{"id":63967,"date":"2008-12-17T10:55:40","date_gmt":"2008-12-17T09:55:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63967"},"modified":"2017-11-03T15:39:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:16","slug":"il-libano-in-attesa-delle-elezioni-di-maggio-quali-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/il-libano-in-attesa-delle-elezioni-di-maggio-quali-prospettive\/","title":{"rendered":"Il Libano in attesa delle elezioni di maggio: quali prospettive?"},"content":{"rendered":"<p>Il panorama politico libanese \u00e8 oggi caratterizzato da alleanze meramente tattiche, ideologicamente incomprensibili, conseguenza delle profonde rivalit\u00e0 che intercorrono tra le comunit\u00e0 religiose e tra le famiglie politiche all\u2019interno delle stesse comunit\u00e0. In un clima reso instabile da autobombe, assassinii mirati, scontri e rapimenti, \u00e8 difficile far sedere attorno a un tavolo le diverse anime di un paese perennemente sull\u2019orlo della guerra civile senza un collante che le tenga insieme.<\/p>\n<p>Il collante per\u00f2 esiste, ed \u00e8 la resistenza a Israele, patrimonio di tutte le forze politiche. Accenti e obiettivi sono differenti; ad eccezione di Hezbollah e dei suoi alleati, si tratta spesso di mera retorica. In ogni caso, Israele \u00e8 unanimemente riconosciuto come il nemico nazionale.<\/p>\n<p>Nel corso dei primi due incontri ufficiali tra i rappresentanti dei due paesi, il 16 settembre e il 5 novembre scorsi, l\u2019argomento all\u2019ordine del giorno \u00e8 stato appunto l\u2019adozione di una strategia di sicurezza condivisa che abbia come perno la resistenza. Ma qui le posizioni sono tornate ad essere inconciliabili. Il blocco antisiriano denominato \u201c14 Marzo\u201d &#8211; uscito gravemente ridimensionato dalla crisi di maggio scorso &#8211; vuole il disarmo di Hezbollah, considera la sua armata parallela un vulnus alla sovranit\u00e0 dello Stato centrale e rifiuta la proposta avanzata dal generale maronita Michel Aoun di regolarizzare i miliziani sciiti integrandoli nelle forze armate libanesi (<i>Lebanese Armed Forces, LAF<\/i>).<\/p>\n<p>Anche il ruolo in Libano delle potenze regionali \u00e8 motivo di disaccordo. Hezbollah e i suoi alleati puntano a un coinvolgimento attivo di Damasco e Teheran nelle questioni legate alla sicurezza, mentre il movimento 14 Marzo guarda a Siria e Iran con grande sospetto. In occasione del terzo round dei colloqui, previsto per il 21 dicembre, il raggruppamento 14 Marzo dovrebbe presentare una proposta alternativa a quella di Aoun. Gli ultimi sviluppi politici hanno per\u00f2 gi\u00e0 determinato l\u2019orientamento della strategia di sicurezza e sono un chiaro indice di dove tira oggi il vento nel paese dei cedri.<\/p>\n<p>Il presidente della Repubblica Michel Suleiman ha riaperto la via di Damasco recandosi in visita ufficiale dal presidente Bashar al-Assad, la prima visita ufficiale in Siria di una carica istituzionale libanese dall\u2019assassinio del premier libanese Rafik Hariri (attribuito alla Siria). A seguire le sue orme sono stati il ministro dell\u2019Interno Ziyad Baroud e il ministro dell\u2019Informazione Tarek Mitri. Importante \u00e8 stata la missione di Baroud, che ha siglato un accordo per la nascita di un comitato congiunto siro-libanese per il coordinamento nel campo della sicurezza.