{"id":63964,"date":"2009-07-10T10:53:09","date_gmt":"2009-07-10T08:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63964"},"modified":"2017-11-03T15:38:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:46","slug":"somalia-le-speranze-stanno-svanendo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/somalia-le-speranze-stanno-svanendo\/","title":{"rendered":"Somalia, le speranze stanno svanendo"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Con questo articolo prende avvio una nuova collaborazione tra AffarInternazionali e l\u2019<a href=\"http:\/\/www.crisisgroup.org\/home\/index.cfm\" target=\"_blank\"><u>International Crisis Group<\/u><\/a>, centro studi internazionale specializzato nella prevenzione dei conflitti<\/span><\/i>.<br \/>\nLa situazione di grave pericolo in cui versa la Somalia \u00e8 stata rimarcata un paio di settimane fa dall&#8217;assassinio del Ministro per la Sicurezza Omar Hashi Aden. Siamo al punto che notizie come queste non riescono neanche ad aumentare il livello di disperazione del paese. Durante la conferenza stampa con il leader libico Muammar Gheddafi del mese scorso, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha chiesto azioni forti e immediate nel Corno d\u2019Africa. Se si volesse seriamente dare seguito a questi propositi si dovrebbe cominciare dalla Somalia.<\/p>\n<p><b>Rischio escalation<\/b><br \/>\nLa crescente violenza nella Somalia del sud e in particolare nella capitale Mogadiscio, anch&#8217;essa profondamente segnata dal conflitto, rischia di mettere a repentaglio i pur modesti risultati politici faticosamente raggiunti a partire dallo scorso dicembre. Se non saranno adottati provvedimenti condivisi e urgenti che possano porre fine alle violenze, la probabilit\u00e0 che il paese scivoli in un vero e proprio conflitto civile \u00e8 alta. C&#8217;\u00e8 il rischio che il numero di rifugiati somali, cos\u00ec come l\u2019estremismo violento in uscita dalla Somalia, crescano ancora.<\/p>\n<p>La dimensione e la ferocia dei nuovi scontri tra il governo transitorio e le fazioni islamiste pi\u00f9 estreme che vi si oppongono non ha precedenti, neanche per gli standard somali. Pi\u00f9 di 200.000 civili sono sfollati a causa dei combattimenti a Mogadiscio e dintorni, in centinaia sono stati uccisi e migliaia risultano feriti. I combattimenti si sono estesi a zone che non erano state sfiorate dalla violenza neanche nei peggiori momenti degli scontri degli ultimi tre anni, fino ad arrivare a regioni centrali tradizionalmente meno violente, come l\u2019Hiiran e Galguduud, diventate teatro di aspri scontri tra le truppe pro-governative del movimento di Ahl al-Sunnah wal Jama\u2019ah e gli estremisti di Al-Shabaab.<\/p>\n<p>L\u2019enorme ondata di profughi civili, particolarmente massiccia a Mogadiscio, sta aggravando la terribile crisi umanitaria. Ne ha fortemente risentito la capacit\u00e0 di operare delle agenzie di aiuto: \u00e8 il prevedibile risultato di una politica contraddistinta da una serie di passi falsi e opportunit\u00e0 mancate.<\/p>\n<p>Gli ultimi sei mesi hanno offerto alla Somalia la rara possibilit\u00e0 di ri-orientare ed espandere il processo di pace, e raggiungere un accordo di pacificazione politica che fosse duraturo. Una serie di sviluppi politici e militari favorevoli, avvenuti in rapida successione, hanno rappresentato una novit\u00e0 che sembrava offrire un margine di speranza per il futuro.<\/p>\n<p><b>Una riconciliazione subito abortita<\/b><br \/>\nLo scorso dicembre, il Presidente del governo transitorio, gi\u00e0 fortemente impopolare, subiva delle forti pressioni a lasciare il proprio incarico. L\u2019Etiopia calava il sipario sull\u2019intervento militare, durato due anni e fin dall\u2019inizio destinato al fallimento, che ha contribuito all\u2019ulteriore radicalizzazione del paese e ad aumentare il sostegno per gruppi militari islamici come Al-Shabaab. Il processo di pace di Gibuti culminava in un pacifico accordo tra il governo transitorio e la fazione dell\u2019Alleanza per la ri-liberazione della Somalia guidata dallo sceicco Sharif Sheikh Ahmed. Successivamente, una sessione comune ed allargata del Parlamento, lo acclamava presidente. La speranza era che la sua connotazione di islamico lo avrebbe aiutato a riconciliarsi con i suoi ex compagni di militanza che si erano opposti alla conferenza di Gibuti. Tra le sue prime mosse figuravano il trasferimento a Mogadiscio e l&#8217;avvio di trattative sotterranee con i pi\u00f9 potenti leader insurrezionali, grazie all\u2019intercessione di personalit\u00e0 di spicco di varie comunit\u00e0 locali e a un gruppo di capi islamici provenienti dal Golfo.