{"id":63960,"date":"2008-11-26T10:49:41","date_gmt":"2008-11-26T09:49:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63960"},"modified":"2017-11-03T15:39:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:20","slug":"il-fmi-e-la-banca-mondiale-le-riforme-delle-istituzioni-finanziarie-internazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/il-fmi-e-la-banca-mondiale-le-riforme-delle-istituzioni-finanziarie-internazionali\/","title":{"rendered":"Il Fmi e la Banca mondiale: le riforme delle istituzioni finanziarie internazionali"},"content":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com<br \/>\nLa missione futura del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale (Bm) \u00e8 destinata a cambiare. La Banca, che inizialmente finanziava prevalentemente infrastrutture, dagli anni \u201990, si \u00e8 indirizzata alla lotta alla povert\u00e0 nei Pvs. La Banca dovr\u00e0 continuare lungo questa strada e affiancare l\u2019Onu nella realizzazione del programma di lotta alla povert\u00e0 noto come il Millennium Development Goals, che non sta rispettando le tappe che si \u00e8 dato. L\u2019attuale crisi finanziaria sta indirizzando il centro dell\u2019interesse politico internazionale verso i lavoratori, i consumatori e i contribuenti dei paesi sviluppati, ma sarebbe un grave errore trascurare le popolazioni e i paesi pi\u00f9 poveri che finiscono con il pagare una crisi che non hanno minimamente contribuito a creare. <\/p>\n<p>La globalizzazione e la crisi che viene vista come una sua degenerazione, necessitano di una legittimazione etica. Dimenticare i pi\u00f9 poveri del mondo genererebbe un grave senso di ingiustizia, di insicurezza politica e di sfiducia nelle capacit\u00e0 dei paesi ricchi di guida dell\u2019economia mondiale e di redistribuzione a livello mondo dei benefici della globalizzazione. <\/p>\n<p>I paesi del G7 e i paesi Ocse devono rispettare gli impegni presi in termini di aiuti verso i paesi pi\u00f9 poveri, mentre molti di loro e l\u2019Italia in primis, sono fuori rotta. In futuro, la Banca dovr\u00e0 sempre di pi\u00f9 indirizzare la propria attivit\u00e0 verso economie esterne, con un carattere ancor pi\u00f9 globale, come il potenziamento del capitale umano nei Pvs, la lotta alle epidemie e l\u2019assistenza tecnica in campo ambientale.<\/p>\n<p>Il Fmi, nei primi decenni della sua attivit\u00e0, dal dopoguerra alla crisi petrolifera, ha svolto la funzione del supervisore delle regole del gioco stabilite a Bretton Woods, che significava il mantenimento di cambi fissi: svolgeva una sorveglianza multilaterale e svolgeva la funzione di intermediario finanziario tra i sottoscrittori del Fondo e i paesi che non riuscivano a mantenere il cambio con politiche restrittive. Con la fine del regime di cambi fissi nel 1971 la sua funzione di intermediario finanziario fu svolta prendendo a prestito dai paesi in surplus e prestando ai paesi che subivano maggiormente lo shock petrolifero. <\/p>\n<p>Negli anni \u201980 e primi \u201990 perse la sua funzione di supervisore globale delle regole del gioco per concentrare la sua attivit\u00e0 nei confronti dei paesi emergenti colpiti da shock, concedendo loro prestiti condizionati all\u2019adozione di politiche di riequilibrio finanziario e di liberalizzazione dei mercati. Con gli anni \u20182000 anche questa funzione and\u00f2 evaporando perch\u00e9 molti paesi emergenti crescevano senza la necessit\u00e0 dell\u2019intervento del Fondo: alcuni perch\u00e9 crescevano con attivo di bilancia commerciale, altri perch\u00e9, pur essendo in disavanzo, preferivano ricorrere al sostegno finanziario di fondi sovrani di paesi emergenti in attivo che non ai prestiti condizionati del Fondo.