{"id":63958,"date":"2009-02-13T10:47:47","date_gmt":"2009-02-13T09:47:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63958"},"modified":"2017-11-03T15:39:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:08","slug":"speranze-ed-incognite-della-rivoluzione-energetica-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/speranze-ed-incognite-della-rivoluzione-energetica-di-obama\/","title":{"rendered":"Speranze ed incognite della rivoluzione energetica di Obama"},"content":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha preparato un documento su energia ed ambiente che capovolge la politica finora seguita dai petrolieri che avevano in George W. Bush uno dei pi\u00f9 forti paladini. Il documento affronta due temi scottanti: la sicurezza energetica e la riduzione dell&#8217;inquinamento locale e globale. Nel primo caso, l&#8217;obiettivo \u00e8 di ridurre in 10 anni del 50% le importazioni di petrolio, soprattutto di quelle che provengono dal Medio Oriente e dal Venezuela, con il duplice risultato di migliorare il deficit commerciale ed affrancare l&#8217;America dal rischio geopolitico di paesi antagonisti che non fanno mistero di voler &#8220;strangolare&#8221; gli Usa utilizzando l&#8217;arma energetica.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, l&#8217;obiettivo \u00e8 di stimolare l&#8217;industria americana a produrre impianti di energia a fonti rinnovabili e automobili ibridi o elettriche, riducendo le emissioni nelle grandi citt\u00e0, come vuole fare da tempo la California e riconvertendo un intero settore industriale, oggi in grave difficolt\u00e0 e cio\u00e8 quello dell&#8217;auto, sfruttando nuove tecnologie verdi, creando pi\u00f9 posti di lavoro e pi\u00f9 opportunit\u00e0 per il futuro.<\/p>\n<p>Un futuro che per Barack Obama dovr\u00e0 essere sempre &#8220;pi\u00f9 verde&#8221; perch\u00e9 il mondo, e l&#8217;America soprattutto, devono ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili e devono combattere le emissioni di gas serra e tutte le altre forme di inquinamento che causano danni all&#8217;uomo ed alla natura.<\/p>\n<p><b>Il piano del Congresso<\/b><br \/>\nIl Congresso ha appena approvato un piano di 150 miliardi di dollari per creare 500.000 nuovi posti di lavoro nello sviluppo delle fonti rinnovabili (sole, vento e agricoltura), per aumentare l&#8217;efficienza energetica in 2 milioni di case e nel 75% degli edifici federali e per dare incentivi al settore automobilistico a cui verranno imposti nuovi standard ambientali. Nuove auto che non inquinano, ma sopratutto, che riescono ad essere pi\u00f9 efficienti, con bassi consumi di carburante per ogni miglia percorsa.<\/p>\n<p>Obama vuole infatti che entro 3 anni si passi da un consumo di 27 miglia per gallone di benzina a 35 miglia per gallone. Sostanzialmente il consumo di una media vettura europea, e ci\u00f2 spiega anche il recente accordo fra Fiat e Chrysler per realizzare in Usa i modelli italiani che costano e consumano meno. Ma anche auto ibride che utilizzano motori elettrici o motori dual-fuel. Ma la rivoluzione &#8220;verde&#8221; di Obama non si ferma alla fonti rinnovabili ed alle auto, che rimangono due punti importanti. Essa prevede finanziamenti alle imprese che adottino tecnologie innovative, a basso consumo energetico ed a basso tasso di emissioni; prevede lo sviluppo dei biocarburanti ed un sistema di &#8220;cap and trade&#8221; per ridurre le emissioni di gas serra dell\u201980% entro il 2050.<\/p>\n<p>Si tratta, \u00e8 vero, di un piano in gran parte ancora non definito, in cui ci sono anche soluzioni di vecchio stampo, per ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti, come l&#8217;aumento della produzione interna di idrocarburi con l&#8217;esplorazione e lo sviluppo di nuove aree in terra ed in mare e lo sviluppo del nucleare.<\/p>\n<p><b>Un segnale importante<\/b><br \/>\nLa conversione degli Stati Uniti ad un atteggiamento pi\u00f9 vicino a quello europeo, dall&#8217;atteggiamento verso il Protocollo di Kyoto alle posizioni vicine a quelle della California, con limiti stringenti alla circolazione delle auto nelle grandi citt\u00e0, \u00e8 un fatto molto importante per una nazione che si \u00e8 sempre posta come &#8220;leader&#8221; nel settore dell&#8217;energia dal punto di vista economico, politico e tecnologico.<\/p>\n<p>Inoltre, l&#8217;energia \u00e8 sempre stata un tema centrale nella politica estera americana, caratterizzata, nell&#8217;ultimo decennio, da interventi di vario tipo nel Medio Oriente volti a garantire stabilit\u00e0 ad un importante e strategico bacino petrolifero, da cui la stessa America trae i suoi principali rifornimenti energetici.<\/p>\n<p>Anche se questi temi di politica estera non sono stati ancora toccati, non \u00e8 di poco conto osservare che la sicurezza energetica per Obama, deriva pi\u00f9 da una rivoluzione interna, basata su consumi efficienti e fonti interne di energia, che da accordi petroliferi &#8220;rischiosi&#8221; con Paesi Opec che tendono a condizionare la stabilit\u00e0 dei mercati, le politiche estere e la credibilit\u00e0 dell&#8217;Occidente. Il caso Iraq e l&#8217;evoluzione di altre situazioni geografiche molto delicate in Medio Oriente potrebbero quindi trovare nuove soluzioni e nuovi sbocchi in una visione diversa del problema energetico da parte della nuova amministrazione americana.