{"id":63971,"date":"2009-04-23T10:56:38","date_gmt":"2009-04-23T08:56:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63971"},"modified":"2017-11-03T15:38:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:59","slug":"obama-e-durban-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/obama-e-durban-ii\/","title":{"rendered":"Obama e Durban II"},"content":{"rendered":"<p>Per il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, il boicottaggio americano della Conferenza Onu sul razzismo \u00e8 stato un paradosso: \u201cNon vogliono ascoltare Ahmadinejad a Ginevra, ma vogliono parlarci. Rischia di essere un errore\u201d. La Francia difende cos\u00ec la sua linea: essere comunque a Ginevra. E insieme mette il dito sulla debolezza intrinseca dell\u2019apertura di Obama all\u2019Iran. Un momento, per\u00f2. Si potrebbe ribattere che neanche la delegazione francese ha ascoltato il comizio del leader iraniano: mentre Ahmadinejad parlava dalla tribuna di Ginevra, gli europei presenti hanno abbandonato la sala.<\/p>\n<p>Nel suo insieme, l\u2019Europa divisa non \u00e8 in condizioni di dare lezioni diplomatiche. E Kouchner dovrebbe sapere che Obama \u00e8 gi\u00e0 comunque in notevole difficolt\u00e0, mentre decide di aprire all\u2019Iran sulla questione nucleare e sulla stabilizzazione dell\u2019Afghanistan. Se il presidente della \u201cmano tesa\u201d ai regimi avversari avesse deciso di fare partecipare l\u2019America ai seguiti di Durban I, avrebbe diminuito \u2013 non certo rafforzato \u2013 il consenso interno alla propria svolta di politica estera. Una svolta per ora solo enunciata e per definizione molto delicata: la scommessa di Obama \u00e8 di non fare la fine di Carter, di non bruciarsi le dita (e l\u2019immagine) nel rapporto con Teheran.<\/p>\n<p>Per mettere la cosa in modo ancora pi\u00f9 esplicito: proprio perch\u00e9 sta tentando di cambiare approccio alla questione iraniana su questioni vere di sicurezza \u2013 nucleare, Afghanistan, Iraq &#8211; Obama ha scelto di compiere un classico \u201cre-balancing act\u201d, un gesto di riequilibrio. E lo ha fatto sul terreno meno costoso possibile: una conferenza inutile e prevedibilmente faziosa.<\/p>\n<p>Il nuovo presidente americano ha, come noto, deciso di sedersi, insieme agli europei, alla Cina e alla Russia, al tavolo delle trattative nucleari con Teheran. \u00c8 il tavolo che dovrebbe interessare a Kouchner. Se avesse aggiunto anche la partecipazione al tavolo di Durban, Obama si sarebbe trovato sovra-esposto. E avrebbe cos\u00ec bruciato in anticipo qualunque possibilit\u00e0 di tenere ancorata Israele. Proprio mentre sta fra l\u2019altro avviando un ennesimo tentativo di mediazione sulla questione medio-orientale, a lungo richiesto dagli europei.<\/p>\n<p>Insieme alla tattica c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. L\u2019assenza degli Stati Uniti (o dell\u2019Italia e della Germania) dal foro di Ginevra, non si \u00e8 basata su dichiarazioni di disprezzo delle Nazioni Unite, tipiche del primo mandato di George W. Bush. \u00c8 stata spiegata sulla base di motivazioni condivisibili: se vuole essere credibile, l\u2019Onu non pu\u00f2 permettersi di organizzare una Durban numero II. Non pu\u00f2 insomma prestarsi, una seconda volta, a un tentativo di manipolazione politica, in chiave antisemita, di un tema come il razzismo. \u00c8 un invito alla seriet\u00e0, per le Nazioni Unite. Ed \u00e8 insieme una posizione che serve a tracciare un confine alla filosofia del dialogo, come metodo di politica estera.<\/p>\n<p>Negli anni passati, abbiamo vissuto un\u2019epoca di scontro per lo scontro. Non sarebbe un grande progresso se passassimo a un\u2019epoca di dialogo per il dialogo. Sull\u2019<i>International Herald Tribune <\/i>di alcuni giorni fa, un realista come Henry Kissinger sottolineava che l\u2019apertura di Obama verso sistemi politici non democratici \u00e8 una scelta giusta, nella tradizione dell\u2019apertura di Nixon alla Cina nei primi anni \u201970. Ma una scelta di metodo diventer\u00e0 anche una strategia diplomatica, aggiungeva Kissinger, quando Obama passer\u00e0 dalla scelta dichiaratoria iniziale \u2013 \u00e8 giusto parlare \u2013 alla definizione degli obiettivi che vuole ottenere. Ed indicher\u00e0 le sue priorit\u00e0.<\/p>\n<p>La non partecipazione alla Conferenza di Durban \u00e8 un passo in questo senso: se si vuole, \u00e8 un messaggio a voce alta, nel suo silenzio. Ahmadinejad, accolto da trionfatore al suo rientro in Iran, sa che Washington \u00e8 disposta a negoziare sulla questione nucleare e sulla sicurezza medio-orientale; ma sa anche che il diritto all\u2019esistenza e la sicurezza di Israele continuano a costituire, per Obama, come per i suoi predecessori, una condizione irrinunciabile. Una condizione vera. Poi il nuovo presidente americano cercher\u00e0 di dimostrare che la trattativa con gli avversari \u00e8 il modo migliore per garantire Israele. Ma che l\u2019Iran sappia a sua volta, da subito, che la mano tesa di Obama significa questo e non altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, il boicottaggio americano della Conferenza Onu sul razzismo \u00e8 stato un paradosso: \u201cNon vogliono ascoltare Ahmadinejad a Ginevra, ma vogliono parlarci. Rischia di essere un errore\u201d. La Francia difende cos\u00ec la sua linea: essere comunque a Ginevra. 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