<\/p>\n<p>La missione del Fondo degli anni \u20182000 dovr\u00e0 avere una nuova valenza: il Fondo dovr\u00e0 tornare ad esercitare una funzione di supervisione globale di regole che i paesi leader si dovranno dare; inoltre bisogner\u00e0 definire su quali risorse potr\u00e0 contare. Come supervisore lo scopo che il Fondo dovrebbe darsi \u00e8 duplice: uno \u00e8 quello di segnalare le perturbazioni finanziarie nei mercati internazionali e di meglio comprendere le connessioni tra finanza ed economia reale, l\u2019altro quello di indicare ai paesi quali sono i loro tassi di cambio di equilibrio e quali le politiche da mettere in pratica per non pregiudicare la stabilit\u00e0 esterna. Questi due compiti sono tecnicamente e politicamente molto complessi. <\/p>\n<p>Prendendo un cambio bilaterale tra le monete di due stati (il compito ovviamente si complica se i paesi considerati sono pi\u00f9 di due), la responsabilit\u00e0 di uno squilibrio pu\u00f2 ricadere sul paese che ha la propria moneta sottovalutata rispetto alla parit\u00e0 d\u2019equilibrio o sul paese che ce l\u2019ha sopravalutata. Prendendo il semplice caso di Usa e Cina si avr\u00e0 che gli americani sosterranno che tocca ai cinesi porre in essere le politiche appropriate visto che il renminbi \u00e8 sottovalutato a motivo sia dell\u2019eccesso di risparmio cinese, sia delle decisioni della Banca centrale cinese che impedisce una libera fluttuazione del cambio. I cinesi, dal canto loro, desiderano procrastinare il modello di sviluppo tirato dalle esportazioni sensibili al prezzo e sosterranno che l\u2019onere dell\u2019aggiustamento spetti alle autorit\u00e0 americane in quanto responsabili del disavanzo esterno del loro paese a motivo del deficit del bilancio federale e della propensione negativa al risparmio delle famiglie, frutto a sua volta di una politica monetaria espansiva di lungo periodo. Le global imbalances che derivano dall\u2019esistenza di questa situazione perdurano nel tempo perch\u00e9 la Banca centrale cinese utilizza il credito che le deriva dai suoi attivi di bilancia dei pagamenti per acquistare titoli del debito americano, ma sono foriere di squilibri che si cumulano nel tempo. Il Fmi propende per la libera fluttuazione del renminbi, ma essendo sempre stato visto come egemonizzato dal Tesoro degli Stati Uniti, non ha potuto spingersi fino a chiedere alla Cina un cambiamento radicale nella politica del cambio. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 il Fmi venga visto come un\u2019autorit\u00e0 super partes, capace di coordinare e monitorare le varie politiche nazionali, esso deve acquistare in autonomia e in rappresentativit\u00e0 e queste possono essere ottenute solo con una governance diversa. La revisione della governance del Fondo, quindi, \u00e8 cruciale sia per aumentarne la rappresentativit\u00e0 e la legittimit\u00e0, sia per rendere le sue indicazioni pi\u00f9 ascoltate e la sua azione pi\u00f9 efficace. Oggi americani ed europei hanno quasi la met\u00e0 dei diritti di voto (16.79% gli americani e 32.09% gli europei). La Russia pesa solo per il 2.7%, poco pi\u00f9 del Belgio che conta per il 2.02% che, a sua volta, pesa pi\u00f9 del Brasile cui spetta l\u20191.38%. Quarantatre paesi africani pesano il 4.4% e la sola Francia il 4.86%. Sarebbe necessario introdurre, almeno per un piccolo numero di scelte cruciali, la doppia maggioranza in modo che le decisioni vengano prese non solo in base alle quote (che dovranno pure essere riviste alla luce della forte crescita dei paesi emergenti), ma anche sulla base di una maggioranza numerica di paesi. La seconda riforma da attuare \u00e8 quella di rendere pi\u00f9 ampio il numero di paesi chiamati a collaborare in caso di crisi finanziarie internazionali. Nel passato la politica del Fondo \u00e8 stata fortemente influenzata dagli Stati Uniti. Oggi questa egemonia non ha pi\u00f9 senso, tenuto conto che i paesi in surplus si trovano in Asia e nei paesi petroliferi. <\/p>\n<p>A questa impostazione molto \u201cpolitica\u201d del Fondo (paladino Strauss-Kahn) se ne affianca un\u2019altra pi\u00f9 \u201cdi mercato\u201d (Michael Bordo and Harrold James sul FT del 21 ottobre) che vede il Fondo come un\u2019istituzione adibita alla stabilizzazione dei mercati finanziari (le due possono essere complementari). Esso dovrebbe rafforzare la sua natura di intermediario finanziario. I paesi in avanzo dovrebbero contribuire con la maggioranza dei loro surplus alla dotazione di fondi del Fmi, il quale sarebbe in condizione di fronteggiare gli attacchi speculativi contro i paesi in attivo e quelli in passivo e contro le istituzioni finanziarie. L\u2019azione stabilizzatrice avrebbe un effetto benefico sull\u2019economia mondiale e favorirebbe gli interessi dei proprietari delle riserve valutarie. Anche in questo caso tuttavia sarebbe necessaria una riforma della governance che facesse apparire questa istituzione assi pi\u00f9 lontana di ora dagli interessi americani e che fugasse i dubbi che le azioni siano intraprese esclusivamente per sostenere il dollaro.