<\/p>\n<p>L&#8217;attuazione di questo nuovo programma energetico-ambientale americano, non sar\u00e0 comunque facile. Anche se Obama ha una buona maggioranza al Congresso e pu\u00f2 contare ora su un largo appoggio della stampa e di quasi tutti gli <i>stakeholders<\/i>, non bisogna credere che i vecchi interessi e le lobbies petrolifere siano morte, soprattutto in alcuni ambienti del Congresso.<\/p>\n<p>Per avere successo e realizzare il nuovo sogno americano di una economia verde ed efficiente, in grado di fare da traino ad un Europa stanca e disunita su quasi tutti i suoi obiettivi, Obama dovr\u00e0 quindi fare i conti con alcuni strati dell&#8217;industria petrolifera, meccanica e automobilistica americana, e con alcuni parlamentari recalcitranti, ancorati a vecchi interessi consolidati.<\/p>\n<p><b>Le spine nel fianco<\/b><br \/>\nCi sono inoltre all&#8217;orizzonte due nuovi pericoli per l&#8217;ambizioso programma energetico di Obama.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 il crollo del prezzo del petrolio che potrebbe cambiare i vantaggi economici di una energia tutta rinnovabile e soprattutto potrebbe rendere meno urgente il cambiamento verso una maggiore efficienza energetica. Se la benzina \u00e8 tornata a costare negli Stati Uniti 2,50 dollari al gallone contro i 4 dollari di sei mesi fa, l&#8217;americano medio potrebbe riprendere la sua vecchia auto, senza cambiarla, e ricominciando a &#8220;macinare&#8221; chilometri e chilometri, senza la preoccupazione dell&#8217;efficienza e delle emissioni del suo mezzo di trasporto.<\/p>\n<p>Per evitare questo pericolo Obama dovr\u00e0 quindi far leva, oltre che su incentivi e detassazioni, anche su una regolamentazione pi\u00f9 severa, adottando nuovi standard obbligatori per auto, edifici, elettrodomestici e apparecchiature industriali.<\/p>\n<p>Il secondo pericolo \u00e8 la crisi economica in atto, la mancanza di credito e quindi di capitali per nuovi investimenti. Anche con incentivi fiscali e finanziari, il processo di ristrutturazione di interi settori, come quello dell&#8217;automobile, dell&#8217;edilizia, dell&#8217;industria petrolifera non sar\u00e0 rapido n\u00e9 indolore negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Occorrer\u00e0 tempo, pazienza e soprattutto costanza nel raggiungimento degli obiettivi posti. Non sar\u00e0 quindi facile il grande cambiamento &#8220;verde&#8221;, ma le premesse per questa nuova grande sfida ci sono tutte.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti \u00e8 in corso una grande rivoluzione culturale e politica che mette a nudo un modello di vita e di consumi superato. Da parte della maggior parte della popolazione americana c&#8217;\u00e8 una presa di coscienza che si pu\u00f2 e si deve cambiare per avere una economia pi\u00f9 sostenibile e minori rischi di crisi in futuro. C&#8217;\u00e8 anche la diffusa percezione che, dopo questa breve parentesi, i prezzi del petrolio e degli idrocarburi torneranno a salire, mettendo nuovamente in difficolt\u00e0 il consumatore medio ed il modello americano finora utilizzato.<\/p>\n<p>Obama ha &#8220;carisma&#8221;, interpreta bene i sentimenti della maggior parte della popolazione, soprattutto di quella a minor reddito, ha capacit\u00e0 decisionali e mediatiche e quindi non solo pu\u00f2 far &#8220;sognare&#8221;, ma pu\u00f2 anche concretamente &#8220;realizzare&#8221; il &#8220;New Deal&#8221; che porti l&#8217;America ai tempi di Roosvelt e di Kennedy, quando il Paese era una grande potenza militare, ma, sopratutto, era una grande ed efficiente potenza economica, presa a paragone da tutti gli altri paesi dell&#8217;Occidente. Gli uomini che ha scelto per questa rivoluzione verde, gli obiettivi che si \u00e8 dato, ed i passi che ha compiuto nelle prime settimane, lasciano ben sperare. Il cammino \u00e8 lungo, ma la direzione intrapresa sembra essere quella giusta (we can).<\/p>\n<p><i>Edgardo Curcio \u00e8 Presidente dell\u2019Associazione Italiana Economisti dell&#8217;Energia<\/i><\/p>\n<p>Sul tema vedi anche:<\/p>\n<p>S. Casertano: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1059\" target=\"blank\"><b><u>Le insidie del ribasso del petrolio<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Testo del <a href=\"http:\/\/www.astrid-online.it\/Clima--ene\/Studi--ric\/Remarks-by-the-President-Obama_climate-change_26_01_09.pdf\" target=\"blank\"><b><u>discorso del Presidente Obama<\/u><\/b><\/a> sull\u2019indipendenza energetica e sui cambiamenti climatici, 26 gennaio 2009.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha preparato un documento su energia ed ambiente che capovolge la politica finora seguita dai petrolieri che avevano in George W. Bush uno dei pi\u00f9 forti paladini. 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