<\/p>\n<p>Nel mirino c\u2019\u00e8 soprattutto Israele, accusata di aver scatenato una guerra d\u2019intelligence in Libano per sabotare la riconciliazione nazionale. La nascita del comitato \u00e8 stata oggetto di critiche da parte del blocco antisiriano 14 Marzo, ma il premier Fouad Siniora ha difeso l\u2019operato del suo ministro. Le autorit\u00e0 libanesi hanno oltretutto salutato con favore il dispiegamento di circa mille soldati siriani al confine tra i due paesi. A completare il quadro \u00e8 giunto infine il patto sulla sicurezza della durata di cinque anni siglato da Suleiman a Teheran, che rafforza il ruolo di primo piano del regime khomeinista in Libano.<\/p>\n<p>Il leader del movimento 14 marzo Saad Hariri, figlio del premier assassinato, rimane cos\u00ec il principale bastione in Libano contro le ingerenze di Siria e Iran; il leader sunnita pu\u00f2 contare sulle <i>Lebanese Forces<\/i> e il <i>Partito della Falange<\/i>, entrambi maroniti, e sui drusi di Jumblatt, ma difficilmente riuscir\u00e0 a cambiare il corso degli eventi. Con l\u2019avvio di normali relazioni diplomatiche , il Libano potr\u00e0 via via acquisire una dimensione statuale indipendente dalla Siria, ma il regime di Assad continuer\u00e0 ad influenzare i suoi affari interni, al pari dell\u2019Iran che potr\u00e0 sempre fare affidamento su Hezbollah, sul generale Aoun e sul movimento popolare sciita Amal.<\/p>\n<p>Si \u00e8 ritornati cos\u00ec al famoso adagio di Henry Kissinger: \u201cdate il Libano alla Siria e avrete la pace nella regione\u201d. Della stessa opinione sembrano essere gli occidentali. Il presidente francese Sarkozy ha avviato lo sdoganamento di Damasco dall\u2019Asse del Male, coadiuvato dal ministro degli Esteri britannico Miliband, che alla corte di Assad ha annunciato un accordo per la cooperazione tra i servizi d\u2019intelligence. In attesa dell\u2019apertura ufficiale di Obama, la speranza \u00e8 di sottrarre Assad all\u2019abbraccio iraniano.<\/p>\n<p><b>Il nodo delle fattorie di Shebaa<\/b><br \/>\nAnche Hariri sa di non poter estromettere Damasco dagli affari libanesi e prende tempo, anteponendo a un\u2019apertura alla Siria l\u2019esito dell\u2019inchiesta dell\u2019Onu sull\u2019assassinio di suo padre Rafik. Un\u2019altra carta su cui punta Hariri per far uscire i suoi nemici allo scoperto \u00e8 l\u2019area dove sorgono le fattorie di Shebaa. Questo fazzoletto di 25 chilometri quadrati \u00e8 l\u2019unico territorio ancora sotto controllo israeliano dopo il ritiro a sud della linea blu tracciata nel 2000. Prima degli eventi del 1967 appartenevano alla Siria, ma i libanesi ne rivendicano il possesso e ad oggi sono l\u2019unico appiglio rimasto ad Hezbollah per giustificare la resistenza. Dal punto di vista di Hariri, basterebbe che Israele le consegnasse al Libano e il partito di Dio non avrebbe pi\u00f9 scuse per non disarmare. In realt\u00e0, la questione \u00e8 pi\u00f9 complicata.<\/p>\n<p>La Siria non ha mai espresso una posizione netta sull\u2019appartenenza delle fattorie, si \u00e8 sempre rifiutata di trovare un accordo con il Libano e ha piuttosto lasciato che Hezbollah facesse delle fattorie di Shebaa la bandiera della resistenza, agganciando la questione al pi\u00f9 ampio contenzioso con Israele per la restituzione delle alture del Golan. D\u2019altronde, Israele preferisce negoziare sulle fattorie proprio con la Siria, perch\u00e9 una pace separata con Beirut a spese di Damasco non sarebbe credibile. Lo stesso Suleiman ha dichiarato che il Libano sar\u00e0 l\u2019ultimo paese a firmare la pace con Israele, segno che la normalizzazione dei rapporti con Gerusalemme \u00e8 strettamente legata alla risoluzione del pi\u00f9 ampio conflitto arabo-israeliano. L\u2019avvio di colloqui, seppur indiretti, tra Siria e Israele pu\u00f2 essere considerato un passo in avanti in direzione di un accordo complessivo che nel lungo periodo sciolga anche il nodo delle fattorie.