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2 il Fondo Monetario e il Financial Stability Forum dovrebbero dar vita ad una Istituzione permanente che svolga un\u2019azione di suggerimento e di coordinamento delle attivit\u00e0 di regolazione bancaria a livello mondo. Dovrebbe individuare le misure di trasparenza e responsabilit\u00e0 bancaria: definire i limiti alla detenzione di titoli strutturati nei portafogli di intermediari bancari e finanziari; l\u2019identificazione del valore dei titoli strutturati, che dovrebbero rispondere a standard tali in modo che il loro valore sia pi\u00f9 facilmente definibile di quanto non lo sia oggi. Dovrebbe individuare i requisiti di capitale per le banche, i vincoli di liquidit\u00e0 e le modalit\u00e0 di ricorso alla leva finanziaria. Dovrebbe regolamentare le societ\u00e0 di rating: la loro situazione concorrenziale &#8211; sono pochissime a livello mondo; e i loro conflitti di interesse &#8211; esse danno una valutazione ai titoli che sono acquisiti dalle stesse banche a cui devono dare un rating.<\/p>\n<p>La crisi finanziaria che stiamo vivendo pu\u00f2 accelerare i tempi della Storia e rendere politicamente fattibile ci\u00f2 che in condizioni normali non lo \u00e8. Idee di riforma del sistema regolatorio del Fmi furono avanzate anche dopo la crisi messicana e asiatica negli anni \u201990, ma poi, passata la crisi, non se ne fece pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>I problemi globali si intersecano fra loro: migrazioni, energia, sicurezza alimentare, mutamenti ambientali, la stabilizzazione di paesi fragili e sconvolti da conflitti sono questioni economiche di fondo di pari importanza degli equilibri finanziari e del libero commercio. Anche le aree povere e in via di sviluppo, come l\u2019Africa, possono pi\u00f9 facilmente diventare oggetto di azioni politiche globali se inserite in un approccio pi\u00f9 generale ai problemi e in questa logica di governo multipolare della globalizzazione. L\u2019intreccio di questi problemi coinvolge un numero di aree economiche maggiori di prima: non esiste pi\u00f9 nel panorama economico mondiale un semplice terzetto di attori: Usa, Europa e Giappone. L\u2019emergere di nuove aree rende il G7+1 inadeguato. Deve essere ampliato in modo da tener conto delle nuove realt\u00e0 economiche e geopolitiche emergenti. Un nuovo gruppo-leader deve includere, oltre agli attuali membri del G7 e la Russia, il Brasile, la Cina, l\u2019India, il Messico, l\u2019Arabia Saudita e il Sudafrica.<\/p>\n<p>Data l\u2019interdipendenza dei fenomeni di cui si \u00e8 detto questo nuovo gruppo-leader dovrebbe svolgere la funzione di coordinatore dei lavori che le varie istituzioni di settore (Fmi allargato al Financial Stability Forum, Banca Mondiale, Wto, Ilo) continuerebbero a svolgere. Il suo scopo dovrebbe essere quello di prevenire i fenomeni, anzich\u00e9 rincorrerli, come \u00e8 stato fatto con l\u2019attuale crisi finanziaria. Questo nuovo multilateralismo dovrebbe rafforzare la cultura della cooperazione ed essere finalizzato alla soluzione pragmatica di problemi interconnessi, soprattutto se questi presentano forti diseconomie esterne (ambiente), se richiedono soluzioni multilaterali (accordi di libero scambio) e se non sono risolvibili con politiche nazionali (crisi finanziarie e global imbalances).<\/p>\n<p>Ferdinando Targetti \u00e8 professore di Politica Economica presso la facolt\u00e0 di Economia dell\u2019Universit\u00e0 di Trento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com La missione futura del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale (Bm) \u00e8 destinata a cambiare. 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