo (dai tre ai cinque anni) restituire al Tesoro europeo i capitali ottenuti per la ricapitalizzazione in modo tale che questo tipo di operazioni non aggravi il debito pubblico in capo ai cittadini europei.<\/p>\n<p>Il secondo piano si potrebbe chiamare &#8220;Piano per lo sviluppo&#8221; e avere due scopi: essere strumento di crescita operando, dal lato dell\u2019offerta, con investimenti mirati e avere una flessibilit\u00e0 tale da essere utilizzato con finalit\u00e0 anticicliche e operare dal lato della domanda. Il Tesoro europeo dovrebbe poter emettere titoli garantiti dagli Stati, &#8220;European Bonds&#8221;. Data la reputazione della Ue sul mercato mondiale queste obbligazioni potrebbero essere emesse a basso tasso di interesse e contribuirebbero a rafforzare il mercato finanziario europeo e offrirebbero alla Bce uno strumento in pi\u00f9 per la gestione della liquidit\u00e0.<\/p>\n<p>La crisi internazionale sta mettendo in evidenza l\u2019elevata preferenza dei risparmiatori internazionali per i titoli di debito. Sul mercato oggi sono ambiti i titoli di stato americani (come si rileva dalla crescita del dollaro rispetto all\u2019euro e alle valute dei paesi emergenti), malgrado lo squilibrio finanziario degli Stati Uniti. \u00c8 ragionevole pensare che degli &#8220;European Bonds&#8221; espressi in euro sarebbero ancor pi\u00f9 ambiti. Le emissioni dovrebbero servire per il finanziamento di investimenti in infrastrutture e in capitale umano secondo gli obiettivi di Lisbona. Si potrebbe immaginare due sezioni del &#8220;Bilancio europeo&#8221;. Una riguarderebbe il conto capitale e i proventi delle emissioni per finanziare il &#8220;Piano&#8221; andrebbero iscritti in questa sezione.<\/p>\n<p>Un\u2019altra sezione, per non modificare le regole attuali dell\u2019Unione, potrebbe invece risultare in pareggio. In questa confluirebbero le spese per beni pubblici europei e per i trasferimenti con finalit\u00e0 redistributive, le quali verrebbero finanziate con risorse proprie. Le fonti di risorse proprie (che oggi sono sostanzialmente limitate ad una parte piccola dell\u2019Iva dei paesi dell\u2019Unione) dovrebbero aumentare e una quota maggiore di ora dovrebbe essere destinata a finalit\u00e0 redistributive e al pagamento del servizio del debito, mentre una quota minore dovrebbe essere destinata all\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>L\u2019Europa finora ha goduto dei benefici dell\u2019Unione monetaria in termini di stabilit\u00e0 monetaria e (per paesi come l\u2019Italia) di disciplina in tema di riequilibrio della Finanza pubblica, ma l\u2019Unione monetaria e la forza finanziaria che l\u2019euro ha acquisito sui mercati internazionali non hanno dato i risultati sperati in termini di crescita del prodotto e del prodotto pro-capite. La creazione di un &#8220;Piano per lo sviluppo&#8221; lungo le linee tratteggiate pu\u00f2 contribuire a far cambiare rotta. \u00c8 un progetto complesso dal punto di vista politico, sia per la devolution di poteri dei singoli paesi nei confronti dell\u2019Unione, sia per la definizione delle procedure politiche che definiscano in concreto i contenuti degli investimenti, ma le sfide poste dalla bassa crescita tendenziale dell\u2019economia europea e dalla recessione incombente sono pressanti.<\/p>\n<p>A questi due scopi del Piano se ne aggiunge un terzo: sollevare gli Usa dalla funzione di assorbimento degli avanzi commerciali (e quindi dell\u2019eccesso di risparmio sugli investimenti) dei paesi emergenti. Una politica macroeconomica che al contempo risolva il problema delle <i>global imbalances <\/i>e svolga la funzione di creatore di domanda effettiva a livello globale \u00e8 compito di una governance sovranazionale. Senza un\u2019area che svolga da &#8220;acquirente di ultima istanza&#8221; la crescita dell\u2019economia globale e dei paesi emergenti rischia di declinare. Questa funzione \u00e8 stata svolta per tutto il dopoguerra esclusivamente dagli Usa. Oggi quel compito di &#8220;acquirente mondiale di ultima istanza&#8221; deve essere pi\u00f9 uniformemente distribuito a livello globale. Allo stato attuale la politica monetaria internazionale \u00e8 fatta da Cina e Usa, mentre l\u2019Europa, malgrado sia l\u2019area economica in maggiore equilibrio macroeconomico, non giuoca alcun ruolo. La ragione risiede nel fatto che gli stati europei si comportano ancora come piccoli stati il cui obiettivo \u00e8 solo quello di avere individualmente un avanzo esterno.<\/p>\n<p>La soluzione delle <i>macro-imbalances<\/i> richiede interventi congiunti di pi\u00f9 paesi: rivalutazione cinese del Renmimbi e aumento della spesa interna cinese, riduzione del deficit interno americano pubblico e privato, aumento della spesa interna europea. Lo stimolo di bilancio europeo non conviene che sia ottenuto a livello dei singoli paesi perch\u00e9 i rapporti debito pubblico-Pil dei vari paesi sono molto diversi e conviene che gli <i>outliers <\/i>come l\u2019Italia correggano la propria situazione debitoria, altrimenti la sopravvivenza dell\u2019euro pu\u00f2 essere messa a rischio. Diverso \u00e8 il discorso qualora venga istituito un Tesoro europeo che, adottando una politica di stimolo di bilancio, tenga l\u2019economia europea ad un livello di domanda interna abbastanza elevato e che, creando disavanzo esterno, contribuisca a sollevare gli Usa dalla manovra di riequilibrio delle <i>global imbalances <\/i>che ora grava solo sulle spalle dell\u2019economia americana.<\/p>\n<p><i>Ferdinando Targetti \u00e8 professore di Politica Economica presso la facolt\u00e0 di Economia dell\u2019Universit\u00e0 di Trento.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com In presenza di libert\u00e0 di movimenti di capitali i problemi di stabilit\u00e0 finanziaria e di equilibrio macroeconomico mondiale, non possono essere risolti a livello nazionale. A fronte di mercati internazionalizzati, il semplice coordinamento \u00e8 insufficiente, bisogna passare ad un livello di governo sovranazionale. 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