<\/p>\n<p>Tali sviluppi hanno messo in stato d\u2019allarme Hezbollah. I miliziani sciiti temono di restare da un momento all\u2019altro senza pi\u00f9 terre da rivendicare per giustificare la resistenza e il mancato disarmo. Ecco allora un portavoce di Hezbollah rivelare al <i>Daily Star<\/i> libanese l\u2019esistenza di un fantomatico accordo tra il governo di Beirut e l\u2019Onu secondo cui l\u2019attuale confine con Israele andrebbe modificato. \u201cLe organizzazioni terroriste sioniste \u2013 spiega al giornale il responsabile dell\u2019ufficio internazionale di Hezbollah \u2013 hanno spostato la linea di confine da dove era stato stabilito nel 1920 a una nuova linea nel 1923 che ha strappato al Libano sette villaggi e venti fattorie\u201d. Hezbollah ha cos\u00ec trovato le nuove terre da rivendicare, per le quali, magari, scatenare un nuovo conflitto con Israele. A quel punto, stretta tra due fuochi, che cosa far\u00e0 la missione Unifil?<\/p>\n<p><b>Il ruolo della nuova amministrazione Obama<\/b><br \/>\nIn un simile contesto gli Stati Uniti si muovono solo sullo sfondo. Il loro sostegno va naturalmente al blocco 14 Marzo, ma al momento non sembrano avere spazio d\u2019iniziativa politica. Non gli resta che concentrarsi sul consolidamento della partnership con le LAF per tenerle dalla loro parte in caso di scoppio di nuove ostilit\u00e0 tra gruppi rivali o contro Israele. Lo Stato ebraico non guarda certo con favore l\u2019assistenza alle forze armate libanesi da parte americana e anche europea, specie dopo il riconoscimento del diritto delle LAF di unirsi al popolo e alla resistenza nella difesa del territorio nazionale da un eventuale attacco israeliano. Ad Hezbollah e Aoun l\u2019assistenza degli occidentali alle LAF non dispiace, perch\u00e9 un giorno gli potrebbe tornare utile. La scelta d\u2019investire milioni di dollari e di euro per puntellare lo strumento militare libanese presenta dunque delle serie controindicazioni.<\/p>\n<p>Lo sbocco della fase di transizione successiva agli accordi di Doha avviati lo scorso anno saranno le elezioni parlamentari di maggio 2009. L\u2019adozione della nuova legge elettorale \u00e8 ancora al vaglio del parlamento. Il modello di riferimento per la riforma \u00e8 la legge del 1960 che impone la ridefinizione delle circoscrizioni elettorali in distretti pi\u00f9 piccoli. A trarne vantaggio dovrebbe essere Hezbollah, che punta a garantire alla comunit\u00e0 sciita una rappresentanza superiore a quella cristiana, specie nelle circoscrizioni dove l\u2019esito della competizione \u00e8 pi\u00f9 incerto. I maroniti saranno in ogni caso determinanti per i risultati finali. Se Aoun dovesse confermare l\u2019exploit del 2005, la coalizione guidata da Hezbollah e Amal potr\u00e0 ottenere la maggioranza dei due terzi necessaria a cambiare la ripartizione delle cariche istituzionali come sancita dalla costituzione. Aoun sta mettendo i cristiani del Libano al servizio di Hezbollah, Siria e Iran: i maroniti si sottrarranno a questo tentativo o preferiranno schierarsi con il pi\u00f9 forte?<\/p>\n<p><i>Emiliano Stornelli \u00e8 analista della Fondazione Magna Carta in materia di politiche di sicurezza, difesa e relazioni internazionali.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il panorama politico libanese \u00e8 oggi caratterizzato da alleanze meramente tattiche, ideologicamente incomprensibili, conseguenza delle profonde rivalit\u00e0 che intercorrono tra le comunit\u00e0 religiose e tra le famiglie politiche all\u2019interno delle stesse comunit\u00e0. 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