<\/p>\n<p>Adesso per\u00f2 \u00e8 chiaro che Sharif ha iniziato tale dialogo con scarsi mezzi e senza la necessaria preparazione. Anzitutto, ha sottovalutato la forte antipatia personale e la diffidenza che suscitava presso i suoi ex-compagni di militanza, da cui veniva considerato un traditore. In secondo luogo, Sharif non aveva in realt\u00e0 molto da offrire in vista di un accordo, e anche dal punto di vista militare la sua posizione era debole. Alle fazioni militanti, che grazie a una serie di vittorie militari gi\u00e0 controllavano indisturbate vaste aree della Somalia centrale e del sud, non veniva offerto alcun incentivo al compromesso (le truppe etiopi si erano gi\u00e0 ritirate per decisione autonoma).<\/p>\n<p>In ultimo, Sharif stava operando al buio in assenza di un consenso internazionale a un processo di pace inclusivo anche nei confronti delle frange militanti. Mentre alcuni governi sostenevano questa prospettiva, altri preferivano impegnarsi in maniera pi\u00f9 selettiva. Lo stesso inviato dell&#8217;Onu, Ahmedou Ould-Abdallah, \u00e8 apparso titubante sulla strategia da adottare.<\/p>\n<p><b>Le esitazioni della comunit\u00e0 internazionale<\/b><br \/>\nI contatti con il leader miliziano Hassan Dahir Aweys sono stati particolarmente danneggiati da tali ambiguit\u00e0. Oltre alla vaga promessa che il governo transitorio e i governi arabi avrebbero insistito per rimuovere il suo nome dalle liste americane dei finanziatori terroristi esteri, nient\u2019altro \u00e8 stato offerto ad Aweys. Era dunque inevitabile che questi avrebbe visto nella sbandierata strategia di riconciliazione solo un modo per ottenere a basso prezzo il suo appoggio al governo transitorio. Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi che Aweys si sia alla fine dimostrato solo un \u201cguastatore\u201d.<\/p>\n<p>Considerata la gravit\u00e0 e la complessit\u00e0 della crisi somala, \u00e8 normale che la comunit\u00e0 internazionale continui a rimanere perplessa. Nonostante ci\u00f2, non agire sarebbe comunque imperdonabile e fortemente irresponsabile, data la piega assunta dalla crisi. Oggi, la comunit\u00e0 internazionale ha bisogno di rinvigorire il processo di pace per cercare di far breccia nelle fila dei militanti, offrendo un accordo che possa conquistarne il favore. Un primo passo sarebbe la ripresa del dialogo tra il governo transitorio e le milizie in una localit\u00e0 neutrale. Si tratta innanzitutto di discutere i termini per un cessate il fuoco che garantisca incolumit\u00e0 ai civili e la sicurezza dei corridoi per gli aiuti umanitari.<\/p>\n<p>Azioni ritardate o inadeguate potrebbero favorire l\u2019aggravarsi della situazione somala, la crescita del numero dei militanti estremisti e minacciare anche altri paesi oltre a quelli del Corno d\u2019Africa. Opzioni, dunque, da non prendere in considerazione.<\/p>\n<p><i>Daniela Kroslak \u00e8 Vicedirettrice del Programma Africa ed Andrew Stroehlein \u00e8 Direttore per le comunicazioni all\u2019International Crisis Group<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Guglielmi: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1084\" target=\"blank\"><b><u>Il ritiro etiope dalla Somalia e il ritorno delle Corti islamiche<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo articolo prende avvio una nuova collaborazione tra AffarInternazionali e l\u2019International Crisis Group, centro studi internazionale specializzato nella prevenzione dei conflitti. La situazione di grave pericolo in cui versa la Somalia \u00e8 stata rimarcata un paio di settimane fa dall&#8217;assassinio del Ministro per la Sicurezza Omar Hashi Aden. 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